Anacoreta

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Teodor Axentowicz, Anacoreta (1881), olio su tela; Varsavia (Polonia), Museo Nazionale
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[Anacoreta], considera una vergogna occuparti di cose che non ti aiuteranno quando uscirai dal corpo, e considera una gioia occuparti delle cose che t'aiuteranno in quell'ora!
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(Abba Isaia di Scete, Asceticon, logos 15,3, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2011)


Anacoreta (dal greco ἀναχωρητής, anachoretés, derivato da ἀναχωρεῖν, anachoreîn, ritirarsi) è un asceta innamorato di Cristo che si apparta dal mondo per dedicarsi in completa solitudine all'ascesi penitente cioè all'allenamento eroico nella fede in ogni situazione, alla preghiera incessante secondo Lc 18,1; 1Ts 5,17-18; Ef 6,18, specialmente intercessoria, e alla contemplazione dei misteri divini.

L'anacoreta va nel deserto non per sottrarsi alle tentazioni del demonio, ma per affrontarlo direttamente dentro di sé, con più calma, nel silenzio anche esteriore e con l'aiuto di Dio a tempo pieno.

Cenni storici e diffusione

Presente come genere di vita ascetica fin dai primi secoli della Chiesa, con figure come Papa Telesforo, i primi sviluppi dell'anacoretismo si ebbero nel deserto di Fayun in Egitto nella seconda metà del III secolo. Fu con i Padri del deserto nel IV secolo che questa forma di vita prese forte impulso, specialmente in Siria e in Palestina con sant'Ilarione di Gaza e san Nilo. Si irradiò poi nei secoli successivi in Occidente ad opera di sant'Anastasio (†628).

Con la fine delle grandi persecuzioni, specie quelle degli imperatori Decio e Valeriano, venne a mancare la via principale per accedere alla santità del martirio cruento: non è da escludere che la scelta di una vita eroica fatta di solitudine e di penitenze, sia stata anche una risposta al cambiamento avvenuto nella vita della Chiesa dal IV secolo.

Stile ascetico

Lo stile di vita dell'anacoreta, nell'evoluzione dell'ascetismo, differisce ben poco da quello dell'eremita se non in questo, che pratica un più rigido allontanamento dal mondo e non ha l'abitudine di darsi una regola scritta personale, né di riferirsi a un Istituto religioso.

Ogni tanto, sentendo accennare agli anacoreti, qualcuno commenta: "Mah! Oggi mi pare più utile una vita attiva tra le povertà del mondo, che una vita penitente solitaria". Si può rispondere: perché vuoi giudicare fra il legislatore Mosè e il profeta Elia, o fra gli Apostoli evangelizzatori e Giovanni Battista nel deserto? Tutti loro piacquero egualmente a Dio! (Da un detto degli antichi Padri del deserto).

Il Codice di Diritto Canonico nel Can. 603 riconosce sia la vita eremitica che l'anacoretica senza distinzioni nel §1; mentre nel §2 come consacrato professo cita solo più l'eremita, dotato di Norma di vita e guidato dal vescovo diocesano. Canone 603 §1:

« Oltre agli istituti di vita consacrata, la Chiesa riconosce la vita eremitica o anacoretica, mediante la quale i fedeli, con una più stretta separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine, con la preghiera continua e la penitenza, offrono la loro vita in lode di Dio e per la salvezza del mondo. »

Quindi l'anacoreta è riconosciuto anche senza emettere la professione pubblica dei consigli evangelici, ma rimane obbligato in coscienza a osservarli in modo più continuativo ed esemplare degli altri fedeli (stante che nei modi opportuni i consigli evangelici sono proposti a tutti i battezzati). È raccomandabile che l'anacoreta non professo emetta almeno i tre voti privati, cioè senza effetti giuridico-canonici ma con effetti spirituali e morali, nelle mani di un vescovo o di un sacerdote che li accetti con prudente discernimento. Anche un anacoreta non professo deve comunque al vescovo quell'obbedienza che ogni battezzato deve al proprio Pastore.

In particolare l'anacoreta ha sviluppato in modo eminente il dono battesimale profetico, spesso presente nella saggezza popolare cattolica, che lo aiuta a

« ...spontaneamente percepire quando il Vangelo è al primo posto nella Chiesa o quando esso è svuotato del suo contenuto e soffocato da altri interessi.  »
(Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 8 dicembre 1975, n° 48 e Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 1676)

Se un anacoreta non dà prova di saper vivere in grazia di Dio e con equilibrio psichico, è bene per tutti che abbandoni l'impresa cominciata. [1]

Curiosità

Nel mondo bizantino e slavo vi furono anacoreti con eccentriche forme di penitenza:

L'arte bizantina è solita raffigurare gli anacoreti in posizione orante nei sott'archi che sorreggono gli edifici sacri, a indicare che con il loro eroico stile di vita reggono il peso della Chiesa.

Note
  1. Per altri aspetti della vocazione anacoretica si veda la voce Eremita.
Voci correlate
Collegamenti esterni
  • Sulla storia dell'anacoretismo nei primi secoli cristiani: [1] (Cliccare la freccetta)
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 10 marzo 2017 da Pierluigi Calabrese, laureato in lettere (Critica testuale), dottore di ricerca in esegesi, eremita dal 2000.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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