Abbazia di Santa Croce in Sassovivo (Foligno)

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Abbazia di Santa Croce in Sassovivo
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Folilgno AbbaziaS.CroceSassovivo 1070ca..jpg
Abbazia di Santa Croce in Sassovivo, complesso monastico
Altre denominazioni Abbazia di Sassovivo
Stato bandiera Italia
Regione Flag of Umbria.svg Umbria


Regione ecclesiastica Umbria

Provincia Perugia
Comune Foligno
Località Sassovivo
Diocesi Foligno
Religione Cattolica
Indirizzo Località Sassovivo
06034 Foligno (PG)
Telefono +39 0742 340499
Fax +39 0742 350775
Posta elettronica piccolifratelli@jesuscaritas.it
Sito web

Sito ufficiale

Sito web 2
Proprietà Stato italiano, Diocesi di Foligno, famiglia Clarici
Oggetto tipo Abbazia
Oggetto qualificazione benedettina
Dedicazione Santa Croce
Vescovo
Sigla Ordine qualificante O.S.B.
Sigla Ordine reggente P.F.J.
Fondatore Beato Mainardo
Data fondazione 1082 ca.
Architetto


Stile architettonico Romanico
Inizio della costruzione 1085
Completamento
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di inaugurazione
Inaugurato da
Data di consacrazione
Consacrato da
Titolo
Strutture preesistenti Residenza fortificata dei Monaldi
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore
Datazione scavi
Scavi condotti da
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine 520 m s.l.m.
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
42°57′24″N 12°45′43″E / 42.956667, 12.761944 Flag of Umbria.svg Umbria
Mappa di localizzazione New: Umbria
Abbazia di S. Croce
Abbazia di S. Croce
Perugia
Perugia
Terni
Terni
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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Scheda UNESCO
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L'Abbazia di Santa Croce in Sassovivo, detta anche Abbazia di Sassovivo, è un complesso monumentale che ospitò un monastero benedettino, situato a circa 6 km da Foligno (Perugia), alle pendici del monte Serrone. Isolata su uno sperone di roccia e circondata da una lecceta secolare, si trova in posizione panoramica sulla sottostante Valle Umbra.

Storia

Abbazia di Santa Croce in Sassovivo (spaccato prospettico)[1].

Dalla fondazione del Trecento

L'abbazia venne costruita su una preesistente insediamento fortificato appartenete alla famiglia longobarda dei Monaldi, che costituiva il ramo folignate del casato degli Attoni Alberici, successivamente Atti, conti di Uppello, sin dalla seconda metà del X secolo.

Le fonti storiche testimoniano che nell'ultimo quarto dell'XI secolo iniziò l'esperienza eremitica del beato Mainardo (†1096), monaco proveniente presumibilmente dall'Abbazia di Santa Maria di Sitria, alle pendici del monte Catria, il quale durante il suo cammino spirituale aveva abbracciato la Regola benedettina e si era ritirato in località Santa Maria del Vecchio (poi Cappella del beato Alano), posta a trecento metri dalla rocca di Sassovivo: è proprio in questo sito, che intorno al 1082 nacque la Congregazione benedettina di Sassovivo con costituzioni simili alle fondazioni romualdine con un unico superiore a cui faceva capo sia la comunità monastica, come quella eremitica.

L'esperienza religiosa trovò nella famiglia degli Atti sostenitori talmente convinti da spingere il conte Ugolino di Uppello a stipulare nel 1085 un accordo di reciprocità con gli eremiti, così che maturò il trasferimento della comunità monastica da Santa Maria del Vecchio alla rocca che da quel momento prese il nome di Santa Croce di Sassovivo. Non è da escludere che la fondazione del cenobio fosse dovuta, oltre che a motivi religiosi, anche motivi politici, volendo i conti di Uppello contrastare la crescita del Comune di Foligno, tanto che si è indotti a pensare che le ricche donazioni fatte da costoro al beato Mainardo fossero indirizzate a tale scopo. Molti degli abati, infatti, appartennero a questa ricca e potente famiglia.

Centro di alta spiritualità dalla sua istituzione al periodo napoleonico, era considerato dopo Montecassino e Subiaco il più importante monastero dell'Ordine benedettino.

La sua fondazione coincide con il pontificato di Gregorio VII (1073-1085) e acquistò ancor più vigore al tempo di Urbano VI (1088-1099) e Pasquale II (1099-1118).

L'abbazia gestì, nel periodo di massimo sviluppo (XII - XIV secolo) un notevole patrimonio tra Marche, Umbria e Lazio, messo insieme anche grazie alle numerose donazioni e attribuzioni di territorio, tanto che i suoi possedimenti si estendevano da Foligno, a Perugia, a Spoleto, a Orvieto, a Bagnoregio fino a Camerino e persino a Roma.[2]

Il monastero, già nel 1138, era molto ricco e aveva ampli possedimenti. Inoltre, aveva una gestione amministrativa indipendente che, riconosciuta dal papato, la poneva al di fuori della giurisdizione vescovile e la esentava del pagamento delle tasse ai Comuni. Secondo le fonti nel XIV secolo dipendevano dall'Abbazia:

  • 18 monasteri abbaziali,
  • 63 monasteri priorali
  • 41 chiese rettorie,
  • 7 ospedali.

Dal Quattrocento a oggi

Lo stato di autonomia del cenobio durò sino al 1467, quando il papa Paolo II (1464-1471) dispose la commenda e il vasto patrimonio abbaziale, già parzialmente disgregato per varie circostanze, finì per disperdersi definitivamente.

Nel 1484 Innocenzo VIII (1484-1492) soppresse la congregazione, istituita dal beato Mainardo, e affidò l'abbazia ai monaci benedettini olivetani che ivi rimasero sino alla soppressione napoleonica (1810).

I monaci reintegrati nel 1814 vi rimasero fino al 1860, quando con la fine dello Stato pontificio, l'abbazia fu soppressa definitivamente e i suoi possedimenti vennero divisi tra Demanio pubblico, mensa vescovile e la famiglia Clarici di Foligno, che tuttora ne sono i proprietari per le relative quote.

Nel Secondo dopoguerra, il complesso ritornò all'uso residenziale, come sede estiva del seminario diocesano e, dal 1951 al 1957, ha accolto un piccolo gruppo di monaci benedettini cechi, guidati da padre Cirillo Stavel, fuggiti da Praga.

Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta furono intrapresi profondi e complessi lavori di restauro e consolidamento che si protrassero fino agli anni Novanta.

Nel 1979, il vescovo di Foligno, Giovanni Benedetti (19172017), ha assegnato l'abbazia ai Piccoli Fratelli di Jesus Caritas del beato Charles de Foucauld (1858-1916) e alle Piccole Sorelle di Gesù della stessa comunità (queste ultime, però, si sono successivamente trasferite). Attualmente a Sassovivo ha sede il priorato generale della comunità.

Nel sagrato della chiesa dal 2014 al 2017[3] si sono svolte sistematiche indagini archeologiche che hanno permesso di individuare i resti della facciata originaria della chiesa costituita da un muro in conci squadrati di calcare e hanno permesso di stabilire che la chiesa romanica, databile al XII secolo inoltrato, era ad unica navata, con abside a sud est ed era lunga ben 27,50. e un'imponente struttura a pianta rettangolare, in blocchi di pietra calcarea, che venne addossata alla facciata nel XIII secolo. Inoltre, durante le medesime ricerche è stata individuata un'interessante fornace fusoria[4] per la realizzazione di campane, forse quelle per la chiesa di XIII secolo,[5] e un'area funeraria con deposizioni, sia di adulti che di bambini, databili tra il XIV e il XV secolo.[6]

Descrizione

Il complesso è attualmente costituito da vari corpi di fabbrica, dei quali si evidenziano:

Chiesa

La chiesa, a navata unica con abside semicircolare e coperta a volta a botte, fu ricostruita nel 1851, dopo il devastante terremoto del 1832, ed è stata nuovamente restaurata dopo i gravi danni causati dal sisma del settembre 1997. All'interno presenta resti di dipinti murali ad affresco del XV secolo, oltre ad una pala d'altare raffigurante:

Monastero

Chiostro

Il monastero, severo e piuttosto semplice, si articola intorno al chiostro, splendido monumento di architettura e scultura romanica, commissionato dall'abate Angelo al marmoraro romano Pietro de Maria e realizzato nel 1229. È a pianta quadrangolare, in marmo bianco, composto di 128 colonnine binate e a spirale, le quali sorreggono 58 archi a tutto sesto, sormontato da una trabeazione classica con fascia di marmi policromi a due listelli, ornati di mosaici di smalti e oro. Nel 1314 l'abate Filippo Bigazzini, come ricorda l'iscrizione, fece sopraelevare il lato settentrionale del chiostro che venne anche decorato con colonnine e archetti in terracotta.

Il loggiato gira intorno a uno spazio libero sistemato, al centro del quale è collocata:

  • Cisterna marmorea costruita nel 1340 e rimaneggiata nel 1623, quando venne aggiunta l'attuale vera di pozzo.

Nel lato orientale del chiostro, inoltre, si conserva:

Altri ambienti

Giovanni di Corraduccio, Scena di battaglia (prima metà del XV secolo), affresco monocromo

Di particolare interesse storico-artistico:

Cripta di San Marone

La cripta, ricavata in uno degli ambienti monastici restaurati a seguito del sisma del 1997, è stata dedicata nel 2001 a san Marone, eremita siro-libanese, vissuto nel IV secolo, fondatore della chiesa maronita, in memoria della presenza nel monastero di una preziosa reliquia custodita qui per secoli e meta di molti pellegrini proveniente dall'Oriente. Infatti, secondo Ludovico Jacobilli (15981664), presbitero e storico, Michele degli Atti, conte di Uppello e feudatario di Sassovivo, di ritorno dalla prima crociata (1098), portò con sé il teschio del Santo e lo donò ai monaci dell'Abbazia. La preziosa reliquia fu successivamente conservata nella Cattedrale di San Feliciano di Foligno. [7] [8]

Cappella del beato Alano

A breve distanza dall'abbazia, si raggiunge una seconda loggia, costruita nel 1442, riutilizzando alcune strutture di epoca medievale collocate a protezione di una cripta dell'XI secolo, detta Cappella del beato Alano da Vienna, residuo di Santa Maria della Valle (o del Vecchio), che fu il primo nucleo di Sassovivo. La cripta, riscoperta da pochi anni, venne ricavata da antichi locali venuti alla luce durante i lavori di restauro seguenti il sisma del 1997.

Galleria fotografica

Note
  1. Disegno realizzato da Fabricamus Srl - Società di architettura e ingegneria, Via Andrea Vici n. 20 - 06034 Foligno (PG) sito web.
  2. Nelle dipendenze dell'abbazia vi era anche la Complesso monastico dei Santi Quattro Coronati di Roma.
  3. Scheda sugli scavi archeologici all'Abbazia nel sito "I Luoghi del Silenzio" su iluoghidelsilenzio.it. URL consultato il 04-06-2020
  4. Nel Medioevo le campane venivano fuse all'interno della fabbrica degli edifici di culto sia per ragioni logistiche di trasporto sia perché nel corso delle operazioni di preparazione che prevedevano la colatura del bronzo liquido, per secoli considerato legato alle forze del male, questo venisse consacrato e, attraverso il rito religioso che accompagnava il suo passaggio dallo stato liquido a quello solido, divenisse l'oggetto liturgico capace di richiamare i fedeli, di scandire gli appuntamenti e di allontanare il maligno. Al rito assisteva, insieme alle autorità politiche, religiose e al committente, anche la popolazione del luogo.
  5. Il ritrovamento della fornace per campane fa supporre la presenza di un campanile medievale, di cui fino ad ora non è stata individuata alcuna traccia.
  6. La presenza tra gli inumati di adulti e di bambini di entrambi i sessi, conferma la funzione di cura animarum svolta dal monastero, tra il XIV e il XVI secolo, per una parte sicuramente ristretta e presumibilmente elitaria, della popolazione folignate, che dovette scegliere questo luogo per motivi devozionali, per rapporti parentali con religiosi che vivevano all'interno dell’abbazia e/o anche per rapporti clientelari.
  7. Umbria, Abbazia di Sassovivo: l'antico complesso benedettino testimone di pace: san Marone restituito alle montagne siro-libanesi su turismoitalianews.it. 26-03-2016. URL consultato il 20-11-2015
  8. Nel 1998, in accordo con il patriarca maronita Sfeir, le autorità religiose e civili italiane, il Ministero dei Beni Culturali hanno dato il permesso di riprendere la reliquia, che fu collocata in un nuovo reliquiario a busto, in bronzo, donato dal vescovo di Foligno Arduino Bertoldo e nell'anno 2000 fu riportata nel Monastero di Kfarhy, nelle montagne siro-libanesi, da dove era stata prelevata dieci secoli prima.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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