Clodoveo I

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Clodoveo I
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François-Louis Dejuinne, Clodoveo I (1835), olio su tela; Versailles (Francia), Musée National du Château et des Trianons
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte circa 45 anni
Nascita 466 ca.
Morte Parigi
27 novembre 511
Sepoltura Abbazia di Sainte-Geneviève, Parigi
Appartenenza
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Re dei Franchi
In carica 481 circa – 511 circa
Incoronazione
Investitura
Predecessore Childerico I
Erede
Successore Clotario, Clodomiro, Teodorico e Childeberto
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Nome completo
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Onorificenze
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Nomi postumi
Altri titoli
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Padre Childerico I
Madre Basina
Coniuge

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Consorte

Consorte di

Figli
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Collegamenti esterni

Clodoveo I, in francese Clovis, in tedesco Chlodwig o Chlodowech, in latino Chlodovechus, Luduinus, Clodovicus, o anche Ludovicus (466 ca.; † Parigi, 27 novembre 511), è stato un re franco.

Biografia

Clodoveo è conosciuto soltanto attraverso la "Storia" dalla creazione di Adamo all'anno 591 - successivamente intitolata "Storia dei Franchi" - del vescovo Gregorio di Tours (536-597), un notabile gallo-romano. Il libro II della sua Storia descrive gli avvenimenti del regno di Clodoveo inserendoli in successioni di cinque anni o di multipli di cinque: cosicché, poiché l'unica data che può considerarsi certa nella vicenda storica di Clodoveo è quella della morte, avvenuta il 511, seguendo Gregorio egli sarebbe nato nel 466, sarebbe salito al trono nel 481, a quindici anni e il suo regno sarebbe durato trenta anni. La "Storia dei Franchi" di Gregorio risente naturalmente dello stile agiografico e celebrativo tipico del suo tempo.

Clodoveo nacque da uno dei capi dei Franchi Salii, tribù germaniche stanziate nelle attuali province di Tournai e di Cambrai, Childerico I e da Basina di Turingia. Childerico era un alleato dei Romani, prima di Ezio contro Attila, poi del generale Egidio contro i Visigoti e si vide riconoscere da quest'ultimo il controllo politico, se non territoriale, della provincia romana Belgica Seconda, comprendente le attuali province di Reims, di Amiens e di Boulogne, con l'eccezione di un territorio che - ultima enclave romana in Gallia - compreso tra la Mosa e la Loira, aveva Soissons come città più importante ed era controllata da Siagrio, figlio del defunto Egidio.

La salita al trono

Moneta con Ritratto di Clodoveo I (1720), bronzo

Il nuovo conflitto che oppose Childerico - che aveva riconosciuto, nel 476, il nuovo potere di Odoacre - a Siagro, alleato dei Visigoti, era ancora in corso quando, nel 481, Childerico morì lasciando il trono al figlio Clodoveo. Questi, opportunamente, nel 484 stipulò un'alleanza con i Franchi stanziati nella vicina regione di Cambrai e, nel 485, con le tribù orientali stanziate nella valle del Reno, dette per questo dei Franchi Ripuari, sposando la figlia di un loro capo, Cloderico, dalla quale ebbe il figlio Teodorico. Avendo le frontiere assicurate a nord e a est, Clodovico poté gettare il suo esercito contro Siagro che, sconfitto nel 486 nella battaglia di Soissons e fuggito tra i Visigoti, fu riconsegnato da costoro a Clodoveo, che lo passò per le armi. Ora le tribù franche di Clodovico controllavano tutta la Gallia settentrionale.

L'alleanza con il clero cattolico e il principio assolutistico del potere

Gregorio di Tours racconta l'episodio del "vaso di Soissons", accaduto durante la guerra, che testimonia la trasformazione dei rapporti di potere al vertice della società franca: avendo i Franchi saccheggiata una chiesa, il vescovo di Reims chiese la restituzione di un vaso particolarmente prezioso a Clodoveo, che promise a condizione che l'assemblea dei guerrieri - dove avveniva la distribuzione del bottino - gliel'avesse assegnata. Richiesto espressamente il vaso, l'assemblea rispose che poteva prenderla, perché «nessuno può opporsi al tuo volere», affermazione che dimostra la maggiore autorità esercitata dal capo militare della tribù; ma un guerriero si oppose, spezzando il vaso e dicendo che a Clodoveo sarebbe spettata solo la parte di bottino che la sorte gli avesse assegnato, comportamento che dimostra, al contrario, la tradizione di eguaglianza vigente fra i guerrieri. Clodoveo, l'anno dopo, davanti a tutto l'esercito riunito, con un pretesto avrebbe ucciso impunemente il guerriero ribelle, «incutendo gran terrore», episodio che registra l'esistenza del principio del potere assoluto esercitato dal re sulla nobiltà guerriera.

Quanto all'episcopato, Clodoveo intuì l'opportunità dell'alleanza con la Chiesa che ormai era diventata con la sua diffusa strutturazione gerarchica, uno dei riferimenti politici più importanti dell'epoca.

L'espansione territoriale

Maestro di Saint-Gilles, San Remigio battezza Clodoveo I (1510 ca.); Washington (USA), National Gallery

Nel 493 Clodoveo stipulò un patto di non aggressione con il regno dei Burgundi, sancito dal suo matrimonio - il secondo - con la cattolica Clotilde, Clotilde, figlia del re Chilperico II e nel 496 attacca gli Alemanni, popolazione stanziata alle frontiere orientali, sempre in conflitto con i Franchi Ripuari per il controllo della valle del Reno: Clodoveo s'inserì nel conflitto contando di ottenere la fine della minaccia alemanna e, insieme, importanti espansioni territoriali. Alleato del re franco di Colonia, Sigiberto lo Zoppo, impegnò la battaglia decisiva a Tolbiac: Gregorio di Tours sostiene che Clodoveo, in difficoltà, abbia promesso la sua conversione al cattolicesimo in cambio della vittoria, che ottenne, costringendo gli Alemanni ad abbandonare il corso superiore del Reno.

Il 24 dicembre 496 Clodoveo mantenne il suo voto - secondo Gregorio - facendosi battezzare a Reims dal vescovo Remigio. Nella stessa notte fu battezzato anche Leonardo di Noblac. Secondo la tradizione fu lo stesso Spirito Santo, sotto forma di colomba, a portare a Remigio la santa Ampolla con l'olio santo per battezzare Clodoveo.

Tutto il popolo franco divenne, almeno ufficialmente, cattolico e il regno franco confinava con popoli cristiano-ariani: a sud-ovest, tra la Loira e i Pirenei, dall'Atlantico a Narbonne, i Visigoti di Alarico II e a sud-est i Burgundi divisi, dopo la morte di Chilperico II, assassinato dal fratello Gondebaudo, in due gruppi di tribù, con a capo lo stesso Gondebaudo, che risiedeva a Vienne e l'altro fratello Godegiselo, stabilitosi nell'attuale Ginevra (Svizzera).

Miniatura con San Remigio battezza Clodoveo I

Clodovico non tardò a sfruttare la divisione del regno burgundo e l'inimicizia dei due fratelli. Stretta alleanza con Gondegiselo, nel 500 due eserciti attaccarono da nord e da sud il regno di Gondebaudo che, battuto a Digione, si rifugiò ad Avignone, assediato da Clodoveo, mentre il fratello occupò il suo trono di Vienne. Minacciato da Teodorico e dai Visigoti di Alarico II, Clodoveo fu costretto ad accettare una tregua con Gondebaudo, che potè così rivolgere le armi contro il fratello Gondegiselo, battendolo e uccidendolo a Vienne; poi, nel 502, stipulò con Gondebaudo - che si convertì anch'egli al cattolicesimo - un trattato di amicizia suggellato dal matrimonio dei loro rispettivi figli, Teodorico e Suavegota.

L'alleanza fra i due re non poté che allarmare il visigoto e ariano Alarico II, che sapeva dei progetti espansionistici di Clodoveo e il cui regno era agitato dalla resistenza del clero cattolico. Alarico II operò allora in tre direzioni per tentare un accordo con i Franchi: con il concilio di Agde, rafforzò l'autorità dei vescovi cattolici sulle diocesi; con un nuovo codice giuridico, il Breviario di Alarico II (Breviarium alaricianum), promulgato nel 506 e ricalcato sul codice di Teodosio II del 438, andò incontro alle rivendicazioni della popolazione gallo-romana; cercò infine la mediazione di Teodorico (suo suocero, avendone sposato la figlia Teudigota), il quale è a sua volta cognato di Clodoveo, in quanto marito della sorella di questi, Aldofleda.

Clodoveo, con il trattato di amicizia stipulato ad Amboise, finse di rassicurare Alarico ma in realtà aveva già preparato la guerra: alleato dei Burgundi di Gondebaudo, dei Franchi Ripuari di Sigiberto lo Zoppo e anche dell'imperatore romano d'Oriente Anastasio, che era in guerra con Teodorico e lo teneva impegnato in Pannonia, nel 507 invase il regno dei Visigoti, sconfiggendoli a Vouillé, presso Poitiers, dove Alarico II fu ucciso, sembra, dallo stesso Clodoveo e l'anno dopo, con la conquista di Tolosa, s'impadronì di tutti i territori dei Visigoti, che vennero ricacciati oltre i Pirenei. Nel 508, a suggello dell'alleanza, Clodoveo ricevette dall'imperatore Anastasio I il titolo di console: si fa risalire a quest'anno il trasferimento della capitale nella vecchia Lutezia, ribattezzata Parigi dal nome dei suoi abitanti galli, i Parisii.

Quanto alle tribù dei Franchi Ripuari, stanziati sulla riva destra del Reno, nell'attuale Turingia, Clodoveo fece assassinare nel 510 i loro capi, Cararico, Ragnacaro e Ricaro, assicurandosi così le loro terre. Fu poi la volta del vecchio alleato Sigiberto lo Zoppo, fatto uccidere - si dice per ispirazione di Clodoveo - dal figlio Cloderico che tuttavia non poté godere il frutto del parricidio, perché fu subito assassinato dai sicari di Clodoveo.

Concilio di Orléans

Orléans, Cattedrale di Sainte-Croix (interno)

Clodoveo si era guadagnato l'appoggio del clero cattolico, garantendo i suoi vasti possedimenti, concedendo privilegi e autorità, ma non era intenzionato a farsene dominare; nella tradizione dell'Impero romano, egli non si considerava il capo della Chiesa del suo regno, ma era intenzionato a mantenere un ruolo di garanzia e di controllo e lo dimostrò convocando nel luglio 511 un concilio a Orléans. Riuniti nella chiesa di Sainte Croix, i 32 vescovi presenti - meno della metà dei vescovi delle diocesi del regno - designarono Clodoveo «Rex Gloriosissimus figlio della Santa Chiesa» e gli sottoposero all'approvazione 31 canoni che intendevano imporre leggi del codice romano alle consuetudini franche, proibendo i matrimoni fra consangunei e l'adulterio, l'omicidio per vendetta, la mutilazione e il rapimento.

Altri canoni prevedono una ristrutturazione della Chiesa franca: il clero avrebbe dovuto essere approvato dal re, che nominava anche i vescovi, ed era esentato dal servizio militare; i presbiteri sposati potevano convivere con le loro mogli, ma dovevano astenersi dai rapporti sessuali. Venne inoltre favorito l'inserimento del clero già ariano nelle strutture cattoliche.

L'alleanza della Chiesa con il potere civile fu, insieme con l'unificazione dei territori che costituiscono in gran parte la Francia attuale, l'atto politico di maggiore rilevanza. Destinato a produrre le sue conseguenze per tredici secoli, pose Clodoveo nella veste di fondatore della monarchia francese.

Morte e successione di Clodoveo

Il regno franco dopo la morte di Clodoveo.

Clodoveo morì il 27 novembre 511 e venne sepolto nella basilica parigina dei Saints-Apôtres, sulla collina di Sainte-Geneviève.

I figli Clotario I, Clodomiro, Teodorico I e Childeberto I, in conformità della tradizione franca, si divisero il regno, costituito dall'antica Gallia, con esclusione della Provenza, della Septimania, corrispondente all'antica Gallia Narbonense e del regno dei Burgundi (Borgogna).

  • Teodorico I (485-534) fu re di Austrasia e co-regnante di Orléans
  • Clodomiro (495-524), che sposò Gondiuca di Burgundia, fu re di Orléans
  • Childeberto I (496-558), che sposò Ultrogota di Ostrogotia, fu re di Parigi
  • Clotario I (497-561) fu re di Reims

La figlia di Clodoveo, Clotilde, che non poteva regnare secondo la legge franca, andò in sposa, nel 517, al re visigoto Amalarico.

Predecessore: Re del Regno Franco dell'est Successore: Quadrato trasparente.png
Childerico I 481-511 vacante I
II
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V
VI
VII
VIII
IX
X
con
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Bibliografia
  • Grégoire de Tours, Histoire des Francs, Paris 1980 ISBN 22-513-4037-8
  • Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, Napoli 2001 ISBN 978-88-207-2789-5
  • M. Rouche, Clovis, histoire et mémoire, Paris 1997 ISBN 2-84050-079-5
  • M. Balard, J.-Ph. Genet, M. Rouche, Le Moyen-Age en Occident, Paris 2003 ISBN 2-01145-540-5
  • M. Rouche, Le choc des cultures, Paris 2003 ISBN 2-85939-798-1
  • J.-J. Julaud, Histoire de France pou les Nuls, Paris 2006 ISBN 27-540-0110-7
  • P. Périn - G. Duchet-Suchaux, Clovis et les Mérovegiens, vers 250- 751, Paris 2006 ISBN 978-2235-02321-4
Collegamenti esterni

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