Didimo Mantiero

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Didimo Mantiero
Presbitero
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Don Didimo Mantiero
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Età alla morte 78 anni
Nascita Novoledo Vicenza
21 giugno 1912
Morte Bassano del Grappa Vicenza
13 giugno 1991
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Appartenenza Diocesi di Vicenza
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Ordinazione presbiterale 1937 da Ferdinando Rodolfi
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Collegamenti esterni
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Nella vita ognuno desidera essere fortunato, l'ho desiderato pure io e tanto, ma una volta divenuto sacerdote mi accorsi che per me la fortuna era o sarebbe dovuta essere ben altra cosa da quello che gli uomini generalmente pensano
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(Didimo Mantiero[1])

Didimo Mantiero (Novoledo Vicenza, 21 giugno 1912; † Bassano del Grappa Vicenza, 13 giugno 1991) è stato un presbitero e fondatore italiano delle associazioni La Dieci e Il Comune dei giovani. Fu anche parroco di Santa Croce di Bassano del Grappa.

Biografia

Formazione e ordinazione

Didimo Mantiero nacque a Novoledo, frazione del comune di Villaverla, quinto di dieci fratelli, da una famiglia contadina di sane tradizioni cristiane. Un fratello del padre, Antonio Mantiero, fu vescovo di Treviso dal 1936 al 1956. Da questo zio, Didimo attingerà molti preziosi consigli per la sua attività pastorale.

Entrò nel seminario di Vicenza a quindici anni e venne ordinato prete dal Vescovo Ferdinando Rodolfi nel giugno 1937.

Pur dotato di un'acuta intelligenza, non poté proseguire gli studi a causa di una grave malattia che lo colpì nei primi anni del suo sacerdozio.

La Dieci

Dopo il periodo di infermità svolse il suo apostolato tra i giovani, ma a causa di gelosie di cui fu oggetto, venne continuamente rimosso dalle parrocchie che gli venivano assegnate.

Nel 1941 a Santorso (Vicenza) fondò La Dieci, un'associazione che, partendo dall'episodio narrato nel capitolo 18 del Genesi, nel quale Dio promette di risparmiare Sodoma se vi si fossero trovati dieci giusti, si propose di riunire un gruppo di persone che si impegnassero ad offrire a Dio un giorno della propria settimana per la salvezza della città.

Tappa importante della sua attività pastorale fu la nomina a cappellano di Valdagno nel 1946. A Valdagno, città industrializzata, tra studenti e operai, don Didimo ebbe modo di progettare La Città dei Giovani, che non ebbe pratica realizzazione per l'opposizione di qualche potentato. A Valdagno rimase fino al 1953, quando venne nominato parroco della Parrocchia di Santa Croce di Bassano del Grappa, parrocchia prevalentemente agricola alla periferia della città.

Il Comune dei Giovani

Don Didimo in mezzo ai giovani

Tra i giovani contadini di Santa Croce di Bassano ebbe modo di meditare sul suo progetto educativo che vide pratica realizzazione nel 1962 con il sorgere del Comune dei Giovani nato, pur in mancanza di adeguate strutture, grazie al consiglio dell'amico giurista Francesco Carnelutti di Venezia.

La nascita del Comune dei Giovani, preceduta da un'intensa attività catechetica nella parrocchia, segnò lo sviluppo del metodo pastorale di don Didimo il quale aveva come obiettivo la responsabilizzazione dei giovani e che fondava la sua attività sull'associazione La Dieci e su un'intensa opera di catechesi.

All'associazione La Dieci don Didimo avviò le forze migliori della sua parrocchia, vecchi e ammalati, ai quali chiedeva di impetrare quotidianamente a Dio la salvezza per i suoi giovani.

Una delle priorità del suo apostolato fu la costruzione della scuola di catechesi. Considerava i suoi catechisti la pupilla della parrocchia, a preparare i quali venivano chiamati docenti universitari e grandi nomi della cultura cattolica.

Il Comune dei Giovani, dopo una gestazione di due anni, nacque con il tentativo di creare unità organica tra le varie iniziative parrocchiali, con l'obiettivo finale di rendere i giovani responsabili e pronti a inserirsi nel tessuto sociale, dopo aver sperimentato la gestione in piccolo di un comune.

L'associazione fu fucina di molti amministratori e di ben due sindaci alla guida del comune di Bassano del Grappa.

La scuola di catechesi

Alla costituzione del Comune dei Giovani, però, don Didimo premetteva sempre la presenza del gruppo orante de La Dieci e di un'organizzata scuola di catechesi.

Una delle testimonianze sulla vita di don Didimo Mantiero dice che

« si considerò sempre un semplice prete di campagna, ma bisogna subito sottolineare che era un sacerdote di straordinaria capacità pastorale e di grande ricchezza spirituale; era anche un uomo molto istruito, non solo in teologia ma pure in filosofia e letteratura; non era un intellettuale ma piuttosto un uomo di grande cultura. Desiderava diffondere la cultura nel più ampio senso del termine, quella cultura che aiuta ogni persona umana a crescere e che è accessibile tanto a un contadino quanto a un professore. Lo testimoniano i suoi incontri serali con i figli dei contadini e degli operai nei quali si parlava di catechismo e di san Tommaso ma anche di Dante e di Manzoni. Aiutava i suoi ragazzi più portati per lo studio in latino e in italiano, li consigliava di leggere i libri di Dostoevskij e Leopardi, li incoraggiava a prendere in mano anche i classici della filosofia come Platone e Aristotele. Lo scopo principale di un tale lavoro culturale era l'approfondimento della fede e la migliore conoscenza della suprema Verità »

La malattia

Nel 1974 si manifestarono per don Didimo i primi sintomi del morbo di Parkinson. Nel 1976 la malattia aggredì don Didimo con virulenza, rendendogli difficile il parlare. Resistette alla guida della parrocchia, supportato dall'efficiente organizzazione creata, ma nel 1979 fu costretto a lasciare l'incarico a causa di una grave alterazione celebrale. Ritiratosi, non autosufficiente, in un piccolo appartamento reso disponibile nella scuola materna parrocchiale, fu amorosamente assistito di notte a turno per ben dieci anni dai suoi giovani.

Nel 1981 nacque la Scuola di Cultura Cattolica, per opera degli adulti usciti dall'esperienza del Comune dei Giovani. L'istituzione, sempre desiderata da don Didimo fin da primi anni della sua esperienza a Bassano, ebbe un grande successo grazie alla sapiente direzione di Gianfranco Morra. A tale cattedra si susseguirono i nomi più prestigiosi della cultura cattolica italiana e internazionale. Nel 1983 nacque il Premio Nazionale al Merito della Cultura Cattolica, poi divenuto Internazionale. Le illustri personalità ecclesiastiche, politiche e accademiche che si susseguivano a Bassano passavano anche per la stanza di don Didimo, il quale non faceva altro che piangere, per la sua sofferenza.

Don Didimo morì il 13 giugno 1991. Fu sepolto nel cimitero di Bassano del Grappa, accanto alla chiesa di Santa Croce.

Note
  1. Sergio Martinelli (a cura di), Didimo Mantiero. Il volto più vero. Diari, Milano 2002
Voci correlate
Bibliografia
  • Sergio Martinelli (a cura di), Didimo Mantiero. Il volto più vero. Diari, Milano 2002.
  • Grygiel Ludmila, La dieci di don Didimo Mantiero. Come Abramo alla ricerca di dieci giusti per la salvezza del mondo, Milano 1995.
  • Roberto Perrone, La Dieci e il Comune dei Giovani. Una vita per la salvezza della città, in Tracce 7 (2005) [1]
  • Claudio Mesoniat - Alberto Moccetti, Il compito di Abramo. La Dieci: storia di un'esperienza ecclesiale, Milano 1988.
  • Paolo Baldo, Il "Comune dei Giovani" di Bassano del Grappa: un metodo originale di educazione alla fede, Pontificia Università Lateranense, Roma 1999.
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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