Abbazia di Santa Giustina
| Abbazia di Santa Giustina | |
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| Stato |
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| Regione |
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| Regione ecclesiastica |
Regione ecclesiastica Triveneto |
| Provincia | Venezia |
| Comune | Padova |
| Località | Padova |
| Diocesi | Diocesi di Padova |
| Religione | Cattolica |
| Indirizzo | Basilica di Santa Giustina, via Ferrari 2/A - Padova, 35100 |
| Sito web | Sito ufficiale |
| Oggetto tipo | Abbazia |
| Dedicazione | Santa Giustina |
| Sigla Ordine qualificante | O.S.B. |
| Data fondazione | V secolo |
| Stile architettonico | Romanico |
| Inizio della costruzione | X secolo |
| Completamento | XI secolo |
| Coordinate geografiche | |
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L'Abbazia di Santa Giustina è un complesso monumentale che ospita un monastero benedettino, la cui abbaziale è oggi Basilica di Santa Giustina.
Storia
Nel tempo in cui la Patavium romana era nel suo massimo splendore, nella zona in cui ancora oggi sorge la Basilica e il Monastero di Santa Giustina, c’era uno o più sepolcreti dell’aristocrazia pagana e un cimitero cristiano. Qui il 7 ottobre del 304 fu deposto il corpo della giovane Giustina, messa a morte perché cristiana per sentenza dell'Imperatore Massimiano, allora di passaggio a Padova.
Poco dopo il 520, ad opera di Opilione, prefetto del pretorio e patrizio, sorse la prima Basilica con l'attiguo oratorio, decorata di marmi preziosi e di mosaici. Se ne ha una descrizione nel 565 in Vita S. Martini, Libro IV, 672-670, di Venanzio Fortunato.
La Basilica cimiteriale oltre alle spoglie della Patrona della città e diocesi, fu arricchita di corpi e reliquie di molti santi, luogo di sepoltura prescelto dai vescovi. Divenne così, già nel VI secolo, meta di pellegrinaggi dal momento che il culto di santa Giustina martire era ormai diffuso nelle zone adiacenti al litorale adriatico.
Bisogna risalire al 971 per avere notizie certe circa la presenza dei monaci benedettini a Santa Giustina e questo per merito del vescovo di Padova Gauslino, il quale col consenso del suo capitolo ristabilì un monastero sotto la regola di san Benedetto, dotandolo di beni territoriali, di chiese e cappelle in città e in campagna. Iniziò così lo sviluppo progressivo operato dai monaci, che tanti benefici apportarono a tutto l'agro padovano con le bonifiche terriere che trasformarono le immense paludi e le sterminate boscaglie in distese di fertilissime campagne.
Nel XV secolo fu sede della grande riforma dell'abate Ludovico Barbo che portò alla fondazione della Congregazione cassinese. Sino alle soppressioni napoleoniche fu una della maggiori abbazie della cristianità e la basilica, ricostruita nel XVI secolo, è tuttora una delle basiliche più grandi del mondo. L'intero complesso è proprietà dello Stato italiano. Al suo interno, oltre alle celebri opere di Paolo Veronese, Sebastiano Ricci, Luca Giordano e della famiglia Corbarelli, si venerano le reliquie insigni dei santi Innocenti, san Luca evangelista, san Mattia apostolo, san Prosdocimo, santa Felicita, san Giuliano, sant'Urio, beato Arnaldo da Limena, san Massimo e della santa titolare, Giustina.
Con le Soppressioni napoleoniche l'abbazia fu sequestrata ed i monaci furono allontanati. Più di tre quarti dei beni artistici dei benedettini furono spediti in Francia, altri furono venduti o alienati. La pala di San Luca partì per Brera. La basilica rimase inofficiata per due anni, dal 1810 al 1812, sino a quando il vescovo Francesco Scipione Dondi dall'Orologio, per scongiurarne la demolizione, la elesse parrocchia gestita da sacerdoti secolari. Il vicino monastero divenne ospedale militare e poi caserma.
All'inizio del Novecento si accesero movimenti di valorizzazione del complesso come importante centro spirituale: nel 1909 l'abbaziale fu elevata a basilica minore da papa Pio X e nello stesso anno fu incoronata solennemente l'icona della Madonna Costantinopolitana.
Nel 1919 alcuni monaci dell'Abbazia di Praglia si prestarono a ricostituire l'Abbazia su approvazione di papa Benedetto XV. I monaci ottennero il permesso dal Governo italiano di officiare la basilica, ma solo nel 1923 riuscirono a rioccupare parte del vecchio monastero. Nel 1943 la nuova comunità benedettina elesse, dopo più di un secolo, il suo abate. Nel 1948 il demanio concesse l'uso di altri spazi ai monaci, che avviarono una grande campagna di ripristino e restauro.
L'intero enorme complesso è di proprietà statale e su buona parte del monastero è sotto l'egida dell'Esercito Italiano, situazione che grava sulla conservazione delle strutture, degrado che coinvolge anche le strutture della basilica, colpite dalle scosse del terremoto del 2012.
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