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San Giovanni Battista

San Giovanni Battista
Personaggio del Nuovo Testamento · Martire
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Santo
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El Greco, San Giovanni Battista (1600 - 1605)
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Titolo
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Età alla morte anni
Nascita Ain Karem
7 a.C. ?
Morte Macheronte Transgiordania
29 ca.
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Proclamazioni
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Eventi
Venerato da Chiesa cattolica e da tutte le altre Chiese che ammettono il culto dei santi
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
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Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza 24 giugno
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi Agnello, croce, cartiglio con la frase ECCE AGNUS DEI
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di albergatori, coltellinai, uccellatori, sarti, lavoratori del cuoio, monaci, Canale d'Agordo,Chiaramonte Gulfi, Cesena, Firenze, Genova, Monza, Marsciano, Ragusa, Roma, Torino, altre
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Virgolette aperte.png
"In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui".
Virgolette chiuse.png
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 24 giugno, n. 1:
« Solennità della Natività di San Giovanni Battista, precursore del Signore: già nel grembo della madre, ricolma di Spirito Santo, esultò di gioia alla venuta dell’umana salvezza; la sua stessa nascita fu profezia di Cristo Signore; in lui tanta grazia rifulse, che il Signore stesso disse a suo riguardo che nessuno dei nati da donna era più grande di Giovanni Battista. »
San Giovanni Battista (Ain Karem ?, 7 a.C.?; † Macheronte Transgiordania ?, 29 ca.) è un personaggio del Nuovo Testamento, profeta, predicatore e martire giudeo itinerante, attivo in Palestina verso la fine degli anni 20. La tradizione cristiana lo considera parente di Gesù (sua madre Elisabetta, moglie di Zaccaria, è detta parente di Maria) e l'ultimo dei profeti giudei, immediato precursore del Messia. Il 29 agosto se ne ricorda il martirio, mentre il 24 settembre il concepimento..

Nella sua predicazione era centrale l'idea di una svolta nella storia della salvezza e l'annuncio del "più forte", dalla tradizione cristiana identificato con Gesù, che valse a Giovanni l'epiteto di "precursore". Il battesimo, cioè l'abluzione da lui praticata nelle acque del fiume Giordano come segno penitenziale, fu praticata da Gesù all'inizio del suo ministero e attuata da lui e dai suoi discepoli. Giovanni morì decapitato per ordine di Erode Antipa, probabilmente poco prima del 30.

Fonti storiche

La principale fonte storica relativa a Giovanni sono i Vangeli canonici, che ne descrivono la nascita, il ministero e la morte. Giovanni viene citato anche in un breve passaggio di Giuseppe Flavio.[1]

Diversi vangeli apocrifi, tardivi e leggendari, si occupano di Battista, soprattutto della sua infanzia, ma il loro valore storico è pressoché nullo.

Vita

Nascita

Beato Angelico, Imposizione del nome a san Giovanni Battista (1428 - 1430), tempera su tavola; Firenze, Museo Nazionale di San Marco

Gli avvenimenti relativi alla nascita di Giovanni sono narrati da Lc 1,5-25; 1,39-45; 57-80. I suoi genitori erano Zaccaria ed Elisabetta. Entrambi erano anziani e non avevano figli. Zaccaria era un sacerdote della classe di Abia, Elisabetta viene presentata discendente di Aronne, dunque appartenente alla tribù di Levi come il marito, e "parente" di Maria (1,36; il testo non usa mai il termine greco per "cugina", anche se questa opzione rimane possibile). La successiva tradizione cristiana ha cercato di specificare, in diversi modi e in maniera leggendaria, questa parentela.[3] Non viene presentato il luogo della loro dimora se non con la generica indicazione di "una città di Giuda" (1,39), dalla successiva tradizione cristiana identificata con Ain Karem (o Ein Kerem),[4] che all'epoca distava circa 8 km da Gerusalemme e attualmente ne è un quartiere.

"Al tempo di re Erode" (1,5, m. 4 a.C.) l'angelo Gabriele annuncia a Zaccaria, mentre officia nel tempio, che nonostante la naturale sterilità avrebbero avuto un figlio cui porre nome Giovanni. L'angelo lo presenta implicitamente come un nazireo ("non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre", 1,15, v. anche 7,33, cf. Nm 6,3), e un predicatore "con lo spirito e la potenza di Elia" (1,17). All'annuncio Zaccaria si mostra incredulo e per questo l'angelo gli annuncia un temporaneo mutismo. Tornato a casa avvenne il concepimento di Giovanni.

Sempre secondo Luca, dopo 6 mesi (1,26) avvenne l'annunciazione a Maria a Nazaret, e apparentemente subito dopo questa si mise in viaggio (presumibilmente non da sola ma con Giuseppe o qualche parente maschio) per andare a trovare Elisabetta (visitazione) e vi rimase 3 mesi. Maria sembra essere ripartita poco prima della nascita di Giovanni: se l'intento del viaggio (taciuto da Lc) era, verosimilmente, quello di assistere la parente, questa partenza anticipata è improbabile e può essere ricondotta alla mera necessità letteraria dell'evangelista di far uscire di scena un personaggio non fondamentale nel racconto della nascita di Giovanni.

Ain Karem, luogo dove è nato Giovanni Battista secondo la tradizione

Alla nascita del bambino Zaccaria, ancora muto, propone il nome Giovanni come imposto dall'angelo e riacquista la parola, pronunciando l'inno noto come Cantico di Zaccaria, nel quale tra l'altro esalta il futuro ruolo profetico del figlio: "E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati" (1,76-77).

La storicità degli eventi relativi alla nascita di Giovanni e della sua parentela con Gesù è attualmente discussa. A favore dell'autenticità si può notare come Lc, il medico ellenista della diaspora, mostri una altrimenti inspiegabile correttezza nella descrizione dei costumi sacerdotali, mentre altrove (per la Presentazione di Gesù, 2,22-24) si mostra comprensibilmente confuso. Di contro, a favore di una elaborazione leggendaria, tardiva e successiva giocano il tenore miracolistico del racconto della nascita, la somiglianza col racconto dell'altrettanto miracoloso concepimento di Samuele da parte di Anna (1Sam 1) e dello stesso Gesù, e il fatto che la parentela tra Maria ed Elisabetta (l'apax 1,36), e dunque Gesù e Battista (che però appare in contrasto con Gv 1,33), può essere derivata dalla necessità di collegare ante facto il movimento battista a quello cristiano. La devozione e la tradizione cristiana non hanno dubitato della storicità degli eventi (v. p.es. Catechismo di Pio X, 1905;[5] Ricciotti, 1941[6]). Gli studiosi contemporanei, anche cattolici, sono più prudenti (v. p.es. Brown, 1976;[7] Meier, 1994[8]). La questione è comunque ininfluente alla fede cristiana.[9]

Data la sporadicità degli accenni evangelici e la mancanza di indicazione di altre fonti è impossibile datare con sicurezza la data di nascita di Giovanni. Sulla base dell'indicazione di 1,36, per cui il concepimento di Gesù avvenne 6 mesi dopo quello del Battista, e della comune datazione per la nascita di Gesù al 7-6 a.C., è possibile ipotizzare che sia avvenuta attorno al 7 a.C. Anche quanto al giorno o alla stagione è impossibile trarre da Lc indicazioni chiare e univoche. Alcuni studiosi hanno cercato indicazioni cronologiche nell'indizio del turno di Zaccaria nella classe di Abia, ma i risultati non sono univoci e condivisi.[10] La tradizione cristiana comunque la celebra il 24 giugno, cioè esattamente 6 mesi prima (secondo il calendario romano[11]) del 25 dicembre, data (altrettanto tradizionale e a-storica) della nascita di Gesù.

Formazione: esseno?

Gentile da Fabriano, San Giovanni Battista (1400 ca.)

I vangeli non dicono nulla circa la vita privata di Giovanni prima del ministero pubblico. Nonostante fosse di stirpe sacerdotale, come il padre Zaccaria, avrebbe potuto officiare nel tempio, ma non sembra sia stato coinvolto nell'attività liturgica ebraica. Non sembra neanche fosse sposato e avesse figli, in contrasto con la prassi ebraica e in particolare sacerdotale. In occasione del ministero pubblico, Giovanni viene descritto con tratti fortemente ascetici: è "vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi", Mt 3,4; Mc 1,6; cf. anche Mt 11,8; Lc 7,25), si nutre di locuste e miele selvatico (Mt 3,4; Mc 1,6), sobrio nutrimento delle popolazioni di zone aride, digiuna (Mt 9,14; 11,18; Mc 2,18; Lc 5,33; 7,33) al punto da apparire esile come "una canna sbattuta dal vento" (Mt 11,7; Lc 7,24). Probabilmente era nazireo (v. sopra), caratteristica che lo accomunava a Gesù (assumendo la storicità della Sindone che lo ritrae con capelli lunghi, cosa non comune all'epoca) e Paolo (sulla base della comune interpretazione di At 18,18).

Il racconto lucano della nascita termina con la sommaria indicazione che "il bambino cresceva e si fortificava nello spirito; e stette nei deserti fino al giorno in cui doveva manifestarsi a Israele" (1,80). Dal punto di vista narrativo, il versetto consente l'uscita di scena di Giovanni, preparando il suo nuovo ingresso, ambientato sempre nel deserto, in 3,2. Dato però che la sua attività pubblica viene ivi collocata da tutti i vangeli, è lecito interrogarsi su quando e perché vi si sia recato.

Molti studiosi contemporanei hanno ipotizzato che Giovanni fosse stato educato all'interno della comunità essena, il cui centro spirituale era il monastero di Qumran, nel deserto della Giudea. Si noti infatti che Giovanni, seppur vissuto nel deserto, ha ricevuto una buona istruzione religiosa, dato che mostra di conoscere sia la Legge (in base alla quale condanna il rapporto adulterino dell’Antipa), sia i profeti, che cita a chi lo interroga. E’ possibile che questo sia avvenuto presso la comunità essena, che aveva l’abitudine di accogliere nuovi adepti in giovane età. O che - più probabilmente - da adulto vi si fosse avvicinato o ne avesse fatto parte.[12][13][14]

La cosa è verosimile e possibile: sia lui che loro praticavano il celibato, un'ascesi rigorosa, erano separati dalla liturgia gerosolimitana, erano caratterizzati da una forte attesa escatologica e vivevano ai margini della società ebraica del tempo. Le fonti relative a questa comunità poi hanno mostrato qualche analogia tra i lavacri rituali ivi praticati e il battesimo che contraddistingue il ministero di Giovanni (v. dopo).

Di contro, le fonti storiche non suggeriscono, né esplicitamente né implicitamente, che Giovanni fosse esseno. Inoltre il battesimo di Giovanni, a differenza delle abluzioni essene, era unico e irripetibile, e il suo insegnamento non appare caratterizzato da quella osservanza rigorosa e minuziosa della Legge ebraica che caratterizzava gli esseni (che in giorno di sabato, in rigorosa osservanza del riposo, si astenevano anche dal defecare[15]). Si può ipotizzare dunque che tra Giovanni e gli Esseni non vi fosse un legame diretto, ma che fossero inclusi in un contesto di risveglio ascetico-religioso più ampio (Meier, 1994[16]).

La questione rimane in definitiva aperta, dato il mancato interesse delle fonti storiche a fornire indicazioni più precise. Resta ancora da considerare un aspetto della figura storica di Giovanni il Battista, ovvero i suoi rapporti con la comunità degli Esseni.

Tuttavia lo storico ebraico David Flusser scrive:

« Giovanni è così vicino agli Esseni da non potersi escludere che abbia fatto parte della loro comunità, ma dovette lasciarla perché contrario alla loro tendenza settaria e perché voleva rendere possibile la conversione in vista del perdono dei peccati a tutti gli Israeliti. »
[17]

Sarebbe pertanto assolutamente fuorviante ridurre la predicazione del Battista alle sole similitudini che lo accomunano agli Esseni, senza tener conto della assoluta peculiarità di questo personaggio storico nel contesto religioso e culturale dell’epoca.

Ministero pubblico: contesto

Località palestinesi relative alla vita e al ministero di Giovanni Battista, verso la fine degli anni 20.

L'inizio del ministero del Battista viene datato da Lc in un passo cronachistico che rappresenta, per la precisione mostrata, un'apax dell'intero Nuovo Testamento: "Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare (28), quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea (26-36), ed Erode tetrarca della Galilea (4 a.C. - 39 d.C.), e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconitide (4 a.C. - 34 d.C.), e Lisania tetrarca dell'Abilene (?), sotto i sommi sacerdoti Anna (6-15) e Caifa (18-36), la parola di Dio fu diretta a Giovanni..." (Lc 3,1-2). Nonostante l'abbondanza dei riferimenti, che hanno la funzione di inquadrare la storia sacra nel contesto socio-politico dell'epoca, l'unica indicazione veramente utile e precisa è il 15° anno di Tiberio, che rimanda al 28 d.C. La fine del ministero del Battista, concluso con la sua morte, viene dai vangeli presentata prima della morte di Gesù, comunemente datata al 7 aprile del 30 (vedi Data della morte di Gesù).

Giuseppe Flavio[1] non riporta indicazioni precise che permettano di stabilire inizio, durata o fine del ministero di Giovanni. L'unica indicazione può essere ricavata dal fatto che la sua morte viene presentata prima della fallimentare campagna di Erode Antipa contro il re nabateo Areta IV, che viene comunemente datata al 35-36.

Il cappello introduttivo lucano può però essere riferito, piuttosto che ai pochi versetti relativi all'attività del Battista, a tutti i capitoli successivi relativi al ministero di Gesù. In tal caso l'attività di Giovanni può essere anticipata di qualche tempo rispetto al 28. In tal caso, il fatto che l'evangelista abbia appiattito e avvicinato l'inizio dei due ministeri non dovrebbe stupire, tenendo conto p.es. del noto fatto che i sinottici sembrano presentare l'intero ministero di Gesù condensato in un unico anno, mentre Gv (e gli storici moderni) lo dilatano ad almeno due anni (vedi Durata e fine del ministero di Gesù). Ammettendo un intervallo di tempo più dilatato per l'attività del Battista, che non il 28-29 (o inizio 30) cui rimanderebbe il prologo lucano, si può poi rendere meglio conto della vasta eco che ebbe il suo ministero in Palestina e nella diaspora.

Particolare della Mappa di Madaba, mosaico del VI secolo. Le due località relative a Giovanni sono indicate presso la foce del Giordano nel Mar Morto: Αίνών ένθα νύν ό Σαπσαφάς, Ainon, dove adesso (c'è) Sapsafàs; Βέθαβαρά το τού άγίου Ιωάννου τού βαπτίσματος, Bethabara, il (luogo) di San Giovanni Battista. Questa localizzazione tardiva non è condivisa dagli studiosi moderni.

Quanto al contesto geografico, il ministero del Battista sembra essere stato itinerante, privo cioè di uno stabile e definito sito. I vangeli lo dichiarano attivo nel deserto della Giudea (Mt 3,1; 11,7; Mc 1,4; Lc 3,2; 7,24; Gv 1,23), cioè l'arida regione collinare compresa tra il Mar Morto e Gerusalemme, ma anche presso il fiume Giordano (Mt 3,6.13; Mc 1,5.9; Lc 3,3; Gv 1,28; 10,4). Gli unici topònimi citati[18] sono Betania[19] (Gv 1,28), di localizzazione incerta e diversa dalla Betania di Gerusalemme di Marta, Maria e Lazzaro, e Ennòn (Gv 3,23), di localizzazione altrettanto incerta ma verosimilmente coincidente con la moderna Ainun, nella Samaria, poco distante dal Giordano e ricca di sorgenti.

La predicazione di Giovanni era rivolta a Ebrei (sono citati Gerusalemme, Giudea, zona del Giordano, farisei e sadducei, pubblicani, soldati, v. Mt 3,5.7; Mc 1,5; Lc 3,12.14, e Gesù e altri futuri apostoli erano galilei). L'accenno di Gv 1,19-27 a "sacerdoti e leviti" mandati da farisei da Gerusalemme fa pensare a una sorta di commissione investigativa ufficiale inviata dalle autorità del tempio, che non sembra essersi conclusa con un qualche tipo di riconoscimento positivo (Mt 21,25; Mc 11,31; Lc 20,5). Diversamente dal caso di Gesù,[20] non sono testimoniati per Giovanni contatti con non Ebrei.

I passi Mt 3,9, Lc 3,8 confermano quanto è facilmente intuibile, che cioè Giovanni si rivolgesse all'uditorio parlando in aramaico, lingua vernacolare degli ebrei dell'epoca: il gioco di parole tra "figli" e "pietre" è possibile solo nella lingua semitica (rispettivamente bené e abanìn), non nel greco evangelico.

Ministero pubblico: predicazione

Brueghel il Giovane, San Giovanni Battista predica alle folle (1601)

Per comprendere il messaggio predicato dal Giovanni storico si volge maggiore attenzione ai tre vangeli sinottici, più antichi e vicini agli eventi storici, mentre Gv, più tardivo (fine I secolo), caratterizzato da una maggiore elaborazione letteraria e attento a un contesto storico di confronto reciproco della Chiesa coi seguaci del Battista, sembra aver fatto il possibile per "cristianizzare" il suo ministero. In maniera simile è di poco aiuto la breve testimonianza di Giuseppe Flavio, che focalizza il ministero del Battista sulla virtù, la giustizia e la devozione a Dio, senza alcuna venatura profetica o escatologica: il giudeo-romano che scriveva rivolto a romani ha giudicato opportuno sottolineare queste caratteristiche, comuni alla sensibilità e alla religione greco-romana, tacendo quella che pare essere stata invece prioritaria, in un periodo in cui per molti Ebrei i nuovi o ultimi tempi erano sinonimo di lotta armata contro i Romani.

Dalla narrazione dei vangeli, Giovanni appare appunto innanzitutto come un profeta escatologico. Nell'ebraismo dell'epoca (come in misura minore ancora oggi) era forte l'attesa di un profeta precedente all'arrivo del Messia-Cristo, nella fattispecie Elia (Mal 3,23-24, l'ultima frase dei Libri profetici della Tanakh), che sancisse un radicale cambiamento sociale, storico, cosmologico. Giovanni sembrò incarnare questa viva attesa (Mt 11,14; 17,10-12; Mc 6,15; 9,11-13; Lc 1,17), e anche il suo sobrio abbigliamento ("vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi", Mt 3,4; Mc 1,6), tipico dei profeti in generale (Zc 13,4) e di Elia in particolare (2Re 1,8), richiamava questa identificazione. In Gv, che scrive con una minore attenzione all'Antico Testamento che non i sinottici, non vi è traccia di questa identificazione con Elia, che anzi lo stesso Battista sembra negare (Gv 1,21), ma la sostanza del concetto è lo stesso presente col ricorrente termine di "testimone" e "testimoniare" (Gv 1,7-8; 1,15; 1,19; 1,32; 1,34; 3,26; 5,32-33) riferito a Gesù. Oltre al riferimento a Elia, dai vangeli il ministero di Giovanni viene presentato come propedeutico all'azione di Dio: "Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri" (Mt 3,3; Mc 1,3); Lc 3,4; Gv 1,23, libero adattamento di Is 40,3).

I vangeli sinottici riportano alcune brevi sequenze di detti attribuiti alla predicazione di Giovanni (Mt 3,2; 3,7-12; Mc 1,7-8; Lc 3,7-17; cf. anche At 13,25; Gv 1,26-27; 1,33). Centrale è il tema dell'attesa e preparazione, descritta con coloriture forti e negative (l'ira imminente, la scure, il fuoco) come sprone alla conversione in vista della imminente venuta del "più forte", in confronto al quale non si sente degno "di sciogliere i legacci dei suoi sandali", azione umiliante propria degli schiavi. Gv, per bocca dello stesso Battista, e dunque la tradizione cristiana successiva, identificano con certezza questo "più forte" con Gesù, ma questa certezza deve essere ridimensionata alla luce di altre indicazioni storiche (v. dopo). Alcuni studiosi hanno sottolineato l'urgenza della predicazione del Battista con l'espressione "escatologia immediata", contrapposta a quella "immanente" propria del messaggio di Gesù. L'apax di Mt 3,2, che fa Giovanni annunciatore del Regno di Dio, concetto centrale nella predicazione di Gesù (v. p.es. Mt 4,17 et al.), può essere una retro-proiezione cristiana.

L'indicazione delle esortazioni morali citate dal solo Lc 3,10-14, lo "scriba della mansuetudine di Cristo", può essere frutto della primitiva tradizione cristiana volta a cristianizzare Giovanni (cf. l'insegnamento di Gesù in Mt 10,10; 25,35; Mc 6,9; Lc 9,3; cf. anche Ef 4,28). Di contro, a favore della loro storicità (e dunque dalla somiglianza dell'insegnamento tra Gesù e Giovanni) gioca la considerazione che nella predicazione dei profeti veterotestamentari non mancavano considerazioni propriamente morali e di giustizia sociale, e anche la precisazione di Giuseppe Flavio, per cui Giovanni esortava "a essere giusti a vicenda",[1] ne suggerisce l'autenticità. Anche l'indicazione lucana che l'insegnamento era diretto anche a quadri dirigenti statali (esattori delle tasse e soldati) rende più comprensibile la preoccupazione di Erode Antipa che, secondo Giuseppe Flavio, lo spinse a uccidere Battista (v. dopo), giocando a favore della storicità della pericope lucana.

Diversamente da Gesù, Giovanni nel suo ministero non ha compiuto alcun miracolo (Gv 10,41).

Ministero pubblico: il battesimo

Francesco Albani, Battesimo di Gesù Cristo (1630 - 1635)

A lato della predicazione escatologica e morale, elemento centrale del ministero di Giovanni è il battesimo (Mt 3,6; Mc 1,5; Lc 3,3; Gv 1,26 et al.; Giuseppe Flavio[1]), che gli ha guadagnato l'epiteto di "Battista" (cioè battezzatore). Dal punto di vista antropologico, l'idea di una purificazione morale e/o spirituale tramite lavaggi con l'acqua è relativamente comune tra varie culture (si pensi in particolare alle abluzioni rituali degli induisti nel Gange). Nel contesto storico di Giovanni, il lavaggio purificatorio era previsto dalla liturgia ebraica in particolari occasioni,[21] ed era diventato sinonimo di purificazione interiore.[22] Gli esseni praticavano periodiche (e non eccezionali) abluzioni corporali[23] e, similmente all'ebraismo classico, affermavano il legame acqua-purificazione: "Dio... purificherà l'uomo per mezzo di uno spirito santo, e lo aspergerà con uno spirito di verità come acqua purificatrice".[24] Sia nell'ebraismo che tra gli esseni i lavacri non aveva l'effetto di cancellare, ipso-facto, i peccati, ma solo di segnalare e confermare esteriormente il cammino di conversione e purificazione interiore.

Esistono però molti elementi dissimili tra il battesimo di Giovanni e le abluzioni essene: a differenza di queste, il primo sembra essere stato unico e irripetibile,[25] con la totale immersione del corpo,[26] svincolato da un contesto di vita comune, realizzato da Giovanni e non auto-attuato. Soprattutto, il battesimo di Giovanni era "per (εἰς, o in vista di) la remissione dei peccati" (v. Mc 1,4; Lc 3,3). Il senso esatto del legame tra battesimo e remissione nel Giovanni storico è difficile da stabilire sulla base di questa sola particella. Il fatto che l'acqua cancellasse il peccato, facoltà che spetta a Dio solo, doveva suonare eretica e blasfema agli Ebrei (v. anche Mc 2,7; Lc 5,21), Giovanni incluso, ed è forse per questo che l'indicazione non si trova in Mt, che scrive rivolto a Ebrei. In tale ottica si comprende la precisazione di Giuseppe Flavio: "Così infatti [essendo pii e virtuosi] l'essere immersi [nell'acqua] è gradito a lui [Dio], non se [i battezzandi lo fanno] per togliere alcuni peccati, ma per la purificazione del corpo, avendo prima purificato l'anima con la giustizia".[1] Questa frase sembra più attenta a presentare il battesimo di Giovanni come ortodosso, in linea con la tradizione ebraica e anche essena, che non a evidenziarne il significato che rivestiva per Giovanni come indicato da Mc e Lc.

È possibile che la soluzione dell'aporia (Dio solo rimette i peccati / battesimo per la remissione dei peccati) sia da trovare nella natura escatologica del messaggio del Battista: "eis, con la sua idea di finalità, probabilmente ha un senso futuro-escatologico [...] Il battesimo di Giovanni è un mezzo grazie al quale la persona pentita riceve la sicura promessa della remissione dei peccati, nel giudizio imminente",[27] dove il misterioso "più forte" annunciato da Giovanni avrà un ruolo centrale. In tal senso va intesa la descrizione del battesimo del "più forte" che, a differenza di quello di acqua di Giovanni, sarà "in spirito santo[28] (e fuoco)" (Mt 3,11; Mc 1,8; Lc 3,16; Gv 1,33; v. anche At 1,5; 11,16). L'aggiunta (probabilmente redazionale) di Mt e Lc "e fuoco" può essere intesa in due modi: in senso purificatore, cioè il battesimo "in spirito" del "più forte" per coloro che si sono convertiti cancellerà i peccati e purificherà la persona (cf. Mal 3,2-3); in senso distruttivo, cioè il battesimo "in spirito" del "più forte" per coloro che si sono convertiti cancellerà i peccati, mentre gli altri saranno distrutti col fuoco (cf. Mt 3,10; 3,12; Lc 3,9; 3,17; cf. anche Mt 5,22; 7,19; 13,40; 18,8-9; 25,41 e paralleli). Questa seconda opzione, che delinea (nelle intenzioni di Mt e Lc ma che è una logica conseguenze del messaggio escatologico del Battista) una sorta di "doppio battesimo" del "più forte" e sottolinea il significato distruttivo del fuoco (prevalente nei vangeli), è preferibile anche in base al fatto che nel contesto letterario immediato di Mt3,11 e Lc3,16 il fuoco è inteso appunto in senso distruttivo.

Com'è noto nella teologia e nella liturgia cristiana il battesimo, derivato dal rito di Giovanni, non viene considerato in antitesi col presupposto della remissione dei peccati da parte di Dio: in quanto sacramento, e dunque "segno efficace della grazia di Cristo", che è "il più forte" giovanneo, trae il suo potere salvifico dal mistero di morte e risurrezione di Gesù, al quale il battezzato diventa compartecipe (Rm 6,4).

Morte

Le vicende relative alla morte di Giovanni sono narrate dai vangeli sinottici (Mt 14,3-12; Mc 6,17-29; Lc 3,19-20; 9,7-9; v. anche Gv 3,24) e da Giuseppe Flavio.[1]

Lo storico giudeo-romano ne fornisce una relazione breve e asciutta: sebbene Giovanni non avesse detto o fatto nulla di male, poiché aveva un forte ascendente sul popolo (cf. anche i pubblicani e soldati citati da Lc 3,12-14), il re Erode Antipa lo imprigionò e lo fece uccidere (non viene descritto in che modo) nella fortezza di Macheronte, in Perea, per evitare eventuali future sommosse. Giuseppe non indica astio nell'azione di Erode, né vi sono tracce di ammirazione, ma la condanna sembra derivare da un freddo e spietato calcolo politico. Non vengono fornite indicazioni cronologiche, ma l'uccisione è precedente alla spedizione di Erode contro il re nabateo Areta IV (circa 35-36).

I vangeli sinottici invece ne forniscono una versione, per così dire, romanzata, che ha per sfondo gli intricati legami della dinastia erodiana.[29] Secondo la ricostruzione più diffusa tra gli studiosi, Erode Antipa era sposato con una figlia (di nome ignoto) del re nabateo Areta, in un matrimonio chiaramente politico. A Roma però Antipa aveva conosciuto sua nipote Erodiade (figlia di Aristobulo, figlio di Erode il Grande e fratellastro di Antipa), la moglie del suo fratellastro Erode Filippo I,[30] e se ne era invaghito. Antipa aveva ripudiato la principessa nabatea, ed Erodiade aveva ripudiato il marito Filippo (cosa non lecita secondo il diritto giudaico che ammette il divorzio da parte del solo marito, Dt 24,1-3, ma possibile in quello romano) per sposare il suo più potente fratellastro. Il Battista criticò pubblicamente questa unione illegittima che doveva essere stata popolarmente malvista (cf. Giuseppe Flavio, per cui Erodiade "facendo confusione con [la legge] dei padri ripudiò il marito ancora vivente"), sia perché adulterina che anche consanguinea (Lev 18,16; 20,21). Antipa allora fece incarcerare Giovanni ma non sembra avesse avuto una risoluta intenzione di ucciderlo, o perché lo rispettava ("sapendolo giusto e santo", "lo ascoltava volentieri", Mc 6,20) o perché (in accordo con Giuseppe Flavio[1]) temeva reazioni del popolo che "lo considerava un profeta", Mc 14,5. Erode si mostra dunque indeciso, come farà poco tempo dopo in occasione del processo di Gesù (Lc 23,11). Non è chiaro quanto tempo Battista sia rimasto imprigionato, verosimilmente nella fortezza di Macheronte, in Perea. Assumendo la storicità della delegazione mandata da Giovanni a Gesù (v. dopo), che era attivo prevalentemente in Galilea, deve essersi trattato di un periodo abbastanza lungo (qualche settimana? qualche mese?).

La sua prigionia ebbe un brusco epilogo in occasione del compleanno di Antipa. La figlia di Erodiade (Salomè, ma il nome non compare nei vangeli) danzò di fronte al re e alla sua corte. Antipa, compiaciuto, gli chiese cosa volesse in cambio, e la ragazza, sobillata dalla madre (la vera causa del rimprovero del Battista al re era in definitiva il comportamento "scostumato" della donna), chiese la testa di Giovanni e fu accontentata (il proverbiale "piatto d'argento" non è così specificato dai vangeli, anche se rimane verosimile dato il contesto di corte). I vangeli terminano il racconto con l'indicazione della sepoltura del corpo decapitato in un luogo non precisato che la tradizione successiva ha identificato con Sebaste, in Samaria[31] (che appare improbabile per la lontananza sia dalla Perea che dalla Galilea) oppure nella stessa Macheronte,[32] e l'informazione dell'accaduto a Gesù. I vangeli non indicano esplicitamente luogo e tempo della morte. Rimane possibile l'indicazione della fortezza-palazzo di Macheronte (v. Giuseppe Flavio) come luogo della prigionia, della festa e della decapitazione.[33] Il riferimento a Gesù, che era impegnato nel suo ministero itinerante, permette di datarne la morte tra il 28 (v. Inizio del ministero di Gesù) e il 7 aprile del 30 (v. Data di morte di Gesù), dunque attorno al 29.

Apocrifi

Il Protovangelo di Giacomo (metà II secolo), privo di valore storico, racconta che in occasione della strage degli innocenti ordinata da Erode il sovrano cercò di uccidere anche il piccolo Giovanni. Elisabetta allora fuggi sulla montagna col piccolo e Dio creò una spaccatura nel monte dove si nascosero (22,3). Il testo prosegue descrivendo l'uccisione di Zaccaria nel tempio da parte di Erode (23-24), racconto che ha origine verosimilmente da un'errata interpretazione di un detto di Gesù (Mt 23,35; Lc 11,51) che cita la prima e l'ultima delle persone assassinate nella Tanakh (Gen 4,8-10; 2Cr 24,20-22).

Il Vangelo armeno dell'infanzia (V-VI secolo) riprende al c. 14 gli elementi leggendari del Protovangelo.[34]

Giovanni e il cristianesimo

Dieric Bouts, Ecce Agnus Dei (1462 - 1464)

Il legame tra Giovanni Battista e Gesù e i loro rispettivi seguaci non è di immediata comprensione. Le uniche fonti a disposizione sono i Vangeli (Giuseppe Flavio non li connette, per quanto accenni a entrambi), che sono però "di parte" (in quanto cristiani) e sembrano avere una visione eccessivamente irenica e accomodante, talvolta in contrasto con alcune indicazioni contenute nello stesso Nuovo Testamento.

In alcuni passi il Battista viene presentato come subordinato a Gesù e lo riconosce come "il più forte" annunciato. Questo è evidente in particolare in alcuni passi di Gv (il più tardo dei vangeli). In alcuni casi il narratore sottolinea esplicitamente questa subordinazione che relega Giovanni al ruolo di "testimone" o precursore di Gesù (Gv 1,7-8.15). In altri passi il redattore descrive l'affermazione della subordinazione per bocca dello stesso Battista. Nell'episodio del cosiddetto "Ecce Agnus Dei", Giovanni indica ai suoi discepoli Gesù come colui che aveva annunciato, identificandolo con l'epiteto di "Agnello di Dio" (Gv 1,29-37). In un secondo episodio (Gv 3,22-30) il Battista si identifica come "l'amico dello sposo" contrapposto allo sposo, terminando con la frase "lui deve crescere e io invece diminuire", che sancisce la sua uscita di scena (Gv non racconta prigionia e morte). Il vangelo di Giovanni (1,37-51) collega questa subordinazione al fatto che alcuni dei discepoli di Giovanni lo abbandonarono per seguire Gesù, diventando suoi apostoli: Giovanni, Andrea, Pietro, Filippo, Natanaele (=Bartolomeo?).

Nei sinottici la subordinazione di Battista a Gesù è presente ma meno marcata. L'indicazione della parentela tra Elisabetta e Maria, e dunque Giovanni e Gesù, affermata dal solo Lc e in contrasto con Gv1,31, può essere un artificio letterario per collegare i due protagonisti (v. sopra). L'unico incontro diretto tra le due figure avviene in occasione del battesimo di Gesù (Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22; cf. anche Gv 1,32-33) quando, nella narrazione cristiana, la voce di Dio indica chiaramente il ruolo privilegiato di Gesù. Il solo Mt aggiunge una precisazione redazionale di subordinazione per bocca di Battista: "Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?" (Mt 3,14). Nei vangeli sinottici è però significativo l'episodio della cosiddetta legazione di Giovanni, cioè il suo invio a Gesù di alcuni discepoli mentre si trova prigione (Mt 11,1-6; Lc 7,18-23). La domanda: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?" è in contrasto con le esplicite affermazioni riportate da Gv. Gesù risponde affermativamente, per quanto in maniera implicita, affermando l'attualizzazione di alcune profezie veterotestamentarie. Non è indicata la reazione di Giovanni.

I vangeli indicano una profonda ammirazione da parte di Gesù per Battista (Mt 11,7-15; Lc 7,24-30; Gv 5,33-36), che viene da lui definito "più di un profeta", "il più grande tra i nati di donna", l' "Elia che deve venire".

D'altro canto, se queste indicazioni potrebbero portare a pensare a un Battista "pre-cristiano" e a una totale adesione del movimento a lui riferito alla Chiesa cristiana, altri passi inducono a pensare a un esito diverso. Un certo contrasto tra i discepoli di Giovanni e Gesù sembra essere stato presente per il fatto che questi battezzava (Gv 3,22-30) e non seguiva digiuni rituali (Mt 9,14-15; Mc 2,18-20; Lc 5,33-35). In At 18,24-19,7 (in occasione del soggiorno di Paolo a Efeso, circa 53-54) quando viene presentato Apollo e altri discepoli, di loro si dice che avevano conosciuto solo "il battesimo di Giovanni", e una volta istruiti adeguatamente divennero cristiani. I già citati passi di Gv (fine I secolo) che pongono una notevole ed esplicita enfasi sulla subordinazione di Giovanni sono più facilmente comprensibili ipotizzando un separazione, anche contrastante, tra la Chiesa cristiana e i suoi seguaci. Le Ricognizioni pseudo-clementine del II-III secolo testimoniano l'esistenza di seguaci di Giovanni che lo consideravano Messia,[35] verosimilmente "antenati" dei Mandei.

Sulla base di queste indicazioni gli esegeti contemporanei ammettono, come indicato dai vangeli, la precedenza cronologica del ministero di Giovanni a quello di Gesù, l'iniziale adesione di Cristo e di altri futuri cristiani (tra cui alcuni apostoli) al movimento del Battista e la comune forte attesa escatologica (che in Gesù si concretizza nell'annuncio del Regno di Dio), ma sono più prudenti nell'accettazione della subordinazione di Giovanni a Gesù che può essere ricondotta a motivi apologetici propri della situazione vitale della Chiesa del I secolo.

Giovanni in altre tradizioni religiose

L'Islam venera يحيى بن زكريا (Yaḥyā ibn Zakarīyā, Giovanni figlio di Zaccaria) come uno dei profeti precedenti a Maometto: un uomo di grande levatura morale e spirituale, fedele ad Allah, al pari di Gesù e degli altri profeti biblici. Viene citato alcune volte nel Corano: 3,39; 6,85; 19,1-15 (dove riprende il racconto della nascita lucano, limitando però il mutismo punitivo imposto a Zaccaria - anch'egli profeta - a 3 notti invece che a 9 mesi).

La piccola comunità religiosa dei Mandei sembra essere l'erede del gruppo di seguaci di Giovanni che non confluirono nel cristianesimo. Essi ritengono che il Battista (e non Gesù) fosse il Messia atteso dalla tradizione ebraica.

Reliquie

Secondo la tradizione della Chiesa cattolica, il capo del Santo è ora conservato nella chiesa di San Silvestro in Capite a Roma. La reliquia pervenne a Roma durante il pontificato di Innocenzo II (1130-1143). Fino al 1411, la reliquia veniva portata ogni anno in processione da quattro arcivescovi. Un'altra tradizione affermava invece che la testa fosse custodita nella cattedrale d'Amiens, ma la veridicità della reliquia romana fu dimostrata da Oliviero Iozzi. Il capo custodito a Roma è senza la mandibola, conservata nella cattedrale di San Lorenzo a Viterbo.

Il piatto che secondo la tradizione avrebbe accolto la testa del Battista è custodito nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo di Genova e nella Cattedrale di San Lorenzo le ceneri del Santo.

Una parte delle ceneri di san Giovanni Battista e resti di altri martiri sono conservati nella antica chiesa del monastero delle Benedettine di Loano (ora chiesa della Confraternita dei Disciplinanti Bianchi).

Un dito, donato dall'Antipapa Giovanni XXIII, sarebbe conservato nel Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, in quanto corredo della Cattedrale.

Altre reliquie sarebbero conservate a Damasco, nella Moschea degli Omayyadi. Un dente si conserva nella cattedrale di Ragusa ed un altro, insieme ad una ciocca di capelli, a Monza.

Altre reliquie, una piccola quantità di ceneri, si trova a Chiaramonte Gulfi, nella chiesa Commendale dell'Ordine di Malta, altre invece a Pozzallo.

Patronati

Il culto di San Giovanni Battista si diffuse prestissimo in tutta la Cristianità, e molte città e chiese ne presero il nome.

Moltissimi sono anche i patronati, di cui ricordiamo i più importanti:

  • Per via dell'abito di pelle di cammello, che si cuciva da sé e della cintura, è patrono di sarti, pellicciai, conciatori di pelli.
  • Per l'agnello, dei cardatori di lana.
  • Per il banchetto di Erode che fu causa della sua morte, è patrono degli albergatori.
  • Per la spada del supplizio, di fabbricanti di coltelli, spade, forbici.
  • Un inno in suo onore diede a Guido D'Arezzo spunto per i nomi delle note musicali: Ut Re Mi Fa Sol La Si, ed è quindi patrono dei cantori.
UT queant laxis - REsonare fibris - MIra gestorum - FAmuli tuorum - SOLve polluti - LAbii reatum - Sancte Johannes
  • Come battezzatore è patrono dei trovatelli, che venivano abbandonati alle porte dei battisteri.
  • È patrono dell'Ordine di Malta.
  • San Giovanni Decollato è il protettore di tutte le Anime Decollate e a queste anime si rivolgono tutti coloro che chiedono aiuto o consiglio oppure cercano un segno divinatorio. Queste anime non hanno nulla a che vedere con le anime sante purganti in quanto, queste ultime stanno a scontare la loro pena poiché in vita non sono state operose ed efficaci nel praticare il bene mentre i Decollati sono morti per mano del boia; per questo motivo è anche patrono di molte confraternite che assistevano i condannati a morte.

Luoghi di culto e patronati geografici

Iconografia

Attributo principale nell'iconografia è un lungo bastone da viandante sormontato da una piccola croce, con la scritta Ecce agnus Dei ("Ecco l'Agnello di Dio", Gv 1,29.36); è vestito con l'abito di pelle di cammello, a cui a volte si aggiunge il mantello rosso, segno del martirio.

Il Battista è rappresentato in tutti i momenti della sua vita, fin da quando, ancora nel ventre della madre, sussulta all'arrivo di Maria incinta di Gesù. È spesso rappresentata la sua nascita, e gli artisti indugiano sul delicato particolare di Zaccaria, che, reso muto dall'angelo per la sua incredulità, scrive su un libro il nome del neonato, scena nota come "Imposizione del nome del Battista". Spesso è rappresentato bambino, già vestito con una pelle di cammello, in compagnia di Gesù e altri personaggi delle due famiglie.

La raffigurazione più frequente è ovviamente la scena del battesimo di Gesù nel Giordano. È infine rappresentato nel momento del martirio, o subito dopo, quando la sua testa è presentata a Erode, Erodiade e Salomè.

Raffigurato con Gesù bambino e la Madonna è noto come San Giovannino.

Note
  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 1,4 1,5 1,6 Antichità Giudaiche 18,5,2.
  2. Riadattamento riassuntivo di Angelico Poppi. Sinossi quadriforme dei quattro vangeli. 1992.
  3. Iacopo da Varazze nella sua Legenda Aurea (1260, inglese) propone un improbabile e complesso albero genealogico: Anna, moglie di Gioacchino (v. Protovangelo di Giacomo), aveva una sorella di nome Hismeria, la quale aveva come figlie Elind e Elisabetta, madre del Battista. Anna però ebbe 3 matrimoni: il primo con Gioacchino, dal quale ebbe Maria, madre di Gesù; il secondo con Cleofa, fratello di Giuseppe, dal quale ebbe un'altra Maria, moglie di Alfeo e madre dei quattro "fratelli" di Gesù; il terzo con Salome, dal quale ebbe una terza figlia di nome Maria, moglie di Zebedeo e madre di Giacomo e Giovanni. Invece Niceforo Callisto (Storia Ecclesiastica 2,3), attorno al 1320, sostiene che Anna, madre di Maria, era sorella di Soba, madre di Elisabetta, e di una Maria madre di Salome.
  4. La più antica indicazione in tal senso viene ravvisata nella Topografia di Teodosio, pellegrino in terra santa nel 530, che sostiene esserci 5 miglia tra Gerusalemme e il luogo dove visse Elisabetta (online). Non nomina però la località ma altre testimonianze successive confermano questa indicazione tradizionale (v. Ein Kerem su jewishvirtuallibrary.org).
  5. Nel celebre Catechismo di Papa Pio X (1905) si legge: "83. Nel colloquio coll'Arcangelo, Maria aveva inteso che sua cugina Elisabetta, moglie ad un sacerdote, chiamato Zaccaria, dovea sebbene avanzata in età, avere un figlio. Con santa sollecitudine andò Maria a trovare la cugina sulle montagne della Giudea, per congratularsi con lei, e sovratutto per servirla, come fece per tre mesi, quale umile ancella. Si fu in quell'occasione che Maria, rispondendo al saluto della cugina che, ispirata dallo Spirito Santo la salutava Madre di Dio, usci in quel sublime cantico - Magnificat - che sovente canta la Chiesa. 84. Il figlio di Elisabetta fu Giovanni Battista, il santo precursore del Messia" (Catechismo di Pio X, "Sunto di storia del Nuovo Testamento" online).
  6. Ricciotti (1941: §226-7; 235-7) commenta i dati lucani assumendone semplicemente la storicità.
  7. Brown (1976: 353) si mostra prudente e indeciso: "i nomi dei genitori [del Battista] e il lignaggio sacerdotale trovano una migliore spiegazione, insieme alla datazione nel periodo erodiano, considerandoli come informazioni della tradizione (storica o non storica) pervenute a Luca, invece che un prodotto dell'inventiva lucana" attraverso discepoli di Giovanni passati al cristianesimo (At 19,1-7) o sacerdoti convertiti (At 6,7), ma conclude: "ritengo che sia del tutto possibile attribuire a Luca [cioè senza preciso fondamento storico] la forma letteraria, la posizione, la teologia e la maggior parte del contenuto di 1,5-25" (ib.: 380), in particolare la parentela di Gesù e Giovanni affermata da 1,36.
  8. Meier (1994: 42-43) appare invece più netto: "Potremmo dunque rassegnarci, accantonando Lc1 nella nostra indagine sul Battista storico. [...] Se si può salvare qualcosa di valido dal racconto di Luca, è l'idea che Giovanni era il figlio unico di un sacerdote che prestava servizio nel tempio di Gerusalemme".
  9. Il Catechismo della Chiesa cattolica, parlando del Battista, si sofferma sul suo ruolo di precursore e battezzatore di Gesù, tralasciando il resto (v. nn. 486; 523; 535).
  10. V. Data di nascita di Gesù#Indicazioni evangeliche
  11. 8° giorno alle calende di luglio (24 giugno) e 8° giorno alle calende di gennaio (25 dicembre).
  12. Brown (1976: 509): "Non è da escludersi che Giovanni Battista adulto, nel periodo da lui passato nel deserto della Giudea, sia venuto in contatto con il gruppo di Qumran".
  13. Meier (1994: 44) cita, come studiosi che sostengono possibile un qualche tipo di legame tra Giovanni e gli Esseni, Geyser, Winter, Steinmann, Robinson, Scobie, Farmer, Fitzmyer, Friedländer (Giovanni "terziario esseno"), oltre che Brown.
  14. La Jewish Encyclopedia (1901-1906) si mostra estremamente sicura definendolo nell'incipit dell'articolo "Essene saint and preacher".
  15. Giuseppe Flavio, Guerre Giudaiche 2,147.
  16. Meier (1994: 47-48): "È prudente considerare Qumran, Banno [un asceta citato da Giuseppe Flavio] e Giovanni come particolari manifestazioni di un movimento giudaico assai più vasto di penitenti e battezzatori intorno alla regione del Giordano nel I sec. a.C. - I sec. d.C.".
  17. (David Flusser: Jesus, Editrice Lanterna, 1976; pag. 47)
  18. Per i tentativi di localizzazione v. Brown (1966-70: 58-59.199-200).
  19. Diversi manoscritti giovannei hanno le varianti Betabara o Betaraba, ma queste lezioni minoritarie e tardive non sono accolte nel GNT.
  20. Vedi Gesù Cristo A chi.
  21. Es 40,12; Lev 14,5-9; 14,50-52; 15,5-27; 16,24-28; 17,15; Nm 19,7-8; 19,13; 19,19-21; cf. anche Mc 7,4.
  22. Zc 13,1-2; Is 1,16; Sal 51[50],7
  23. 1QS 3,4-12;5,13-14
  24. 1QS 4,20-21. v. anche 1QS 3,6-9; 1QH 7,6-7;17,26.
  25. Nessuna fonte lo afferma direttamente, ma è una logica conseguenza del messaggio "escatologico immediato" di Giovanni.
  26. Anche in questo caso, nessuna fonte lo afferma direttamente, lasciando virtualmente possibile la modalità simile a come viene fatto sui neonati (un po' d'acqua sulla testa), ma parlando del battesimo di Gesù Mt3,16 e Mc1,10 dicono che completato il rito "salì dall'acqua" del Giordano. La stessa etimologia del termine "battesimo", letteralmente "sprofondamento", indica un'immersione totale, anche se il termine aveva assunto il significato traslato di "lavaggio" (v. Mc 7,4, dove gli ebrei non mangiano "se prima non si sono battezzati" e compiono "battesimi di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame").
  27. Meier (1994: 111), che cita Ernst, J. (1989). Johannes del Täufer, 334-5.
  28. Sarebbe anacronistico pensare che lo "spirito santo" annunciato da Giovanni coincida nelle sue intenzioni, come nella successiva teologia cristiana, con la terza persona della Trinità, consustanziale al Padre e al Figlio. Nella letteratura ebraica inter-testamentaria ed essena esso coincideva con la forza divina vagamente personificata (cf. anche la "Sofia" o "Sapienza", poi identificata col Logos-Figlio cristiano).
  29. Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche 18,5,1.4.
  30. Diversi studiosi contemporanei non concordano su questo punto, invalidando il racconto presentato dai sinottici. V. voce Erode Filippo I.
  31. Girolamo, PL 22,491.889; Rufino, Storia Ecclesiastica 2,28, PL 21,536; Teodoreto, Storia Ecclesiastica 3,3, inglese.
  32. Niceforo; Metafraste.
  33. Dato che la corte di Erode Antipa era a Tiberiade (dopo essere stata in un primo momento a Sefforis), che Mc6,21 indica come commensali "i notabili della Galilea" (non della Perea), e che il contesto della festa e della prigione sembra essere lo stesso, sulla base dei soli vangeli si potrebbe ipotizzare come luogo degli eventi appunto Tiberiade, in contrasto con l'esplicita indicazione di Giuseppe. D'altro canto non è escludibile a priori che la corte si trasferisse saltuariamente e momentaneamente nell'enclave della Perea, similmente p.es. al trasferimento a Gerusalemme in occasione della Pasqua (Lc23,6-12). La festa di compleanno in Perea, territorio prevalentemente pagano diversamente dalla giudaica Galilea, è resa verosimile dall'indicazione di Giuseppe Flavio per cui "la Legge [ebraica] non ci permette di festeggiare la nascita di un bambino" (Contro Apione 2,26), ed è resa possibile dalla constatazione che gli scavi archeologici a Macheronte hanno rilevato due grandi sale per banchetti, presumibilmente una per uomini e una per donne secondo l'uso ebraico (v. anche l'indicazione evangelica per cui Salomè entra, esce, entra dalla sala della corte, Mc6,22.24.25).
  34. Craveri, M., a cura di. (1990). I Vangeli apocrifi. Torino: Einaudi.
  35. Ricognizioni 1,54 (inglese, PG 1,1238); 1,60 (inglese, PG 1,1240).
Bibliografia
  • Raymond E. Brown (20056). Giovanni, Cittadella. Tr. it. di (1966-70). The Gospel according to John.
  • Raymond E. Brown (20022). La nascita del Messia, Cittadella. Tr. it. di (1976). Birth of the Messiah.
  • John Paul Meier (2003). Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico. Vol. 2, Mentore, messaggio e miracoli, Queriniana. Tr. it. di (1994). A Marginal Jew: Rethinking the Historical Jesus. Vol. 2, Mentor, Message, and Miracles.
  • Giuseppe Ricciotti (1941). Vita di Gesù, online.
  • Rosa Giorgi, Santi, col. "Dizionari dell'Arte", Mondadori Electa Editore, Milano 2002, pp. 167 - 175 ISBN 9788843596744
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