In ginocchio

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Questa voce tratta della posizione di preghiera.
⇒  Per il gesto di flettere un solo ginocchio fino a terra, vedi Genuflessione.
San Domenico di Guzmán riceve in ginocchio dalla Vergine Maria la corona del Rosario
« Quando pieghi il ginocchio, non farlo né frettolosamente né sbadatamente. Dà all'atto tuo un'anima! Ma l'anima del tuo inginocchiarsi sia che anche interiormente il cuore si pieghi dinanzi a Dio in profonda reverenza. »
(Romano Guardini, Lo spirito della liturgia. I santi segni, Brescia 1996, p. 132)

L'atteggiamento del corpo di mettersi in ginocchio esprime la supplica e l'adorazione a Dio. È una posizione della preghiera cristiana che ha le sue radici nella Bibbia e che è prescritta in certi momenti della liturgia.

Nella Bibbia

La Bibbia attesta l'uso di piegare il ginocchio di fronte a qualcuno in segno di sottomissione, e quindi anche di fronte a Dio (Is 45,23; citato in Rm 14,11). Paolo annuncia che ogni ginocchio si piegherà nel nome di Gesù (Fil 2,10).

Era comunque comune la posizione in ginocchio nell'atto di supplicare qualcuno (2Re 1,10.13), e in particolare per la preghiera (1Re 8,54; 18,42; 19,18; Esd 9,5; Sal 95[94],6; Dn 6,11; Gb 4,4; Mt 17,14; Mc 1,40; 10,17); lo stesso Gesù prega in ginocchio nel Getsemani (Lc 22,41).

Mettersi in ginocchio e prostrarsi è segno di sottomissione e di ringraziamento a qualcuno più grande di sé, sia egli uomo (Gen 43,28; 1Sam 24,9; 28,14; Est 3,2.5; Mc 15,19) o Dio (Gen 24,26.48; Es 4,31; 12,27; Nm 22,31; 1Cr 29,20; 2Cr 6,13; 20,18; 29,29; Nee 8,6; Ef 3,14).

Pietro e Paolo pregavano in ginocchio, e i cristiani che accompagnavano Paolo alla nave che lo portava lontano, si inginocchiarono a pregare sulla riva del mare (At 7,60; 9,40; 20,36; 21,5).

Nella storia

I primi cristiani non hanno fatto altro che continuare l'uso ebraico. Racconta Esegippo che l'apostolo Giacomo, vescovo di Gerusalemme, passava lungo tempo in ginocchio nel Tempio, così da avere i calli alle ginocchia[1].

Nell'antichità cristiana era assai frequente la preghiera in ginocchio; i monaci solevano inginocchiarsi al termine di ogni Salmo.

Nelle Gallie non ci si metteva in ginocchio il giorno di Pasqua e durante il Tempo Pasquale[2].

Nella liturgia odierna

La Comunione eucaristica venne per secolo ricevuta in bocca in ginocchio, prima del Concilio Vaticano II; oggi la Comunione può essere ricevuta anche in mano e in piedi

Ai fedeli che partecipano all'Eucaristia viene prescritto di porsi in ginocchio durante la consacrazione, e più precisamente dal gesto dell'Epiclesi fino al Mistero della Fede[3].

La Santa Comunione può essere ricevuta in ginocchio, alla balaustra, oppure in piedi, accostandosi processionalmente al ministro che la distribuisce.

Nelle Ordinazioni gli ordinandi si inginocchiano al momento dell'imposizione delle mani.

Significato

La posizione di pregare in ginocchio o l'atto di inginocchiarsi, esprime varie disposizioni interiori:

Note
  1. Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica, II, cap. 23, 6.
  2. Cfr. III Concilio di Tours (813), can. 37.
  3. A meno che lo "impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi. Quelli che non si inginocchiano alla consacrazione, facciano un profondo inchino mentre il sacerdote genuflette dopo la consacrazione, OGMR 43.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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