Santa Maria Rosa Molas y Vallvè

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Santa Rosa Francesca Maria Addolorata Molas y Vallvè, N.S.C.
Suora
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al secolo Maria Rosa
Santa
fondatrice

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Titolo
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Età alla morte 61 anni
Nascita Reus Tarragona, Spagna
24 marzo 1815
Morte Tortosa Tarragona
11 giugno 1876
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Appartenenza
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Professione religiosa [[]]
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Fine del
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(per causa incerta o sconosciuta)
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerata da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 8 maggio 1977, da Paolo VI
Canonizzazione 11 dicembre 1988, da Giovanni Paolo II
Ricorrenza 11 giugno
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrona di
Collegamenti esterni
Scheda nel sito della diocesi o congregazione
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 11 giugno, n. 10:
« A Tortosa in Spagna, santa Rosa Francesca Maria Addolorata (Maria Rosa) Molas Vallvé, vergine, che trasformò un sodalizio di pie donne nella Congregazione delle Suore di Nostra Signora della Consolazione per il servizio ai bisognosi. »

Santa Rosa Francesca Maria Addolorata Molas y Vallvè, al secolo Maria Rosa (Rosa Francisca María de los Dolores) (Reus Tarragona, Spagna, 24 marzo 1815; † Tortosa Tarragona, 11 giugno 1876) è stata una suora e fondatrice spagnola.

Biografia

Secondogenita di Giuseppe Molas, di professione lattaio, e di Maria Vallvé, molto devota come il marito, della Madonna Addolorata. Entrambi diedero ai loro due figli una soda educazione cristiana[1].

Nel 1819 ricevette la Cresima e nel 1825 fece la sua Prima Comunione, vivendo una profonda esperienza mistica:

« Chi ha provato quanto è dolce il Signore, non può più tralasciare di camminare alla Sua Presenza. »

Quando compì diciassette anni, manifestò ai genitori il desiderio di farsi suora, ma il padre si oppose decisamente e le proibì addirittura di parlare dell'argomento. Maria Rosa non si aspettava un rifiuto ma obbediente com'era, continuò il lavoro di cura della casa e per i fratelli, frequentava la chiesa e, se restava tempo, si dedicava ad opere di misericordia.

Nel 1834 una epidemia di colera colpì la Spagna e la città di Reus. Dopo soli due mesi il bilancio fu pesante: 600 morti. Tra questi, la madre di Maria Rosa, che si prodigava tra i malati e cadde vittima della sua carità, lasciando una testimonianza indelebile di carità cristiana. Maria Rosa sentì ancora di più la chiamata ad una dedizione totale della sua vita al servizio del Signore. Nell'ospedale della città operavano alcune pie donne che Maria Rosa credeva fossero religiose. Vestivano un loro abito e servivano i poveri. Erano le Figlie della Carità arrivate da poco dalla Francia. Maria Rosa voleva unirsi a loro, ma il padre, sempre contrario a questa vocazione, lo impedì.

Divenuta maggiorenne Maria Rosa il 6 gennaio del 1841, uscì di casa segre­tamente e il padre dovette accettare il fatto compiuto. Tuttavia egli reagì con alcuni anni di silenzio. Quella sera stessa Maria Rosa entrò nel noviziato delle Figlie della Carità di San Vincenzo de'Paoli, fondata a Reus nel 1792, e che con i1 tempo si era resa indipendente sia dai Padri della Missione sia dall'autorità diocesana, divenendo una specie di confraternita, pur conservando il titolo di suore e avendo un regolare noviziato. Il 7 gennaio del 1841 prese l'abito. Il tirocinio si concluse con la professione secondo la forma di quelle pie donne, sottomettendosi alla superiora Luisa Estivill. Dal 1841 al 1849 restò a Reus, addetta al servizio dei malati.

Nel 1849 Maria Rosa, con altre quattro conso­relle, fu inviata come superiora nella Casa di Misericordia di El Jesús, un sobborgo della città di Tortosa, ove erano accolti circa trecento poveri: anziani, bambini, trovatelli. Pochi giorno dopo il suo arrivo a Tortosa aprì una scuola per i bambini della Misericordia e per le bambine delle borgate vicine con sezione di ricamo, cucito, merletto e maglia, affidando la direzione alle suore.

Nel 1851 le fu affidata dal comune di Tortosa una scuola pubblica e l'anno seguente il muni­cipio affidò alle suore l'ospedale. Intanto accanto alla scuola si costituì una comunità di quattro suore, giunte da Reus. Il 13 aprile del 1852 se ne aggiunsero altre tre con il compito di assumere il servizio dei malati e di trasformare l'ospedale di Tortosa sul modello della Misericordia. Superiora fu eletta Maria Rosa che scelse di risiedere nella Misericordia per curare direttamente gli ospiti. Maria Rosa si trovò così a capo di tre comunità.

Quando venne a scoprire che la confraternita, a cui apparteneva, non era una vera congregazione religiosa, per essersi le suore di Reus rese indipendenti dalle Figlie della Carità nel 1838, Maria Rosa si assunse il compito di riportare la confraternita alla legalità canonica, ma le consorelle di Reus, invece di seguire i suoi consigli e le sue proposte, la emarginarono. Dopo aver con­sultato le consorelle di Tortosa, Rosa decise di rompere i precedenti legami e, il 14 marzo del 1857, inviò al vicario capitolare della diocesi una richiesta firmata da lei e dalle undici suore di Tortosa. Nella richiesta si esprimeva la domanda di essere sottoposte all'autorità ecclesiastica. Il 6 aprile dello stesso anno, le suore, separatesi dalla corporazione, furono accolte dal vescovo di Tortosa nella propria diocesi. Sorse così una nuova congregazione religiosa posta sotto l'autorità del vescovo, di cui animatrice e fondatrice fu Maria Rosa.

Il 17 aprile del 1857 emisero i loro voti, nella nuova congregazione delle Suore di Nostra Signora della Consolazione. Era il programma d'una vita: consolare tutti coloro che vivono in situazioni di sofferenza e di dolore. L'approvazione canonica della nuova congregazione fu salutata con favore non solo dalle reli­giose ma anche dalla popolazione e dai vescovi.

Da questo momento le suore della Consolazione crebbero, faticosamente all'inizio, e poi speditamente. Città e paesi, parroci e vescovi chiamarono Maria Rosa perché le sue suore si prendessero cura dei malati, degli anziani, dei bambini abbandonati. La chiamarono le autorità quando c'era una calamità bellica o per organizzare un lazzaretto. Maria Rosa rispose con l'invio di giovani suore, dicendo

« solo desidero che il povero sia servito e Dio sia lodato. »

Si oppose perciò energicamente alle autorità rivoluzionarie, che pretesero dalle sue religiose il giuramento sulla Costituzione, frutto della rivoluzione del 1868, e impedì con energia che un medico conducesse esperimenti sui trovatelli di una delle sue case.

Dal 1859 al 1876 fondò altre diciassette case, tra scuole, ospedali e case di accoglienza per i poveri. Quando, nel 1870, scoppiò l'epidemia di febbre gialla, le suore della consolazione furono in prima fila nell'aiuto agli ammalati.

Morì 1'11 giugno del 1876, domenica della Santissima Trinità, a Tortosa. Aveva 61 anni compiuti e lasciava un Istituto ricco di energie con settanta suore presenti in diciassette case.

Culto

Papa Paolo VI la beatificò nel 1977 e Giovanni Paolo II la canonizzò nel 1988, mentre le sue 700 figlie sono sparse in un centinaio di case, in undici stati di quattro continenti.

Note
  1. Guido Pettinati, I Santi canonizzati del giorno, Edizioni Segno, Udine, Vol. VI, 1991, p. 128-125.
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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