Trasporto di Gesù Cristo al sepolcro (Pontormo)

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Firenze ChS.Felicita Pontormo TrasportoCristosepolcro 1526-28.jpg
Pontormo, Trasporto di Gesù Cristo al sepolcro (1526 - 1528), olio su tavola
Trasporto di Gesù Cristo al sepolcro; Deposizione di Gesù Cristo al sepolcro; Pietà
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Toscana
Regione ecclesiastica Toscana
Provincia Firenze
Comune

Stemma Firenze

Località
Diocesi Firenze
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Chiesa di Santa Felicita, Cappella Capponi, altare
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Firenze
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto dipinto
Soggetto Trasporto di Gesù Cristo al sepolcro
Datazione 1526 - 1528
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Pontormo (Jacopo Carucci)
detto Pontormo

Altre attribuzioni
Materia e tecnica olio su tavola
Misure h. 313 cm; l. 192 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni

Il Trasporto di Gesù Cristo al sepolcro, detto anche Deposizione di Gesù Cristo al sepolcro o Pietà, è un dipinto, eseguito fra il 1526 ed il 1528, ad olio su tavola, da Jacopo Carucci, detto il Pontormo (1494 - 1556), ubicato nella Cappella Capponi all'interno della Chiesa di Santa Felicita a Firenze.

Descrizione

Pontormo, Trasporto di Gesù Cristo al sepolcro (part. Volto di Gesù Cristo), 1526 - 1528, olio su tavola

Ambientazione

La scena, che si svolge sullo sfondo di un cielo grigio azzurro, non ha riferimenti prospettici, rendendo così innaturale l'ambientazione, affollata dai corpi dei personaggi.

Soggetto

Nel dipinto compaiono undici personaggi, disposti secondo una tragica composizione teatrale:

  • Gesù Cristo morto, pallido quasi diafano, appena deposto dalla croce, viene trasportato verso il sepolcro.
  • Due giovani uomini, in primo piano a sinistra, trasportano il corpo di Cristo, procedendo in diagonale verso destra e verso il centro del dipinto: il primo tiene le gambe di Gesù è accovacciato, mentre il secondo che regge le spalle sta in piedi; entrambi rivolgono lo sguardo smarrito ed inquieto verso l'esterno, dove si trovano gli osservatori (fedeli) ed entrambi non percepiscono per niente il peso della salma, come dimostra il loro procedere in punta di piedi: alcuni studiosi interpretano queste due figure come angeli, che sono in attesa di spiccare il volo fuori dal dipinto per portare il Cristo nelle braccia di Dio Padre, che era raffigurato nella cupola della cappella.
  • Giovane donna si leva in alto a sinistra e, senza chiarimento di dove essa poggi, si sporge in avanti a sostenere con grande tenerezza la testa di Gesù.
  • Giovane donna, di cui si intravede la testa voltata, le spalle, le mani ed un avambraccio, sorregge la mano sinistra di Gesù e si volta indietro verso la Madonna.
  • Maria Vergine, che occupa gran parte della parte centrale e destra col suo vaporoso manto azzurro, circondata da quattro pie donne. Essa ha il volto tormentato e leva un braccio verso il Gesù, arretrando, lungo la diagonale, come prima di uno svenimento, quasi a lasciare spazio alla figura del Figlio che procede. Ella, a ben guardare, è seduta in posizione rialzata, come si intravede dalle gambe piegate che si intravedono al centro.
  • Santa Maria Maddalena, in primo piano, vestita di rosa, ritratta a figura intera, di spalle, accorre verso la Madonna con un fazzoletto per asciugargli le lacrime, forse già esaurite; per questo non agisce, non conclude il suo gesto.
  • Tre pie donne accorrono a sorreggere la Madonna, che sta sta per svenire:
    • Donna anziana, alla destra della Vergine, della quale si scorge solo la testa, che le rivolge uno sguardo preoccupato;
    • Due donne, presenze quasi eteree, che sembrano galleggiare nel vuoto: la prima che porta, trattenendolo al petto, un telo bianco in cui forse avvolgerà il Cristo, e l'altra con il capo scoperto, che si protende in avanti come spiccando il volo, allungando le braccia indietro; essa è vestita da una sottile guaina verde e magnificata da un drappo arancione che la avvolge da dietro, gonfiato da una misteriosa brezza.
  • Nicodemo, isolato all'estrema destra, è raffigurato con una barbetta folta e riccia, tendente al bianco, un cappello verde annodato in testa e curvo sotto un ampio mantello color terra di Siena naturale, si volge verso lo spettatore ed assiste impietrito alla scena: alcuni studiosi, come il Clapp, hanno ipotizzato che si tratta del ritratto del committente, mentre altri, sulla scia del Berti, ritengono che sia l'autoritratto del pittore.

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • Il dipinto, inserito entro la cornice lignea originale di Baccio d'Agnolo, viene tradizionalmente indicato come Deposizione di Gesù Cristo dalla croce, anche se guardando attentamente non vi è rappresentata alcuna croce; sarebbe quindi più opportuno parlare di Trasporto di Gesù Cristo verso il sepolcro e di Compianto su Gesù Cristo morto, come si comprende dalla presenza dei numerosi personaggi dolenti che si affollano attorno alla Madonna. Sicuramente l'episodio del Compianto doveva avere un importante ruolo, essendo la cappella dedicata alla Pietà: si tratterebbe comunque di una pietà "dissociata", dove cioè Madre e Figlio non sono uniti ma separati. L'unione in opere d'arte di vari temi relativi ai momenti dopo la crocifissione era comunque già diffusa, si pensi ad esempio alla Deposizione Borghese (1507) di Raffaello, pure in quel caso un Trasporto unito al Compianto: in questo senso si spiegherebbe anche la vetrata con soggetto analogo, realizzata nel 1527 da Guillaume de Marcillat, per la medesima cappella.[1]
  • Lo storico dell'arte Antonio Natali ha proposto che la scena, considerando che il trasporto del Cristo viene fatto dagli angeli che lo calano idealmente sulla mensa d'altare sottostante, illustri l'eucarestia e come il suo corpo sia il panis angelorum (in italiano, "pane degli angeli") espresso nel Salmo 78[77] e ripreso da sant'Agostino nel Tractatus 13:
(LA) (IT)
« Panem coeli dedit eis: panem Angelorum manducavit homo. Quis est panis Angelorum? "In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum." Quomodo panem Angelorum manducavit homo? "Et Verbum caro factum est, et habitavit in nobis." » « Ha dato loro il pane del cielo, l'uomo ha mangiato il pane degli angeli (Sal 78[77],24-25). Chi è il pane degli angeli? In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Come ha potuto l'uomo mangiare il pane degli angeli? E il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi (Gv 1,1.14). »
  • Vari sentimenti attraversano gli sguardi dei protagonisti, dalla compassione, allo stupore, allo sconcerto, ma più che di un reale dolore umano, una resa cioè drammatica e credibile di esso, è messo in scena una sensazione di smarrimento, ovvero di mutismo e di immobilità dovuti alla presa di coscienza dell'ineluttabile volontà divina. E ciò si sposa particolarmente bene per il tema di una cappella funeraria, veicolando così la promessa di resurrezione per gli uomini.
  • L'opera presenta una composizione a schema piramidale, alterata dall'accentuata verticalità, dalla mancanza di ambientazione, dall'equilibrio instabile delle figure in primo piano e da quelle più in alto, che sembrano sospese nel vuoto. Alla curva del corpo abbandonato di Cristo corrisponde, di fronte, il ritrarsi della Madonna, che esprime il forzato distacco. Il fulcro vero della composizione è costituito dal groviglio di mani intrecciate al centro.
  • I colori, che sono la grande novità del dipinto, sono nei toni più chiari del rosa, giallo, celeste ben coordinati con il verde ed azzurro, caratterizzato anche da ricercate tinte cangianti, con le ombre ridotte al minimo, per lo più inesistenti tanto da far affermare a Giorgio Vasari che "pensando a cose nuove, la condusse senz'ombre e con un colorito chiaro e tanto unito, che a pena si conosce il lume dal mezzo (le mezzetinte) et il mezzo dagli scuri",[2] cioè a dire che le tinte impiegate sono così chiare e così simili, nell'intensità, che le parti in piena luce (il lume) sono a stento distinguibili da quelle appena in ombra (il mezzo, o mezz'ombra) e queste da quelle pienamente in ombra (gli scuri).

Notizie storico-critiche

Pontormo, Trasporto di Gesù Cristo al sepolcro (part.), 1526 - 1528, olio su tavola

Nel 1525, Ludovico Capponi affidò a Pontormo la decorazione pittorica della cappella, appena acquistata da Bernardo Paganelli, nella Chiesa di Santa Felicita, situata a poca distanza dal suo palazzo e destinata ad essere la tomba per sé e la sua famiglia.

Per la cappella, oltre al Trasporto di Gesù Cristo al sepolcro, il Pontormo eseguì:

Secondo Giorgio Vasari, i lavori furono tenuti in gran segreto dall'artista, che si fece coprire appositamente da una protezione lignea, e vennero completati nel 1528, suscitando al loro termine grande stupore in tutta la città:[3]

« Ella (la decorazione pittorica della cappella) fu finalmente con meraviglia di tutta Firenze scoperta e veduta. »

Si conservano numerosi disegni preparatori per quest'opera, presenti in particolare alla Galleria degli Uffizi a Firenze alla Biblioteca Corsiniana di Roma

Fortuna dell'opera

Opera molto amata e studiata, in particolare, per tutto il Novecento, la cui fortuna è confermata anche dal suo esplicito riferimento nel celebre film La ricotta (1963), dove il regista Pier Paolo Pasolini la usa come riferimento iconografico.

Note
  1. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la vetrata originale, per evitarle irreparabili danni è stata trasferita a Palazzo Capponi alle Rovinate, dove attualmente è ancora conservata: solo nel 1997 è stata realizzata una copia collocata nella cappella.
  2. Giorgio Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti (1568), col. "Mammut Gold", Editore Newton Compton, Milano 2016, p. 1019
  3. Giorgio Vasari, Ibidem
Bibliografia
  • Marco Cianchi, La Cappella Capponi a Santa Felicita, in "Cappelle del Rinascimento a Firenze", Editore Giunti, Firenze 1988 ISBN 9788882000176
  • Giorgio Cricco et. al., Itinerario nell'arte, vol. 2, Editore Zanichelli, Bologna 1999, pp. 437 - 438 ISBN 9788808079503
  • Elisabetta Marchetti Letta, Pontormo, Rosso Fiorentino, Editore Scala, Firenze 1994 ISBN 9788881170280
  • Antonio Natali, Rosso Fiorentino, Silvana Editore, Milano 2006 ISBN 9788836606318
Voci correlate
Collegamenti esterni

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