Filippo I da Lampugnano

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Filippo I da Lampugnano
Arcivescovo
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Nascita Milano
metà XII secolo
Morte Milano
10 aprile 1207
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Vestizione [[{{{aVest}}}]]
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Ordinazione presbiterale 1183
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Nominato arcivescovo 24 luglio 1196 da papa Celestino III
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Consacrazione vescovile 1196
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Incarichi ricoperti Arcivescovo metropolita di Milano
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° vescovo di Roma
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Filippo I da Lampugnano (Milano, metà XII secolo; † Milano, 10 aprile 1207) è stato un arcivescovo italiano.

Cenni biografici

Nacque a Milano presumibilmente nel quinto decennio del XII secolo.

La famiglia Lampugnano traeva nome dalla località dove probabilmente si concentravano i possedimenti del ceppo parentale, cui appartenevano diversi rami. La famiglia Lampugnani ebbe esponenti illustri fin dal nono secolo, per esempio Odelberto da Lampugnano che nel 864 agiva come avvocato di sant'Ambrogio, Arnolfo da Lampugnano vescovo a Bergamo nel 1070.

L'inserimento del Lampugnano nel capitolo della cattedrale è forse da attribuire al favore dell'arcivescovo e cardinale legato san Galdino della Sala: del 1168 è la prima attestazione del diacono Lampugnano tra gli ordinari; fino all'ottobre 1173 egli fu presente alle più significative decisioni dell'arcivescovo.

Nel novembre 1182 è nuovamente ricordato con il titolo di magister; non si conoscono né il luogo dove il Lampugnano compì gli studi, né la disciplina a cui si dedicò. Prima del febbraio 1183 fu ordinato sacerdote e quando Milone da Cardano (ch), vescovo di Torino e arciprete della cattedrale milanese, divenne arcivescovo di Milano il 5 dicembre 1187, questi, a testimonianza del favore del nuovo presule per il Lampugnano, fu insignito dell'arcipretura. Dopo il breve episcopato di Umberto III da Terzago (ch) si affermò la candidatura del nostro, che fu eletto arcivescovo il 14 luglio 1196. Nell'agosto di quell'anno sottoscriveva un diploma dell'imperatore Enrico VI, come magister Philippus electus Mediolanensis archiepiscopus; la consacrazione episcopale avvenne entro il successivo 13 settembre.

La sua attività nella diocesi è documentata soprattutto in favore di alcune istituzioni legate alla Chiesa ambrosiana: nel maggio 1197 confermò i decreti dei suoi predecessori per regolare l'amministrazione dell'ospedale del Brolo e nel gennaio 1200 giudicò una lite tra gli amministratori e i conversi dello stesso ospedale. Il 10 luglio 1197 approvò gli statuti della canonica regolare di Crescenzago; nell'ottobre successivo favorì l'accordo tra l'arciprete dei decumani di Milano e il prete della chiesa di Calvairate; il 16 aprile 1198, nella causa tra il monastero di san Dionigi e il clero della chiesa di san Bartolomeo - dipendente dal cenobio - pronunciò una sentenza, confermata nel gennaio 1199 da un giudice delegato papale.

I rapporti dell'arcivescovo con Innocenzo III furono inizialmente favorevoli, lo testimonia la concessione del 18 febbraio 1198, con cui l'arcivescovo milanese era autorizzato a conferire gli ordini maggiori ai numerosi suddiaconi della Chiesa romana presenti tra il clero milanese.

Ma benpresto i rapporti con la Santa Sede si incrinarono e rimasero tesi per il resto della sua amministrazione arcivescovile.

Il Lampugnano tentò un riavvicinamento assumento una linea più condiscendente con la Sede romana, in primo luogo nominando come procuratore alla Curia il suddiacono papale Guglielmo Balbo, la cui intelligente azione riuscì a ottenere una sentenza positiva nell'affare del monastero di san Donato di Scozzola[1]. Forse anche la distruzione della schola edificata dai seguaci di Durand de Huesca fu un tentativo di accondiscendere alle disposizioni antiereticali promulgate nel concilio di Verona nel 1184: la decisione dell'arcivescovo fu però sconfessata da Innocenzo III, che nel 1209 ordinò al successore del Lampugnano di restituire il terreno ai Poveri Cattolici, che nel frattempo si erano riconciliati con la Chiesa cattolica.

L'atteggiamento ambiguo del nostro nei confronti delle direttive di Innocenzo III, come pure del Comune di populus, complicò la sua posizione a Milano: le difficoltà dovettero acuirsi in occasione di una lite con il cimeliarca della Chiesa milanese, in merito alla conservazione delle vesti e degli arredi sacri, che nel giugno 1206 provocò l'intervento dei visitatores Lombardie, tre ecclesiastici incaricati da Innocenzo III di giudicare la condotta di molti vescovi della Padania. Forse a seguito del loro soggiorno a Milano e delle lamentele da diverse parti rivolte contro l'arcivescovo - la cui posizione, come si è visto, era piuttosto compromessa anche presso la Santa Sede - Innocenzo III, nel novembre 1206, decise di deporlo.

Il 22 dicembre il capitolo elesse a succedergli Oberto da Pirovano, già suddiacono papale, ordinario della Chiesa milanese e canonico di Monza, dal maggio di quell'anno cardinale diacono di sant'Angelo, che si insediò solo dopo la morte del Lampugnano avvenuta il 10 aprile 1207.

Successione degli incarichi

Predecessore: Arcivescovo di Milano Successore:
Uberto da Terzago 1196-1206 Uberto da Pirovano I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Uberto da Terzago {{{data}}} Uberto da Pirovano
Note
  1. L'arcidiocesi di Milano ebbe una delicata fase nel processo allora dibattuto alla Curia papale in merito alla giurisdizione dell'arcivescovo sul monastero di S. Donato di Scozzola, presso Sesto Calende - ubicato in diocesi di Milano, ma dipendente dal vescovo di Pavia -, dove nascono i primi dissapori tra l'arcivescovo milanese e Innocenzo III.
Bibliografia