Chiese cattoliche di rito orientale

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Con Chiese uniate, o Chiese cattoliche di rito orientale, si intendono le chiese di rito e tradizione ortodossa, o monofisita o nestoriana che hanno accettato di tornare in piena comunione con la chiesa cattolica romana, mantenendo i propri riti, culti e tradizioni e una larga autonomia ecclesiastica. Complessivamente includono circa 20 milioni di fedeli, presenti in particolare in medio oriente, Europa orientale, India, Africa nord-orientale.

La vita ecclesiale è normata dal Codice Canonico delle Chiese Orientali (1990), e il loro riferimento nella curia vaticana è la Congregazione per le Chiese Orientali.

Caratteristiche in sintesi

Le chiese uniate sono differenti sotto diversi aspetti, come geografia, diffusione, epoca di ritorno alla comunione con Roma. Una caratteristica particolarmente significativa è la cristologia adottata, che accomuna chiese anche geograficamente distanti ed è indicativa della tradizione spirituale e teologia della singola chiesa. In particolare possono essere raggruppate in base a 3 cristologie:

  • Calcedoniana: cioè che accoglie le decisioni del Concilio di Calcedonia (451), per il quale in Gesù la natura umana e divina sono presenti "senza confusione, immutabili, indivise, inseparabili" (DS 302, online). Si tratta di chiese derivate da gruppi di fedeli di chiese ortodosse. È la cristologia comune a cattolici, protestanti, anglicani e appunto ortodossi;
  • nestoriana: in riferimento a Nestorio (381-451 circa), per il quale in Gesù ci sono due nature e due persone, connesse attraverso un'unione puramente morale (difisismo estremo);
  • monofisita: cristologia elaborata da Eutiche (378-454 circa), per il quale in Gesù esisteva una sola natura (mòne phýsis), quella divina, che ha assorbito la natura umana.
Chiese cattoliche orientali (2010)[1]
Nome Stato giuridico Rito Cristologia
tradizionale
Aderenti Vescovi Sede Fondazione
Chiesa greco-cattolica albanese Chiesa eparchiale Bizantino Calcedonese 3.845 1 Fier (Albania) 1895
Chiesa armeno-cattolica Patriarcato Armeno Monofisita 593.459 15 Bzoummar (Libano) 1742
Chiesa greco-cattolica bulgara Chiesa eparchiale Bizantino Calcedonese 10.000 1 Sofia (Bulgaria) 1861
Chiesa cattolica caldea
(o chiesa assira)
Patriarcato Caldeo Nestoriana 490.371 17 Bagdad (Iraq) 1552
Chiesa cattolica copta Patriarcato Alessandrino Monofisita 163.630 10 Cairo (Egitto) 1781
Chiesa cattolica etiope Metropolitana Alessandrino Monofisita 229.547 7 Addis Ababa (Etiopia) 1622
Chiesa bizantina di Croazia, Serbia e Montenegro Chiesa eparchiale Bizantino Calcedonese 58.915 4 Križevci (Croazia) 1777
Chiesa cattolica greco-bizantina Chiesa eparchiale Bizantino Calcedonese 2.525 1 Atene (Grecia) 1911
Chiesa greco-cattolica ungherese Chiesa eparchiale Bizantino Calcedonese 290.000 2 Nyiregyháza (Ungheria) 1646
Chiesa cattolica italo-greca
(o italo-albanese)
Chiesa eparchiale Bizantino Calcedonese 61.487 2 Lungro; Piana degli albanesi 1784
Chiesa Maronita Patriarcato Antiocheno Monofisita 3.290.539 41 Bkerké (Libano) 451
Chiesa greco-cattolica bielorussa Patriarcato Bizantino Calcedonese c.a 7.000 - Minsk (Bielorussia)
Finchley (UK)
1595
Chiesa greco-cattolica macedone Esarcato apostolico Bizantino Calcedonese 11.491 1 Skopje (Macedonia) 1918
Chiesa greco-cattolica melchita Patriarcato Bizantino Calcedonese 1.614.604 30 Damasco (Siria) 1729
Chiesa greco-cattolica rumena Arciepiscopato maggiore Bizantino Calcedonese 707.452 8 Blaj (Romania) 1697
Chiesa greco-cattolica russa Esarcato apostolico Bizantino Calcedonese c.a 3.000[2] - Mosca, Harbin (Cina) 1917
Chiesa greco-cattolica rutena Metropolia Bizantino Calcedonese 646.243 7 Uzhhorod (Ucraina);
Pittsburgh (USA)
1646
Chiesa greco-cattolica slovacca Metropolia Bizantino Calcedonese 239.394 5 Prešov (Slovacchia) 1646
Chiesa cattolica siriaca Patriarcato Antiocheno Monofisita 158.818 10 Beirut (Libano) 1781
Chiesa cattolica siro-malabarese Arciepiscopato maggiore Caldeo Nestoriana 3.828.591 40 Ernakulam (India) 1665
Chiesa cattolica siro-malankarese Arciepiscopato maggiore Antiocheno Monofisita 420.081 8 Trivandrum (India) 1930
Chiesa greco-cattolica ucraina Arciepiscopato maggiore Bizantino Calcedonese 5.350.735 44 Kiev (Ucraina) 1595

Introduzione

Le Chiese Cattoliche Orientali sono governate secondo il Codice Canonico delle Chiese Orientali promulgato da Papa Giovanni Paolo II il 18 Ottobre 1990.

Le Chiese Cattoliche Orientali sono sotto la giurisdizione del Papa attraverso la Congregazione per le Chiese Orientali creata nel 1862 come parte di Propaganda Fide ed eretta in Congregazione autonoma daBenedetto XV nel 1917 e attualmente (dal 2007) presieduta dal cardinale Leonardo Sandri.

Il Papa è a capo di tutta la Chiesa cattolica in quanto Sommo Pontefice. Il titolo di Patriarca d'Occidente che come Patriarca lo poneva a capo solo della Chiesa cattolica Romana e di quelle Orientali non patriarcali recentemente è stato abbandonato.

Secondo il nuovo Codice di Diritto Canonico , le Chiese Cattoliche Orientali si distinguono in Chiese Patriarcali , Arcieparchiali Maggiori, Metropolitane sui iuris , Eparchiali sui iuris .

A esse vanno aggiunte le Chiese Cattoliche Orientali senza gerarchia.

Chiese Patriarcali

Le Chiese Patriarcali hanno il diritto di eleggere il proprio Patriarca. Il Patriarca viene eletto dal Sinodo dei Vescovi ed immediatamente proclamato e intronizzato. Subito dopo egli richiede la comunione ecclesiastica con il Papa. I Sinodi delle Chiese Patriarcali eleggono pure i vescovi per le diocesi del territorio patriarcale da un elenco di candidati approvato dalla Santa Sede. L’ordine di precedenza tra le antiche Sedi Patriarcali delle Chiese Orientali è : Sede Costantinopolitana (non esistente nella Chiesa cattolica), Alessandrina, Antiochena ,Gerosolimitana. Gli altri secondo l’antichità della Sede Patriarcale. Tra i Patriarchi che hanno uno stesso titolo ha la precedenza colui che è stato promosso prima alla dignità patriarcale. Il Sinodo dei Vescovi della Chiesa Patriarcale informa al più presto il Sommo Pontefice mediante lettere sinodali della elezione e dell’intronizzazione canonicamente compiute; lettere sinodali sulla compiuta elezione sono mandate anche ai Patriarchi delle altre Chiese Orientali. Il territorio della Chiesa a cui presiede il Patriarca si estende a quelle regioni nelle quali si osserva il rito proprio della stessa Chiesa e dove il Patriarca ha il diritto di erigere province, eparchie, esarcati.

Arcivescovo Maggiore

Un Arcivescovo Maggiore è eletto nella stessa maniera del Patriarca, ma la sua elezione deve essere confermata dal Sommo Pontefice prima dell’intronizzazione. L’Arcivescovo Maggiore è il Metropolita di una Sede determinata ma presiede a un’intera Chiesa Orientale non insignita del titolo patriarcale.

Metropoliti

I Metropoliti sono nominati dal Papa sulla base di un elenco di almeno tre candidati proposti dai vescovi della Chiesa. La potestà che compete al Metropolita è ordinaria, tale da non potersi dire che egli costituisca formalmente il Primate per l’intera Chiesa sui iuris.

Nozione di rito

La nozione di "rito" si sviluppò quando gruppi di Cristiani Orientali entrarono in unione con Roma, mantenendo la propria tradizione liturgica e disciplina canonica.

A dire il vero alcune giurisdizioni sono sempre state in comunione con la S.Sede e quindi non può dirsi di esse che sono "entrate in comunione" con Roma: ciò è sicuramente vero per l'Abbazia Greca di Santa Maria di Grottaferrata; i Maroniti rivendicano pure di essere sempre state in comunione con la Santa Sede ma vari studiosi non escludono che momenti di divisione con Roma possano essersi verificati durante il periodo del Monotelitismo; infine gli Italo-Albanesi al momento del loro ingresso in Italia e quindi della loro organizzazione ecclesiastica erano formalmente in comunione con Roma ma derivano da una Chiesa (quella di Ocrida) in stretta comunione con Costantinopoli solo in quel momento in formale (ma non del tutto sostanziale) comunione con Roma.

Le altre Chiese Cattoliche Orientali derivano da una Unione con Roma verificatasi in epoche e con modalità diverse in relazione alla loro derivazione da uno dei tre grandi Imperi orientali del passato: le Chiese nelle regioni dell'ex Impero Russo sono molto piccole in quanto i Zar si opposero fortemente al Cattolicesimo, quelle nelle regioni dell'ex Impero Ottomane derivano dall'opera di missionari cattolici alla cui azione , a seguito in particolare delle pressioni francesi, i Sultani non si opposero; ma la gran parte delle Chiese Cattoliche si sono formate nelle regioni dell'ex Impero Austro-Ungarico talora spontaneamente tal'altra in seguito a pressioni politiche.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II

In tutti i casi quasi inevitabilmente si ebbero tentativi di latinizzazione che con il tempo,e in particolare in seguito al Concilio Ecumenico Vaticano II,sono venuti meno . Nell'"Orientalium Ecclesiarum" anzi si raccomanda "scrupolosa fedeltà alle antiche tradizioni orientali" vista anche come mezzo per promuovere l'unità della Chiesa cattolica con quelle Ortodosse e Ortodosse Orientali. In realtà i rapporti spesso difficili e pesanti che la storia (fatta dagli uomini) ha costruito tra le Chiese Cattoliche Orientali e quelle Ortodosse si stanno rivelando ,specie dopo la caduta del comunismo in Europa Orientale, una delle prove più difficili da superare nel dialogo tra la Chiesa cattolica e quelle Ortodosse. Quando tra le due Chiese si comincia a parlare in qualche modo di Chiese Cattoliche Orientali il progresso nel dialogo e nella ricerca dell'Unità sembrano arenarsi; la VII Assemblea della Commissione mista cattolico-ortodossa tenutasi a Balamand nel 1993 ha tentato di superare le forti divergenze constatando che " l’apostolato missionario consistente nel tentare di far passare delle persone da una Chiesa all’altra per realizzare l’unità e che è stato chiamato "uniatismo" non può più essere accettato ". In realtà una tale dichiarazione ,qualcuno ha fatto notare, finisce per scontentare le Chiese Cattoliche Orientali senza d'altra parte accontentare quelle Ortodosse.

Le cifre

I fedeli delle Chiese Cattoliche Orientali sono circa 20.000.000. Il fedele occidentale nota diversità in fin dei conti del tutto superficiali rispetto alla Chiesa occidentale (sontuosità nei paramenti , matrimonio dei preti- che deve avvenire prima dell'Ordine-...) ma in realtà essi hanno Canoni ,usi e tradizioni e sopratutto una Liturgia del tutto peculiari. A essere realmente la stessa è la Fede comune :sebbene talora a una superficiale valutazione possa non sembrare così: il fedele attento per esempio noterà che il Credo viene recitato secondo la formula niceno-costantinopolitana e cioè omettendo il Filioque. Ma mi pare di capire che in realtà da un lato le Chiese in questione accettano la processione dello Spirito Santo, dall'altro la Chiesa Romana non ha nulla da ridire alla Fede per così dire senza Filioque (consiglio a tale proposito una lettura de La Processione dello Spirito Santo nella tradizione greca e latina di Giovanni Paolo II. In catholicculture.org :Percorso:Library-Author-Pontifical Council for Promoting Christian Unity-- The Father as the Source of the Whole Trinity: The Procession of the Holy Spirit in Greek and Latin Traditions) .

I cinque grandi riti

Le Chiese Cattoliche Orientali sono distinte secondo 5 grandi tradizioni o riti (ognuno suddiviso in Chiese):

Alessandrino(2 Chiese) , circa 500.000 fedeli. Lingua liturgica (Liturgia di S.Marco): copto e arabo nella Chiesa Copta, geez in quella Etiope.

Antiocheno (3 Chiese), circa 4.000.000 di fedeli. Lingua liturgica: arameo siro-occidentale di Edessa e Nisibi.

Armeno (1 Chiesa), circa 350.000 fedeli. Lingua liturgica: armeno.

Caldeo (2 Chiese) ,circa 4.000.000 fedeli. Lingua liturgica: arameo siro-orientale di Edessa e Nisibi.

Bizantino o Constantinopolitano (15 Chiese),circa 8.500.000 fedeli. Le lingue liturgiche costantinopolitane sono dieci di cui sei sono utilizzate dai cattolici :il vecchio slavo è comune a bulgari ,ruteni ,ucraini ,slovacchi,croati, serbi, macedoni , russi, bielorussi;i Greci celebrano in greco, gli Italo-albanesi in albanese o in greco, i melkiti in arabo, gli ungheresi in ungherese, i rumeni in rumeno.

Va infine ricordato il cosidetto rito pauliciano (considerato a metà strada tra il rito armeno e quello latino) usato nelle diocesi (considerate nella Chiesa Romana) di Nicopoli e di Sofia-Plovdiv, in Bulgaria, le quali derivano da fedeli del XIII secolo con influenze catare passate all'obbedienza romana per sfuggire a quella costantinopolitana.

Vanno infine ricordati gli Ordinariati per le Chiese Orientali istituite per i fedeli di rito orientale (quale che sia )in regioni con pochi fedeli di rito orientale.

Note
  1. Statistiche Annuario pontificio 2010, estratto.
  2. Cf. CNEWA.
Bibliografia
  • Joseph Hajjar, Le Chiese uniati del vicino oriente di fronte al concilio, in Chiese cristiane e Concilio, La nuova Italia, Firenze 1962, pp. 112-139
  • Domenico Colombo, Le chiese cattoliche di rito orientale, Pontificio istituto missioni estere, Milano 1964
Voci correlate
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