Abbazia dei Santi Felice e Mauro in Val di Narco (Sant'Anatolia di Narco)

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Abbazia dei Santi Felice e Mauro
in Val di Narco
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
S.AnatoliaNarco Abb.SS.Felice+Mauro complesso.png
Abbazia dei Santi Felice e Mauro in Val di Narco, chiesa e complesso monastico
Altre denominazioni
Stato bandiera Italia
Regione Flag of Umbria.svg Umbria


Regione ecclesiastica Umbria

Provincia Perugia
Comune Sant'Anatolia di Narco
Località Castel San Felice
Diocesi Spoleto-Norcia
Religione Cattolica
Indirizzo Località Castel San Felice
06040 Sant'Anatolia di Narco (PG)
Telefono +39 0743 613427
Fax +39 0743 613420
Posta elettronica info@abbazia.net
Sito web

Sito ufficiale

Sito web 2
Proprietà
Oggetto tipo Abbazia
Oggetto qualificazione
Dedicazione Santi Felice e Mauro
Vescovo
Sigla Ordine qualificante O.S.B.
Sigla Ordine reggente O.S.B.
Fondatore Santi Felice e Mauro
Data fondazione V secolo
Architetto


Stile architettonico Romanico
Inizio della costruzione VI secolo
Completamento XIII secolo
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di inaugurazione
Inaugurato da
Data di consacrazione
Consacrato da
Titolo
Strutture preesistenti
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore
Datazione scavi
Scavi condotti da
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
42°44′31″N 12°50′29″E / 42.741816, 12.841490 Flag of Umbria.svg Umbria
Mappa di localizzazione New: Umbria
Abbazia dei Santi Felice e Mauro
Abbazia dei Santi Felice e Mauro
Perugia
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Terni
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Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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L'Abbazia dei Santi Felice e Mauro in Val di Narco è un complesso monumentale che ospitò un monastero benedettino, situato nel territorio del comune di Sant'Anatolia di Narco (Perugia), a circa 15 km da Spoleto, lungo le rive del fiume Nera.

Storia

Abbazia dei Santi Felice e Mauro in Val di Narco, complesso monastico

Nel V secolo, in Valnerina giunsero alcuni monaci, che perseguivano l'ascetismo contemplativo degli eremiti, provenienti in maggior parte dalla Siria a seguito delle dure persecuzioni e delle lotte connesse ai grandi concili orientali. Tra essi vi erano: Mauro e suo figlio Felice, i quali edificarono un eremo in prossimità del fiume Nera. Secondo alcune fonti leggendarie, la gente del posto chiese loro di essere liberata da un drago che con il suo fiato maleodorante appestava l'aria e non gli permetteva più di vivere nella valle; i due si armarono di un'ascia e di un bastone: Felice affrontò l'orribile mostro e lo uccise, mentre Mauro piantò in terra il bastone dal quale subito germogliarono le foglie.

Nel mito dell'uccisione del drago si cela quasi sicuramente la bonifica della valle che le esondazioni del Nera rendevano malsana e alla quale molto probabilmente contribuirono i monaci siriaci con le loro cognizioni sulla derivazione e il tracciamento dei corsi d’acqua.

In base alle fonti, san Felice morì nel 535, e il suo corpo venne deposto dal padre in un oratorio, che venne in seguito dedicato a lui. Più tardi, altri eremiti andarono a vivere con san Mauro nell'eremo, che divenne un monastero benedettino, dove egli stesso morì nel 555 ed il suo corpo fu sepolto nello stesso luogo di quello del figlio. Attualmente i loro resti sono conservati in un sarcofago in pietra, protetto da una grata di ferro, nella cripta della chiesa.

L'abbazia come insediamento benedettino ebbe breve durata perché, già tra il 1254 ed il 1257, la chiesa era retta da un priore che era anche canonico del Duomo di Spoleto.

Nel 1535, il complesso monastico e le sue pertinenze furono concesse da papa Clemente VII (1523 - 1534) in commenda alla famiglia spoletina dei Lauri, che lo esercitò fino al XVIII secolo, quando si estinse il ramo maschile della famiglia. Passata al clero secolare vennero insediati dei priori, i quali avevano la supremazia sugli altri parroci della zona.

Va ricordato che nel 1530, si eseguirono radicali interventi di restauro ad opera di Giacomo Lauri e durante il periodo barocco l'interno fu ricoperto da stucchi, che vennero rimossi nel 1922 ripristinando così l'originale aspetto romanico dell'abbazia. L'ultimo restauro è stato effettuato in occasione del Giubileo del 2000 ed ha interessato il monastero annesso.

Descrizione

L'abbazia si articola in quattro corpi di fabbrica disposti a corti con la chiesa, dalla parte dell'abside, adiacente al dormitorio e alla sala capitolare mentre presso la facciata è unita la foresteria e il magazzino, chiude il tutto il refettorio.

Chiesa

La chiesa, ricostruita nel 1194 dai monaci benedettini sopra l'antico sito monastico risalente al periodo del Ducato longobardo di Spoleto (570 - 1198), rappresenta uno degli esempi migliori dell'architettura romanica locale.

Esterno

La facciata, in conci di pietra locale (calcare bianco), è divisa in tre ordini:

  • Nel registro inferiore, si apre il portale a duplice rincasso con arco a tutto sesto e lunetta, che tuttavia ha perso la decorazione originaria.
  • Nell'ordine mediano, delimitato da due lesene con capitelli corinzi, sono presenti: un rosone a due ordini di colonne, iscritto in un quadrato con agli angoli i Simboli degli Evangelisti; due bifore con colonna tortile sono disposte simmetricamente ai lati del rosone. Inoltre, alla base del rosone si trova un fregio marmoreo ad altorilievo, che raffigurano Storie dei santi Felice e Mauro (da destra):
Chiesa abbaziale, facciata, rosone e fregio con Storie dei santi Felice e Mauro (XII secolo)
    • San Felice resuscita il figlio di una vedova;
    • L'angelo guida i santi Felice e Mauro;
    • San Felice uccide il drago.
  • Il timpano, demarcato da un cornicione a dentelli, è separato da quello inferiore con una cornice marcapiano ad archetti pensili; nella cuspide, è rappresentato:

Interno

L'interno della chiesa, a navata unica con tetto a capriate, presenta un presbiterio sopraelevato, al di sotto del quale si apre la cripta, e limitato da due transenne a decorazione musiva; nell'abside semicircolare, si nota un interessante dipinto murale:

Ambito umbro, Adorazione dei Magi (prima metà del XV secolo), affresco

Alle pareti laterali vi sono alcuni dipinti murali, ad affresco, databili al XV secolo, raffiguranti:

  • a sinistra, Adorazione dei Magi (prima metà del XV secolo);
  • a destra,
    • San Michele Arcangelo: il santo è presentato con in una mano la bilancia della giustizia divina e nell'altra la lancia per trafiggere il drago demoniaco;
    • San Felice uccide il drago: il dipinto ha un'iscrizione ormai quasi illeggibile:
« Hoc opus fecit fieri prior de denarris cuiusdam mulieris de Rocchecta, 1467 »

Nella cripta, a due absidi con volte a crociera sorrette da unica colonna centrale di recupero romana, è collocato il sarcofago, in pietra rosata, contenente i resti dei santi Felice e Mauro.

Monastero

Poco rimane del complesso monastico, che certo dovette essere imponente ed articolato, comprensivo anche di uno scriptorium dove esperti amanuensi trascrissero pregevoli codici minati conservati ora presso la Biblioteca capitolare di Spoleto.

Note
Bibliografia
  • Gustavo Cuccini, Antonio Giorgi, Monaci ed eremiti in Umbria, col. "Umbria mistica", Editore La Voce, Perugia 2000, pp. 22 - 26 ISBN 9788890037535
  • Francesco Guarino e Alberto Melelli, Abbazie benedettine in Umbria, Editore Quattroemme, Perugia 2008, pp. 139 - 141 ISBN 9788889398425
  • Mario Sensi (a cura di), Itinerari del sacro in Umbria, Editore Octavo, Perugia 1998, pp. 153 - 154
  • Touring Club Italiano (a cura di), Umbria, col. "Guide Rosse", Editore Touring, Milano 2002, p. 454 ISBN 9788836525423
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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