Visita e adorazione dei Magi

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Questa voce tratta del brano evangelico della visita e adorazione dei magi.
⇒  Per l'approfondimento dei singoli aspetti del racconto e dell'episodio vedi Magi, Stella di Betlemme, Erode il Grande, Betlemme, Epifania, Epifania del Signore, Adorazione dei Magi (arte) e tutte le opere d'arte sui Magi.
Visita e adorazione dei Magi
Adorazione dei magi (Perugino).jpg
Pietro Perugino, Adorazione dei Magi (1470 - 1473 ca.), olio su tavola; Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria]]
Conosciuta anche come:
'
Passo biblico Mt 2,1-12
Matteo
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Marco
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Luca
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Giovanni
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Insegnamento - Messaggio teologico
Origine davidica di Gesù, manifestazione di Cristo ai popoli.
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L'epifania è la manifestazione di Gesù come Messia d'Israele, Figlio di Dio e Salvatore del mondo. Insieme con il battesimo di Gesù nel Giordano e con le nozze di Cana,[1] essa celebra l'adorazione di Gesù da parte dei "magi" venuti dall'oriente (cfr. Mt 2,1). In questi "magi", che rappresentano le religioni pagane circostanti, il Vangelo vede le primizie delle nazioni che nell'incarnazione accolgono la Buona Novella della salvezza. La venuta dei magi a Gerusalemme per adorare il re dei Giudei (cfr. Mt 2,2) mostra che essi, alla luce messianica della stella di Davide (cfr. Nm 24,17; Ap 22,16), cercano in Israele colui che sarà il re delle nazioni (cfr. Nm 24,17-19). La loro venuta sta a significare che i pagani non possono riconoscere Gesù e adorarlo come Figlio di Dio e Salvatore del mondo se non volgendosi ai Giudei(cfr. Gv 4,22) e ricevendo da loro la Promessa messianica quale è contenuta nell'Antico Testamento (cfr. Mt 2,4-6). L'epifania manifesta che "la grande massa delle genti" entra nella famiglia dei patriarchi[2] e ottiene la "dignità Israelitica".[3]
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Il testo evangelico

« 1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo". 3All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

6E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda:
da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo, Israele".

7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo".

9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. »

L'episodio biblico della Visita e adorazione dei Magi è riportato in Mt 2,1-12 ed è proprio di questo Vangelo.

Nel piano di Matteo preannuncia l'adesione dei pagani alla manifestazione del Messia.

Contesto

Nel suo primo capitolo l'evangelista ha dimostrato come Gesù appartenesse alla discendenza di Davide; ciò era un requisito necessario per garantirne la messianicità. In questo racconto prova anche la sua origine a Betlemme, secondo le profezie, nonostante fosse comunemente ritenuto originario di Nazaret.

Il c. 2 è articolato in quattro episodi:

Gli episodi seguenti il primo sono connessi con la venuta dei magi, che provoca la decisione di Erode di far uccidere i bambini di Betlemme, per cui la Sacra Famiglia deve fuggire in Egitto, e di là ritornare poi quando terminano le condizioni di pericolo.

Il complesso del capitolo presenta Gesù nel suo ingresso nel mondo alla maniera del Servo di YHWH, perseguitato e respinto[4]: fin dall'inizio egli deve svolgere la sua missione tra innumerevoli ostacoli. Nel capitolo si profila il rifiuto del Messia da parte del popolo d'Israele e la conversione dei pagani, rappresentati dai magi.

Il racconto risente della situazione della Chiesa intorno agli anni 80: i giudeo-cristiani venivano ormai considerati ufficialmente eretici e perciò scomunicati; le persecuzioni verso la Chiesa e l'aggregazione di numerosi pagani alla comunità cristiana avevano avuto un significativo preludio nell'infanzia di Gesù stesso.

Messaggio

Con questo episodio l'evangelista Matteo ribadisce ancora l'origine davidica di Gesù (cfr. vv. 5-6), ed evoca la profezia di Is 60,1-9, che descrive il gioioso pellegrinaggio delle nazioni verso Gerusalemme per inebriarsi della luce divina. Sullo sfondo c'è anche il Sal 72[71],10-11.15.

Il brano si polarizza intorno ai due centri sacri del giudaismo:

I magi domandano del "re dei giudei" (v. 2): appare chiaro dal testo che vogliono rendere omaggio alla sua regalità. Tuttavia l'evangelista intende orientare il lettore al riconoscimento della divinità di Cristo da parte dei rappresentanti dei futuri convertiti dal paganesimo[5]. Matteo ha riletto in chiave cristologica l'episodio, e ne ha fatto un'autentica manifestazione del Messia, ispirandosi, a livello letterario, al viaggio della regina di Saba da Salomone (1Re 10,1-13), ovvero, in ambito extrabiblico, ai viaggi sensazionali della regina di Adiabene a Gerusalemme nel 44 d.C. e del re di Armenia Tiridate a Roma nel 66 d.C.; quest'ultimo rese omaggio a Nerone come a un dio[6].

Note esegetiche

v. 1   Il brano presenta fin dall'inizio i protagonisti:
  alcuni Magi I Magi (il termine compare anche, più avanti, al v. 7) sono personaggi misteriosi, dei quali non si conosce né il numero, né la professione. L'evangelista Matteo li circonda di grande venerazione, ma non ne fa dei re, nonostante descriva la loro venuta alla luce del Sal 72[71] che prediceva la venuta dei re dall'Oriente per venerare il Messia.
  Erode L'Erode (il nome ricompare nei vv. 3.7.12) di cui si parla è Erode il Grande, che regnò sulla Palestina dal 37 a.C. al 4 a.C.[4] come tiranno crudele, spietato anche verso i suoi familiari.
    Lo stesso versetto fornisce varie indicazioni di luogo significative:
  Betlemme Betlemme (il toponimo compare anche nei vv. 5.6.8) è la patria del grande re Davide, a pochi chilometri da Gerusalemme. Il racconto fa pensare che Giuseppe e Maria risiedessero nella cittadina, in una casa (v. 11)[7]. Al di fuori dei Vangeli non si hanno altre menzioni della nascita di Gesù a Betlemme[8].
  dall'Oriente È dall'Oriente che provengono i Magi; il termine Oriente potrebbe evocare la Persia, oppure Babilonia, ovvero l'Arabia, o ancora il deserto della Siria o la Transgiordania, ma al di là dell'incertezza del riferimento geografico prevale nel brano l'aspetto evocativo[4], come allusione alla conversione dei pagani: Gesù appare così come il "figlio di Abramo" alla cui mensa sarebbero accorsi dall'Oriente e dall'Occidente (Mt 8,11).
  a Gerusalemme I Magi compaiono a Gerusalemme (menzionata ancora al v. 3), la città che detiene quella rivelazione dell'Antico Testamento che ai Magi non è accessibile; tuttavia i giudei, nonostante il possesso delle Scritture, non seguono i Magi per rendere omaggio al Messia.
v. 2 una stella Compare la stella (il vocabolo ricompare poi anche ai vv. 7.9.10). Nel corso della storia della Chiesa sono state formulate varie ipotesi di associazione con un preciso fenomeno astronomico:

Sembra però difficile associare la stella del brano con tali fenomeni[6], anche perché risulta paradossale il movimento della stella da Gerusalemme verso Betlemme, cioè da nord verso sud. Risulta pertanto non giustificata la dizione "stella cometa" per la stella di Betlemme. Il significato dell'astro va cercato piuttosto in chiave simbolica: l'evangelista allude alla "stella di Giacobbe" predetta da Balaam, profeta pagano che proveniva anch'egli dall'Oriente: "Una stella spunta da Giacobbe, e uno scettro sorge da Israele" (Nm 24,17); in tale profezia la stella è associata al simbolo regale dello scettro.

  per adorare Il verbo greco è proskynéin, che significa "adorare", "rendere omaggio", "prostrarsi".
v. 3-4 Il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme La storia conferma l'ossessione maniacale di Erode, che sospettava complotti contro di lui anche da parte dei familiari. Ciò rende spiegabile il turbamento di tutta Gerusalemme[6]. Matteo sottelinea la complicità della maggioranza dei giudei nel rifiuto del Messia.

La riunione dei capi dei sacerdoti e degli scribi del popolo prelude ad altre riunioni dei rappresentanti del popolo, cioè del sinedrio, per la condanna a morte di Gesù (Mt 26,3.57): questi verrà giustiziato con l'accusa di essersi proclamato "re dei giudei", e l'evangelista anticiperebbe in questo episodio il motivo che renderà patente nel processo di Gesù. Gerusalemme appare da subito la città che uccide i profeti, nemica di Cristo (cfr. Mt 23,37).

v. 6 E tu, Betlemme, ... Viene citato Mi 5,1; la citazione viene adattata dall'evangelista alla sua rilettura cristologica: Betlemme non è più "la più piccola" cittadina fra i capoluoghi di Giuda, come recitava il testo di Michea: la nascita di Gesù la rende un luogo privilegiato della storia della salvezza.

L'evangelista Matteo ama presentare il compimento delle profezie dell'Antico Testamento[9].

v. 10-11   La riapparizione della stella riempie di gioia i magi, quasi anticipando il loro tripudio per l'imminente incontro con il Messia.
  oro, incenso e mirra I doni dei magi rievocano la pacifica invasione della nuova Gerusalemme da parte degli abitanti di Madian e di Efa con i loro cammelli e dromedari (Is 60,6), e la venuta dei re di Tarsis e delle isole, dell'Arabia e di Saba, che offriranno tributi al Messia e si prostreranno davanti a lui (Sal 72[71],10-11). Probabilmente è stata l'influenza di quest'ultimo passo dell'Antico Testamento a portare la tradizione (tardiva, VI secolo) a considerare i magi come re.

I Padri della Chiesa hanno ravvisato nei tre doni un senso simbolico:

  • l'oro: la regalità di Gesù;
  • l'incenso: la sua divinità;
  • la mirra: la sua umanità sofferente.

Storicità

La storicità di questo racconto è molto contestata dagli esegeti, per l'alone di mistero che pervade il racconto[4].

La critica liberale dei Vangeli si è accanita in particolare contro l'autenticità dell'informazione della nascita di Gesù a Betlemme. Secondo questi critici la nascita a Betlemme sarebbe stata inventata per confermare l'origine davidica di Gesù e nello stesso tempo eliminare la causa di disprezzo da parte dei giudei, che lo credevano originario di Nazaret. A tale ipotesi si risponde che il dato è riportato da entrambe le fonti sull'infanzia di Gesù (Mt 1-2 e Lc 1-2), e che l'indipendenza delle due fonti nonché le notevoli divergenze delle due tradizioni che stanno alla base dei due racconti sono sufficienti a dimostrare l'attendibilità del dato[4].

Tuttavia, al di là di tutte le ipotesi, la tradizione di un fatto reale sembra essere la fonte più probabile[10].

Note
  1. Cfr. Solennità dell'Epifania del Signore, Antifona al "Magnificat" dei II Vespri: Liturgia delle Ore, v. 1 (Libreria Editrice Vaticana, 1981) p. 551.
  2. Cfr. San Leone Magno, Sermo 33, 3: CCL 138, 173 (PL 54, 242).
  3. Veglia pasquale, Orazione dopo la terza lettura: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 171.
  4. 4,0 4,1 4,2 4,3 4,4 Angelico Poppi (1990) 66.
  5. Angelico Poppi (1990, 67) fa notare che "sembra [..] inversosimile che il mistero della persona divina di Gesù sia stato manifestato ai magi prima che agli Apostoli", i quali tra l'altro sono stati "preparati lentamente e pedagogicamente a questa sublime rivelazione".
  6. 6,0 6,1 6,2 Angelico Poppi (1990) 67.
  7. Il Vangelo secondo Luca (2,4-5) ne fa invece degli ospiti occasionali in ragione del censimento indetto dall'imperatore romano.
  8. Il Vangelo secondo Giovanni sembra addirittura escluderlo (1,45-46; 7,41-42), ma forse si tratta di una sottile ironia, come sottolinea Angelico Poppi (1990) 66.
  9. Nei soli c. 1-2 di Mt sono presenti quattro di tali compimenti; oltre al presente abbiamo: Molti altri si trovano nel seguito del primo Vangelo: 3,3; 4,15-16; 8,17; 11,10; 12,18-21; 13,14-15.35; 15,8-9; 21,5.16.42; 23,39; 26,31.64.
  10. René Laurentin (1985) 487, ripreso da Angelico Poppi (1990) 66.
Bibliografia
Voci correlate
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 6 gennaio 2014 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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