Deposizione di Gesù Cristo dalla croce (Benedetto Antelami)

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Parma Cat.Ass.Maria B.Antelami DeposizioneCristo 1178.jpg
Benedetto Antelami, Deposizione di Gesù Cristo dalla croce (1178), marmo rosso
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Emilia Romagna
Regione ecclesiastica Emilia
Provincia Parma
Comune

Parma

Località
Diocesi Parma
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine, transetto meridionale, lato occidentale
Uso liturgico quotidiano
Comune di provenienza Parma
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto rilievo
Soggetto Deposizione di Gesù Cristo dalla croce
Datazione 1178
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Benedetto Antelami

Altre attribuzioni
Materia e tecnica marmo scolpito, smalto
Misure h. 110 cm; l. 230 cm; p. 7 cm
Iscrizioni ANNO MILLENO CENTENO SEPTUAGENO / OCTAVO SCVLTOR PAT(ra)VIT M(en)SE SE(c)U(n)DO / ANTELAMI DICTUS SCULPTOR FUIT HIC BENEDICTUS
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
opera datata e firmata
Collegamenti esterni
Virgolette aperte.png

30E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò. 31Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua....
35Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. 37E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. 38Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. 40Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. 41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. 42Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
Virgolette chiuse.png

La Deposizione di Gesù Cristo dalla croce è un rilievo, realizzato nel 1178 circa, in marmo rosso scolpito ad altorilievo, da Benedetto Antelami (1150 ca. – 1230 ca.), ubicato nel transetto meridionale della Cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine a Parma.

Descrizione

Soggetto

Nella scena, basata sul Vangelo di Giovanni, che raffigura il momento nel quale il corpo di Gesù Cristo viene calato dalla croce, compaiono:

  • al centro:
    • Croce, il cui legno è tratto da un fusto verdeggiante, come fanno pensare i mozziconi di rami spezzati: essa, in questo caso, è allo stesso tempo, legno del martirio e lignum vitae, ossia l'Albero della Vita che allude già alla Resurrezione. La croce è il fulcro della scena, perché centro della storia della salvezza, ma è anche l'elemento che divide nettamente i personaggi in due schiere dei credenti e non credenti, a sinistra ed a destra di Cristo.
    • Gesù Cristo, il cui corpo esangue ed inerte, sorretto da Giuseppe di Arimatea, è piegato verso sinistra. La sua figura di dimensioni maggiori rispetto agli altri personaggi nè sottolinea la sua importanza.
  • a destra:
    • Nicodemo, salito su una scala, si accinge a togliere il secondo chiodo dalla mano sinistra di Gesù. L'inclinazione delle figure di Giuseppe di Arimatea e di Nicodemo bilanciano in senso opposto quella di Cristo.
    • Allegoria della Sinagoga sconfitta (personificazione del mondo ebraico) è raffigurata come una donna con il capo piegato, gli occhi chiusi e con il vessillo spezzato e rovesciato;
    • San Raffaele arcangelo fa chinare il capo alla Sinagoga in segno di sconfitta;
    • Centurione, armato di spada e di un grande scudo rotondo, che sta esclamando: "Veramente costui era Figlio di Dio" (Mc 15,39), indicando così la sua imminente conversione. Questo personaggio viene tradizionalmente identificata con san Longino.
    • Cinque soldati, che seguono il centurione, due dei quali alzano il dito indicando Cristo;
    • Quattro soldati, due imberbi e due barbati, seduti su sgabelli, si stanno spartendo le vesti di Gesù, giocandole a dadi (Mt 27,35-36).
  • alle estremità assistono alla scena il Sole (a sinistra) e la Luna (a destra) raffigurati come due teste umane inserite in due ghirlande.

Cornice e motivi decorativi

La scena della Deposizione è inquadrata da un'ampia fascia, eseguita a niello,[1] formata da viticci e girali d'acanto che si avvolgono con perfezione geometrica. In alto la lastra si ripiega formando una cornice con rosette a rilievo.

Di derivazione classica sono sia le rosette che ornano il bordo superiore, sia l'ornato a racemi della fascia che orla la composizione, ma la tecnica orientale della niellatura e la bidimensionalità dell'ornato dimostrano che il portato antico è filtrato dalla tradizione bizantina.

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • L'opera risale ad un periodo di transizione tra l'arte romanica e quella gotica. Infatti, in questa Deposizione Antelami rivela uno stile personale, già orientato verso il gusto gotico, ma formato da una vasta cultura figurativa che spazia dalla scultura romanica lombardo-emiliana, alla tradizione bizantina, alla conoscenza dell'arte e dei testi classici, alle contemporanee realizzazioni del gotico francese. Il risultato nella modellazione dei corpi umani appare meno tozzo delle figure di Wiligelmo, ma la dinamica della scena è meno vivace, con le figure ferme in pose espressive. L'impressione di spazialità data dai due piani sovrapposti sui quali sono posti i soldati che tirano a sorte le vesti è il primo esempio del genere in Italia.
  • Il rilievo presenta vari elementi tratti dalla tradizione bizantina come lo schema compositivo, basato sulla ripetizione ritmico-musicale e sulla simmetria, ma anche la citazione delle Teorie delle Vergini che richiamano i mosaici ravennati, come nelle Tre Marie sulla sinistra e soprattutto nella conoscenza e perizia tecnica dell'esecuzione a niello del fondo della lastra. Altre attinenze con l'arte bizantina si trovano nei dettagli decorativi e nei parallelismi delle pieghe delle vesti. All'arte francese rinviano sia le due piccole figure al centro, che sono le personificazioni della Chiesa e della Sinagoga, sia l'insistenza della linea che segna direttamente le masse, alleggerendo i volumi, e sia l'allungamento degli stessi personaggi, un richiamo a quelle del Portale dei Re della Cattedrale di Chartres. Appartengono alla tradizione classica, in particolare del periodo augusteo, le personificazioni del Sole e della Luna nei clipei, mentre le raffigurazioni degli Angeli derivano dalle Vittorie alate. I motivi vegetali, come i girali d'acanto e la foglia, sotto la croce, richiamano i motivi decorativi dei sarcofagi o dei monumenti romani, come l’Ara Pacis. Inoltre, alla stessa cultura classica appartiene il senso di ordine armonico, compostezza ed equilibrio.
  • Fortemente simbolica è la contrapposizione delle due parti perfettamente uguali in cui è divisa la scena dalla Croce:
    • a sinistra: l'umanità (Madonna, san Giovanni apostolo, le tre Marie e la Chiesa) toccata dalla luce (simboleggiata dal Sole) partecipa della salvezza, che partendo dalla croce, viene trasmessa attraverso quell'incontro commovente tra il braccio senza vita del Figlio e la mano dell'amore della Madre;
    • a destra: un'umanità immersa nelle tenebre (simboleggiate dalla Luna) e rappresenta da coloro (soldati romani e Sinagoga) che non hanno saputo, o non hanno voluto, vedere in Cristo, il Figlio di Dio, e saputo riconoscere nel suo sacrifico il suo atto supremo d'amore.

Iscrizione

Nel rilievo, figurano alcune iscrizioni latine, incise a niello, in caratteri gotici:

  • in alto, nella quale si legge la firma dello scultore e la data di esecuzione dell'opera:
(LA) (IT)
« ANNO MILLENO CENTENO SEPTUAGENO / OCTAVO SCVLTOR PAT(ra)VIT M(en)SE SE(c)U(n)DO / ANTELAMI DICTUS SCULPTOR FUIT HIC BENEDICTUS. » « Nel secondo mese[2] dell'anno 1178 uno scultore terminò (quest'opera). Questo scultore fu Benedetto detto Antelami.[3] »
(LA) (IT)
« I(e)H(s)US NAZARENUS REX IUDAEORUM » « Gesù il Nazareno, Re dei Giudei »
(LA) (IT)
« VERE ISTE / FILIUS DEI / ERAT » « Veramente costui era Figlio di Dio »

Inoltre, sono presenti altre iscrizioni, che aiutano l'osservatore ad identificare i personaggi nella scena:

  • a sinistra:
« S. MA/RIA »
« GABRI/EL »
« ECCLESIA / EXALTA/TUR »
« S. IOHANNIS »
« MARIA MA/DALENE »
« MARIA JACOBI »
« SALOME »
« SOL »
  • a destra:
« NICODEMUS/IOSEPH AB ARI/MATHIA »
« RAPHA/EL »
« SINA/GOGA DE/PONI/TUR »
« CENTURIO »
« LUNA »

Notizie storico-critiche

Il rilievo con la Deposizione è l'unica parte che rimane di un pulpito quadrangolare, collocato nella Cattedrale, poi smembrato, ed andato distrutto nel XVI secolo. Esso, rappresenta attualmente la prima grande opera nota dello scultore ed architetto lombardo Benedetto Antelami, nonché un capolavoro della scultura gotica.

Note
  1. La niellatura è una tecnica che consiste nel decorare gli oggetti scolpiti versando nei solchi del disegno inciso a bulino, una miscela liquida di rame, argento, piombo, zolfo e borace, di colore nero, e levigando la superficie fino a renderla completamente liscia.
  2. Nel calendario medievale il primo mese è marzo, pertanto l'opera fu completata in aprile, probabilmente in coincidenza con la Settimana Santa.
  3. Il nome chiarisce il luogo d'origine, la valle d'Intelvi, presso Como, detta anche Antelama, terra di tagliapietre, scultori e maestri costruttori, attivi fin dal X secolo in Liguria e nella valle padans.
Bibliografia
  • Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 1, Editore Electa-Bruno Mondadori, Milano 1990, pp. 386 - 387 ISBN 9788842445227
  • Giorgio Cricco et. al., Itinerario nell'arte, vol. 1, Editore Zanichelli, Bologna 1999, pp. 219 – 220 ISBN 9788808079503
  • Giulia Marrucchi, Cinzia Caiazzo, Il Medioevo, in "La Grande Storia dell'Arte", Editore Scala, Firenze 2005, pp. 276, 280 - 283 ISBN 9771826608008
  • C. Mutti, M. Ravenna, La pietra racconta i misteri dell'uomo, in "Bell'Italia-speciale Parma", suppl. al n. 14, Editore Mondadori, Milano 1989
  • Francesco Negri Arnoldi, Storia dell'Arte, vol. I, Editore Fabbri, Milanoe 1994, pp. 501 - 502 ISBN 9788845007330
  • Paolo Parlavecchia, Il Romaninico in Italia, col. "La Bellezza di Dio. L'Arte ispirata dal Cristianesimo", Editore San Paolo, Palazzolo sull’Oglio (BS) 2003, pp. 39, 42
  • Carlo Arturo Quintavalle, Benedetto Antelami, Editore Electa, Milano 1990, pp. 349 - 352
  • Carlo Arturo Quintavalle, Tra Parma e Chartres. in "Art e Dossier" n. 49, Editore Giunti, Firenze 1990
  • Stefano Zuffi, Episodi e personaggi del Vangelo, col. "Dizionari dell'Arte", Editore Mondadori-Electa, Milano 2002, pp. 308 - 309 ISBN 9788843582594
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