Chiesa di Sant'Angelo (Bastia Umbra)
Chiesa di Sant'Angelo | |
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Chiesa di Sant'Angelo (XV secolo) | |
Stato | Italia |
Regione | Umbria |
Provincia | Perugia |
Comune | Bastia Umbra |
Diocesi | Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino |
Religione | Cattolica |
Indirizzo | Piazza Umberto I 06083 Bastia Umbra (PG) |
Telefono | +39 075 80181 |
Proprietà | Comune di Bastia Umbra |
Oggetto tipo | Chiesa |
Dedicazione | San Michele arcangelo |
Inizio della costruzione | XV secolo |
Soppressione | 1860 |
Data di sconsacrazione | XIX secolo, metà |
Pianta | rettangolare ad unica navata |
Materiali | pietra rosa e bianca del Subasio |
Note | L'edificio attualmente è utilizzato ad auditorium |
Coordinate geografiche | |
Umbria | |
La Chiesa di Sant'Angelo è un edificio di culto ubicato a Bastia Umbra (Perugia) sul lato orientale di Piazza Umberto I, fulcro dell'antico centro storico: l'edifico sacro, oggi sconsacrato, è stato trasformato in auditorium.
Storia
Dalle origini al Rinascimento
La datazione della prima chiesa, dedicata a san Michele arcangelo, non è certa, ma probabilmente esso faceva parte di quel gruppo di edifici sacri rurali propaggini della Diocesi di Assisi nella pianura segnata dal presenza del fiume Chiascio, già esistenti prima dell'anno Mille.
La prima traccia documentata dell'esistenza della chiesa risale al 1294, quando il nome compare in un testamento dove il de cuis richiedeva la sepoltura in "Santi Angeli de Insula Romanesca".[1]
Alla fine del XV secolo, con l'accrescimento del borgo bastiolo e dei fedeli, la chiesa venne ricostruita, sulle fondazioni del precedente edifico, nelle forme strutturali come in parte ancora oggi appare.
All'interno, era decorata con pregevoli dipinti murali ad affresco di scuola umbra, dei quali furono in gran parte committenti i membri della famiglia perugina dei Baglioni, durante loro dominazione su Bastia (1431 – 1571), fra cui i più significativi erano quelli realizzati da Tiberio d’Assisi. Nel 1499, l'altare maggiore venne dotato dello splendido polittico eseguito dal folignate Niccolò Alunno, oggi conservato nella Chiesa di Santa Croce.
Dal Seicento ad oggi
Nel XVII secolo vi avevano sede cinque confraternite (SS. Sacramento, Madonna della Pietà, Madonna di Loreto, di S. Martino e di S. Biagio), ciascuna dotata di un proprio altare con pala dipinta su tela (andate disperse), ricordate anche nella visita pastorale del 1717, condotta dal vescovo Marco Palmerini (1716-1731), e di stendardo processionale proprio.
Nel 1788, il papa Pio VI, su richiesta del vescovo Carlo Zangheri (1780-1796), istituì nella Chiesa di Santa Croce, per amministrare la nuova sede parrocchiale, un collegio di nove canonici, del quale divenne priore il pievano della chiesa di Sant'Angelo, che in tale occasione perse il titolo di chiesa parrocchiale.
Da quel momento cominciò la decadenza della chiesa e tutte le funzioni religiose iniziarono ad essere celebrate nella nuova collegiata, divenuta più centrale rispetto all'abitato in espansione.
Il terremoto del 1832 provocò il crollo di una porzione di tetto e varie crepe nei muri. Inoltre, nel 1858 la Topografia Statistico-Civile di Bastia documenta che la chiesa era ormai semidiruta e usata a sepolcreto.
Dopo l'Unità d'Italia, per effetto del decreto Pepoli (13 dicembre 1860), l'edificio passò al demanio statale e poi al Comune di Bastia. Dagli atti municipali, conservati nell'archivio storico, risulta che la chiesa, ormai sconsacrata, tra il 1872 il 1888 venne affittata a privati, che la utilizzavano a magazzino di legname.
Nel 1894, dopo un lungo contenzioso giudiziario, il parroco riuscì ad ottenere dal Comune la reintegrazione dell'edificio nelle pertinenze ecclesiastiche, ma la Commissione delle Belle Arti gli impose la responsabilità di conservare "scrupolosamente quegli avanzi di pittura".
Nel 1899, l'Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti, su disposizione dell'allora direttore Giovanni Sacconi, dispose il distacco delle principali opere. L'operazione di recupero dei dipinti murali fu affidata a Domenico Brizi, che li consegnò al parroco e che li fece trasportare e collocare nella Chiesa di Santa Croce e in quella di San Rocco.
Nei primi decenni del XX secolo, venne trasformata in sala cinematografica e, in seguito, adibita a sala teatrale e ricreativa, perdendo a poco a poco la sua fisionomia originale, finì con l'essere venduta a privati, che la adibirono a magazzino, stravolgendone l'interno e parti delle strutture di copertura.
Nel 2003 il Comune ha deciso di riacquistare l'edificio e, dopo un lungo lavoro di restauro e complessi lavori strutturali, è stato riaperto al pubblico il 2 dicembre 2017 come auditorium.
Descrizione
Esterno
La chiesa, costruita in pietra rosa e bianca del Subasio, presenta una facciata a capanna, decorata sulla sommità da archetti in laterizio. È attualmente aperta da un unico portale d'ingresso, sormontato da una grande finestra, in origine presentava una doppia porta ed aveva al centro una finestra ad oculo.
Sulla facciata si nota un elemento di spoglio di epoca romana:
- Epigrafe funeraria (fine del I secolo a.C.), in travertino, che presenta una lacunosa iscrizione nella quale si legge "(Op) TATUS / (di) SPENSAT (or)": la seconda riga ci permette di riconoscere un dispensator, ossia un personaggio di rango servile addetto all'organizzazione di una fattoria. Gli elementi superstiti potrebbero essere pertinenti al cognome del personaggio menzionato.
Interno
L'interno della chiesa, orientata (ossia con l'abside rivolto a Est), si presenta a pianta rettangolare ad unica navata scandita da tre archi a sesto acuto, sostenuti da sei paraste in muratura con cornice d'imposta: tipologia architettonica umbra. Gli archi sostengono una copertura in legno lamellare, ma in precedenza un tetto a capriate.
Il presbiterio, scandito da tre campate, è coperto da altrettante volte a crociera sorrette da otto colonne: due colonne centrali, in laterizio con capitelli in travertino bianco, riccamente decorati con quadriglifi e una foglia d'acanto liscia alternati; le altre sei, inglobate nelle pareti laterali, presentano alla sommità capitelli in pietra ad una sola corona a foglie d'acanto lisce.
Note | |
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Bibliografia | |
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