Seguici su facebook!
Cantico dei Cantici
Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
Il Cantico dei Cantici o semplicemente Cantico (ebraico שיר השירים, shìr hasshirìm; greco Άσμα Ασμάτων, ásma asmáton; latino Canticum (canticorum)) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.
È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione definitiva del libro è avvenuta in Giudea nel V-III secolo a.C. ad opera di un autore ignoto, sulla base di qualche testo più antico (risalente forse X secolo a.C.).
È composto da 8 capitoli contenenti poemi d'amore (con alcune implicite allusioni erotiche) in forma dialogica tra un uomo e una donna. L’amato è chiamato "re" (1,4 e 1,12) e "Salomone" (3,7 e 3,9); l’amata è chiamata la sulammita (7,1), nome accostato a quello di Salomone o a quello della sunamita che appare nella storia di Davide e di Salomone (1Re 1,3; 2,21-22).
Indice |
L’autore
Poiché, per tradizione, Salomone aveva composto dei cantici (1Re 5,12), è stato attribuito a lui questo che è il cantico per eccellenza, da cui il titolo del libro (1,1), così come gli furono attribuiti, poiché era un sapiente, i Proverbi, l’Ecclesiaste e la Sapienza. A causa del titolo, il Cantico fu messo tra i libri sapienziali, nella Bibbia greca dopo l’Ecclesiaste, nella Volgata tra l’Ecclesiaste e la Sapienza, appunto due libri "salomonici". Nella Bibbia ebraica il Cantico è posto tra gli "scritti", che formano la terza parte, la più recente, del canone ebraico. Dopo l’VIII secolo d.C., quando il Cantico fu usato nella liturgia pasquale ebraica, divenne uno dei cinque megillot o rotoli, che venivano letti nelle grandi feste.
Linguaggio ed interpretazioni
Questo libro, che non parla di Dio e che usa il linguaggio di un amore passionale, ha sempre meravigliato gli esegeti. Nel I secolo d.C., in ambienti ebraici, sorsero dubbi sulla sua canonicità e furono risolti ricorrendo alla tradizione. Basandosi su questo stesso motivo, la chiesa cristiana lo ha sempre considerato come parte della sacra Scrittura.
Non esiste libro dell’Antico Testamento di cui siano state proposte interpretazioni più divergenti.
La più recente cerca l’origine del Cantico nel culto di Ishtar e di Tammuz e nei riti di matrimonio divino, di ierogamia, compiuti dal re, sostituto del dio. Un tale rito, mutuato dai Cananei, sarebbe stato praticato anticamente nel culto di JHWH e il Cantico sarebbe il manuale, rivisto e corretto, di questa liturgia. Questa teoria, cultuale e mitologica, non può essere dimostrata ed è inverosimile. Non si può pensare che un credente israelita abbia spurgato questi prodotti di una religione della fecondità soltanto per tirarne fuori canti di amore. Se vi sono somiglianze di espressione tra gli inni a Ishtar o a Tammuz e i poemi del Cantico, è perché gli uni e gli altri usano il linguaggio dell’amore.
L’interpretazione allegorica è molto più antica. E’ divenuta comune presso gli ebrei a partire dal II secolo d.C.: l’amore di Dio per Israele e quello del popolo per il suo Dio sono presentati come i rapporti tra due sposi; sarebbe lo stesso tema del matrimonio che i profeti hanno sviluppato a partire da Osea. Gli autori cristiani, soprattutto sotto l’influsso di Origene e malgrado l’opposizione individuale di Teodoro di Mopsuestia, hanno seguito la stessa via dell’esegesi ebraica; ma l’allegoria, per costoro, si riferisce al matrimonio di Cristo con la chiesa o all’unione mistica dell’anima con Dio. Molti commentatori cattolici moderni sono restati fedeli a questa interpretazione allegorica, con qualche differenza di forma. Restano pure fedeli al tema generale di JHWH sposo di Israele, oppure cercano di ritrovare nel Cantico la storia delle conversioni di Israele, delle sue delusioni e delle sue speranze. Il carattere ispirato e canonico del Cantico, secondo essi, sembra esigere che parli d’altra cosa che dell’amore profano. Ma le giustificazioni esegetiche che essi portano a favore del senso allegorico, accumulando paralleli verbali con il resto della Bibbia, sembrano artificiali e forzate.
Perciò, un numero sempre crescente di esegeti cattolici ritorna all’interpretazione letterale, che raccoglie oggi la quasi totalità dei suffragi. Si ricollega alla tradizione più antica: non c’è alcun indizio di un’interpretazione allegorica del Cantico prima della nostra era e gli scritti di Qumran non ne rivelano alcuna traccia; il Nuovo Testamento, checché se ne dica, non ne dà alcuna testimonianza; gli ebrei del I secolo usavano il Cantico nelle feste profane di matrimonio e continuarono a farlo nonostante l’interdizione posta da rabbi Akiba. Lo stesso Cantico non manifesta alcuna intenzione allegorizzante, contrariamente ai profeti che, quando ricorrono all’allegoria, lo dicono esplicitamente e ne forniscono la chiave (Is 5,7; Ez 16,2; 17,12; 23,4; 31,2; 32,2, ecc.).
Contesto storico
Se si rinunzia all’aiuto dell’allegoria per scoprire nel Cantico allusioni ad avvenimenti storici, è difficile precisare la sua data. Alcuni lo fanno risalire al regno di Salomone, ma gli aramaismi della lingua e l’uso di una parola persiana (4,13) e di una parola greca (3,9) impongono una data posteriore all’esilio, verso il V o IV secolo a.C. Il luogo di composizione è certamente la Palestina.
Contenuto e messaggio del libro
Niente indica che bisogna applicare una cornice al Cantico per dargli decoro e leggervi oltre il senso che sgorga naturalmente dal testo: è una raccolta di canti che celebrano l’amore reciproco e fedele, suggellato dal matrimonio. Proclama la legittimità ed esalta il valore dell’amore umano e afferma che esso non è solamente profano, perché Dio ha benedetto il matrimonio inteso più come associazione affettiva e stabile dell’uomo e della donna (Gen 2), che come mezzo di procreazione. Sotto l’influsso dello JHWHismo, la vita sessuale, che l’ambiente cananeo riteneva immagine delle relazioni tra le divinità della fecondità, è qui demitologizzata e considerata con un sano realismo. Lo stesso amore umano è accidentalmente oggetto di altri libri dell’Antico Testamento, come in antichi racconti della Genesi, nella storia di Davide, nei Proverbi e nell’Ecclesiaste, dove è trattato allo stesso modo e talvolta con espressioni vicine a quelle del Cantico; la sua onestà giustifica la trasposizione fatta dai profeti per indicare le relazioni di JHWH con Israele. Non vi è dunque obiezione a che un libro vi sia stato consacrato e che sia entrato nel canone. Non sta a noi porre limiti all’ispirazione di Dio.
Si può ricercare l’origine del Cantico nelle feste che accompagnavano la celebrazione del matrimonio (cf. Ger 7,34; 16,9; Sal 45[44]) e sono stati fatti utili accostamenti con i cerimoniali e i canti di nozze degli arabi di Siria e di Palestina. Ma il Cantico non è una raccolta di canti popolari. Benché abbia potuto conoscere esemplari antichi, l’autore del Cantico è un poeta originale e un letterato abile. I migliori paralleli si trovano nei canti d’amore dell’antico Egitto, che sono opere letterarie, ma non si può affermare che se ne sia ispirato. Israele ha dovuto avere, come tutti i suoi vicini, una poesia d’amore e, in un contesto uguale, il linguaggio d’amore utilizza le stesse immagini e le stesse iperboli.
Il Cantico non segue un piano prestabilito. E’ una raccolta di canti, uniti solo dal loro soggetto comune, cioè l’amore. I "cinque poemi" in cui abbiamo diviso la nostra traduzione hanno solo lo scopo di suggerire gruppi possibili di unità più corte, e non bisogna cercare, nel passaggio dall’uno all’altro, alcun progresso di pensiero o di azione. Le raccolte di canti egiziani che ci sono pervenute hanno la stessa disposizione. Sono repertori nei quali si poteva scegliere secondo la circostanza o l’uditorio, e ciò spiega come i singoli pezzi siano variazioni sugli stessi temi e come vi siano numerosi doppioni. Non erano destinati a essere cantati o recitati insieme.
Anche a prescindere dall’attribuzione a Salomone, il grande sapiente, già l’interpretazione letterale del Cantico rende legittima la sua classificazione tra i libri sapienziali: come questi, esso si preoccupa della condizione umana e analizza uno dei suoi aspetti vitali. Inculca a modo suo la bontà e la dignità dell’amore che avvicina l’uomo alla donna, esorcizza i miti che allora vi erano collegati e lo riscatta da ogni puritanismo come da ogni licenza erotica. Questa lezione non deve andar perduta nella nostra epoca. Al di là di questo senso letterale, è legittimo applicare il Cantico alle relazioni di Cristo con la chiesa, benché ciò non sia stato fatto da San Paolo in Ef 5, o all’unione delle anime con il Dio dell’amore, il che giustifica l’uso mirabile che ne fecero i mistici come san Giovanni della Croce.
| Antico Testamento | |
|---|---|
| Pentateuco (in ebraico Torah, "Legge") | Genesi · Esodo · Levitico · Numeri · Deuteronomio |
| Profeti (in ebraico Nevi'im) | |
| Libri sapienziali (in ebraico Ketuvim, "Scritti") | Libro dei Salmi
· Proverbi
· Giobbe
· |
| Deuterocanonici | Tobia · Giuditta* · I Maccabei* · II Maccabei* · Sapienza*** · Siracide*** o Ecclesiastico · Baruc** · Lettera di Geremia** o Baruc cap. 6 · Aggiunte a Daniele · Aggiunte a Ester |
| Altri canoni | Ortodossi: |
Nota: * tradizionalmente contato tra i Libri storici - ** tra i Libri profetici - *** tra i Libri sapienziali | |
- Testo originale ebraico
- Voce Cantico dei Cantici di it.wiki: il materiale ivi presente è stato rielaborato in senso cattolico e integrato
- Testo integrale della versione CEI 2008
- Testo integrale della versione Interconfessionale in lingua corrente
Suggerimenti
Cliccare il collegamento espandi a destra per suggerire un miglioramento: i contributori ne terranno conto.
Il suggerimento apparirà sulla pagina di discussione di questa voce.