Discesa agli inferi (icona)

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Icona della discesa di Cristo agli inferi
Virgolette aperte.png
Tu sei disceso sulla terra per salvare Adamo, e non trovandolo sulla terra, o Signore, sei andato a cercarlo fin nell'inferno.
Virgolette chiuse.png

L'Icona della discesa di Cristo agli inferi rappresenta la vittoria di Cristo sulla morte: le porte degli Inferi sono rappresentate fracassate sotto ai suoi piedi, e il Salvatore trae Adamo ed Eva dalla tomba. Sopra a Eva sono rappresentati Elia, Mosé e Abele; sopra ad Adamo San Giovanni Battista, Davide e Salomone, antenati di Gesù.

La presente icona e quella delle donne mirrofore al sepolcro sono le uniche due composizioni iconografiche riguardanti la Risurrezione di Gesù e le due uniche icone della Solennità della Pasqua. Ciò perché l'iconografia segue fedelmente il silenzio dei racconti evangelici con il più grande rispetto del mistero[2].

Descrizione dettagliata

Il centro di questa icona è la figura del Cristo Risorto, rivestito di luce.

Il Salvatore è raffigurato nell'atto di scendere nelle fondamenta della terra, negli inferi (lo sheol della tradizione ebraica), le cui porte erano chiuse per non permettere a nessuno di uscire di là.

Il Risorto ha vesti chiare e luminose, e la sua figura è racchiusa in una mandorla circolare. Questa mandorla, che inizialmente simbolizza soltanto la gloria, lo splendore della "grazia che porta la luce", inizia in seguito a simboleggiare, in questa come in altre icone, uno spazio specifico, quello "non di questo mondo", riempito di invisibili angeli senza corpo. Molto convenzionalmente, ma con inaspettata credibilità, questi "invisibili" angeli sono spesso rappresentati sull'icona.

Cristo si china verso gli uomini, si abbassa fino a loro, e il drappeggio del mantello che svolazza sulle sue spalle sottolinea appunto il suo movimento verso il basso.

Sotto i piedi di Cristo si vedono le porte degli inferi spezzate in due, le serrature sono rotte e si vedono i frammenti delle porte, a simbolizzare la devastante catastrofe che è si è abbattuta sull'inferno.

Cristo ha nella mano sinistra la croce con cui ha vinto la morte. Ai suoi due lati, inginocchiati, si vedono Adamo (alla destra di Cristo) ed Eva (alla sua sinistra); quest'ultima è vestita di rosso ed ha le mani coperte insegno di adorazione; essa simboleggia l'umanità.

Cristo prende per il polso Adamo per portarlo via dall'inferno insieme ad Eva e agli altri personaggi. Egli ha pagato il debito di Adamo e ha redento l'umanità intera dalla colpa del peccato originale.

Dietro Adamo ed Eva si scorgono vari personaggi, che diventano più numerosi nelle icone più recenti. Dietro ad Adamo ci sono Davide e Salomone, vestiti con abiti regali e, più dietro, Giovanni Battista e Daniele. Dietro ad Eva, invece, vi sono Mosè con le tavole della legge in mano, e Isaia con gli altri profeti che attendevano la liberazione di Cristo. Secondo le varie icone questi personaggi possono essere diversi e disposti in maniera diversa. In ogni caso essi sono presentati secondo scorci e atteggiamenti pieni di vita; interloquiscono fra di loro discutendo su ciò che sta avvenendo, e sui loro volti sono visibili riflessi della luce celeste che scaturisce da Cristo.

L'icona traduce nel proprio linguaggio quanto afferma un'antica omelia sul Sabato Santo; in essa Cristo rivolge ad Adamo le parole stesse dell'invocazione battesimale in uso nella Chiesa apostolica:

« Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi![3] »

Esemplari

pareclesion di Chora, affresco, XIII secolo

Una pregevole rappresentazione iconografica della discesa di Cristo agli inferi si trova nell'abside di una cappella (pareclesion in greco) attigua alla chiesa del San Salvatore di Chora, a Istanbul[4][5]. La rappresentazione esprime la Rinascenza bizantina del XIV secolo, ed è datata nei primi anni del '300. In essa

« il Cristo calpesta le porte infrante dell'inferno, e i rottami della sua potenza maligna sono rappresentati simbolicamente da un mucchio di catene spezzate, di chiavi, di chiodi. Al centro dell'icona spicca il Cristo-folgore, risplendente di luce, Signore della Vita carica del dinamismo dello Spirito Santo ed irraggiante energie divine. Il suo volto come immobilizzato dall'infinito della sua tenerezza domina regalmente questo vortice liberatore. È la trasposizione plastica della liturgia pasquale cantata agli inferi. La potenza del suo gesto, quella violenza che rapisce i cieli e che valica i firmamenti, è rafforzata dal suo manto fluttuante. È circondato da una mandorla, costituita dalle sfere celesti cosparse di stelle brillanti ed attraversate dal suo irradiamento. È vestito di Luce, attributo del suo corpo glorificato e simbolo della gloria divina. Perciò le sue vesti sono di un soprannaturale candore e si riferiscono ai colori del Tabor [..]. Il Cristo è in abito da re, egli è il Signore, ma il suo unico potere è l'Amore crocifisso e la potenza invincibile della croce. Con un potente movimento delle mani egli strappa agli inferi Adamo ed Eva smarriti. »
Note
  1. Citato da Pàvel Nikolàjevič Evdokìmov (1990) 295.
  2. Pàvel Nikolàjevič Evdokìmov (1990) 295.
  3. Cfr. Ef 5,14.
  4. La chiesa risale al V secolo, ma è stata ricostruita nel XII.
  5. Tale raffigurazione, coperta con calce dai musulmani, è stata riportata alla luce attraverso un immenso lavoro di pulitura sotto la direzione del Byzantine Institute of America. Vedi Pàvel Nikolàjevič Evdokìmov (1990) 299.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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