Deposizione di Gesù Cristo nel sepolcro (Rogier van der Weyden)

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Firenze GalUffizi R.Weyden DeposizioneCristosepolcro 1455ca.jpg
Rogier van der Weyden, Deposizione di Gesù Cristo nel sepolcro (1460 ca.), olio su tavola
Compianto su Gesù Cristo morto
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Toscana
Regione ecclesiastica Toscana
Provincia Firenze
Comune

Stemma Firenze

Località
Diocesi Firenze
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Galleria degli Uffizi
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Firenze
Luogo di provenienza Villa Medicea di Careggi, cappella
Oggetto dipinto
Soggetto Deposizione di Gesù Cristo nel sepolcro
Datazione 1460 ca.
Datazione
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Ambito culturale ambito fiammingo
Autore

Rogier van der Weyden (Rogier de la Pasture)

Altre attribuzioni Albrecht Dürer, Antonio Solario
Materia e tecnica olio su tavola
Misure h. 111 cm; l. 96 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni
Virgolette aperte.png
42Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, 43Giuseppe d'Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch'egli il regno di Dio, con coraggio andò da Ponzio Pilato e chiese il corpo di Gesù. 44Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. 45Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. 46Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro.
Virgolette chiuse.png

La Deposizione di Gesù Cristo nel sepolcro, detta anche Compianto su Gesù Cristo morto, è un dipinto, eseguito nel 1460 circa, ad olio su tavola, dal pittore fiammingo Rogier de la Pasture detto Rogier van der Weyden (1399 ca. - 1464), proveniente dalla cappella della Villa Medicea di Careggi presso Firenze ed attualmente conservato nella Galleria degli Uffizi della medesima città.

Descrizione

Ambientazione

La scena, ambientata davanti all'apertura rettangolare del sepolcro, è inserita un paesaggio ridente di una serena giornata inondata da un sole cristallino che vuole prefigurare la resurrezione.

In primo piano, si nota un prato descritto minutamente, mentre dietro la roccia spunta in lontananza l'altura del Golgota con le tre croci. Il borgo murato, che appare all'orizzonte, con case in stile nordico minutamente descritte, allude a Gerusalemme.

Soggetto

Nel dipinto compaiono:

  • al centro:
    • Gesù Cristo morto, appena deposto dalla croce, è avvolto nel sudario con i piedi che poggiano sopra la lastra in pietra. Il suo corpo viene sorretto da Giuseppe di Arimatea e Nicodemo che lo mostrano all'osservatore (fedele) frontalmente con le braccia aperte come se fosse in croce.
    • Giuseppe di Arimatea, riccamente abbigliato, calvo e barbuto.
    • Nicodemo, anche lui riccamente abbigliato, con lo sguardo rivolto allo spettatore.[1]
Beato Angelico, Deposizione di Gesù Cristo nel sepolcro (1438 - 1443), tempera su tavola; Monaco (Germania), Alte Pinakothek
  • ai lati:
  • in basso: Santa Maria Maddalena, inginocchiata a terra, apre le braccia vinta dal dolore. Sul prato, accanto alla santa, è posato il consueto attributo iconografico del vasetto degli unguenti.
  • in alto, a sinistra: Due pie donne, stanno avanzando, lungo il sentiero, verso il sepolcro: queste sono le stesse che tre giorni dopo scopriranno il sepolcro vuoto, abbandonato da Gesù Cristo risorto.

Inoltre, nella scena sono presenti alcuni dettagli, resi con grande cura, di valore simbolico, collocati sul prato in primo piano:

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • L'evento della storia sacra è rappresentato in modo solenne e questo è un tratto tipico del pittore, che lo distingue dal suo maestro Robert Campin (1378 ca. - 1444): la scena campeggia in primo piano, il paesaggio è solo un contenitore prospettico, quasi fosse una quinta di teatro: l'elemento chiave, che accoglie tutta la scena, è il sepolcro monumentale con la lastra tombale fortemente scorciata su cui poggiano i piedi di Cristo e di san Giovanni.
  • La composizione pittorica s'ispira chiaramente alla Deposizione di Gesù Cristo nel sepolcro (1438 - 1443), dipinto da Beato Angelico nello scomparto centrale della predella - oggi conservato alla Alte Pinakothek di Monaco[2] - per la Pala di San Marco, commissionata da Cosimo il Vecchio. L'artista potrebbe aver visto l'opera dell'Angelico in occasione di una sosta a Firenze, durante il soggiorno effettuato in Italia per il Giubileo del 1450, come è documentato nel De viris illustribus (1453 - 1457) di Bartolomeo Fazio.[3] Per il pittore fiammingo era però difficile seguire la composizione ordinata e solenne dell'Angelico, costituita di pause con una suddivisione ordinata dei piani, perché questo avrebbe significato rompere con la propria visione stilistica. La scena, infatti, è più affollata e complessa, con un gruppo posto a cerchio attorno a Gesù, sbilanciato dall'asse diagonale che va dalla figura di santa Maria Maddalena a quella di san Giovanni tramite la pietra sepolcrale. Perpendicolare a questa si contrappone l'immagine di Cristo, leggermente inclinato di lato. Il punto di vista e la linea dell'orizzonte sono più alti, secondo la visione "avvolgente" dei fiamminghi, le linee sono ritmicamente spezzate e gli sguardi più angosciati. Questi elementi rendono l'osservatore più partecipe, anche dal punto di vista emotivo. I colori sono più accesi e forti, la luce più brillante, grazie anche alla tecnica a olio, all'epoca poco conosciuta in Italia. Alla sintesi tipicamente italiana dell'Angelico si contrappone poi la resa minuziosa e lenticolare dei dettagli, dal nitido paesaggio, alle erbette che crescono sulla roccia o alla staccionata di legno.[4]

Notizie storico-critiche

Il dipinto è probabilmente la "tavola d'altare [... con] el sepolcro del Nostro signore [...] e cinque altre figure" menzionata sia nell'inventario dei beni di Lorenzo il Magnifico del 1492, sia ne Le Vite del Vasari (1568),[5] collocata nella cappella della villa medicea di Careggi, dove rimase fino al XVII secolo, quando il cardinale Carlo de' Medici (1595 - 1666), divenuto usufruttuario della casa, la trasferì nella propria residenza in città, il Casino Mediceo in piazza San Marco. Dopo la morte del cardinale nel 1666, il dipinto entrò nella raccolta conservata alla Galleria degli Uffizi con l'attribuzione ad Albrecht Dürer. Nel 1822 venne ascritto ad Antonio Solario, mentre successivamente è sempre stato riconosciuto come opera di Rogier van der Weyden.

La tavola potrebbe essere stata commissionata da Cosimo il Vecchio (1389 - 1464) o da suo figlio Piero il Gottoso (1416 - 1469) in occasione dei lavori di ristrutturazione approntati dai Medici alla villa di Careggi intorno al 1460.

Rogier van der Weyden, che era già considerato il più grande pittore fiammingo vivente, secondo alcuni studiosi eseguì l'opera nel suo paese, le Fiandre, mentre per altri quando venne in Italia per il Giubileo del 1450.

L'opera esposta a Firenze, nelle collezioni medicee, dovette suscitare sin da subito grande scalpore tanto da divenire un modello per vari artisti fiorentini della seconda metà del Quattrocento, fra i quali si ricordano: Domenico Ghirlandaio, Leonardo, Monte di Giovanni, Bartolomeo di Giovanni, Raffaellino del Garbo e Michelangelo.

Note
  1. Alcuni studiosi, tra i quali Pope Hennessy e De Vos, nel volto piangente di Nicodemo hanno riconosciuto i lineamenti di Cosimo de' Medici, che nel 1463 aveva perduto il figlio Giovanni a distanza di quattro anni dalla morte del nipote Cosimino, mentre per altri sarebbe l'autoritratto del pittore.
  2. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  3. Gabriele Bartz, Beato Angelico, col. "Maestri dell'Arte Italiana", Editore Konemann, Colonia 1998, pp. 46 - 47
  4.  Fabio Paterniti. Confronto fra la "Pietà" di Beato Angelico e quella di Van der Weiden raccontato da G. C. Argan. YouTube, 17 marzo 2015. URL consultato in data 22 gennaio 2017.
  5. Giorgio Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti (1568), col. "Mammut Gold", Editore Newton Compton, Milano 2016, p. 81
Bibliografia
  • Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 2, Editore Electa-Bruno Mondadori, Milano 1990, p. 254 ISBN 9788842445227
  • Martin Davies, Rogier van der Weyden, Editore Electa, Milano
  • Dirk De Vos, Rogier Van Der Weyden: The Complete Works, Editore Mercatorfonds, New York 1999 ISBN 0810963906
  • Gloria Fossi, Uffizi, Editore Giunti, Firenze 2004, pp. 320 - 321 ISBN 9788809036751
  • B. W. Meijer (a cura di), Firenze e gli antichi Paesi Bassi, 1430 - 1530. Dialoghi tra artisti: da Jan van Eyck a Ghirlandaio, da Memling a Raffaello, Editore Sillabe, Livorno 2008, pp. 98 - 100
  • Paolo Parlavecchia, Il Gotico in Europa, col. "La Bellezza di Dio. L'Arte ispirata dal Cristianesimo", Editore San Paolo, Palazzolo sull'Oglio (BS) 2003, pp. 70 - 72
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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