Sant'Atanasio l'Atonita

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Sant'Atanasio l'Atonita
Monaco
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Santo
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte circa 83 anni
Nascita Trebisonda
920 ca.
Morte Karyes
5 luglio 1003
Sepoltura
Appartenenza
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Ricorrenza 5 luglio
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Attributi
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Coniuge

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Consorte

Consorte di

Figli
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Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 5 luglio, n. 8:
« Sul monte Athos, sant'Atanasio, egúmeno, che, uomo umile e mite, istituì nella Grande Laura una regola di vita cenobitica. »
(Santo di venerazione particolare o locale)

Sant'Atanasio l'Atonita chiamato anche Atanasio di Trebisonda (Trebisonda, 920 ca.; † Karyes, 5 luglio 1003) è stato un monaco e fondatore greco. È una delle più importanti figure del monachesimo presso le Chiese d'oriente. Nel 963 fondò i monastero della Grande Lavra sul Monte Athos.

Biografia

Nacque verso il 920 a Trebisonda, sul mar Nero, attuale Trabzon in Turchia, da una famiglia originaria di Antiochia. Al Battesimo gli fu imposto il nome di Abraamios. Perse i genitori quando era molto giovane e fu affidato ad un'amica di sua madre che lo mandò a terminare gli studi a Costantinopoli. I parenti presso i quali abitava lo trattavano bene, ma egli distribuiva ai poveri i cibi e le vesti[1].

L'austero studente divenne un brillante professore. Entrò in relazione con Michele Maleinos che aveva fondato un monastero sul monte Kyminas in Bitinia e, con il nipote di lui, il futuro imperatore Niceforo Focas. Quando il Maleinos fece ritorno al suo monastero, Abraamios, amante della rinuncia e della solitudine, lo seguì e vesti l'abito monastico prendendo il nome di Atanasio.

Appena fu sufficientemente formato alle virtù monastiche, egli visse da esicaste o eremita. Siccome il Maleinos voleva fare di lui il suo successore, per sottrarsi a quest'onore andò a nascondersi tra i solitari che già popolavano il monte Athos[1].

Il suo amico Niceforo Focas riuscì a ritrovarlo per mezzo del governatore di Tessalonica (Salonicco). Nel 960 lo persuase ad accompagnarlo a Creta affinché pregasse per la sua spedizione militare. Intendeva difatti cacciare dall'isola i saraceni. Al ritorno dalla guerra vittoriosa, Niceforo fece accettare per forza all'amico una considerevole somma di denaro per costruisse sul monte Athos un monastero e una chiesa dedicata alla Santissima Vergine Maria. Sorse così la Grande Laura. I lavori cominciarono nella primavera del 961, ma la chiesa non era che metà costruita quando Focas fu incoronato imperatore nel 963. Temendo di essere chiamato ad un posto d'onore dal suo potente amico, Atanasio fuggì a Cipro, ma non tardò a ritornare sui suoi passi appena l'imperatore calmò le sue apprensioni. Portò a termine le costruzioni e dotò la prima Laura di Monte Athos, tuttora esistente, anche di un porto per facilitare le comunicazioni tra i vari monasteri[1].

Questo monastero incorporò diverse skite, sorta di succursali del monastero dove gruppi ristretti di monaci si ritiravamo a vita eremitica. Questo si ottenne in mezzo a molte polemiche sorte tra gli anacoreti della Santa Montagna. Divenne egumeno della Grande Lavra, dove compose il typikon (la regola cenobitica dei monaci della Santa Montagna), regola che si rifaceva a santi monaci Teodoro Studita e Basilio Magno. L'imperatore Giovanni I di Bisanzio, avvertito delle polemiche che accompagnavano il lavoro del nostro, inviò l'ispettore Eutimio a controllare quanto avveniva: questi approvò la riforma di Atanasio e l'imperatore la ufficializzò con una crisobolla nel 971 confermando la donazione e i privilegi di Focas, inoltre fece al santo un'offerta di 244 monete d'oro che gli permisero di ampliare la sua Lavra portando il numero dei monaci da 80 a 120. Da quel giorno si moltiplicarono i cenobi sul Monte Athos e fu necessario compilare un regolamento che fissasse le relazioni dei monaci tra di loro, e stabilisse il luogo della residenza del capo supremo. Fu scelto il paesetto di Karyès, al centro della penisola. Confortato e sostenuto dalla corte il santo riprese con gran lena l'opera di costruttore di monasteri, facendosi muratore e carpentiere.

La morte lo colse mentre con altri cinque monaci tentava di sollevare l'architrave di una chiesa in costruzione, che rovinò sui monaci provocando la morte dei costruttori: era il 5 giugno del 1003.

Note
  1. 1,0 1,1 1,2 Guido Pettinati, I Santi canonizzati del giorno, Edizioni Segno, Udine, Vol. VII, 1991, p. 45-49.
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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