Giovanni di Gesù Maria

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Venerabile Giovanni di Gesù Maria, O.C.D.
Presbitero
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al secolo Juan de San Pedro
Venerabile
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Titolo
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Età alla morte 56 anni
Nascita Calahorra
27 gennaio 1559
Morte Montecompatri
28 maggio 1615
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Professione religiosa Pastrana, 23 gennaio 1583
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Ordinazione presbiterale Genova, 1590
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Il Venerabile Giovanni di Gesù Maria, al secolo Juan de San Pedro (Calahorra, 27 gennaio 1559; † Montecompatri, 28 maggio 1615) è stato un presbitero e religioso spagnolo terzo Superiore Generale della Congregazione italiana dei Carmelitani Scalzi.

Biografia

Giovanni di Gesù Maria nacque nella città di Calahorra in Spagna il 27 gennaio 1564 da Diego de San Pedro e da Anna De Ustarroz.

All'Università di Alcalà de Henares insieme agli studi di filosofia e teologia si specializzò in lingua latina e greca, divenendo elegante latinista, eccellente dialettico nelle controversie scolastiche e conoscitore della lingua ebraica.

Nel 1582 entrò nel noviziato di Pastrana prendendo il nome di Juan de Jesus Maria e il 23 gennaio 1583 emise la sua Professione. Nel 1584 fu mandato in Italia nella comunità di Genova appena costituita; qui fu ordinato sacerdote nel 1590.

Prima a Genova, poi a Roma, fu maestro dei novizi, incarico che contraddistinse il ministero di tutta la sua vita.

Nel 1584 fu mandato a Roma come maestro dei novizi e nel 1597 ebbe l'incarico di rivedere le costituzioni e le leggi dell'ordine dopo che Clemente VIII aveva reso indipendenti il ramo italiano da quello spagnolo[1].

Nel Capitolo generale del 1605 Giovanni di Gesù Maria fu eletto consigliere generale e maestro dei novizi. In quello del 1608 fu eletto procuratore generale dell'Ordine, ufficio con il quale portò avanti la causa di canonizzazione di Madre Teresa di Gesù della quale fu uno dei primi biografi.

Nel Capitolo generale del 1611 celebrato a Montecompatri, Giovanni di Gesù Maria fu eletto Preposito generale. Durante il suo generalato fu istituito il "Seminario delle missioni" dapprima presso la piccola Chiesa di San Paolo negli orti sallustiani di Roma (oggi Santa Maria della Vittoria), trasferito in seguito presso la Basilica di San Pancrazio fuori le mura. Grazie ai frutti di questo Seminario i Carmelitani Scalzi poterono aprire case a Ormutz, nel Golfo Persico, a Tatta, sulla foce dell'Indo, a Goa, in Inghilterra (1614), a Parigi, Lovanio, Leopoli (nel 1613, con lo scopo di favorire la riconciliazione dei Ruteni a Roma), Colonia, Milano (1622). Bologna.

Terminato il suo mandato di superiore generale e prevedendo prossima la fine, si volle ritirare nella splendida solitudine di Montecompatri. Qui morì il 28 maggio 1615.

La Causa della sua Beatificazione fu ripresa con l'apertura ufficiale presso il Vicariato di Roma nel 1997.

Le riflessioni sulle missioni

Il padre Giovanni di Gesù Maria fu uno dei più convinti assertori e sostenitori della compatibilità tra il genere di vita mendicante e l'azione missionaria.

Nel 1604 Cle­mente VIII inviò i Carmelitani Scalzi in Persia. Di fronte a questa apertura missionaria, che pure corrispondeva alle costituzioni in vigore e che esprimeva gli intenti riformatori di Clemente VIII, ci fu un’opposizione interna piuttosto consistente. Pietro della Madre di Dio, che fu collaboratore di Clemente VIII e praticamente l'artefice di quest'apertura, si trovò nella necessità di giustificare davanti ai suoi il nuovo orientamento e ricorse a questo scopo all'opera di Giovanni di Gesù Maria.

Trac­tatus quo asseruntur missiones et rationes adversae refelluntur

Giovanni di Gesù Maria espose nel 1604 le sue considerazioni in un breve scritto, dal titolo Trac­tatus quo asseruntur missiones et rationes adversae refelluntur.

Dopo aver tracciato una panoramica vasta e poco incoraggiante della presenza cat­tolica nel mondo, Giovanni enunciò i suoi argomenti in favore dell’opera missionaria.

In primo luogo la tradizione dell’Ordine che, partendo da Elia, aveva avuto come suoi membri qualificati i contemporanei degli apostoli, loro collaboratori, e gli uomini illustri del periodo medioevale. Tutti questi si erano prodigati nell’estendere il Vangelo mediante la predicazione.

Il secondo argomento lo trasse dalla situazione giuridica: i Carmelitani erano un ordine mendicante, per definizione destinati dalla Se­de Apostolica ad aiutare i vescovi e insigniti a tale scopo di numerosi privilegi: ciò li obbligava all’esercizio della predicazione. Inoltre il fatto di essere ausiliari dei vescovi, e specialmente del Sommo Pontefice, che ha il dovere di radunare nell’ovile di Cristo gli infedeli, rafforzava ulterior­mente l’obbligo. Se i Carmelitani potevano predicare ai cristiani, perché non anche agli infedeli? Ciò non era contrario alla regola che prescrive­va loro di rimanere in cella «nisi aliis iustis occasionibus occupentur». E non c’è ragione più giusta di quella che spinse il Verbo ad uscire dal seno del Padre per darlo a conoscere agli uomini.

L’ultimo argomento addotto è il pensiero della fondatrice, Teresa di Gesù, che aveva desiderato le missioni più ardentemente del martirio, aveva indirizzato le preghiere e le fa­tiche delle sue figlie a questo fine e aveva voluto realizzare per mezzo dei frati ciò che non era permesso alle monache.

Il trattato terminava esor­tando a stabilire le missioni in quel momento in cui la congregazione era fiorente, senza aspettare un futuro consolidamento, perché, come per al­tri istituti, sarebbero potuti sopravvenire periodi di decadenza. Non era indispensabile, come volevano i troppo prudenti, che l’Ordine si espan­desse solo dopo essersi saldamente radicato in un determinato territorio.

La questione di principio era così risolta. Non mancarono tuttavia le obiezioni derivanti dalla situazione contingente.

Votum seu consilium pro missionibus quo ad nova obiecta respondetur

Alle nuove obiezioni Giovanni di Ge­sù Maria rispose sempre nel 1604 con un secondo scritto, più breve del precedente, dal ti­tolo Votum seu consilium pro missionibus quo ad nova obiecta respondetur.

In esso si prendono in esame tre obiezioni, confutate in buona par­te con gli argomenti utilizzati nel primo trattato.

La prima: l’Ordine ave­va come scopo precipuo il raccoglimento e la contemplazione, che anda­vano tradotte con strutture corrispondenti. Argomenti in contrario erano: l’esperienza di san Bernardo e di san Benedetto che, pur essendo con­templativi, avevano operato anche fuori del chiostro; la facoltà concessa dai pontefici ai Carmelitani Scalzi d’Italia di fondare in tutto il mondo, eccetto nei territori soggetti alla Spagna; il fatto che, se era lecito viag­giare per fondare conventi in Italia, ciò valeva anche per predicare il Van­gelo altrove; tra le «giuste occasioni» previste dalla regola per allonta­narsi dalla cella poteva logicamente essere annoverata la predicazione missionaria.

Seconda obiezione: la scarsità di frati. Questa obiezione poteva essere superata analizzando l’esempio dei fondatori di al­tri ordini che avevano cominciato ad espandersi fin dagli inizi dei rispettivi istituti e tenendo presente l’entusiasmo dei piccoli gruppi, più vivaci agli inizi, che spesso nel crescere perdono la spinta iniziale.

Terza obie­zione: la difficoltà di trovare candidati veramente dotati per imprese pionieristiche, che avrebbero dovuto essere esemplari per le qualità personali e le virtù religiose. Giovanni riconobbe questa obiezione come incontrovertibile dal punto di vista della teoria; tuttavia osservò che nella pratica si assiste da parte di molti all’espressione di energie e capacità prima insospettate che si manifestano nel momento del bisogno.

Questi interventi valsero a dare una soluzione teorica al problema e l’apostolato missionario si inserì a pieno titolo nelle attività dei Carmelitani Scalzi; tuttavia le discussioni continuarono a lungo. Durante il capi­tolo generale del 1632 Paolo Simone Rivarola, eletto preposito generale, chiese all’assemblea di decidere una volta per tutte «an spiritus missio­num statui nostro congrueret vel illi adversaretur». La risposta fu positi­va, dopo quasi trent’anni di attività missionaria, anche se l’episodio lascia intravedere il persistere di una corrente d’opinione discordante.

Note
  1. Il breve "In apostolicae dignitatis culmine" del 1600 sancì la separazione dei Carmelitani Scalzi d'Italia da quelli spagnoli. La riunificazione dei due rami avverrà solo nel 1875 col papa Pio IX
Bibliografia
  • Fiorenzo di Gesù Bambino, Venerabile Padre Giovanni di Gesù Maria, Grottaferrata 1924
  • Pier Paolo Di Berardino, Un Carmelitano per la nuova Europa, Roma 1994
  • Laura Isotton, Giovanni il Calagorritano. Storia di un carmelitano scalzo, Roma 2009
  • Giovanni di Gesù Maria, Soliloqui dell'anima fedele, Bruxelles 1994
  • Onorio Di Ruzza, Sintesi storico-cronologica della Provincia Romana dei Padri Carmelitani Scalzi, Roma 1987
  • Romano Zaffina, Il carisma teresiano nella storia. Maestri e testimoni, Roma 2005
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 4 gennaio 2014 da Padre Mimmo Spatuzzi, licenziato in Teologia Fondamentale.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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