Libri storici

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I libri storici sono quei libri dell'Antico Testamento che narrano la storia del popolo d'Israele dalla conquista della Terra Promessa sotto la guida di Giosuè (XII secolo a.C.) fino alla rivolta maccabaica e al governo della dinastia asmonea (con Giovanni Ircano I, nel 134 a.C., primo libro dei Maccabei).

Gli Ebrei li denominano "profeti anteriori".

I libri storici sono:

Sono libri molto diversi quanto a origine e genere letterario e hanno, nelle varie Bibbie, differenti collocazioni. Nelle Bibbie cattoliche seguono i libri del Pentateuco e sono seguiti dai libri sapienziali. L'antica Vulgata latina e la recente Nova Vulgata (1986) pongono i libri dei Maccabei al termine dell'Antico Testamento.

Suddivisione

L'opera deuteronomistica

Viene chiamata "opera deuteronomistica l'insieme di Giosuè, Giudici, Samuele e Re; il loro autore viene denominato Deuteronomista: egli, o più verosimilmente un gruppo di persone dello stesso circolo, avrebbe dato origine al libro del Deuteronomio e all'insieme di questi libri.

Fu lo studioso tedesco Martin Noth a formulare nel 1943 l'ipotesi che l'insieme dei libri da Giosuè ai libri dei Re formasse in origine un complesso organico saldamente unito, e il Deuteronomio sarebbe stata la vera introduzione programmatica dell'intera opera. In tal modo l'opera deuteronomistica narrava la storia d'Israele dal Sinai fino all'Esilio babilonese. Noth ipotizza che il Deuteronomista abbia redatto la sua opera utilizzando materiali preesistenti e autonomi, ma guidato da un proprio progetto letterario e teologico che emerge soprattutto nei brani "deuteronomistici" che devono essere attribuiti a lui. Scopo fondamentale dell'opera, sempre secondo Noth, sarebbe stato quello di trovare una risposta ai tristi eventi della fine del regno di Giuda e della caduta di Gerusalemme, con il conseguente esilio babilonese: essi sarebbero il segno del castigo di Dio, che ha così punito i reiterati peccati e le ripetute infedeltà del popolo e dei suoi sovrani.

Negli anni successivi la tesi del Noth ha subìto numerose rivisitazioni e correzioni, e anche critiche radicali. Tuttavia la sua idea è seguita nelle sue linee fondamentali dalla maggioranza degli studiosi di oggi. Viene inoltre ipotizzato che le fasi redazionali siano state due:

  • la prima fase sarebbe da situare cronologicamente al tempo della conquista assira del Regno del Nord (741 a.C.); l'autore è indicato come il deuteronomico;
  • la seconda fase sarebbe quella stessa ipotizzata dal Noth, a carico del redattore deuteronomista.

La redazione finale mostra in ogni caso un'evidente unità: per la trama del racconto, per altri elementi e, soprattutto, per il suo particolare stile letterario.

L'Opera del Cronista

I libri di Esdra, Neemia e i due libri delle Cronache sono comunemente riferiti come l'Opera del Cronista.

Il Talmud attribuisce questi libri allo scriba Esdra (V secolo a.C.), che ne sarebbe stato l'unico autore.

Le moderne ipotesi esegetica, delineatesi a partire dalla fine del XIX secolo, vedono anch'esse in questi libri un'unica opera, dovuta ad un solo autore, ma anonimo e convenzionalmente chiamato Cronista: a lui sarebbero dovuti soprattutto i libri delle Cronache. Il Cronista, attivo in un'epoca databile fra il IV e il III secolo a.C. (350-250 a.C.), avrebbe rielaborato l'opera storica deuteronomistica nei due libri delle Cronache, e avrebbe presentato la restaurazione postesilica nei libri di Esdra e Neemia, al fine di sostenere le sue tesi teologiche a favore delle istituzioni giudaiche dell'epoca.

Questa tesi è stata però fortemente criticata. L'unità dell'opera e anche una sua ipotetica omogeneità linguistica sono state messe in discussione. Sono state notate infatti significative differenze sintattiche e lessicali fra i libri delle Cronache e i libri di Esdra e Neemia. Le affinità ideologiche e teologiche poi lasciano spazio anche a molte divergenze: ad esempio sulla concezione d'Israele e sulla questione dei matrimoni misti. Questi motivi suggeriscono quindi di considerare i due gruppi di testi come opere autonome, provenienti da ambienti e tempi diversi.

I libri non storici

Per alcuni libri la qualifica di "storici" è molto inadeguata:

Teologia

Ciò che accomuna i libri storici non è tanto il fatto che tutti raccontino vicende riguardanti la storia d'Israele, quanto la prospettiva religiosa unitaria che sta alla base della narrazione: YHWH è presente nella storia e stabilisce con il suo popolo una relazione di alleanza.

Ognuno dei libri storici testimonia le enormi difficoltà che Israele, piccolo popolo che viveva in mezzo a nazioni idolatriche e spesso dominato da esse, ha dovuto affrontare per mantenersi fedele all'alleanza con YHWH.

Sta in questo, in definitiva, la ragione per cui brani così distanti tra loro per contesto storico e letterario, come ad esempio il cantico di Debora (Gdc 5,2-31) e quello di Giuditta (Gdt 16,1-17, possono essere letti come segno di vittoria e di assistenza divina in ogni tempo, e alimentare pertanto anche le speranze di un futuro migliore.

Nell'ebraismo

Alcuni di questi libri non si trovano nella Bibbia ebraica, e neppure nelle Bibbie protestanti e anglicane: si tratta dei libri dei Maccabei, del libro di Tobia e di quello di Giuditta.

Nella Bibbia ebraica, inoltre, Rut ed Ester fanno parte della raccolta dei cosiddetti rotoli (meghillot): con il Qoèlet, il Cantico dei Cantici e le Lamentazioni sono i cinque libri che nella tradizione ebraica sono utilizzati nella liturgia di alcune feste; in particolare Rut viene letto dagli ebrei per la festa di Shavuot (corrispondente alla nostra festa di Pentecoste), ed Ester per la festa dei Purìm ("cambiamento delle sorti").

Note
  1. I libri di Samuele e quelli dei Re nacquero come opere unitarie: la suddivisione in due parti iniziò con la versione greca dei LXX.
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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