Verginità consacrata nei documenti della Chiesa

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Nota di disambigua - Se stai cercando voci correlate, vedi Vergine consacrata.
Papa Leone XIV.

La verginità consacrata rappresenta, nella Tradizione della Chiesa cattolica, una forma particolare di vita dedicata interamente a Dio. Non si tratta semplicemente di astinenza fisica, ma di una scelta libera e consapevole di rinunciare al matrimonio e ai rapporti sessuali, assumendo un impegno di totale dedizione spirituale e di servizio alla Chiesa e al prossimo. Essa è riconosciuta come un dono spirituale, che richiede libertà personale, impegno duraturo e, nella maggior parte dei casi, l'assunzione di un voto o di una promessa.

Riferimenti normativi nella Chiesa

Nei documenti ufficiali della Chiesa, la verginità consacrata è definita e regolata con precisione. Il "Codice di Diritto Canonico" del 1983 rappresenta il riferimento normativo fondamentale. In particolare, il canone 604[1] afferma che « la verginità o il celibato per il Regno dei cieli costituisce uno stato di vita a sé e implica una totale dedizione a Dio e al servizio del prossimo». Tale definizione sottolinea come la verginità consacrata non sia un semplice atteggiamento privato, ma un autentico stile di vita orientato a Dio e agli altri. Il canone 605[2] amplia ulteriormente la prospettiva riconoscendo la verginità consacrata come stato di vita particolare, che può assumere forme diverse: religiosa, all'interno di comunità monastiche o ordini religiosi, oppure laicale, quando donne e uomini vivono castamente nel mondo, secondo una vocazione personale, come nel caso dei "secolari consacrati".

Questa distinzione tra verginità religiosa e verginità laicale evidenzia la ricchezza e la varietà di questa vocazione: da un lato, la vita monastica o apostolica, immersa in comunità strutturate e regolate, dall'altro la vita consacrata nel mondo, che permette di testimoniare il Vangelo pur mantenendo contatti con la società e le realtà quotidiane. In entrambi i casi, la verginità consacrata è considerata dalla Chiesa un tesoro spirituale, una forma alta di dedizione e santificazione che contribuisce alla vita della comunità ecclesiale e alla diffusione dei valori cristiani. Di conseguenza, la Chiesa cattolica valorizza la verginità consacrata come scelta libera e responsabile, segno di amore esclusivo per Dio e di servizio generoso al prossimo, regolata da norme precise, ma aperta a diverse forme di espressione secondo le vocazioni individuali, sia nella vita religiosa, sia nella vita laicale.

Concili e documenti magisteriali sulla verginità consacrata

Professione religiosa presieduta dall'arcivescovo Mario Delpini nella Basilica di Sant'Ambrogio. Elena Bianchi e Cristina Scuccia hanno professato i Voti perpetui.

La Chiesa cattolica ha sempre valorizzato la verginità consacrata non solo come scelta personale, ma come espressione profonda della vita cristiana, riconosciuta e promossa nei principali Concili e documenti magisteriali.

Il Concilio di Trento (1545-1563) sottolineò l'importanza della vita verginale come scelta spirituale e sacra, in risposta alle critiche rivolte alla vita religiosa del tempo. La verginità non veniva vista solo come astinenza o disciplina morale, ma anche come modo autentico di partecipare al mistero di Cristo Sposo della Chiesa, conferendo alla vita consacrata un significato profondamente teologico ed ecclesiale.

Successivamente, il Concilio Vaticano II approfondì questa prospettiva. Nei documenti Perfectae Caritatis[3] e Lumen Gentium[4] la verginità consacrata è presentata come testimonianza escatologica, cioè anticipazione della vita eterna e segno concreto del Regno di Dio già presente nella storia. Nei due documenti, il Concilio Vaticano II offre una sintesi teologica profonda e rinnovata della verginità consacrata, riconoscendola come una forma particolare e qualificata della vocazione battesimale. Essa si radica nel dono ricevuto nel Battesimo e si sviluppa come risposta libera e totale all'amore di Dio, orientando l'intera esistenza alla sequela di Cristo. Il Concilio distingue con chiarezza tra le vergini religiose, che vivono la consacrazione all'interno di comunità mediante voti pubblici e le vergini secolari, chiamate a incarnare la stessa radicalità evangelica nel cuore del mondo, perseverando nella castità consacrata e dedicandosi con fedeltà alla preghiera e al servizio ecclesiale. In entrambe le forme la verginità consacrata manifesta una forte dimensione escatologica: essa è segno profetico del Regno di Dio già operante nella storia, anticipazione della vita futura e testimonianza visibile della speranza cristiana, che orienta il mondo verso il compimento definitivo in Dio.

Nei codici e direttori post-Vaticano II la Chiesa ha ulteriormente promosso la verginità consacrata come vocazione aperta alla Chiesa universale. Essa non è più vista come riservata esclusivamente ai conventi o agli ordini religiosi, ma può manifestarsi anche nella vita laicale e missionaria, diventando una testimonianza concreta della dedizione totale a Dio nel mondo contemporaneo. La Chiesa cattolica, dai concili storici fino ai documenti post-Vaticano II, presenta così la verginità consacrata come scelta spirituale e vocazione universale, segno escatologico e strumento di santificazione, che unisce la fedeltà a Cristo al servizio della comunità ecclesiale.

La verginità consacrata secondo il Magistero dei Papi

La consacrazione delle vergini è una vocazione particolare e preziosa della vita cristiana, riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa, nella quale una donna sceglie liberamente di consacrarsi a Dio con cuore indiviso. Attraverso un voto o una promessa, ella vive la castità come segno eloquente di totale appartenenza al Signore, testimoniando con la propria esistenza l'amore esclusivo per Cristo. Questa scelta non si riduce a una semplice astinenza fisica, ma si configura come un cammino profondo di vita spirituale, alimentato dalla preghiera, dall'ascolto della Parola e dal servizio generoso alla Chiesa e ai fratelli. È una vocazione che abbraccia tutta la persona e orienta ogni aspetto dell'esistenza verso Dio. La consacrazione delle vergini può essere vissuta sia nel cuore del mondo, sia all'interno di comunità religiose, secondo forme diverse riconosciute e valorizzate dai documenti del Magistero. In ogni caso, essa rimane un segno vivo della speranza cristiana e dell'attesa del Regno, manifestando nella quotidianità la fedeltà sponsale della Chiesa al suo Signore.

Papa Leone XIII

Papa Leone XIII.

Nel magistero di Papa Leone XIII[5] la consacrazione verginale emerge in modo implicito, inserita nel più ampio insegnamento sulla vita cristiana, sulla libertà di scelta dello stato di vita e sulla vocazione alla santità. Pur non avendo lasciato documenti specificamente dedicati alla consacrazione delle vergini come rito liturgico autonomo, Leone XIII evidenzia nei suoi scritti che la libertà di scegliere lo stato di vita cristiano - compresa la verginità per il Regno di Dio - è un diritto del fedele e non può essere limitata da leggi umane. Come afferma nel contesto sociale: « È indiscutibile che tutti sono in piena libertà di seguire il consiglio di Cristo riguardo all'osservanza della verginità oppure di legarsi con il matrimonio»[6], valorizzando così la scelta della castità come esercizio della libertà cristiana.

Leone XIII pone grande enfasi sulla vocazione personale alla santità e sulla piena appartenenza a Cristo come priorità della vita cristiana. Sebbene le sue encicliche principali, come Rerum Novarum, abbiano un focus prevalentemente sociale, il Pontefice presenta la libertà di scelta, inclusa quella di dedicarsi a Dio nella verginità, come forma di obbedienza alla chiamata evangelica e risposta libera e radicale alla volontà di Dio[7]. Nel contesto ecclesiale e formativo, Leone XIII valorizza la devozione mariana come modello di perfetta donazione a Dio. Numerose encicliche e lettere, tra cui sul culto del Rosario e altre lettere mariane, sottolineano il ruolo della Vergine Maria come esempio supremo di verginità consacrata[8]. In questo orizzonte, la vergine consacrata si inserisce nel medesimo ideale evangelico di libertà e dedizione totale a Cristo, parallelo alla scelta matrimoniale, ma orientato alla perfezione spirituale[9]. Il valore teologico implicito del magistero di Leone XIII può così essere sintetizzato:

  1. Santità personale come meta universale: ogni cristiano è chiamato alla perfezione evangelica e la consacrazione alla castità rappresenta una via privilegiata per realizzarla.
  2. Libertà cristiana: la decisione di abbracciare la verginità consacrata deve essere libera e consapevole, senza coercizioni esterne, per garantire un'offerta autentica a Dio.
  3. Venerazione mariana: Maria diventa modello supremo di verginità consacrata, alla quale ogni donna consacrata può spiritualmente associarsi, vivendo la propria vocazione come imitazione del totale dono di sé a Cristo[10].

Il pontefice, pur non trattando la consacrazione verginale come tema distinto nelle sue grandi encicliche o costituzioni, contribuisce in modo fondamentale alla comprensione della verginità consacrata come vocazione libera, scelta evangelica e impegno di totale dedizione a Dio. Il suo magistero valorizza la libertà di scelta dello stato di vita, la santità personale e la devozione mariana, fornendo così uno sfondo teologico e pastorale che sarà sviluppato e approfondito dai Papi successivi[11].

Papa Pio XII

Venerabile Pio XII.

Papa Pio XII, nella Lettera apostolica Sacra Virginitas del 1954, offre una delle più alte e mature riflessioni del Magistero sulla verginità consacrata, presentandola come una vocazione gloriosa e privilegiata, capace di illuminare in modo singolare il cammino della Chiesa. Essa non è una semplice rinuncia, ma una scelta positiva e feconda, che orienta l'intera esistenza verso Dio e verso il compimento ultimo della vita cristiana. Come afferma il Pontefice, la verginità consacrata rende visibile già sulla terra « quella vita celeste nella quale non si prende né moglie né marito»[12], configurandosi così come segno escatologico, anticipazione viva della vita eterna e testimonianza luminosa di una fedeltà totale e sponsale a Cristo.

Pio XII sottolinea con particolare chiarezza che l'impegno della verginità non nasce da un vincolo sociale, né da una rinuncia imposta dall'esterno, ma si configura come un dono spirituale liberamente offerto a Dio e alla Chiesa. In modo esplicito egli afferma: « La verginità, per essere vera e perfetta, deve procedere da una libera decisione dell'anima»[13], ponendo così al centro la responsabilità personale e l'azione della grazia divina. Per questo motivo il Papa insiste che la consacrazione non può essere frutto di pressioni familiari, culturali o sociali, ma deve scaturire da una autentica vocazione personale, accolta nella libertà e nella maturità spirituale. In questa luce la verginità consacrata appare come una forma eminente di amore cristiano: un amore indiviso e sponsale, che rende la persona interamente disponibile a Dio. Come scrive ancora Pio XII, essa è « un'offerta più perfetta di sé stessi»[14], mediante la quale l'anima si dona senza riserve al Signore. Tale testimonianza non solo santifica chi la vive, ma arricchisce l'intera Chiesa, richiamandola alla sua vocazione più profonda e orientandola con forza e dolcezza verso il compimento definitivo nel Regno di Dio.

Papa Giovanni XXIII

San Giovanni XXIII.

Nel magistero di Papa Giovanni XXIII la consacrazione verginale emerge come una realtà silenziosa ma profondamente eloquente, capace di parlare al cuore della Chiesa in un tempo di attesa e rinnovamento. Pontefice di transizione e di profezia, Giovanni XXIII, pur collocandosi in un contesto ancora preconciliare, manifestò una viva attenzione per la vita consacrata e per il ruolo delle donne, riconoscendo nella verginità consacrata una scelta libera, spiritualmente elevata e ricca di fecondità ecclesiale. Essa appariva ai suoi occhi come segno visibile di fedeltà a Cristo e di santità personale, proposta esemplare per l'intero popolo di Dio, come egli stesso affermava: « La vita religiosa è un dono della grazia, segno della predilezione di Dio per la Chiesa»[15].

Nelle encicliche, nelle udienze e nei numerosi discorsi rivolti alle consacrate, Giovanni XXIII insiste con delicatezza e fermezza sulla vocazione universale alla santità, indicando la castità consacrata non come semplice astinenza, ma come forma integrale di vita spirituale, espressione di un amore totale e gioioso verso Dio. Alle vergini consacrate e alle religiosi chiede una testimonianza luminosa, fondata sulla preghiera assidua, sul servizio generoso e su un autentico spirito comunitario, vissuti nella libertà interiore e nella serenità evangelica: « Siate fedeli al Signore nella preghiera e nel servizio, con cuore lieto e volontà libera»[16]. Questo sguardo pastorale si inserisce nel più ampio orizzonte del rinnovamento che Giovanni XXIII avviò con la convocazione del Concilio Vaticano II. Egli intuì con chiarezza il valore missionario e testimoniale della verginità consacrata, riconoscendola come vocazione distinta e necessaria per la vita della Chiesa: « Le vergini consacrate sono segno della Chiesa che attende e spera, luce discreta ma viva nel mondo»[17]. Incoraggiò così le consacrate a un impegno spirituale e apostolico sempre più pieno, capace di integrare contemplazione e azione, fedeltà alla Tradizione e apertura alle esigenze del mondo contemporaneo. In questa prospettiva, la consacrazione verginale si configura come anticipo profetico del rinnovamento conciliare, segno discreto ma potente della presenza di Dio nella storia, chiamando tutta la Chiesa a rinnovare la propria vocazione alla santità.

Papa Paolo VI

San Paolo VI.

Nel magistero di papa Paolo VI la verginità consacrata occupa un posto di particolare rilievo, inserendosi armonicamente nel grande rinnovamento ecclesiale avviato dal Concilio Vaticano II e orientato a una più profonda comprensione delle vocazioni nella Chiesa. Paolo VI interpreta la verginità consacrata come una risposta libera e totale alla chiamata di Dio, radicata nel Battesimo e vissuta come segno eloquente dell'amore esclusivo per Cristo e della dedizione piena al servizio del Regno.

La verginità consacrata viene illuminata da una riflessione teologica profonda e da precisi riferimenti magisteriali, che ne chiariscono il valore ecclesiale, spirituale ed escatologico nel solco del Concilio Vaticano II. Un testo di riferimento imprescindibile è l'Enciclica Sacerdotalis Caelibatus, nella quale Paolo VI, pur trattando principalmente del celibato sacerdotale, offre affermazioni di grande rilievo anche per la verginità consacrata. In essa il Papa presenta la castità consacrata come un dono carismatico sostenuto dalla grazia, segno di amore indiviso per Cristo e testimonianza visibile del Regno di Dio. La verginità non è negazione dell'amore umano, ma sua trasfigurazione in una forma più alta di fecondità spirituale, orientata interamente a Dio e al servizio della Chiesa.

Fondamentale è anche l'Esortazione Apostolica Evangelica Testificatio del 1971, dedicata alla vita consacrata. Qui Paolo VI colloca la verginità consacrata nel cuore della missione ecclesiale, definendola segno profetico in un mondo segnato dal materialismo e dalla secolarizzazione. La consacrazione verginale appare come testimonianza radicale della libertà evangelica, capace di richiamare l'umanità ai valori ultimi e di anticipare, nella storia, la realtà escatologica della comunione definitiva con Dio.

In profonda continuità con la costituzione conciliare Lumen Gentium, Paolo VI ribadisce che la verginità consacrata è una vocazione autenticamente ecclesiale, non una scelta intimistica o individuale. Essa è dono offerto alla Chiesa per la sua edificazione e per la sua missione e deve essere vissuta con maturità umana, libertà interiore e responsabilità spirituale, integrando preghiera, servizio e testimonianza[18].

Nei suoi interventi sul tema della vita consacrata, il Pontefice sottolinea con chiarezza che la verginità consacrata non è una fuga dal mondo né una negazione della corporeità, ma una forma alta e matura di amore, capace di orientare tutta la persona verso Dio e verso i fratelli. Essa si configura come testimonianza profetica in un contesto storico segnato da profondi mutamenti culturali, offrendo al mondo il segno di una libertà interiore fondata sulla grazia e non sul possesso o sull'autosufficienza. Paolo VI insiste, inoltre, sulla dimensione ecclesiale della consacrazione: la verginità non è mai una scelta puramente individuale, ma un dono offerto alla Chiesa per la sua edificazione e la sua missione. In particolare, egli valorizza la testimonianza delle vergini consacrate come segno escatologico, capace di richiamare l'orizzonte ultimo della vita cristiana e di anticipare, nella storia, la comunione definitiva con Dio. In questa prospettiva, la verginità consacrata diventa annuncio silenzioso ma potente del Regno futuro, già presente e operante nel tempo.

Nei discorsi rivolti alle religiose e alle vergini consacrate, Paolo VI insiste inoltre sull'equilibrio tra contemplazione e impegno apostolico, chiedendo che la consacrazione non si chiuda in sé stessa, ma diventi presenza viva e operante nella Chiesa e nel mondo. La verginità consacrata, così intesa, si configura come annuncio silenzioso ma potente del Vangelo, segno luminoso della speranza cristiana e testimonianza credibile di un amore totalmente donato.


Attraverso documenti come Sacerdotalis Caelibatus ed Evangelica Testificatio, Paolo VI offre una visione alta e armonica della verginità consacrata: una vocazione piena, ecclesiale e profetica, capace di parlare all'uomo contemporaneo e di rivelare, già nel tempo, la bellezza del Regno che viene. Nel solco del Concilio, Paolo VI richiama con forza l'esigenza di autenticità e maturità nella vocazione: la consacrazione deve essere vissuta con responsabilità, equilibrio umano e profondità spirituale, integrando preghiera, servizio e testimonianza. Così compresa, la verginità consacrata appare nel magistero di Paolo VI come una vocazione luminosa e feconda, capace di parlare all'uomo contemporaneo e di rinnovare il volto della Chiesa con la forza discreta dell'amore totalmente donato.

Papa Giovanni Paolo II

San Giovanni Paolo II.

Nel magistero di papa Giovanni Paolo II la verginità consacrata risplende come una vocazione luminosa, matura e profondamente evangelica, capace di rivelare al mondo la grandezza della libertà cristiana. Nella Lettera Apostolica Mulieris Dignitatem, pur affrontando in modo ampio la dignità e la vocazione della donna, il Pontefice indica chiaramente nelle donne consacrate « un'espressione alta e profetica di responsabilità personale e di amore totale a Cristo»[19], sottolineando come la loro scelta manifesti che la santità non è evasione dal mondo, ma adesione piena e consapevole alla chiamata divina.

Secondo Giovanni Paolo II, la verginità consacrata affonda le sue radici nel Battesimo ed è una risposta personale alla vocazione universale alla santità, vissuta in forma specifica e radicale. Essa rappresenta una scelta libera e adulta, né imposta né condizionata, nella quale la donna si dona interamente a Cristo Sposo, rinunciando al matrimonio per abbracciare una fecondità più ampia, spirituale e missionaria. Come afferma il Papa: « La verginità consacrata, manifestando il primato di Dio sull'uomo e sull'egoismo umano, è segno di speranza e di amore pienamente donato»[20]. Non si tratta quindi di rinuncia sterile, ma di sovrabbondanza di senso, poiché la vita consacrata diventa testimonianza visibile del Regno di Dio già presente nella storia.

Nelle catechesi, nelle omelie e negli incontri con le consacrate, Giovanni Paolo II ribadisce con forza che la verginità consacrata non si esaurisce nell'astinenza, ma è una vita piena, armoniosamente intrecciata di preghiera, servizio e missione. Essa possiede un valore profetico ed escatologico: « Essa anticipa la vita eterna, richiama la Chiesa alla fedeltà sponsale verso Cristo e diventa modello di santità per tutti»[21]. Così, la vergine consacrata diventa segno eloquente di speranza, testimonianza viva della dignità della donna e protagonista attiva della missione della Chiesa e del rinnovamento del mondo.

Papa Francesco

Papa Francesco.

Nel magistero di Papa Francesco la consacrazione verginale appare come una vocazione di straordinaria attualità, profondamente radicata nella Tradizione della Chiesa e, al tempo stesso, proiettata con audacia nel cuore del mondo contemporaneo. Il Pontefice la colloca all'interno della più ampia prospettiva della vocazione battesimale e della vita consacrata, sottolineando che essa non può essere ridotta alla sola dimensione della castità, ma va compresa come una totalità di vita donata a Dio, aperta alla preghiera, alla comunione ecclesiale e al servizio concreto dei fratelli. Come afferma Francesco: « La vita consacrata è una chiamata alla gioia, non alla rinuncia sterile; essa è dono di sé a Dio e alla Chiesa, apertura totale al mondo e alla missione»[22].

Papa Francesco descrive la verginità consacrata come segno di libertà interiore e dono totale di sé, capace di generare vita e speranza: « Le vergini consacrate sono chiamate a portare la Chiesa nel mondo, a rendere visibile il Vangelo con una testimonianza coerente, radicale e misericordiosa»[23]. Essa non è fuga dal mondo, ma vocazione piena di significato, che rende presente il Regno di Dio nella storia.

Nelle catechesi, nelle udienze e nei numerosi discorsi rivolti alle comunità femminili consacrate, Francesco evidenzia la dimensione profetica di questa vocazione: « La consacrazione verginale è segno della presenza di Dio nel mondo moderno e testimonianza concreta che il Vangelo può essere vissuto pienamente anche nelle sfide della storia attuale»[24]. La castità consacrata diventa così espressione di un amore totale a Cristo, che si traduce in fedeltà quotidiana, apertura missionaria e servizio ai poveri e ai dimenticati.

Con tono paterno e incisivo, Papa Francesco incoraggia le vergini consacrate a vivere la loro chiamata come scelta adulta e consapevole, animata da speranza e gioia, capace di unire contemplazione e azione. In esse la Chiesa riconosce una testimonianza viva di libertà evangelica e amore sponsale per Cristo, segno luminoso di un Regno che cresce già nel presente e chiama ogni credente a una vita pienamente donata.

Note
  1. Canone 604: §1. A queste diverse forme di vita consacrata si aggiunge l’ordine delle vergini le quali, emettendo il santo proposito di seguire Cristo più da vicino, dal Vescovo diocesano sono consacrate a Dio secondo il rito liturgico approvato, si uniscono in mistiche nozze a Cristo Figlio di Dio e si dedicano al servizio della Chiesa. §2. Le vergini possono riunirsi in associazioni per osservare più fedelmente il loro proposito e aiutarsi reciprocamente nello svolgere quel servizio alla Chiesa che è confacente al loro stato.
  2. Canone 605: «L’approvazione di nuove forme di vita consacrata è riservata unicamente alla Sede Apostolica. I Vescovi diocesani però si adoperino per discernere i nuovi doni di vita consacrata che lo Spirito Santo affida alla Chiesa e aiutino coloro che li promuovono, perché ne esprimano le finalità nel modo migliore e le tutelino con statuti adatti, utilizzando soprattutto le norme generali contenute in questa parte del Codice».
  3. Perfectae Caritatis n.6 Primato della vita spirituale
  4. Lumen Gentium Capitolo V n.42 e Capitolo VI n.43
  5. Malgeri F., “Leone XIII”, in “Enciclopedia dei Papi, III, Roma 2000, pp. 592.
  6. Rerum Novarum. Enciclica sui diritti e doveri dei lavoratori, 15 maggio 1981, Libreria Editrice Vaticana, n. 34.
  7. Rerum Novarum, n. 34
  8. Leone XIII, Supremi Apostolatus Officio. Enciclica sul culto del Santo Rosario (1 settembre 1883), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1883.
  9. Leone XIII, “Supremi Apostolatus Officio”, 1883, AAS, 16, 1883, p. 437.
  10. Leone XIII, “Supremi Apostolatus Officio”, 1883, AAS, 16, 1883, p. 437.
  11. Rerum Novarum, 1891, n. 34; “Supremi Apostolatus Officio”, 1883, AAS, 16, 1883, p. 437.
  12. Pio XII, Sacra Virginitas. Lettera Apostolica sulle vergini consacrate (25 marzo 1954), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1954, n. 26.
  13. Sacra Virginitas, n. 39
  14. Sacra Virginitas, n. 32
  15. Discorso alle religiose, 25 maggio 1959, “Acta Apostolicae Sedis”, 51, 1959, p. 427.
  16. Udienza generale, 17 marzo 1960, “Acta Apostolicae Sedis”, 52, 1960, p. 193.
  17. Discorso alle religiose, 8 dicembre 1961, Acta Apostolicae Sedis, 54, 1962, p. 102.
  18. Lumen Gentiumnn. 42-44.
  19. Mulieris Dignitatem, n. 28
  20. Catechesi su vita consacrata, Udienza generale, 9 gennaio 1980, "L’Osservatore Romano", 10 gennaio 1980, p. 5.
  21. Discorso alle consacrate, 15 agosto 1995, Acta Apostolicae Sedis, 87, 1995, p. 1002.
  22. Discorso alle religiose, 2 febbraio 2014, “L’Osservatore Romano”, 3 febbraio 2014, p. 7.
  23. Udienza generale, 11 giugno 2014, Acta Apostolicae Sedis, 106, 2014, p. 612.
  24. Discorso alle consacrate, 21 novembre 2015, "L'Osservatore Romano", 22 novembre 2015, p. 9.
Bibliografia
  • Leone XIII, Supremi Apostolatus Officio. - Enciclica sul culto del Santo Rosario (1º settembre 1883), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1883
  • Leone XIII, Rerum Novarum. - Enciclica sui diritti e doveri dei lavoratori (15 maggio 1891), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1891
  • Pio XII, Sacra Virginitas. - Lettera Apostolica sulle vergini consacrate (25 marzo 1954), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1954
  • Giovanni XXIII, Discorsi e Udienze alla Vita Consacrata, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1960
  • Paolo VI, Perfectae Caritatis - Decreto sul rinnovamento della vita religiosa (28 ottobre 1965), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1965
  • Paolo VI, Evangelica Testificatio - Esortazione Apostolica sul ruolo della vita consacrata, (29 giugno 1971), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1971
  • Giovanni Paolo II, Mulieris Dignitatem - Lettera Apostolica sulla dignità e vocazione della donna (15 agosto 1988), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1988
  • Giovanni Paolo II, Catechesi sulla vita consacrata; raccolta di omelie, udienze e discorsi, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2005
  • Papa Francesco, Udienze generali e discorsi alle comunità femminili consacrate (2013-2025), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2025
  • Kinsella Erin, Espoused to Christ: A Theology of Consecrated Virginity, Sophia Institute Press, Manchester, NH, 2025
  • Pelvi Vincenzo, Alle vergini consacrate, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2009
  • Isacco Turina, Consecrated Virgins in Italy: A Case Study in the Renovation of Catholic Religious Life, in "Journal of Contemporary Religion", nº 1, vol. 26, 2011, pp. 43-55
  • Rees ElizabethNew Blackfriars, Consecrated Virginity, nº 743, vol. 63, 1982, pp. 229-236
  • Vocazione alla vita consacrata oggi. Teologia, spiritualità e pastorale, Martinelli Paolo (a cura di), Glossa, Milano, 2019
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 13 gennaio 2026 da Suor Maria Trigila, laureata in lettere, in comunicazione sociale e diplomata in scienze religiose.

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