Beato Antonio Grassi
| Beato Antonio Grassi, C.O. Presbitero | |
|---|---|
| Beato | |
| Nascita | Fermo 13 novembre 1592 |
| Morte | Fermo 13 dicembre 1672 |
| Sepoltura | Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo |
| Professione religiosa | Fermo, 11 ottobre 1609 |
| Ordinazione presbiterale | Fermo, 17 dicembre 1617 dal vescovo Alessandro Strozzi |
| Ricorrenza | 11 dicembre |
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Nel Martirologio Romano, 11 dicembre, n. 10:
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Beato Antonio Grassi (Fermo, 13 novembre 1592; † Fermo, 13 dicembre 1672) è stato un religioso e presbitero italiano.
Biografia
Nacque in una distinta famiglia di Fermo (Ascoli Piceno) il 13 novembre 1592. La sua fanciullezza fu semplice e religiosa: studiò presso il curato di S. Pietro, frequentando la chiesa di S. Spirito dei Padri dell'Oratorio. Incarnò presto lo spirito filippino ed entrò nella congregazione l’11 ottobre 1609.
L'Oratorio di Fermo, uno dei più antichi, era nato nel 1586, mentre era ancora in vita San Filippo Neri (morì nove anni più tardi). Il 17 dicembre 1617, l'arcivescovo Alessandro Strozzi(ch] lo ordinò sacerdote nel Duomo cittadino. Padre Antonio si distinse per l'impegno catechistico, soprattutto nel preparare i ragazzi a ricevere i sacramenti, e per la carità verso gli ammalati e i carcerati. Passava molte ore nel confessionale, affermando che il compito principale del sacerdote era compatire, aiutare e consolare.
Nel 1625 andò in pellegrinaggio a Roma per lucrare le indulgenze del Giubileo: qui visitò molte basiliche e i luoghi del Fondatore dell'Oratorio. Nel 1635 fu eletto Preposito della Confederazione dell'Oratorio di San Filippo Neri della sua città, carica che mantenne fino alla morte. Dotato di un carisma eccezionale, era visto da tutti come un padre. In quegli anni, nelle Marche, nacquero diverse case di Oratoriani. In una di queste, a Monte S. Giusto, guarì istantaneamente il ginocchio di una donna, Giacoma Pupilli. Grazie alle sue qualità di paciere, che riuscì a ripianare tante rivalità fra esistenti fra ogni tipo di persone.
Era molto caritatevole: durante un anno di grande carestia donò ai bisognosi anche le sue coperte, il soprabito e chiese l'elemosina per poi distribuirla ai poveri. La sua generosità divenne proverbiale e si raccontano diversi fioretti: Padre Antonio Raccamadoro vide alcune monete di rame tramutarsi nelle sue mani in monete d’argento, nel Conservatorio delle Orfane moltiplicò in abbondanza il vino. Ai confratelli, che talvolta lo rimproverarono per l'eccessiva generosità, rispondeva che la Provvidenza non avrebbe fatto mai mancare nulla. Per le elemosine ridusse al minimo le spese della casa. Devotissimo della Vergine Maria, ogni anno andava in pellegrinaggio alla Santa Casa di Loreto. Un giorno, il 4 settembre 1621 fu protagonista di un fatto eccezionale: colpito da un fulmine rimase illeso nonostante i suoi vestiti bruciarono tutti.
La sua fama di santità arrivò a Roma, conquistando la stima del Papa e dei confratelli. Tra gli altri il cardinale Colloredo, subito dopo la sua morte, ne istruì il processo di beatificazione. Il Beato Antonio predisse la propria salita al cielo quattro anni prima che avvenisse.
Morte e beatificazione
Morto alle ore 22 del 13 dicembre 1671, la sua fama di santità si diffuse subito in tutta Italia e anche in Germania, in considerazione delle grazie e i miracoli a lui attribuiti.
Il 30 settembre 1900, Papa Leone XIII lo beatificò. Il suo corpo è custodito, in un'artistica urna di cristallo, nella cripta della Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo di Fermo. Il complesso conventuale in cui visse tutta la vita di sacerdote, per cinquantacinque anni, è oggi sede del tribunale. La sua data di culto è stata fissata nel Martyrologium Romanum al 13 dicembre, mentre la Confederazione dell'Oratorio di San Filippo Neri lo celebra il 15 dicembre.
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