San Simeone il Nuovo Teologo
San Simeone il Nuovo Teologo Presbitero | |
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al secolo Giorgio | |
Santo | |
Icona del santo | |
Età alla morte | 73 anni |
Nascita | Galazia 949 |
Morte | Palukiton 12 marzo 1022 |
Professione religiosa | 976 |
Ordinazione presbiterale | 980 |
Venerato da | Chiesa cattolica, Chiesa ortodossa |
Ricorrenza | 12 marzo |
Collegamenti esterni | |
Scheda su santiebeati.it |
San Simeone il Nuovo Teologo, al secolo Giorgio (Galazia, 949; † Palukiton, 12 marzo 1022) è stato un abate, presbitero e mistico bizantino.
Nato in Galazia e formatosi a Constantinopoli, divenne abate presso il monastero di San Mamas.
Simeone fu un poeta che incarnò la tradizione mistica. Scrisse che gli uomini possono fare esperienza diretta di Dio. I suoi lavori influenzarono la controversia esicastica del XIV secolo.
Biografia
La vita di Simeone è conosciuta sia attraverso gli elementi autobiografici presenti nelle sue opere che da quanto lasciatoci dal suo discepolo Nicetas Stethatos.
Nacque nel 949 in Galazia, da una famiglia di piccoli nobili provinciali e venne battezzato con il nome di Giorgio. Svolse i suoi studi a Costantinopoli ospite presso uno zio funzionario imperiale. Morto questi, tentò di entrare nel Monastero di Studion, ma per la sua giovane età, quattordici anni, non venne accolto; qui comunque conobbe il monaco Simeone il Pio che divenne sua guida spirituale. Nel frattempo tentò la carriera politica.
Tornò nel 976 per un breve periodo in Galazia, per regolare la sua situazione famigliare e l'anno successivo venne ammesso allo Studion, diretto dall'igumeno Pietro che lo mise sotto la guida spirituale di Simeone il Pio, già conosciuto in precedenza. Il giovane si fece finalmente monaco assumendo il nome di Simeone.
Un anno più tardi si spostò nel Monastero di San Mammas e nel 980 venne Ordinato presbitero dall'igumeno Antonio; alla morte di questi fu lui a prendere la guida del monastero con l'approvazione del Patriarca Nicola.
L'influenza di Simeone il Pio, che gli aveva dato il gusto dell'esperienza spirituale personale, portò i suoi frutti e la sua vita spirituale si purificò e si approfondì. Fu per lui un periodo di intensa attività, sia per il restauro del monastero sia per regolamentare la vita monastica con una disciplina più rigorosa: di questo periodo è la sua opera catechetica redatta per i suoi monaci. Dovette anche difendersi da una rivolta di una trentina di monaci che in seguito vennero esiliati dal patriarca Sisinnio.
Nel 1003, secondo Nicetas Stethatos, fu oggetto di un processo intentato dal metropolita Stefano di Nicomedia, per la venerazione che Simeone aveva per il defunto padre spirituale Simeone il Pio (egli aveva infatti introdotto nel monastero, nella data di anniversario della morte di padre Simeone, un ufficio dedicato a Simeone, secondo una pratica corrente nei monasteri).
A causa di queste controversie, nel 1005 si dimise dalla guida del monastero, in accordo con l'accordo del patriarca Sergio. Il processo terminò nel 1009 con una condanna all'esilio per Simeone. Deportato a Crisopoli, sulla riva asiatica del Bosforo, visse a Paloukiton, in prossimità della cappella di Santa Maria con alcuni discepoli. Qui scrisse, sembra, solo degli inni.
Fu riabilitato ancora in vita dal Patriarca di Costantinopoli, ma rimase a Paloukiton dove morì il 12 marzo 1022. Venne canonizzato meno di un mezzo secolo dopo la sua morte.
La spiritualità di Simeone in un'epoca ritualista
Attorno all'anno mille, la Chiesa d'oriente come quella d'occidente tendeva a identificarsi a una cristianità d'Impero. I riti divennero ritualismi e l'esperienza spirituale si rarefaceva. Di fronte a questa situazione la sete di spiritualità trovò terreno fertile nel Catari in occidente e nei Bogomili in oriente. All'interno della Chiesa furono uomini come Simeone a testimoniare la libertà profetica dell'esperienza della Spirito.
Sebbene l'ordine gerarchico sia, secondo lui, una realtà necessaria per la Chiesa, questo non gli conferisce - in quanto tale - una autorità; l'insegnamento è riservato ai spirituali, siano essi vescovi, presbiteri, religiosi o laici.
La teologia mistica di Simeone
La visione della Luce Increata
La teologia mistica di Simeone è una teologia della Luce increata già insegnata dal suo padre spirituale e da Paolo di Latros. In questo ambito la teologia orientale della Luce sviluppatasi fino a Gemiste Phléton presenta molte affinità con esperienza mistica di fede mussulmana di Sohrawardi e la sua Luce di Gloria. Ma nessuna comparazione sistematica è ancora stata tentata. Comunque a partire da Simeone, la visione della Luce increata sarà al centra di tutta la teologia mistica bizantina. Essa è una teologia integralmente visionaria, non deve nulla alle scienze profane o alla speculazione intellettuale o alla conoscenza razionale. Alla contemplazione di Dio, l'uomo e i suoi pensieri svaniscono.
La paternità spirituale
Il punto di partenza di questa teologia è la scoperta della paternità spirituale, direttamente ispirata dallo Spirito Santo. Questo genere di ispirazione personale non mancò di scioccare le autorità religiose, gelose delle loro prerogativa. La paternità spirituale, al contrario di tutte le autorità, riposa interamente sulla libertà di scelta, la confidenza e l'amore reciproco che lega il Padre e i figli nello Spirito.
Il dono delle lacrime
Simeone non rinunciò comunque all'ascesi. Se la visione era un dono dello Spirito Santo, la purificazione dell'anima resta necessaria, con una ascesi dai sensi e dalle passioni. Se le passioni non vengono combattute, l'unione con Dio è impossibile. L'ascesi porta con se il pentimento e il pentimento l'afflizione. La conversione dell'anima è riconoscersi peccatori. Se gli strumenti dell'ascesi sono il digiuno, l'espressione del pentimento sono le lacrime. Simeone evoca sovente le lacrime spirituali come
« | via necessaria della purificazione del cuore e, da qui, alla visione e unione con Dio. » |
Ma le lacrime sono un dono concesso da Dio a quelli che le cercano sinceramente. È il dono delle lacrime che finisce per estirpare le passioni dal cuore. Le lacrime sono dunque indispensabili alla compunzione.
« | Le lacrime purificano il cuore e fanno sparire il peccato. » |
Sono loro che nutrono il nostro cuore e lo rendono atto a raccogliere i frutti dello Spirito.
L'anticipazione della Vita Eterna
Questa anticipazione terrena della vita eterna, che è uno dei temi prediletti da Simeone suscitò anche tensioni. Che chiunque possa, già qui, ricevere la Luce increata del Santo Spirito, partecipazione anticipata della gloria eterna dei santi, scandalizzo molti che rimproverarono a Simeone di insegnare una via a una esperienza a cui essi tessi non partecipavano. Ma Simeone considerava questa esperienza come normale. Lungi da essere limitata ai soli monaci, Essa è offerta a tutti compresi quelli che vivono nel mondo. Per lui tutti gli uomini possono vivere l'esperienza del Divino. Non si tratta di una cosa eccezionale,
« | ... essere ammutoliti dallo Spirito Divino è sentire la sua presenza in modo percettibile alla nostra coscienza.... come lo fu per gli Apostoli. » |
Il dono della vita eterna incomincia adesso. Se si dovesse attendere la morte per conderne, la condizione umana dopo la sua conversione sarebbe peggiore di prima: non gli resterebbe che una vita sensibile crocifissa, se non gli fosse concesso di accedere qui alla visione della Luce increata. Peggio ancora, se rifiutiamo il dono del Santo Spirito in questa vita, rischiamo seriamente di rinunciarvi per l'eternità.
D'altro canto, l'assunzione della Luce Divina trasfiguratrice oltre il sensibile e l'intelligibile di noi stessi, finisce per invadere tutto il nostro essere, penetrandovi nella carne, nelle membra e nel corpo, prefigurando allora la trasfigurazione di Cristo deificato nella propria carne. Questa esperienza non è che una preparazione alla parusia e alla grazia immensa che si espande in tutto il cosmo.
La Trasfigurazione dei Sacramenti
È in questa vasta prospettiva che lo Spirito riposa sulla Chiesa come corpo sacramentale di Cristo. Il battesimo per essere pienamente vissuto deve essere attualizzato con una esperienza cosciente nello Spitito; stesso dicasi per l'Eucaristia essa è una vera comunione con il Corpo deificato di Cristo. Non è solo il pane e il vino che il comunicando riceve, ma il Fuoco Divino medesimo. L'uomo che brucia di questo Fuoco Divino e come il roveto ardente, brilla e brucia ma non si consuma.
Dalle molte testimonianze, Simeone era quello che insegnava.
Opere
Forte della sua esperienza spirituale, Simeone si sente in obbligo di far irradiare la Luce, diventando scrittore e poeta. Scrisse oltre alla Catechesi, alcuni trattati teologici e etici. Ci restano anche lettere e inni. Dove, eccezione in ambito bizantino, fornisce molti dato autobiografici, non certo per compiacenza, ma per condividerli. Tutti questi testi son presenti nella collana in lingua francese Sources chrétiennes.
Bibliografia | |
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