Sede titolare di Anazarbo

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Anazarbo
Sede arcivescovile titolare
Edessenus in Osrhoëne
Patriarcato di Antiochia
Sede titolare di Anazarbo
Vescovo titolare: {{{vescovo}}}
Arcivescovo titolare:
Sede vacante
Suffraganea
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  • Parametro: suffraganeadi

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Istituita: XV secolo
Soppressa: {{{sedetitolaresoppressa}}}
Ricostituita: {{{ricostituita}}}
Stato bandiera Turchia
Regione:
Località: Anazarbo
collocazione
geografica:
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Diocesi soppressa di Anazarbo
Diocesi suffraganee: Epifania, Alessandretta, Irenopoli, Flavia, Castabala, Egea
Eretta:
Soppressa:
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Collegamenti esterni

Dati online ( ch )

Elenco delle sedi titolari della Chiesa cattolica
Tutte le sedi titolari
Coordinate geografiche
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La sede titolare di Anazarbo (in latino: Anazarbensis) fu un arcidiocesi soppressa dell'Asia Minore, oggi sede titolare.

Storia

Anazarbo o Anazarbe o anche Anazarba fu una sede metropolitana e capoluogo della provincia romana della Cilicia Seconda nella diocesi civile di Oriente, suffraganea del patriarcato di Antiochia.

Il martirologio romano ricorda diversi martiri di Anazarbo: il 12 ottobre santa Domnina,[1] martire sotto Diocleziano; il 16 marzo san Giuliano di Anazarbo;[2] e l'8 agosto san Marino di Anazarbo.[3]

Originariamente suffraganea dell'arcidiocesi di Tarso, fu eretta a sede metropolitana nel secondo concilio di Costantinopoli del 553. Secondo una Notitia Episcopatuum del VI secolo[4], Anazarbo aveva sei diocesi suffraganee: Epifania, Alessandretta (detta anche Cambisopoli), Irenopoli, Flavia, Castabala e Egea. All'inizio erano appartenute alla provincia ecclesiastica di Anazarbo anche la diocesi di Roso, che dopo il VI secolo divenne sede esente dalla giurisdizione del metropolita di Anazarbo (dunque immediatamente soggetta al patriarca), e la diocesi di Mopsuestia, che fu elevata al rango di sede metropolitana autocefala, senza suffraganee.

Ad Anazarbo furono celebrati diversi sinodi provinciali, fra i quali quello del 435, dove i vescovi ivi riuniti decisero di seguire Teodoreto di Ciro che aveva preso le difese di Nestorio.

Anazarbo divenne una importante sede della Chiesa ortodossa siriaca, i cui vescovi sono attestati dall'VIII al XII secolo nella Cronaca di Michele il Siriano e in altre fonti storiche dell'epoca.[5]

Dal XII secolo Anazarbo fu una sede vescovile della Chiesa apostolica armena. Un suo vescovo, di cui non si conosce il nome, assistette al concilio nazionale indetto dal catholicos Gregorio nel 1179.

Oggi Anazarbo sopravvive come sede arcivescovile titolare. La sede è vacante dal 31 luglio 1964.

Cronotassi degli arcivescovi

  • Maris † (II secolo)
  • Massimiano † (prima del 431 - dopo il 433)
  • Valerio † (menzionato nel 445)
  • Stefano I † (menzionato nel 449)
  • Ciro † (menzionato nel 451)
  • Oreste † (menzionato nel 458)
  • Giovanni I † (menzionato nel 550)
  • Eterio † (menzionato nel 553)
  • Stefano II † (menzionato nel 680)
  • Isidoro † (menzionato nel 692)
  • Giovanni II † (metà circa del X secolo)

Cronotassi degli arcivescovi titolari

Note
  1. Martirologio Romano: Ad Ainvarza in Cilicia, nell'odierna Turchia, santa Domnina, martire, che si tramanda abbia patito molte torture sotto l'imperatore Diocleziano e il governatore Licia e abbia reso in carcere lo spirito a Dio.
  2. Martirologio Romano: Ad Ainvarza in Cilicia, nell'odierna Turchia, san Giuliano, martire, che, dopo essere stato a lungo torturato sotto il governatore Marciano, venne chiuso in un sacco pieno di serpenti e precipitato in mare.
  3. Martirologio Romano: A Tarso in Cilicia, nell’odierna Turchia, passione di san Marino, anziano nativo di Ainvarza, che fu decapitato sotto l’imperatore Diocleziano e il governatore Lisia e il suo corpo, per ordine del prefetto, dato in pasto alle fiere.
  4. Echos d'Orient 1907, p. 95.
  5. Chronique de Michel le Syrien, ed. Jean-Baptiste Chabot, vol. III, 1905, p. 495. Revue de l'Orient Chrétien, 1901, p. 190.
  6. Nominato arcivescovo titolare latini ritus. Cfr. ASS 41 (1908), p. 24.
  7. Eubel, vol. 8, p. 256.
  8. Nominato arcivescovo titolare Anazarbensem Armenorum. Cfr. AAS 20 (1928), p. 415.
  9. Eubel, vol. 8, p. 99.
Bibliografia
Collegamenti esterni