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Lettera agli Ebrei
Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
La Lettera agli Ebrei, normalmente abbreviato in Eb, è un testo del Nuovo Testamento. Esalta il sacrificio di Gesù, considerato il vero sommo sacerdote della Nuova Alleanza.
Nelle Bibbie moderne si trova dopo le lettere di San Paolo e prima delle lettere cattoliche.
Indice |
Autore
È scritta in greco ed è di autore anonimo. Per secoli è stata attribuita a San Paolo, ma la critica moderna l'attribuisce a un diverso scrittore giudeo-cristiano, forse Apollo, considerandola redatta forse poco prima dell'anno 70.
Non è un apostolo, ma probabilmente un credente di seconda o terza generazione (cfr. 2,3); ha una profonda conoscenza degli elementi della fede, ed è in grado di proporre un discorso più profondo (cfr. 5,11; si propone di scrivere una "parola di esortazione" (λόγου τῆς παρακλήσεως, lógou tēs paracléseos, 13,22).
Destinatari
Sono credenti da lungo tempo (5,12), ma non hanno più l'entusiasmo iniziale (10,24-25; 12,12-13; l'autore è particolarmente duro nel riprenderli (2,1-4): quelli che sono caduti sono irrecuperabili: "è impossibile rinnovarli una seconda volta" (6,4-6; cfr. anche 10,26-31). Forse si tratta di credenti tornati all'ebraismo[1].
Genere letterario
Difficilmente può essere definita una vera e propria lettera: tutte le lettere hanno mittente, destinatario e saluti[2]; qui non ci sono, anche se c'è un bellissimo inizio; solo al capitolo 13 troviamo i saluti finali.
Molti esegeti ipotizzano che sia un'omelia riguardante la fede; il genere dell'omelia presuppone uno che parla e altri che ascoltano.
Il titolo agli Ebrei non è presente nel testo: esso è stato elaborato in ragione del fatto che lo scritto appare destinato a fedeli provenienti dal giudaismo.
Struttura
È composta da cinque parti precedute da un prologo e seguite da un augurio
- Prologo (1,1-4)
- Esposizione generale cristologica (1,5-2,18)
- Prima esposizione sul sacerdozio di Cristo: aspetti fondamentali (3,1-5,10)
- Sommo sacerdote degno di fede, perché Figlio di Dio (3,1-6)
- Esortazione contro la mancanza di fede (3,7-4,14
- Sommo sacerdote misericordioso, perché solidale con gli uomini (4,15-5,10)
- Sommo sacerdote degno di fede, perché Figlio di Dio (3,1-6)
- Seconda esposizione sul sacerdozio di Cristo: aspetti specifici (5,11-10,39)
- Adesione a Cristo, fede perseverante (11,1-12,13)
- Esempi antichi di fede (11,1-40)
- Esortazione alla perseveranza (12,1-13)
- Esortazione alla carità e santità (12,14-13,19)
- Esempi antichi di fede (11,1-40)
- Augurio conclusivo (13,20-24)
Particolarità letterarie
Lo scritto è particolarmente curato, opera sicuramente di una persona dotata degli strumenti letterari del tempo e che lavora ordinatamente.
L'autore si rivolge ai suoi ascoltatori con il "voi" per 51 volte, ed usa il "noi" 49 volte, includendosi tra coloro che hanno ascoltato la parola (2,3).
Viene usato il meccanismo letterario dell'inclusione (7,1-10) e delle parole gancio (2,17; 3,1. "sommo sacerdote").
- ↑ Anche San Paolo fa ai Galati un rimprovero simile (3,1-5; 5,2-4), e sostiene che praticare la circoncisione dopo aver vissuto la fede non giova a nulla (5,2-4).
- ↑ Così le lettere di San Paolo.
- Testo greco da wikisource
- Traduzione italiana (CEI 2008)
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