Diocesi di Treviso

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Diocesi di Treviso
Dioecesis Tarvisina
Chiesa latina

Facciata del duomo di Treviso.jpg
vescovo Michele Tomasi
Sede Treviso

sede vacante
Treviso

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Suffraganea
Regione ecclesiastica Triveneto
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Mappa della diocesi
Provincia italiana di Treviso
Collocazione geografica della diocesi
Nazione bandiera Italia
diocesi suffraganee
Coadiutore
Vicario Adriano Cevolotto
Provicario
generale
Ausiliari

Vescovi emeriti:

Parrocchie 265 (15 vicariati )
Sacerdoti

534 di cui 399 secolari e 135 regolari
1.455 battezzati per sacerdote

135 religiosi 480 religiose 26 diaconi
884.100 abitanti in 2.194 km²
777.300 battezzati (87,9% del totale)
Eretta IV secolo
Rito romano
Cattedrale {{{cattedrale}}}
Concattedrale {{{concattedrale}}}
Santi patroni San Liberale
(27 aprile)
Indirizzo
Piazza Duomo 2, 31100 Treviso, Italia
tel. +390422416700 fax. 0422.41.67.15 @
Coordinate geografiche
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Collegamenti esterni

Sito ufficiale

Dati online 2018 (gc ch )

Dati dal sito web della CEI
Chiesa cattolica in Italia
Tutte le diocesi della Chiesa cattolica

La diocesi di Treviso (in latino: Dioecesis Tarvisina) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea del patriarcato di Venezia appartenente alla regione ecclesiastica Triveneto. Nel 2017 contava 773.300 battezzati su 884.100 abitanti. E' retta dal vescovo Michele Tomasi.

Territorio

La diocesi abbraccia un territorio che si estende su Quattro province:

La strutturazione territoriale è stata recentemente ritoccata dall'Arcivescovo Gianfranco Agostino Gardin in vista delle collaborazioni pastorali fra parrocchie, il cui progetto sta procedendo. Dal 1° novembre 2010 sono stati soppressi i vicariati di Cornuda e Ponte di Piave. La diocesi risulta così suddivisa in 265 parrocchie, di cui 263 attive.

I vicariati foranei sono quindici:

  • Asolo (21 parrocchie): Asolo, Pagnano, Villa d'Asolo, Casella d'Asolo, Paderno del Grappa, Fietta del Grappa, Possagno, Cavaso del Tomba, Castelcucco, Monfumo, Castelli di Monfumo, Fonte Alto, Oné di Fonte, San Zenone degli Ezzelini, Ca' Rainati, Mussolente, Casoni di Mussolente, Maser, Coste, Madonna della Salute, Crespignaga.
  • Camposampiero
  • Castelfranco Veneto (20 parrocchie): San Liberale-Duomo, Santa Maria di Pieve, Salvarosa, Villarazzo, Postumia, Salvatronda, San Floriano di Campagna, Campigo, Treville, Sant'Andrea Oltre il Muson, Vedelago, Casacorba, Cavasagra, Albaredo, Fanzolo, Barcon, Fossalunga, Resana, Castelminio, San Marco.
  • Castello di Godego (18 parrocchie): Castello di Godego, Loria, Ramon, Castione, Bessica, Riese Pio X, Poggiana, Spineda, Vallà, Altivole, San Vito di Altivole, Caselle d'Altivole, San Martino di Lupari, Borghetto, Abbazia Pisani, Galliera Veneta, Mottinello Nuovo, Tombolo.
  • Mirano
  • Mogliano Veneto
  • Monastier
  • Montebelluna (18 parrocchie): Montebelluna, Busta-Contea, San Gaetano, Guarda, Biadene, Caonada, Caerano di San Marco, Trevignano, Falzé di Trevignano, Signoressa, Musano, Cornuda, Crocetta del Montello, Nogaré, Ciano, Pederobba, Onigo di Piave, Covolo di Piave.
  • Nervesa della Battaglia
  • Noale
  • Paese (17 parrocchie): Paese, Padernello, Postioma, Porcellengo, Castagnole, Quinto di Treviso, Santa Cristina, Zero Branco, Sant'Alberto, Scandolara, Morgano, Badoere, Istrana, Pezzan d'Istrana, Sala d'Istrana, Ospedaletto d'Istrana, Villanova d'Istrana.
  • Treviso (17parrocchie): Cattedrale, San Nicolò, Sant'Agnese, Santa Maria Maddalena, Sant'Andrea in Riva, San Martino urbano, San Giuseppe, Canizzano, Santa Maria Ausiliatrice, Santa Maria Maggiore, Sant'Angelo-Santa Maria sul Sile, San Zeno, San Lazzaro, Sant'Antonino, Casier, Frescada, Dosson.
  • San Donà di Piave
  • Santa Maria del Rovere
  • Spresiano

Storia

Gli inizi

Il territorio che oggi comprende la diocesi di Treviso era inserito agli inizi del I millennio dell'era cristiana nella X regione l'Impero Romano italiana, comprendente Venetia et Histria. Un'antica tradizione fa risalire già al I secolo l'Evangelizzazione delle terre venete per opera di Prosdocimo, Discepolo di San Pietro e primo Vescovo di Padova; costui avrebbe costituito ed organizzato la Chiesa locale. Probabilmente la prima presenza cristiana a Treviso risale al IV secolo, anche se non ancora tale da divenire sede episcopale.

Ad una ventina di chilometri da Treviso esisteva l'importante municipio di Altino, il cui vescovo Eliodoro, formatosi alla scuola di Aquileia insieme agli amici Cromazio e Girolamo, partecipò al Concilio che vi si tenne nel 381. Il tramonto di quel centro, devastato dalle invasioni barbariche, come pure quello della vicina sede episcopale di Oderzo, determinarono lo sviluppo di Treviso. Qui, provenienti da Altino, vennero trasferite le reliquie di San Liberale, discepolo Laico di Eliodoro e Confessore della fede autentica contro gli ariani; San Liberale divenne poi Patrono della città e della diocesi trevigiana.

Il primo vescovo di Treviso storicamente accertato è Felice: ad attestarlo sono l'amico e compagno di studi Venanzio Fortunato e lo storico dei Longobardi Paolo Diacono. Nel 569 a Lovadina, presso il fiume Piave, Felice andò incontro ad Alboino, re dei Longobardi. Il gesto permise a Felice di preservare la propria Chiesa dalla devastazione, a differenza di altre che furono distrutte, ed anzi di vederne aumentare il territorio, inglobando parte delle diocesi di Altino e di Oderzo.

Il Medioevo

L'epoca medioevale si caratterizzò per la diffusione e la strutturazione territoriale, a partire dai primi Quattro arcipresbiterati nei quali la Diocesi era suddivisa in periodo carolingio (Quinto, Cornuda, Godego, Mestre), dai quali dipendevano pievi e cappelle. Il territorio diocesano si estese ulteriormente nel 969, quando l'imperatore Ottone I fece dono a Rozo, vescovo di Treviso, della diocesi di Asolo[1]. Contemporaneamente, nell'VIII secolo, iniziavano i primi insediamenti monastici Benedettini: gli Zeniani a Casier (Monastero dei Santi Pietro e Teonisto) e i Nonantolani (a Lanzago prima e a Santa Maria e Santa Fosca in Treviso poi), e andava pure prendendo forma il Capitolo della Cattedrale.

Nel X secolo sorsero in diocesi nuovi monasteri benedettini, tra cui quelli di Santa Maria Assunta a Mogliano e Santa Maria del Pero a Monastier; altre fondazioni monastiche, maschili e femminili, si aggiunsero nei secoli XI e XII.

A rivitalizzare la vita cristiana della città prima e della diocesi poi giunsero fin dai primi decenni del Duecento gli Ordini mendicanti: i Francescani prima, i Domenicani e gli Agostiniani poi, a pochi anni di distanza; seguirono nell'arco di un Secolo i secondi ordini femminili di Clausura. Con il loro arrivo e con la nascita dei Terzi Ordini, si svilupparono la Predicazione, lo studio e la Spiritualità laicale.

Il rinnovamento provocò una fioritura di santità che si espresse in varie figure:

Tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo la suddivisione territoriale in pievi e parrocchie aveva ormai raggiunto una stabile strutturazione capillare.

Dal 1389 al 1797 il territorio diocesano fu ininterrottamente sotto il dominio della Serenissima. Alla fine del XIV secolo nacquero e si svilupparono in città e in diocesi le congregazioni del Clero per diffondere lo spirito di Fraternità sacerdotale; esse sorsero anche per contrastare, in tempi di stabilità politica e di progresso culturale ed economico, il clima di rilassamento e di degrado della Vita cristiana.

Un'azione di riforma venne intrapresa sotto la spinta di grandi vescovi, come Giovanni Benedetto (1418-1437), domenicano, e Ludovico Barbo (1437-1443), già Abate di Santa Giustina di Padova, iniziatore della riforma che si diffuse in tutto l'ordine benedettino. Nell'ultimo Quattrocento e nel primo Cinquecento la diocesi conobbe un nuovo periodo di decadenza, anche per la scarsa residenza dei vescovi e dei parroci; questo consentì il sorgere di alcuni germi di Eresia.

Dopo il Concilio di Trento

La partecipazione al Concilio di Trento del Vescovo Giorgio Corner, in relazione con San Carlo Borromeo, inaugurò per la diocesi una nuova stagione Pastorale, contrassegnata dalla fondazione del Seminario diocesano, dalla convocazione di numerosi sinodi, dalle frequenti visite pastorali ad opera dei vari vescovi che si avvicendarono, tutti di origine veneziana sino alla fine del Settecento; tra essi emerge la figura di Augusto Zacco (1723-1739), che nel 1727 indisse un importante sinodo.

Tra il Seicento e il Settecento la Chiesa di Treviso assimilò lentamente le scelte tridentine. Le novità pastorali introdotte dal Concilio coesistevano con il Lassismo Morale e l'ignoranza religiosa. Nella Chiesa tutto era fortemente sottoposto al controllo della Serenissima: dal conferimento dei benefici all'amministrazione delle confraternite; le immunità riguardanti persone, cose, luoghi non venivano rispettate; non vi era libertà di relazione con Roma. Tuttavia i sempre più forti segni di impegno e di rinnovamento spirituale, il costante e capillare impegno catechistico nei confronti di fanciulli ed adulti, lo zelo del Clero e l'attività delle confraternite laicali irrobustirono la Fede e la Pietà nel Popolo cristiano.

Il Seminario

Il Seminario, sorto all'indomani del Concilio di Trento, tra i primi in Italia, accolse alla fine del 1566 i primi diciassette alunni. Subì numerosi trasferimenti di sede all'interno delle mura cittadine e molteplici interventi di ristrutturazione, dalla primitiva residenza alle Canoniche nuove fino all'attuale, situata dal 1841 presso l'ex Convento domenicano di San Nicolò. Dalla fine del '600 fino ai primi del '900 il Seminario fu frequentato non solo dai chierici, ma anche da alunni laici, contraddistinguendosi quale istituto cittadino di formazione superiore per la classe dirigente civile e per il Clero.

Alcuni tra i maestri provenivano dal Clero diocesano, altri dagli ordini religiosi presenti in Città.

Dagli inizi del '700 venne dato maggiore impulso alla formazione intellettuale: cominciarono ad essere attivati i corsi teologici interni. A metà del Secolo si accrebbe il numero e la qualificazione dei docenti, e gli insegnamenti si estesero alle discipline scientifiche e teologiche positive; anche il fondo librario della Biblioteca cominciò a diventare significativo.

Il XIX secolo

L'episcopato del veneziano Bernardino Marin (1788-[[1817]) coincise con l'ultimo periodo della Serenissima. Ebbe appena il tempo di terminare la Visita pastorale, che dal 1797 al 1813 il territorio cambiò per ben Sette volte il governo politico, tra municipalisti, francesi e austriaci. Non preparato per affrontare tali eventi, mons. Marin si comportò in maniera non difforme dagli altri pastori delle diocesi vicine, proteggendo per quanto possibile il suo Clero, e svolgendo una funzione di mediazione presso le differenti autorità politiche affinché attività pastorali da un lato e situazione della popolazione dall'altro ricevessero il minor numero di danni possibile.

Il clero diocesano in questo periodo passò da quasi 900 componenti a 650, compresi gli ex religiosi incardinatisi dopo le soppressioni. Il Seminario subì una grave crisi, pur continuando senza sospensione la propria attività; minacciato di chiusura dall'autorità austriaca, conobbe una ripresa numerica e qualitativa durante la Restaurazione. Dopo il breve episcopato di Giuseppe Grasser (1823-1829), succeduto ad un periodo di Sede vacante durato quasi Sei anni, la diocesi fu affidata per un ventennio alla guida di Sebastiano Soldati, proveniente dal clero diocesano.

Se la stabilità politica creò le condizioni per un rinnovamento Pastorale, come lo sviluppo delle parrocchie e l'inserimento in diocesi di nuovi ordini religiosi, soprattutto femminili (Canossiane, Dorotee), il controllo pressante, pedante e pesante dell'amministrazione austriaca su ogni atto ecclesiastico provocava, nel Clero, e persino nel Vescovo, fastidio e irritazione. Si ritiene che un terzo del clero, tra cui molti parroci e cappellani, vicini ai sentimenti della popolazione, sia stato coinvolto negli eventi rivoluzionari del 1848. In città alunni e professori del Seminario furono implicati, e altri fecero parte del governo provvisorio rivoluzionario. Successivamente non fu facile ricondurre il clero trevigiano ad un atteggiamento legittimista.

Nella seconda metà dell'Ottocento la diocesi fu guidata da pastori eminenti:

Gli ultimi decenni del secolo furono contraddistinti dallo sviluppo di un fiorente movimento cattolico, particolarmente attivo nel settore sociale ed economico tramite una rete di associazioni e di iniziative cattoliche ad indirizzo religioso e sociale, cresciute attorno all'Opera dei Congressi: organi di Stampa, Società di mutuo soccorso, casse rurali, assicurazioni, cooperative di consumo, latterie sociali; Treviso fu la diocesi veneta che ebbe il maggior numero di comitati parrocchiali dell'Opera.

Il XX secolo

Il XX secolo si aprì con un trevigiano eletto alla Cattedra di Pietro, Giuseppe Sarto (1835-1914), che divenne Papa Pio X (1903-1914), grande riformatore della vita della Chiesa e coraggioso difensore della Dottrina della Fede; in diocesi era stato Cappellano a Tombolo, Parroco a Salzano, Cancelliere e Direttore spirituale in Seminario, prima di diventare Vescovo di Mantova e Patriarca di Venezia.

A Pio X si deve la scelta della nuova guida della sua diocesi di origine, nella Persona del giovane Provinciale dei Cappuccini veneti, il Beato Andrea Giacinto Longhin (1904-1936). Attraverso un'intensa attività apostolica, le Visite Pastorali e il Sinodo, Longhin intraprese una grande opera di formazione spirituale per il Clero e il laicato. Durante la I guerra mondiale fu riferimento religioso, Morale e civile per tutte le Comunità travolte dal conflitto; provvide all'assistenza dei soldati, dei malati e dei poveri. La sua azione pastorale favorì il sorgere di figure significative tra i preti, i religiosi e i laici. Tra di essi vanno ricordati:

Se negli anni del Fascismo la Chiesa trevigiana aveva dovuto limitarsi a svolgere solo un'ampia e diffusa opera catechetica e formativa, particolarmente attraverso l'Azione Cattolica, significativa fu la partecipazione dei cattolici alla lotta di Liberazione. Durante la Seconda guerra mondiale, dopo l'occupazione tedesca, il vescovo Mantiero fu un autentico defensor civitatis. La sua azione fu di tipo caritativo nei confronti dei sinistrati e degli sfollati; di difesa presso i comandi germanici, per strappare alla Morte e alla prigione sacerdoti e vittime innocenti di ogni colore politico e di ogni condizione; di sostegno ai sacerdoti in Cura d'anime perché rimanessero strettamente uniti alle loro popolazioni.

Il periodo postbellico si caratterizzò per il contributo sostanziale dato alla ricostruzione morale, culturale e materiale, profuso a tutto campo nell'impegno sociale e politico dei cattolici nel partito e nel sindacato di ispirazione cristiana, nelle ACLI e nella Coldiretti, delle quali il primo assistente e consulente ecclesiastico nazionale nel dopoguerra fu Pietro Pavan, poi Cardinale. La Pastorale diocesana, di forte impianto tradizionale, si fece attenta alla dimensione sociale, per essere in grado di far fronte alle trasformazioni in atto.

Notevole in questi decenni fu pure l'impegno missionario della diocesi. Sono più di un migliaio i religiosi, le religiose, i laici e, a partire dall'Enciclica Fidei Donum di Pio XII, i [[sacerdote diocesano|sacerdoti diocesani] che nel XX secolo sono partiti per la missione; sei di essi vi hanno trovato il Martirio.

Il Concilio Vaticano II

Gli anni dell'Episcopato del vicentino Monsignor Antonio Mistrorigo (1958-1988) accompagnarono la preparazione, la Celebrazione, l'applicazione e la recezione del Concilio Vaticano II. Il Post-concilio rivelò, con i fermenti di rinnovamento, una ricca vitalità Pastorale.

Le settimane di aggiornamento pastorale, gli annuali convegni ecclesiali, gli organismi di partecipazione divengono manifestazioni della Comunione ecclesiale, ed insieme luoghi di programmazione e di verifica, a partire dai piani pastorali decennali della Conferenza Episcopale Italiana. Il Sinodo del 1983-1987, dal titolo "Una Chiesa che cammina insieme", costituisce l'espressione più significativa del periodo post-conciliare.

L'attuazione del Sinodo, nelle tre dimensioni della vita cristiana: Evangelizzazione, Culto e Carità, costituì l'oggetto dei primi piani pastorali di Monsignor Paolo Magnani (1989-2003). Nel 1996, al termine della Visita Pastorale, egli indisse un Convegno ecclesiale che individuò le priorità pastorali nella formazione e nella Missione, in particolare nell'ambito dei Giovani, della Famiglia e della Parrocchia, ed aprì una nuova fase del rinnovamento conciliare.

La preparazione al Grande Giubileo del 2000 fu contrassegnata per la Diocesi di Treviso anche dalla preparazione del XIV Sinodo, che ebbe per tema: "La Parrocchia centro di Vita spirituale per la missione". Esso venne celebrato nell'anno giubilare. Gli anni successivi videro la diocesi trevigiana impegnata ad assimilare gli orientamenti sinodali.

Il 18 gennaio 2004 fece il suo ingresso in Diocesi monsignor Andrea Bruno Mazzocato, già Vescovo di Adria-Rovigo. Oriundo della diocesi tarvisina, coinvolse tutte le realtà cattoliche presenti sul territorio in un ampio e prolungato Discernimento, che portò, nel Giugno 2009, alla Convocazione Diocesana, durante la quale consegnò l'Esortazione Pastorale tracciante il cammino dei successivi anni. A sorpresa, però, il 20 agosto dello stesso anno, fu eletto Arcivescovo Metropolita di Udine, sede nella quale si insediò il 18 ottobre 2010.

Benedetto XVI nominò il 18 dicembre monsignor Gianfranco Agostino Gardin, già segretario della Congregazione per i Religiosi, 94° Vescovo di Treviso. Questi iniziò il Ministero episcopale in diocesi il 7 febbraio 2010.

Cronotassi dei vescovi

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  • beato Andrea Giacinto Longhin dal 1904 al 1936. Originario di Fiumicello di Campodarsego (Padova), cappuccino, Arcivescovo titolare di Patrasso. A Treviso, durante il suo episcopato, morì (1922) suor Maria Bertilla Boscardin, delle Figlie dei SS. Cuori (Dorotee di Vicenza), e si iniziarono i processi canonici per la causa di beatificazione e canonizzazione di san Pio X. È stato beatificato da Giovanni Paolo II il 20 ottobre 2002.
  • Antonio Mantiero dal 1936 al 1956. Originario di Novoledo di Villaverla (Vicenza), trasferito da Patti (Sicilia). Durante il suo episcopato avvennero: il bombardamento del Seminario, la sua riedificazione, la costruzione del Seminario minore, la beatificazione e canonizzazione di Pio X e la beatificazione di suor Maria Bertilla Boscardin.
  • Egidio Negrin, dal 1956 - al 1958. Originario di Santa Maria di Camisano (Vicenza). Trasferito dalla Sede Arcivescovile di Ravenna e Cervia conservò il titolo di Arcivescovo-Vescovo di Treviso.
  • Antonio Mistrorigo, dal 26 agosto 1958 all' 11 febbraio 1989. Originario di Chiampo (Vicenza), trasferito dalla diocesi di Troia (Puglia). Partecipò al Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). Assistente al Soglio Pontificio. Durante il suo episcopato furono fatti i processi canonici per la beatificazione del vescovo di Treviso Andrea Giacinto Longhin, cappuccino (1964; 1982); di fratel Federico Cionchi, laico somasco (1981); di Padre Basilio Martinelli, dei Cavanis (1985). Tenne il Sinodo diocesano del dopo Concilio (1984-1987).
  • Paolo Magnani, dal 19 novembre 1988 al 18 gennaio 2004. Originario di Pieve Porto Morone (Pavia), trasferito dalla diocesi di Lodi, ha dato una nuova configurazione ai Vicariati della diocesi. Nel 1991 ha iniziato la Visita pastorale alle parrocchie con particolare attenzione alla promozione dei fedeli laici e delle vocazioni sacerdotali e religiose in attuazione del Sinodo diocesano, completata nel 1999. Ha indetto in data 1 novembre 1998 il XIV Sinodo Diocesano sul tema "La parrocchia centro di vita spirituale", chiuso ufficialmente in data 5 gennaio 2001.
  • Andrea Bruno Mazzocato, dal 3 dicembre 2003 (già vescovo di Adria-Rovigo), fece il suo ingresso il 18 gennaio 2004; il 20 agosto 2009 è nominato arcivescovo metropolita di Udine;
  • Gianfranco Agostino Gardin, O.F.M.Conv. (18 dicembre 2009 - 6 luglio 2019 ritirato)
  • Michele Tomasi, dal 6 luglio 2019

Statistiche

La diocesi al termine dell'anno 2010 su una popolazione di 885.220 persone contava 807.020 battezzati, corrispondenti al 91,1% del totale.

Vescovi originari di questa diocesi

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Santi e non legati alla diocesi

San Liberale è il Patrono della Diocesi.

Papi, vescovi, sacerdoti e diaconi

Religiosi e religiose

Laici

Testimoni

Missioni diocesane

Voci correlate
Note
  1. Asolo, Acelum, già municipium romano di una certa importanza, situato nella parte a Nord-Ovest dell'attuale provincia di Treviso; è collegato a Padova tramite la via Aurelia. In epoca longobarda divenne probabilmente sede episcopale, suffraganea di Aquileia, verso la fine del VI secolo. Il primo vescovo attestato è Agnello, che partecipò nel 590 o 591 al sinodo di Marano, vicino ad Aquileia, che ribadì l'adesione allo Scisma tricapitolino. Un secondo vescovo Artemio è annoverato tra i presenti al sinodo di Mantova dell'827. Dopo che parti periferiche di territorio erano già passate alle diocesi finitime, l'imperatore Ottone I nel 969 fece dono della diocesi asolana a Rozo, vescovo di Treviso.
Bibliografia
  • Luigi Comacchio, Storia di Asolo. IX. L'antica diocesi di Asolo prima del Mille, Asolo, 1987
  • Lucio Bonora (a cura di), Treviso cristiana: 2000 anni di Fede. Percorso storico, iconografico, artistico nella Diocesi, Cornuda (TV), Antiga, 2000
  • Pier Angelo Passolunghi, Il Monachesimo benedettino della Marca Trevigiana, Villorba (TV), Grafiche Marini, 1980
  • Luigi Pesce, La Chiesa di Treviso nel primo Quattrocento, Herder, Roma, 1987
  • Giuseppe Liberali, Documentari sulla Riforma cattolica pre e post-tridentina a Treviso (1527-1577), Treviso, Biblioteca del Seminario vescovile di Treviso, 1971-1975
  • Luigi Pesce (a cura di), La visita pastorale di Sebastiano Soldati nella diocesi di Treviso (1832-1838), Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1975
  • F. Ferreton, Annali del movimento cattolico in diocesi di Treviso dall'anno 1874 al 1906, Treviso, 1907
  • Lucio Bonora (a cura di), Scritti del Beato Andrea Giacinto Longhin Vescovo di Treviso (1904-1936), Treviso, Editrice San Liberale, 2002, I vol.: Le relationes ad Limina. Parte Prima
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