La Forza della Ragione

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La Forza della Ragione
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Copertina del libro
Titolo originale
Altri titoli
Nazione bandiera Italia
Lingua originale italiana
Traduzione
Ambito culturale
Autore Oriana Fallaci
Note sull'autore
Pseudonimo
Serie
Collana
Editore Rizzoli
Datazione 2004
Datazione italiana
Luogo edizione
Numero di pagine
Genere saggio
Ambientazione
Ambientazione Geografica
Ambientazione Storica

Personaggi principali:

Titoli dei racconti
Libro precedente La Rabbia e l'Orgoglio
Libro successivo Oriana Fallaci intervista sé stessa - L'Apocalisse
Adattamento teatrale
Adattamento televisivo
Adattamento cinematografico
Note
Premi:
Collegamenti esterni:
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Il declino dell'intelligenza è declino della Ragione. E tutto ciò che oggi accade in Europa [...] ma soprattutto in Italia è declino della Ragione. Prima d'essere moralmente sbagliato è intellettualmente sbagliato. Contro Ragione. [...] Così stavolta non mi appello alla rabbia, all'orgoglio, alla passione, mi appello alla Ragione. E insieme a Mastro Cecco che di nuovo sale sul rogo acceso dell'irragionevolezza ti dico: bisogna ritrovare la Forza della Ragione
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(pp. 276-278)

La Forza della Ragione è un saggio della giornalista e scrittrice italiana Oriana Fallaci. In questo libro, edito da Rizzoli nell'aprile del 2004 e inizialmente concepito come una breve appendice per la trentesima edizione de La Rabbia e l'Orgoglio, l'autrice risponde ai numerosi e violenti attacchi ricevuti in seguito alla pubblicazione, nel 2001, del precedente volume.

Contenuto

Gli attacchi subiti

Oriana Fallaci sostiene di aver subito numerosi e violenti attacchi in seguito alla pubblicazione de La Rabbia e l'Orgoglio, scritto dopo l'attacco alle Torri gemelle di New York dell'11 settembre 2001.

Afferma inoltre di aver ricevuto lettere e telefonate minatorie, oltre a offese e insulti a lei e a persone a lei care ormai defunte, diffusi attraverso stampa, libelli e cortei pacifisti.

Nel 2002 a Parigi sarebbe stata sottoposta a un processo per razzismo, xenofobia, blasfemia e istigazione all'odio verso l'Islam. Inoltre, nel novembre dello stesso anno, l'Ufficio federale della Giustizia di Berna, sollecitato da gruppi o singoli cittadini svizzeri di religione musulmana, avrebbe chiesto allo Stato italiano l'estradizione dell'autrice o l'apertura nei confronti di lei e dei suoi editori di un procedimento penale per i contenuti de La Rabbia e l'Orgoglio. La richiesta sarebbe poi stata respinta dal governo italiano in base al diritto di manfistazione del pensiero sancito dalla Costituzione italiana[1].

In Francia, in seguito al grandissimo successo dell'opera, alcune organizzazioni musulmane avrebbero chiesto il ritiro delle copie di quello che sarebbe stato definito "un libro abbietto"[2]

L'espansionismo islamico

Nella Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Espansione musulmana.

L'autrice traccia un dettagliato quadro dell'espansionismo islamico, che entro la fine del VII secolo giunse a controllare interamente il Medio oriente e il Nord-Africa, fino ad allora cristiani; nella prima metà del secolo successivo avvenne la conquista di Spagna e Portogallo, dove gli invasori commisero numerose crudeltà nei confronti delle popolazioni cattoliche; passarono poi in Francia, dove furono arrestati da Carlo Martello in seguito alla Battaglia di Poitiers (732).

Oriana Fallaci prosegue quindi con la narrazione della conquista della Sicilia, il saccheggio di Roma, i massacri e le invasioni nel meridione d'Italia, fino alla caduta di Costantinpoli nel 1453. La vittoria delle potenze cristiane a Lepanto nel 1571 non arrestò l'ascesa dell'Impero ottomano, terminata solo nel 1683 con la vittoria sul gran visir Kara Mustafa.

Alla luce di questa attenta analisi, l'autrice giunge a giustificare le Crociate come uno dei tentativi di arginare il dilagare dell'Islam in Europa:

« Oggi è di moda battersi il petto per le Crociate, biasimare l'Occidente per le Crociate, vedere nelle Crociate un'ingiustizia commessa ai danni dei poveri musulmani innocenti[3]. Ma prima d'essere una serie di spedizioni per rientrare in possesso del Santo Sepolcro, le Crociate furono la risposta a quattro secoli di invasioni occupazioni angherie carneficine. Furono una controffensiva per bloccare l'espansionismo islamico in Europa [...]. Concluse le Crociate, infatti, i figli di Allah ripresero a seviziarci come prima e più di prima »
(pagg. 41-42)

Odierni sviluppi

Secondo il libro, "l'attuale invasione dell'Europa" da parte di un imponente numero di immigrati "non è che un altro aspetto di quell'espansionismo" che caratterizzò i secoli scorsi. Accentuerebbe questo fenomeno la crescita esponenziale della popolazione islamica in Europa, favorita dall'elevato tasso di fertilità delle donne islamiche:

« Nessuno [...] potrà mai negare ciò di cui essi stessi si vantano. Ossia il fatto che nell'ultimo mezzo secolo i mussulmani sono cresciuti del 235 per cento. (I cristiani solo del 47 per cento) [...]. [Nel 1974] l'Organizzazione della Conferenza Islamica chiuse il convegno di Lahore con una delibera che includeva il progetto di trasformare il flusso degli immigrati nel continente europei (a quel tempo un flusso modesto) in "preponderanza demografica". Ed oggi quel progetto è un precetto. In tutte le moschee d'Europa la preghiera del venerdì è accompagnata dall'esortazione che pungola le donne mussulmane a "partorire almeno cinque figli ciascuna". »
(pagg.52-54)
In Europa

Oriana Fallaci analizza poi l'attuale situazione in diversi Paesi europei:

  • in Francia serpeggerebbe la volontà di abrogare le leggi che vietano la poligamia, il ripudio della moglie, il proselitismo religioso; si vorrebbero abolire dalle scuole i testi di Voltaire e Hugo, considerati "blasfemi", oltre all'insegnamento della biologia, considerata "invereconda perché si occupa del corpo umano e del sesso"; vengono poi riportati alcuni casi di ragazze musulmane uccise dalle loro famiglie per la loro volontà di sposarsi con giovani di fede cristiana;
  • in Inghilterra risiederebbero i più pericolosi terroristi islamici, protetti dal governo di Londra come "rifugiati politici"; esisterebbero inoltre delle istituzioni statali parallele, come il cosiddetto "Parlamento mussulmano", la cui carta costitutiva affermerebbe che "per un musulmano il rispetto delle leggi in vigore nel paese che lo ospita è facoltativo. Un mussulmano deve obbedire alla Sharia e basta". Esso chiederebbe inoltre la legalizzazione della poligamia, la sostituzione del divorzio con il ripudio, l'abolizione della promiscuità dei sessi nelle scuole, nei luoghi di lavoro e sui mezzi pubblici;
  • la Germania proteggerebbe come rifugiato politico Rabah Kabir, ricercato per aver compiuto un massacro all'aereoporto di Algeri nel 1992; a Colonia egli avrebbe ottenuto una cattedra di teologia, oltre a un incarico come alto funzionario dell'Unione Islamo-Europea; in vari altri Paesi europei, come Danimarca, Svezia e Spagna si presenterebbero numerosi altri casi simili a quelli di Francia, Inghilterra e Germania.
In Italia

Per quanto riguarda l'Italia, l'attenzione dell'opera si concentra in particolar modo sulla volontà, espressa da esponenti politici di entrambi gli schieramenti, di concedere il diritto di voto agli immigrati. Questa scelta, caldeggiata dal Parlamento europeo, secondo l'autrice si scontrerebbe con l'articolo 48 della Costituzione, il quale riconosce il diritto di voto ai soli cittadini.

Le bozze d'intesa tra Stato italiano e comunità islamiche preverebbero inoltre: il riconoscimento del venerdì come giorno di festa (per i soli musulmani, insieme alla domenica); la possibilità di interrompere il lavoro per recitare la preghiera rituale quattro volte al giorno; l'esenzione dal lavoro per gli islamici in occasione delle loro feste e per poter effettuare il pellegrinaggio a La Mecca; la possibilità per le donne di avere sui documenti d'identità la foto con il velo; la facoltà di usufruire del contributo dell'otto per mille; il riconoscimento della validità del matrimonio islamico con relativa facoltà da parte del marito di ripudiare la moglie o praticare la poligamia (attualmente punita dal Codice penale); l'obbligo per ogni mensa aziendale, scolastica, ospedaliera, carceraria di distribuire cibi islamici; il permesso di praticare la sepoltura dei cadaveri secondo il rito islamico (cioè il cadavere avvolto solo da un lenzuolo e sepolto a fior di terra, in contrasto con le nostre norme igienico sanitarie); la collaborazione dello Stato italiano alla tutela del patrimonio storico, artistico, librario e archeologico islamico presente nel nostro Paese (praticamente nullo).

Oriana Fallaci affronta poi la questione dell'insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, sostenendo che:

« Il laicismo delle nostre scuole pubbliche non è perfetto [...]. Non lo è, in breve, per via d'un piccolo nèo chiamato Ora-Settimanale-di-Religione. Un'ora facoltativa, però [...]. Questo poter scegliere, questo poter accettare quell'ora o rifiutarla, minimizza il nèo. (In fondo legittimato dal fatto che la stragrande maggioranza degli italiani sia cattolica). Lo minimizza al punto che nessun'altra comunità religiosa se ne dispiace. Nessun'altra pretende che nelle scuole pubbliche si insegni il suo credo [...]. Definendosi la Seconda Religione dello Stato [...] le Bozze delle Comunità Islamiche chiedono invece che nelle nostre scuole il Corano s'insegni come s'insegna nelle loro scuole private e nelle moschee.
Lo chiedono senza ambiguità, stavolta. Cioè precisando che tale insegnamento deve svolgersi nelle aule di ogni ordine e grado, asili compresi. Sottolineando che a impartirlo devono essere maestri scelti da loro, con programmi redatti da loro e orari graditi da loro. Peggio: lo chiedono ficcando il naso nei nostri programmi scolsatici, pretendendo che "attraverso le altre materie non si diffondano altri insegnamenti religiosi". E sai che cosa significa questo? Significa che nei programmi delle altre-materie dovremmo evitare riferimenti alla religione di cui la nostra cultura è imbevuta, cioè al Cristianesimo »
(pagg.116-117)

Questo, sempre secondo l'autrice, comporterebbe l'eliminazione dai programmi scolastici di gran parte del patrimonio della nostra civiltà, dalle opere di Dante, San Francesco, Manzoni, alla Storia del cristianesimo e della resistenza europea all'espansionismo islamico, dal pensiero di sant'Agostino, san Tommaso, Lutero, Calvino, Cartesio e Pascal fino all'arte e alla musica sacra.

Un'atea cristiana

Particolarmente famose sono le pagine in cui l'autrice professa il proprio "ateismo cristiano":

« Io sono un'atea cristiana. Non credo in ciò che indichiamo col termine Dio. [...] Tuttavia, ripeto, sono cristiana.
E lo sono perché il discorso che sta alla base del cristianesimo mi piace. Mi convince. Mi seduce a tal punto che non vi trovo alcun contrasto col mio ateismo e il mio laicismo. [...] Il discorso, voglio dire, che scavalcando la metafisica si concentra sull'Uomo. Che riconoscendo il libero arbitrio cioè rivendicando la coscienza dell'Uomo ci rende responsabili delle nostre azioni, padroni del nostro destino. Ci vedo un inno alla Ragione, al raziocinio, in quel discorso. E poiché ove c'è raziocinio c'è scelta, ove c'è scelta c'è libertà, ci vedo un inno alla Libertà. Nel medesimo tempo ci vedo [...] un'idea che nessuno aveva mai [...] divulgato. L'idea del Dio che diventa Uomo ossia l'idea dell'Uomo che diventa Dio, Dio di sé stesso. Un Dio con due braccia e due gambe, un Dio di carne che va in giro a fare o tentar di fare la Rivoluzione dell'Anima. Che parlando d'un Creatore assiso in Cielo [...] si presenta come suo figlio e spiega che tutti gli uomini sono suoi fratelli, quindi a loro volta figli di quel Dio e in grado di esercitare la loro essenza divina. Esercitarla predicando il Bene che è frutto della Ragione, della Libertà, distribuendo l'Amore che prima d'essere un sentimento è un ragionamento. Un sillogismo anzi un entimèma da cui deduci che la bontà è intelligenza e la cattiveria è cretineria. Un Dio, infine, che il dramma dell'Etica lo affronta da uomo. [...] Come un uomo ferma i vigliacchi che stanno per lapidare l'adultera: chi-è-senza-peccato-scagli-la-prima-pietra. [...] Come un uomo, in breve, si batte [...] e infine muore. Senza morire perché la vita non muore. Rinasce sempre, resuscita sempre, è eterna. E, insieme al discorso sulla Ragione, l'idea della Vita che non muore è il punto che mi convince di più. Che mi seduce di più. Perché in essa vedo il rifiuto della Morte, l'apoteosi della Vita. La passione per la Vita che è cattiva, sì, mangia sé stessa, ma è Vita e il contrario della Vita è il nulla. I principii, insomma, che stanno alla base della nostra civiltà.

Stamani mi sono riletta il famoso saggio che Benedetto Croce pubblicò nel 1942: "Perché non possiamo non dirci cristiani". [...] E due cose, in quel saggio, mi colpiscono a fondo: il lapidario giudizio con cui egli esalta ciò che io chiamo la Rivoluzione dell'Anima, e la forza con cui sostiene che tutte le rivoluzioni venute dopo sono derivate da quella. "Il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuto. Nessun altra regge al confronto. Rispetto a lei tutte sembrano limitate". »

Note
  1. Articolo 21:
    « Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione »
  2. Scrive Oriana Fallaci:
    « Sai chi dette fuoco al rogo? Il periodico di estrema sinistra che mi dedicò una copertina col titolo (naturalmente a caratteri cubitali) dell'articolo condanna: "Anatomie d'un Livre Abject. Anatomia d'un Libro Abbietto". Sai cosa accadde subito dopo? Accadde che, sebbene il libro-abbietto andasse a ruba in ogni libreria, molti figli di Allah pretesero che fosse tolto sia dalle vetrine sia dagli scaffali, e molti librai impauriti furon costretti avenderlo di nascosto »
    (pag. 60)
  3. Il riferimento è soprattutto alle parole di papa Giovanni Paolo II, che il 4 marzo 2001 si scusò con il Patriarca di Costantinopoli per i peccati commessi dai crociati in occasione della Quarta crociata, che nel 1204 si mosse contro Costantinopoli invece che verso la Terra Santa. Il riferimento a Giovanni Paolo II, all'epoca vivente, è poi reso più esplicito dalla stessa autrice, la quale, tuttavia, non nomina mai direttamente il Pontefice:
    « Santità, nel 1683 a difendere Vienna c'erano anche i polacchi: ricorda? Giunti da Varsavia e guidati dall'eroico re Giovanni Sobieski. E ricorda che cosa gridò Sobieski prima della battaglia? Gridò: "Soldati, non è solo Vienna che dobbiamo salvare! È il Cristianesimo, l'idea di cristianità!". Ricorda che cosa gridava durante la battaglia? Gridava: "Soldati, combattiamo per la Vergine di Czestochowa!". Eh, sì. Proprio la Vergine di Czestochowa. Quella Vergine Nera alla quale Lei è tanto devoto »
    (pagg. 196-197)

    Bisogna aggiungere, tuttavia, che diversi storici hanno chiarito la dichiarazione di Giovanni Paolo II, specificando che il Papa aveva stigmatizzato solo alcuni episodi della Quarta crociata, senza rifersi alle Crociate in sé o ai loro risultati. Per approfondire, vedi: Papa Giovanni Paolo II#L'interpretazione delle domande di perdono sulle crociate.

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