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Ascesi
Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
| « | Fare penitenza, però, è qualcosa di autentico ed efficace soltanto se si traduce in atti e gesti di penitenza. In questo senso, penitenza significa, nel vocabolario cristiano teologico e spirituale, l'ascesi, vale a dire lo sforzo concreto e quotidiano dell'uomo, sorretto dalla grazia di Dio, per perdere la propria vita per Cristo, quale unico modo di guadagnarla; per spogliarsi del vecchio uomo e rivestirsi del nuovo; per superare in se stesso ciò che è carnale, affinché prevalga ciò che è spirituale; per innalzarsi continuamente dalle cose di quaggiù a quelle di lassù, dove è Cristo. »
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L'Ascesi è l'esercizio volontario della persona che mira a subordinare i valori inferiori ai valori superiori, e in particolare alla carità, centro di tutta la vita cristiana[1].
La parola proviene dal greco ἄσκησις, áskēsis, "esercizio" o "allenamento".
La storia della Chiesa è costellata di figure di santi che furono grandi asceti: San Benedetto, a San Bernardo, san Francesco d'Assisi, santa Domenica, Santa Caterina da Siena, a Sant'Ignazio di Loyola[2], Santa Teresa d'Avila.
L'ascesi si fonda sul dogma, da cui trae luce e vitalità; poggia sulla morale e la sorpassa, portando l'uomo dall'osservanza della legge alla pratica dei consigli evangelici: povertà, castità, obbedienza; è la fase che precede il più alto grado di unione con il Dio (vita mistica).
Indice |
Fuori dal Cristianesimo
I Greci conoscevano un'ascesi fisica, l'atletica, e un'ascesi intellettuale e morale, come quella di cui parlano gli Stoici e i Neoplatonici; lo scopo era quello di liberare lo spirito dai vincoli delle passioni e delle cose materiali. Anche nel Buddismo troviamo forme simili di ascetica.
Nella Bibbia
L'ascesi cristiana è definito da Cristo stesso, che invita alla rinunzia, all'abnegazione, alla lotta per la conquista del cielo (cfr. Mt 16,24;Lc 13,22-30).
San Paolo cita spesso l'allenamento e la correzione come elementi essenziali della vita del credente (1Cor 9,24-25.27; 2Tim 2,3; cfr. anche Eb 12,11-13).
La sistemazione teologica
San Tommaso d'Aquino effettua un riassunto schematico, rimasto poi classico, di tutta l'ascesi cristiana. Secondo l'Aquinate[3] l'ascesi tende a rendere perfetto l'uomo nei rapporti con Dio; questa perfezione si matura per via di amore in tre fasi consecutive:
- quella dei principianti, che consiste nel distaccarsi dal peccato, reprimendo le passioni, specialmente la concupiscenza; qui s'inserisce l'esercizio della mortificazione del corpo e dei sensi (via purgativa);
- quella dei progredienti, ossia di coloro che avanzano nel bene con l'esercizio di tutte le virtù, sotto l'impulso e il dominio della carità (via luce);
- quella dei perfetti, propria di coloro che, avendo trionfato sul peccato, sono padroni di sé, tengono soggette le passioni, e quindi aderiscono a Dio col fervore della carità, e in Lui pregustano la felicità del Paradiso (via unitiva).
L'insegnamento del Magistero
La Costituzione Apostolica Paenitemini ("Pentitevi") di Paolo VI afferma la necessità dell'ascesi per un vero cammino di penitenza, cioè di conversione:
| « | La vera penitenza però non può prescindere, in nessun tempo, da una ascesi anche fisica: tutto il nostro essere, infatti, anima e corpo, anzi tutta la natura, anche gli animali senza ragione, come ricorda spesso la Sacra Scrittura[4], deve partecipare attivamente a questo atto religioso con cui la creatura riconosce la santità e maestà divina.
La necessità poi della mortificazione del corpo appare chiaramente se si considera la fragilità della nostra natura, nella quale, dopo il peccato di Adamo, la carne e lo spirito hanno desideri contrari tra loro[5]. Tale esercizio di mortificazione del corpo, ben lontano da ogni forma di stoicismo, non implica una condanna della carne, che il Figlio di Dio si è degnato di assumere[6]; anzi, la mortificazione mira alla "liberazione"[7] dell'uomo, che spesso si trova, a motivo della concupiscenza, quasi incatenato[8] dalla parte sensitiva del proprio essere; attraverso il "digiuno corporale" l'uomo riacquista vigore[9] e "la ferita inferta alla dignità della nostra natura dall'intemperanza, viene curata dalla medicina di una salutare astinenza"[10]. »
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| (Cap. II)
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La Costituzione Apostolica motiva con l'esempio di Cristo stesso[11] la necessità dell'ascesi.
Contro il pericolo di formalismo e fariseismo rimarca poi l'intimo rapporto che, nella penitenza, deve esserci sempre tra atto esterno e conversione interiore, preghiera e opere di carità.
La necessità dell'ascesi è rimarcata dal Catechismo della Chiesa Cattolica:
| « | Il cammino della perfezione passa attraverso la croce. Non c'è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale[12]. Il progresso spirituale comporta l'ascesi e la mortificazione, che gradatamente conducono a vivere nella pace e nella gioia delle beatitudine. »
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| (N. 2015)
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Nella vita ecclesiale
Il popolo cristiano vive l'ascesi in maniera comunitaria attraverso "i tempi di ascesi e di penitenza, che ci preparano alle feste liturgiche", e che ci fanno "acquisire il dominio sui nostri istinti e la libertà di cuore"[13]:
- tutti i venerdì dell'anno, ma soprattutto in quelli di Quaresima[14], i cristiani praticano l'astinenza dalle carni;
- il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo[15] si pratica il digiuno[16].
- ↑ Charles André Bernard (1983), p. 272.
- ↑ L'opera più conosciuta di Sant'Ignazio di Loyola, gli Esercizi spirituali, sono un mirabile trattato ascetico.
- ↑ Summa Theologiae, II-II, q. 24, a. 9.
- ↑ Cfr. Gio 3,7-8.
- ↑ Cfr. Gal 5,16-17; Rm 7,23.
- ↑ Cfr. Martyrologium Romanum, vigilia di Natale. Cfr. 1Tim 4,4-5; Fil 4,8. Cfr. Origene, Contra Celsum, 7.
- ↑ Cfr liturgia della Quaresima, passim.
- ↑ Cfr. Rm 7,23.
- ↑ Cfr. Messale Romano, Prefazio di Quaresima IV: "Con il digiuno quaresimale tu vinci le nostre passioni, elevi lo spirito, infondi la forza e doni il premio".
- ↑ Messale Romano (di San Pio V), Colletta della feria V dopo la I domenica di Passione.
- ↑ Cfr. A) Nel Nuovo Testamento: 1) le parole e l'esempio di Cristo: cfr. Mt 17,20; 5,29-30; 11,21-24; 3,4; 11,7-11; 4,2; Mc 1,13; Lc 4,1-2; 2) la testimonianza e l'insegnamento di Paolo: 1Cor 9,24-27; Gal 5,16; 2Cor 6,5; 11,27; 3) nella Chiesa delle origini: At 13,3; 14,22; ecc. B) Nei Padri: cfr. Didaché, 1,4: Funk, I, 2; Clemente Romano, 1 Cor 7, 4-8, 5: Funk, 1, 108-110; 2 Clemente, 16, 4: Funk, II, 204; Aristide, Apologia, 15, 9: Goospeed, Göttingen 1914, 21; Erma, Pastor, Sim. 5, 1, 3-5: Funk, I, 530; Tertulliano, De Paenitentia, 9: PL 1, 1243-1244; De Ieiunio, 17: PL 2, 978; Origene, Homiliae in Lev., Hom. 10, 2: PG 12, 628; Sant'Atanasio, De Virginitate, 6: PG 28, 257; 7, 8: PG 28, 260, 261; Basilio, Hom. 2, 5: PG 31, 192; Ambrogio, De Virginibus, 3, 2, 5: PL 16, 221; De Elia et Ieiunio, 2, 2; 3, 4; 8, 22; 10, 33: PL 14, 698, 708; Girolamo, Epist. 22, 17: PL 22,404; Epist. 130, 10: PL 22, 1115; Agostino, Sermo 208: PL 38, 1045; Epist. 211, 8: PL 33, 960; Cassiano, Collationes, 21, 13, 14, 17: PL 49, 1187; Nilo, De Octo Spiritibus malitiae, 1: PG 79, 1145; Diadoco di Fotice, Capita centum de perfectione spirituali, 47: PG 65, 1182; Leone Magno, Sermo 12, 4: PL 54, 171; Sermo, 86, 1: PL 54, 437-438; Sacramentario Leoniano, Praef. Temp. Autumni: PL 55, 112.
- ↑ Cfr. 2Tim 4.
- ↑ Catechismo della Chiesa Cattolica, 2043.
- ↑ La Chiesa formula un obbligo stretto solo durante la Quaresima: negli altri venerdì dell'anno l'astinenza dalle carni può essere sostituita da un'altra opera di [penitenza]] o di carità.
- ↑ Lodevolmente, il digiuno può essere prolungato anche al Sabato Santo.
- ↑ Non ne sono tenuti i ragazzi sotto i 14 anni e gli anziani sopra i 60, né quanti sono infermi o svolgono lavori persanti.
- Charles André Bernard, Teologia spirituale, Edizioni Paoline, Roma 1983, ISBN 9788821545627, p. 272-278
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