Adorazione dei pastori (Domenico Ghirlandaio)

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Firenze ChTrinita D.Ghirlandaio AdorazionePastori 1485.jpg
Domenico Ghirlandaio, Natività di Gesù; Adorazione dei pastori; Arrivo dei Magi a Betlemme (1485), tempera su tavola
Adorazione dei pastori
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Toscana
Regione ecclesiastica Toscana
Provincia Firenze
Comune

Stemma Firenze

Località
Diocesi Firenze
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Basilica di Santa Trinità
Uso liturgico quotidiano
Comune di provenienza Firenze
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto pala d'altare
Soggetto Natività di Gesù; Adorazione dei pastori; Arrivo dei Magi a Betlemme
Datazione 1485
Datazione
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Ambito culturale ambito toscano
Autore

Domenico Ghirlandaio (Domenico Bigordi)
detto Ghirlandaio

Altre attribuzioni
Materia e tecnica tempera su tavola
Misure h. 167 cm; l. 167 cm
Iscrizioni MCCCC/LXXXV
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
opera datata
Collegamenti esterni
Virgolette aperte.png

8C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: 14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama»....
15Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». 16Andarono, senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Virgolette chiuse.png

L'Adorazione dei pastori è una pala d'altare, eseguita nel 1485, a tempera su tavola, da Domenico Bigordi detto Domenico Ghirlandaio (1449 - 1494), ubicata nella Cappella Sassetti della Basilica di Santa Trinità a Firenze.

Descrizione

Soggetto

La scena della pala d'altare è ambientata davanti alla capanna (concepita come una rovina antica) con un tetto di paglia sorretto da monumentali pilastri romani, sopra il quale brilla la cometa, dove compaiono:

  • al centro, la Sacra Famiglia:
    • Maria Vergine è inginocchiata umilmente su un prato fiorito, colta nell'atto di adorare il Bambino;
    • Gesù Bambino adagiato a terra sul mantello della Madonna e all'ombra di un sarcofago romano, decorato a festoni, che fa da mangiatoia per il bue e l'asino;
    • san Giuseppe, dietro a Maria, guarda il corteo dei Magi in arrivo, lungo una strada ripida e tortuosa;
  • a destra, un gruppo di tre pastori ritratti con vivo realismo, derivati dal modello del Trittico Portinari di Hugo van der Goes. Nel primo pastore, quello che indica Gesù Bambino, Domenico Ghirlandaio, incluse il proprio autoritratto.
  • a sinistra:
    • corteo dei Magi passa sotto l'arco di trionfo;
    • due Magi sono già vicini alla capanna e guardano una luce che s'intravede sul tetto.
    • in alto, pastori con le greggi, ai quali l'angelo sta annunciando la nascita di Gesù.

Note stilistiche, iconografiche e iconologiche

Domenico Ghirlandaio, Adorazione dei pastori (part. Autoritratto del pittore), 1485, tempera su tavola
  • L'opera s'ispira a modelli di Filippo Lippi, ma mostra anche evidenti segni dell'influenza della pittura fiamminga su quella fiorentina, dopo lo studio e la graduale assimilazione del Trittico Portinari di Hugo van der Goes, portato a Firenze nel 1483 dalla famiglia omonima, che influenzò profondamente i pittori rinascimentali che cercarono di comprenderne le diversità e carpirne i segreti soprattutto nella resa della luce e nel naturalismo lenticolare. Tipicamente fiamminga è, infatti, l'attenzione al dettaglio, dove ogni oggetto ha un preciso ruolo simbolico e l'uso della prospettiva aerea, con il paesaggio che sfuma in lontananza nella foschia verso una minuta rappresentazione di colline e città.
  • Nel dipinto colpisce la profusione di citazioni classiche (il sarcofago-mangiatoia, l'arco di trionfo, le iscrizioni, i capitelli corinzi, ecc.). All'epoca dell'esecuzione della pala, l'artista era da poco tornato da un soggiorno a Roma ed è chiaramente quest'esperienza ad aver suggerito i particolari antichi che qui rappresentano il passaggio dalle religioni giudaica (di Ircano) e romana (di Pompeo) al Cristianesimo, sorto sulle rovine delle altre fedi, come ricordano i due pilastri scanalati. Questo significato simbolico dell'opera è suggerito anche da altri elementi, quali:
    • Il transito del corteo dei Magi, sotto l'arco di trionfo, va inteso come il lasciarsi alle spalle l'era romana e l'inizio della nuova epoca cristiana.
    • Il paesaggio lontano, con le vedute cittadine, esprime quest'allegoria:
      • la città più lontana a destra è, infatti, un riferimento a Gerusalemme con l'edificio a cupola della Moschea della Roccia, davanti alla quale sorge un albero secco con un ramo spezzato, simbolo della conquista della medesima;
      • la città di sinistra invece è un'elaborazione di Roma, nella quale si riconoscono i sepolcri dei due imperatori considerati "profetici", Ottaviano Augusto ed Adriano, rispettivamente tumulati nel proprio mausoleo e nella Torre delle Milizie (in epoca rinascimentale si riteneva che questa fosse la sua tomba, ma s'intravede anche quella che sembra la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, a ribadire il ruolo di Firenze come nuova Roma).
  • La collocazione del sarcofago appena dietro a Gesù Bambino sottolinea il passaggio dalla morte alla vita nuova. Questa metafora umanistica si trasforma infine in simbolo eucaristico, perché il corpo del neonato si trova davanti ad un sarcofago diventato mangiatoia e così si comprende che non è solo questione di una realtà nuova che si sostituisce alla "morte" del mondo greco-romano, ma di vita che nutre l'uomo, di un corpo che diventa alimento. Infatti, sotto il lembo del manto su cui giace il Bambino, il pittore raffigura alcune spighe di grano, riferimento inequivocabile all'Eucarestia.
  • Il dipinto è disseminato, anche di altri simboli e allegorie, come:
    • La sella e il biroccio, a sinistra, alludono al viaggio compiuto da san Giuseppe e da Maria, da Nazaret a Betlemme.
    • I tre sassi (roccia naturale, pietra lavorata e mattone), in primo piano, sono un riferimento alla famiglia Sassetti e alle attività dell'uomo.
    • Il cardellino, in primo piano, è simbolo della Passione e Resurrezione di Gesù Cristo.

Iscrizioni

Nella pala figurano quattro iscrizioni:

  • sul bordo superiore della cornice:
(LA) (IT)
« IPSUM QUEM GENUIT ADORAVIT MARIA » « Maria adorava colui che aveva generato »
  • sull'arco di trionfo,
(LA) (IT)
« GN. POMPEIO MAGNO HIRCANVS PONT. P. » « Eretto in onore di Gneo Pompeo Magno per volere di Ircano, sacerdote del Tempio »

[1]

  • sulla mangiatoia-sarcofago:
(LA) (IT)
« ENSE CADENS SOLYMO POMPEI FVLV(ius) / AVGVR / NUMEN AIT QUAE ME CONTEG(it) / VRNA DABIT » « Mentre cadeva Gerusalemme per la spada di Pompeo, l'indovino Fulvio disse: "L'urna che mi contenne genererà un Dio" »

[2]

  • sul capitello del pilastro al centro, dove si legge la datazione dell'opera:
(LA) (IT)
« MCCCC/LXXXV » « 1485 »

Notizie storico-critiche

La pala d'altare, ancora collocata nella posizione originaria, completa il celebre ciclo di affreschi con le Storie di san Francesco d'Assisi (1482 - 1485), commissionato a Domenico Ghirlandaio dal banchiere e mecenate fiorentino Francesco Sassetti (1421 - 1490), per la propria cappella nella Basilica di Santa Trinita.

Nella cappella, ai lati della pala d'altare sono raffigurati i due committenti inginocchiati:

Galleria fotografica

Note
  1. L'iscrizione rimanda a Gneo Pompeo, celebre generale romano, che con la Guerra giudaica (63 a.C.) e l'assedio di Gerusalemme, portò all'occupazione della Palestina.
  2. L'iscrizione ricorda la leggenda dell'augure Fulvio, che sul punto di morire, durante l'assedio di Gerusalemme di Pompeo, predisse che il suo sepolcro sarebbe stato usato da un Dio.
Bibliografia
  • Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 2, Editore Electa-Bruno Mondadori, Milano 1990, p. 254 ISBN 9788842445227
  • Ronald G. Kecks, Ghirlandaio. Catalogo completo, Editore Octavo, Firenze 1995, pp. 119 - 126
  • Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio, Editore Scala, Firenze 1990, ISBN 9788881170036
  • Rolf Toman (a cura di), Arte italiana del Rinascimento, Editore Konemann, Colonia 1999, pp. 286 - 287, 289 ISBN 9783829020404
  • Timothy Verdon, La bellezza nella Parola. L'arte a commento delle letture festive. Anno B, Editore San Paolo, Milano 2008, pp. 52 - 55 ISBN 9788821563904
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 2 luglio 2013 da Teresa Morettoni, esperta in museologia, archeologia e storia dell'arte.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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