San Gerardo Maiella

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San Gerardo Maiella, C.SS.R.
Religioso
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Santo
Religioso Redentorista

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Statua di san Gerardo Maiella; Napoli, Chiesa di Santa Brigida di Svezia
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Titolo
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Età alla morte 29 anni
Nascita Muro Lucano
6 aprile 1726
Morte Caposele
16 ottobre 1755
Sepoltura
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 29 gennaio 1893, da Leone XIII
Canonizzazione 11 dicembre 1904, da Pio X
Ricorrenza 16 ottobre
Altre ricorrenze
Santuario principale Santuario di San Gerardo Maiella a Materdomini
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di gestanti e bambini, cognati, Basilicata
Collegamenti esterni
Sito ufficiale o di riferimento
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 16 ottobre, n. 16:
« A Materdomini in Campania, san Gerardo Majella, religioso della Congregazione del Santissimo Redentore, che, rapito da un intenso amore per Dio, abbracciò ovunque si trovasse un austero tenore di vita e, consumato dal suo fervore per Dio e per le anime, si addormentò piamente ancora in giovane età. »

San Gerardo Maiella (Muro Lucano, 6 aprile 1726; † Caposele, 16 ottobre 1755) è stato un religioso italiano della Congregazione del Santissimo Redentore, canonizzato nel 1904 da Papa Pio X.

Biografia

Figlio di un modesto sarto di nome Domenico e di una donna del popolo di nome Benedetta Galella, Gerardo Maiella era originario di Muro Lucano (PZ) dove nacque nel 1726. Dopo la prematura morte del padre entrò al servizio del vescovo di Lacedonia, mons. Claudio Domenico Albini (Ch). Morto questo prelato, Gerardo, che già avvertiva da molto tempo la chiamata del Signore alla vita religiosa, cercò invano di essere ammesso tra i frati cappuccini della sua città natale, a causa della sua salute cagionevole.

Nel 1748 ebbe modo di conoscere un gruppo di sacerdoti redentoristi impegnati in una missione popolare nella sua Muro e, contro il parere della madre, si unì alla nuova famiglia religiosa. Scappato di casa grazie all'aiuto di un lenzuolo usato a mo' di fune per calarsi dalla finestra, e lasciato un biglietto alla madre nel quale aveva scritto "mamma, perdonami, vado a farmi santo", Gerardo si unì alla compagnia dei missionari redentoristi dai quali, solo dopo molte insistenze, fu accettato.

Lavoratore instancabile nonostante la fragilissima salute, che aveva reso inizialmente i superiori restii ad ammetterlo nella Congregazione, Gerardo si contraddistinse sempre per lo spirito di penitenza e la giocondità d'animo non comuni. Nel 1752 pronunciò i voti solenni nelle mani di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, fondatore della Congregazione: nei conventi dove fu destinato si dedicò alle mansioni più umili senza trascurare la preghiera e la penitenza.

Nella sua breve esistenza i fatti prodigiosi legati alla sua persona furono tanti e tali da meritargli in vita la fama di taumaturgo. Si ricordano estasi, bilocazioni, lettura dei cuori, moltiplicazione del cibo e guarigioni miracolose. Fra i tanti ne citiamo alcuni.

Innanzitutto il miracolo del mare avvenuto a Napoli: in località Pietra del pesce una folla urlante assisteva agli inutili sforzi di alcuni marinai che, nel mare in tempesta, cercavano inutilmente di salvarsi. Accorso Gerardo sul luogo, subito, fattosi il segno della croce, iniziò a camminare sul mare e, afferrata la barca «con due ditelle», come raccontava ingenuamente lui a Materdomini ai confratelli, come se la cosa fosse normale, la trascinò a riva.

Un altro miracolo degno di nota è quello relativo alla moltiplicazione delle derrate alimentari, in occasione della carestia del 1754. In quell'inverno a Caposele molti erano coloro che, costretti dalla penuria di alimenti, bussavano alla porta del collegio redentorista. Gerardo, per sfamare tutti, vuotò letteralmente le dispense che, miracolosamente, si riempivano di pane e di ogni ben di Dio.

Amico dei poveri e dei contadini, Gerardo, che negli ultimi anni faceva il questuante, riscosse negli ambienti popolari un'ammirazione straordinaria. Si narra, infatti, che quando passava di paese in paese, ali di folla lo aspettavano sui margini delle strade per avere la sua benedizione o per vedere soltanto questo umile fraticello che, sempre col sorriso, si sforzava di salutare tutti. Ricchi, poveri, nobili, borghesi, umili facevano a gara per poterlo ospitare e godere della sua presenza. Era conosciuto come il padre dei poveri - così lo chiamavano - l'Angelo e l'Apostolo della Valle del Sele, che ancora oggi si gloria di custodire i suoi resti mortali nel Santuario eretto sulla sua tomba in Materdomini.

Nonostante l'amore da cui veniva circondato dovunque e l'eccezionale consenso che riscuoteva presso tutte le classi sociali, Gerardo conservò sempre un'encomiabile umiltà e la fede nell'obbedienza alla volontà di Dio manifestata dai suoi superiori.

La sua santità brillò particolarmente nell'episodio della calunnia. Il fatto si verificò nel 1754: accusato ingiustamente da una certa Nerea Caggiano di avere avuto una relazione con lei, Gerardo non replicò e rimase in silenzio per un mese, subendo pazientemente le gravi sanzioni dei suoi superiori; finalmente la Caggiano, pentita, confessò di aver detto il falso, scagionandolo. Lo stesso Sant'Alfonso in quella occasione ne lodò l'ammirevole pazienza mostrata nella triste vicenda.

"La fede mi è vita e la vita mi è fede" e "volontà di Dio in cielo, volontà di Dio in terra", soleva dire e, soprattutto, osservare. Gerardo Maiella oggi è universalmente invocato come protettore delle donne incinte. Poco prima di morire, infatti, aveva fatto finta di dimenticare, ad Oliveto Citra, un suo fazzoletto presso la casa di una famiglia che l'ospitava. Una bambina, allora, gli corse dietro per restituirglielo, ma Gerardo le disse di tenerlo perché un giorno le sarebbe servito. Passati alcuni anni - Gerardo era già morto - la bambina, diventata sposa, gridava per le doglie del parto. I medici la davano per spacciata. Giunta quasi in fin di vita, si ricordò del fazzoletto di fratel Gerardo e volle che glielo posassero aperto sulla pancia. Appena ricevutolo, i dolori cessarono e la donna diede alla luce senza alcuna difficoltà il suo primo figlio.

Gerardo morì di tisi nel convento redentorista di Materdomini di Caposele all'età di 29 anni, il 16 ottobre 1755, dopo un breve periodo trascorso a letto durante il quale non mancarono i fatti prodigiosi. La mattina dopo la morte del Santo, il fratello laico incaricato di suonare la campana a morto per dare l'annuncio funebre, fu preso da una forza misteriosa nelle braccia le quali, sottratte alla sua volontà, suonarono a festa le campane, dando così l'annuncio gioioso della nascita al cielo di Gerardo. La chiesetta dove il suo corpo venne esposto fu subito presa d'assalto da una moltitudine di gente venuta dalla vicina Caposele e anche da lontano, avvertita quest'ultima, miracolosamente, della morte del Santo.

Il culto

Nonostante la causa di beatificazione fosse iniziata tardi (ad 80 anni dalla morte) per diverse ragioni, continuo e crescente è stato nel corso dei secoli il numero di coloro che hanno invocato il patrocinio di Gerardo. Per questa fama sanctitatis sempre viva e mai assopita, Papa Leone XIII lo dichiarò beato il 29 gennaio 1893. Ed è stato canonizzato da papa Pio X l'11 dicembre 1904. Una petizione firmata da migliaia di fedeli e centinaia di vescovi è stata presentata al Papa, per far proclamare solennemente Gerardo Maiella patrono delle mamme e dei bambini per tutta la Chiesa Universale.

Il culto del santo è particolarmente vivo nelle zone da lui visitate, come Foggia e i paesi della provincia di Avellino, tra i quali Caposele, che ne conserva le spoglie mortali, Muro Lucano, Pescopagano, Potenza e Monopoli; un suo santuario si trova pure nel territorio del comune di Piedimonte Etneo.

Il culto si è diffuso in maniera capillare anche in Europa, Oceania e America. Numerose, infatti, sono le chiese, gli ospedali e le Case a lui dedicate. Incessanti i pellegrinaggi alla sua tomba. Si calcola, infatti, che più di un milione di pellegrini vi si rechino ogni anno per venerarne le spoglie mortali. Il Santuario è particolarmente frequentato dalle giovani mamme. A tal riguardo degna di nota è la bellissima Sala dei fiocchi, le cui pareti ed il cui soffitto sono ricoperti da migliaia di fiocchi rosa e celeste che le mamme, in segno di ringraziamento, hanno nel corso degli anni donato al Santo.

Il Martirologio Romano fissa per la sua memoria liturgica la data del 16 ottobre.

Il Grande spettacolo dell’Acqua

La vita di San Gerardo Maiella è rievocata, dal 2007, attraverso Il Grande spettacolo dell’Acqua - Gerardo Maiella il Santo del Popolo, uno spettacolo di luci, suoni, teatro e danza che viene rappresentato in estate a Monteverde, località dell'Irpinia.

Il Premio Internazionale di poesia di San Gerardo Maiella

Il Premio Internazionale di poesia San Gerardo Majella è un'iniziativa nata per promuovere la cultura, l'espressione scritta dei sentimenti e delle emozioni che esprimono la figura di San Gerardo Maiella. Il concorso è nato per dare voce a quei colori che spesso, per mille ragioni, rimangono chiusi entro l'anima di ognuno...L'evento è organizzato da volontari Cuorimuresi di Muro Lucano (Basilicata), città natale del santo.

Bibliografia
  • Giustino D'Addezio, In cammino con Gerardo Maiella. Il santo giovane dei giovani, Elledici, 2008
  • De Spirito A. M.; Amarante A. (Curatori), Gerardo Maiella. La sua storia e il nostro tempo, Editore San Gerardo, 2006
  • Ciro Vitiello, San Gerardo Maiella, Edizioni San Paolo, 1998
Collegamenti esterni

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