Alleanza

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Juan de Juanes, Ultima Cena (1562 ca.), olio su tavola; Madrid, Museo del Prado. Nell'Ultima Cena Cristo ha indicato nell'oblazione cruenta della croce il passaggio dall'antica alla nuova alleanza

Il tema dell'Alleanza esprime nella Bibbia l'idea che Dio vuole condurre gli uomini a una vita di comunione con lui[1].

Nell'Antico Testamento il concetto di alleanza domina tutto il pensiero religioso, pur approfondendosi con il tempo.

Nel Nuovo Testamento l'idea di alleanza acquista una pienezza senza pari, perché ormai ha come contenuto tutto il mistero di Gesù Cristo. Al termine dello sviluppo dottrinale, il tema dell'alleanza riprende tutti quegli aspetti che sono serviti per definire i rapporti tra Dio e gli uomini.

Il contenuto definitivo dell'alleanza parla di filiazione, di amore, di comunione. Il punto di riferimento obbligato è l'atto con cui Gesù ha fondato la nuova alleanza: mediante il sacrificio del suo corpo immolato e del suo sangue versato, egli ha fatto degli uomini il suo corpo.

Nell'Antico Testamento

Le alleanze umane

Prima di riguardare i rapporti degli uomini con Dio, il termine "alleanza" (in ebraico berit) appartiene all'esperienza sociale e giuridica degli uomini. Questi si legano fra loro con patti e contratti che implicano diritti e doveri, il più delle volte reciproci. A livello sociale l'alleanza è un accordo tra gruppi o individui uguali che vogliono aiutarsi reciprocamente e può essere di vari tipi:

Sono attestati anche trattati tra soggetti disuguali in cui il potente promette la sua protezione al debole, mentre questi s'impegna a servirlo: l'Oriente antico praticava correntemente questi patti di vassallaggio, e la storia biblica ne offre parecchi esempi (Gs 9,11-15; 1Sam 11,1; 2Sam 3,12-14). In questi casi può essere l'inferiore a sollecitare l' alleanza con il superiore, ma il potente l'accorda secondo il suo beneplacito e detta le sue condizioni (cfr. Ez 17,13-14).

La conclusione del patto avviene secondo un rituale di antichissima origine prebiblica e consacrato dall'uso. È evocato in Gen 15,9-21. Le parti si impegnano con giuramento. Vengono tagliati degli animali in due metà, e i contraenti passano tra di esse, invocando su di sé la medesima sorte della vittima, se non adempiono le clausole del giuramento (cfr. Ger 34,18). Infine si stabilisce un memoriale: si pianta un albero o si drizza una pietra, che saranno oramai i testimoni del patto (Gen 21,33; 31,48-50).

È nel linguaggio di questa esperienza umana che Israele ha trovato le parole per narrare il suo rapporto con YHWH.

L'Alleanza del Sinai

Il tema dell'alleanza è tra i più antichi nell'Antico Testamento e sta all'inizio di tutto il pensiero religioso d'Israle, che in questo si differenzia da tutte le religioni vicine, orientate piuttosto verso le divinità della natura.

Il popolo liberato dalla schiavitù di Egitto entra in alleanza con YHWH al Sinai e in questo modo il culto di YHWH diventa la sua religione nazionale.

L'alleanza che qui si stipula non è evidentemente un patto tra eguali; è analoga piuttosto ai trattati di vassallaggio: è YHWH che decide liberamente di accordare la sua alleanza ad Israele, ed è ancora Lui che detta le sue condizioni. Tuttavia il paragone non dev'essere spinto troppo avanti, perché l'alleanza sinaitica, per il fatto di chiamare in causa YHWH, rivela un aspetto essenziale del disegno di salvezza.

L'Alleanza nel disegno di Dio

Nella visione del roveto ardente YHWH aveva rivelato a Mosè il suo nome ed il suo disegno riguardo ad Israele: Egli vuole liberare Israele dall'Egitto per stabilirlo nella terra di Canaan (Es 3,7-10.16-17), perché Israele è "il suo popolo" (Es 3,10), ed egli vuole dargli la terra promessa ai suoi padri (cfr. Gen 12,7; 13,15). Ciò suppone YHWH abbia fatto Israele oggetto di elezione e depositario di una promessa.

In seguito l'esodo viene a confermare la rivelazione dell'Oreb: liberando effettivamente il suo popolo, Dio dimostra di essere il padrone e di essere capace d'imporre la sua volontà; il popolo liberato risponde quindi all'evento con la fede (Es 14,31).

Acquisito questo punto, Dio può ora rivelare il suo disegno di alleanza:

« Se ascolterete la mia voce ed osserverete la mia alleanza, sarete il mio popolo privilegiato tra tutti i popoli. Poiché tutta la terra mi appartiene, ma voi sarete per me un regno di sacerdoti ed una nazione consacrata. »

Queste parole sottolineano la gratuità dell'elezione divina: Dio ha scelto Israele senza meriti da parte sua (Dt 9,4-6), perché l'ama e perché vuole mantenere il giuramento fatto ai suoi padri (Dt 7,6-8).

Avendolo separato Israele dalle nazioni pagane, YHWH lo riserva a sé in modo esclusivo: Israele sarà il suo popolo, che lo servirà mediante il suo culto e diventerà il suo regno. In cambio YHWH gli assicura aiuto e protezione: non l'ha forse già, al momento dell'esodo, "portato su ali d'[aquila]] e condotto verso di sé" (Es 19,4)? Ed ora, dinanzi al futuro, gli rinnova le sue promesse: l'angelo di YHWH camminerà dinanzi a lui per facilitargli la conquista della terra promessa; qui Dio lo colmerà delle sue benedizioni e gli assicurerà la vita e la pace (Es 23,20-31).

Momento capitale nel disegno di Dio, l'alleanza ne determina in tal modo tutto lo svolgimento futuro, i cui particolari però non sono totalmente rivelati fin dall'inizio.

Le clausole dell'alleanza

Accordando la sua alleanza ad Israele e facendogli delle promesse, Dio gli impone pure delle condizioni da osservare fedelmente.

I racconti che s'intrecciano nel Pentateuco forniscono parecchie formulazioni di queste clausole, che compongono il patto e costituiscono la legge. La prima concerne il culto del solo YHWH e la proscrizione dell'idolatria (Es 20,3-5; Dt 5,7-14). Ne deriva immediatamente il rifiuto di ogni compromesso o di ogni alleanza con le nazioni pagane (cfr. Es 23,24; 34,12-16). Ma ne consegue pure che Israele dovrà accettare tutte le volontà divine, che circonderanno tutta la sua esistenza sia politica che religiosa con una fitta rete di prescrizioni:

« Mosè espose tutto ciò che YHWH gli aveva prescritto. Allora tutto il popolo rispose: "Tutto ciò che YHWH ha detto, noi lo osserveremo". »

Impegno solenne, il cui rispetto condizionerà per sempre il destino storico di Israele. Il popolo di YHWH è ad un bivio. Se obbedisce, ha l'assicurazione delle benedizioni divine; se rinnega la sua parola, si vota da solo alle maledizioni (cfr. Es 23,20-33; Dt 28; Lev 26).

La conclusione dell'alleanza

Il complesso racconto dell'Esodo trasmette due diversi rituali della conclusione dell'alleanza:

  • Nel primo, Mosè, Aronne e gli anziani di Israele prendono un pasto sacro in presenza di YHWH, che contemplano (Es 24,1-2.9-10).
  • Nel secondo, Mosè innalza dodici stele per le dodici tribù ed un altare per il sacrificio; offre sacrifici, versa una parte del sangue sull'altare, e con l'altra asperge il popolo, per connotare l'unione che si stringe tra YHWH e Israele; da parte sua il popolo si impegna solennemente ad osservare le clausole dell'alleanza (Es 24,3-8). Il sangue dell'alleanza ha una parte essenziale[2].

Concluso il patto, diversi oggetti ne perpetueranno il ricordo, attestando nei secoli l'impegno iniziale di Israele:

Arca dell'alleanza e tenda del convegno segnano il luogo di culto centrale, dove la confederazione delle tribù porta a YHWH l'omaggio ufficiale del popolo che egli si è scelto, senza pregiudizio degli altri luoghi di culto. Ciò connota il legame perpetuo del culto israelitico con l'atto iniziale che ha fondato la nazione: l'alleanza del Sinai.

Senso e limiti dell'alleanza del Sinai

La alleanza del Sinai rivela in modo definitivo un aspetto essenziale del disegno di salvezza: YHWH vuole unire a sé gli uomini, facendone una comunità cultuale votata al suo servizio, governata dalla sua legge, depositaria delle sue promesse.

Il Nuovo Testamento realizzerà appieno questo progetto divino. Sul Sinai inizia la realizzazione, che però rimane, sotto più aspetti, ambigua ed imperfetta:

  • Anzitutto, benché l'alleanza sia un libero dono di YHWH ad Israele (in altre parole: una grazia), la sua forma contrattuale sembra legare il disegno di salvezza al destino storico di Israele, e corre il rischio di far apparire la salvezza come la mercede di una fedeltà umana.
  • Inoltre la sua limitazione ad una sola nazione non s'accorda bene con l'universalismo del disegno di Dio, affermato così nettamente altrove.
  • Infine, l'aspetto temporale delle promesse divine (la felicità terrena di Israele) corre anch'essa il rischio di mascherare l'obiettivo religioso dell'alleanza: la costituzione del regno di Dio in Israele e, per mezzo di Israele, su tutta la terra.

Nonostante questi limiti, l'alleanza del Sinai determina tutta la vita futura di Israele, ed è nel cuore di tutto lo sviluppo ulteriore della rivelazione.

Nella vita e nel pensiero del popolo d'Israele

I rinnovamenti dell'alleanza

Non abbiamo elementi certi per affermare che l'alleanza venisse rinnovata annualmente nel culto israelitico.

Il Deuteronomio conserva frammenti di una liturgia di rinnovamento di alleanza, con l'enunciazione delle maledizioni rituali (Dt 27,2-26) e la lettura solenne della legge (Dt 31,9-13.24-27; 32,45-47); ma quest'ultimo punto è previsto soltanto ogni sette anni (Dt 31,10), e la sua pratica nell'epoca antica non si può controllare.

È più facile trovare un rinnovamento effettivo dell'alleanza in taluni momenti cruciali della storia di Israele:

Il pensiero dell'alleanza rimane l'idea fondamentale di tutte le riforme religiose della storia di Israele.

La riflessione profetica

Il messaggio dei profeti fa riferimento costante all'alleanza. Se i profeti denunciano unanimemente le infedeltà di Israele verso YHWH suo Dio, se annunciano le catastrofi che minacciano il popolo peccatore, lo fanno in funzione del patto del Sinai, delle sue esigenze e delle maledizioni di cui era corredato.

Ma per conservare viva la dottrina dell'alleanza nello spirito dei loro contemporanei, i profeti vi fanno apparire aspetti nuovi, che la tradizione antica conteneva soltanto allo stato virtuale.

Originariamente la alleanza si presentava soprattutto sotto un aspetto giuridico: un patto tra YHWH e il suo popolo; i profeti vi aggiungono delle note affettive, cercando nell'esperienza umana altre analogie per spiegare i mutui rapporti tra Dio ed il suo popolo. Così si inaugurano linguaggi simbolici che manterranno la loro fecondità anche nel Nuovo Testamento:

  • Israele è il gregge e YHWH il pastore.
  • Israele è la vigna e YHWH il vignaiolo.
  • Israele è il figlio e YHWH il padre.
  • Israele è la sposa e YHWH lo sposo.

Queste immagini, soprattutto l'ultima, fanno apparire l'alleanza del Sinai come un rapporto di amore (cfr. Ez 16,6-14) preveniente e gratuito di YHWH, che domanda in cambio un amore che si tradurrà in obbedienza.

La spiritualità deuteronomica raccoglie il frutto di questo approfondimento: essa ricorda continuamente le esigenze, le promesse e le minacce dell'alleanza, e questo per meglio sottolineare l'amore di Dio (Dt 4,37; 7,8; 10,15) che aspetta l'amore di Israele (Dt 6,5; 10,12-13; 11,1). È su questo sfondo che ormai spicca ormai la formula fondamentale dell'alleanza:

« Voi siete il mio popolo ed io sono il vostro Dio. »

Naturalmente, anche qui, l'amore di Israele per Dio deve tradursi in obbedienza. Sotto questo rapporto, il popolo è tenuto a una decisione, che equivarrà per lui a una scelta tra la vita e la morte (cfr. Dt 30,15.19). È un'altra conseguenza dell'alleanza nella quale Israele è entrato.

Le sintesi di storia sacra

Parallelamente alla predicazione dei profeti, la riflessione degli storici sacri sul passato di Israele ha come punto di partenza la dottrina della alleanza.

  • Il jahvista collega l'alleanza del Sinai con l'alleanza più antica conclusa con Abramo, cornice delle prime promesse (Gen 15).
  • Gli scribi deuteronomisti, raccontando la storia passata, dal tempo di Mosè fino alla rovina di Gerusalemme (da Giosuè al Secondo libro dei Re), non hanno altro scopo se non quello di far risaltare nei fatti l'applicazione del patto del Sinai: YHWH ha mantenuto le sue promesse; ma l'infedeltà del suo popolo lo ha obbligato ad infliggergli pure i castighi previsti. Questo è il senso della duplice rovina di Samaria (2Re 17,7-23) e di Gerusalemme (2Re 23,26-27).
  • Allorché, durante la cattività, lo storico sacerdotale delinea il disegno di Dio dalla creazione fino all'epoca mosaica, l'alleanza divina gli serve da filo conduttore:
  • dopo il primo fallimento del disegno creativo e la catastrofe del diluvio, l'alleanza di Noè assume un'ampiezza universale (Gen 9,1-17);
  • dopo il secondo fallimento e la dispersione di Babele, l'alleanza di Abramo restringe il disegno di Dio alla sola discendenza del patriarca (Gen 17,1-14);
  • dopo la prova dell'Egitto, l'alleanza al Sinai prepara il futuro fondando il popolo di Dio.

In tutte queste maniere Israele comprende il senso della sua storia riferendosi al patto del Sinai.

Verso la Nuova Alleanza

La rottura dell'antica alleanza

I profeti non hanno soltanto approfondito la dottrina dell'alleanza, sottolineando ciò che il patto sinaitico implicava. Rivolgendo gli occhi verso il futuro, hanno presentato nel suo insieme il dramma del popolo di Dio che si sviluppa attorno ad esso.

A causa della infedeltà di Israele (Ger 22,9), il patto antico è ormai violato (Ger 31,32), come un matrimonio che si disfa a motivo degli adulteri della sposa (Os 2,4; Ez 16,15-43). Dio non ha preso l'iniziativa di questa rottura, ma ne trae le conseguenze: Israele subirà nella sua storia il giusto castigo della sua infedeltà; questo sarà il senso delle sue prove nazionali: la rovina di Gerusalemme, l'esilio, la dispersione.

La promessa della nuova alleanza

Nonostante tutto ciò, il disegno dell'alleanza rivelato da Dio permane immutato (Ger 31,35-37; 33,20-26). Ci sarà dunque, alla fine dei tempi, una nuova alleanza:

In tal modo si realizzerà il programma abbozzato un tempo: "Voi sarete il mio popolo ed io sarò il vostro Dio" (Ger 31,33; 32,38; Ez 36,28; 37,27).

Nel Deutero Isaia (Libro della consolazione) la nuova alleanza escatologica riprende i tratti delle nozze di YHWH e quelli della nuova Gerusalemme (Is 54). L'alleanza sarà indistruttibile come quella che fu giurata a Noè (Is 54,9-10), e sarà un'alleanza costituita dalle grazie promesse a Davide (Is 55,3). Essa ha come artefice il misterioso servo che YHWH stabilisce "alleanza del popolo e luce delle nazioni" (Is 42,6; 49,6-8). Così la visione si allarga in senso universale. Il disegno d'alleanza che domina tutta la storia umana troverà il suo punto culminante alla fine dei tempi. Rivelato in modo imperfetto nell'alleanza con i patriarchi, con Mosè, con Davide, tale disegno si realizzerà alla fine in una forma perfetta, nello stesso tempo interiore e universale, per la mediazione del servo di YHWH.

Certamente, la storia di Israele continuerà il suo corso. In considerazione del patto del Sinai le istituzioni giudaiche porteranno il nome di alleanza santa (Dn 11,28-30). Ma questa storia sarà rivolta di fatto verso il futuro, verso la nuova alleanza, verso il Nuovo Testamento.

Nuovo Testamento

Il termine diathèke

Servendosi del termine diathèke per tradurre l'ebraico berit, i Settanta facevano una scelta significativa, che doveva avere una notevole influenza sul vocabolario cristiano. Nel linguaggio del diritto ellenistico, questa parola designava l'atto con cui uno dispone dei propri beni (testamento) oppure dichiara le disposizioni che intende imporre.

In diathèke l'accento non è tanto sull'aspetto giuridico dell'alleanza, quanto sull'autorità di colui che, con essa, fissa il corso delle cose. Ricorrendo a questo vocabolo i traduttori greci, ebrei di cultura ellenistica, sottolineano ad un tempo la trascendenza divina e la condiscendenza che sta all'origine del popolo di Israele e della sua legge.

La conclusione della Nuova Alleanza ad opera di Gesù

La parola diathèke figura nei quattro racconti dell'Ultima Cena, in un contesto di importanza unica.

Dopo aver preso il pane ed averlo distribuito dicendo: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo", Gesù prende il calice del vino, lo benedice e lo fa passare tra i suoi commensali.

La formula sul calice è riportata con diverse varianti:

La distribuzione del calice nella cena pasquale era un gesto rituale. Le parole pronunciate da Gesù ricollegano tale gesto all'atto che Gesù sta per compiere: la sua morte accettata liberamente per la redenzione della moltitudine.

Da quest'ultimo particolare si vede che Gesù si considera come il servo sofferente di Is 53,11-13, ed intende la sua morte come un sacrificio espiatorio (cfr. Is 53,10). Con ciò egli diventa il mediatore di alleanza che il Libro della Consolazione lasciava intravvedere (Is 42,6).

Ma il sangue dell'alleanza ricorda pure che l'alleanza del Sinai era stata conclusa nel sangue (Es 24,8): ai sacrifici di animali si sostituisce un sacrificio nuovo, il cui sangue realizza efficacemente un'unione definitiva tra Dio e gli uomini.

Si compie così la promessa della nuova alleanza enunciata da Geremia e da Ezechiele: in virtù del sangue di Gesù i cuori umani saranno quindi mutati e sarà dato lo Spirito di Dio.

La morte di Cristo, che è nello stesso tempo sacrificio di Pasqua, sacrificio d'alleanza e sacrificio espiatorio, porterà a compimento le figure dell'Antico Testamento, che la delineavano in modi diversi. E poiché quest'atto sarà ormai reso presente in un gesto rituale che Gesù ordina di "ripetere in sua memoria" (1Cor 11,25), mediante la partecipazione all'Eucaristia vissuta con fede i fedeli saranno uniti nel modo più intimo al mistero della nuova alleanza e beneficeranno delle sue grazie.

La riflessione cristiana sulla Nuova Alleanza

San Paolo

Collocato da Gesù stesso al centro del culto cristiano, il tema dell'alleanza sta sullo sfondo di tutto il Nuovo Testamento, anche quando non è esplicitamente notato.

Nella sua argomentazione contro i giudaizzanti, che ritengono necessaria l'osservanza della legge data nell'alleanza antica, Paolo dice che, ancor prima che venisse la legge, un'altra disposizione (diathèke) divina era stata enunciata nella debita forma: la promessa fatta ad Abramo. La legge non ha potuto annullare questa disposizione. Orbene, afferma con forza Paolo, è Cristo il compimento della promessa (Gal 3,15-18). Con la fede in lui si ottiene quindi la salvezza, ma non con l'osservanza della legge, bensì in forza della promessa di Dio.

Questa visione delle cose sottolinea un fatto: l'alleanza antica si inseriva essa stessa in una economia gratuita, una economia di promessa, che Dio aveva liberamente istituita. Il Nuovo Testamento è il punto d'arrivo di tale economia.

Paolo non contesta che la "disposizione" fondata al Sinai venisse da Dio: le "alleanze" rinnovate erano uno dei privilegi di Israele (Rm 9,4), cui le nazioni fino allora erano estranee (Ef 2,12). Ma quando si pone questa disposizione in parallelo con quella che Dio ha rivelato in Cristo, si vede la superiorità della nuova alleanza sull'antica (Gal 4,24-26; 2Cor 3,6-8).

Nella nuova alleanza i peccati sono tolti (Rm 11,27); Dio abita in mezzo agli uomini (2Cor 6,16); muta il cuore degli uomini e pone in essi il suo Spirito (Rm 5,5; cfr. Rm 8,4-16).

Non più quindi l'alleanza della lettera, ma quella dello spirito (2Cor 3,6), porta con sé la libertà dei figli di Dio (Gal 4,24). Essa riguarda sia le nazioni che il popolo di Israele, perché il sangue di Cristo ha ristabilito l'unità del genere umano (Ef 2,12-14).

Riprendendo le prospettive delle promesse profetiche, che vede compiute in Cristo, Paolo elabora così un quadro generale della storia umana, di cui il tema dell'alleanza costituisce il filo conduttore.

La lettera agli Ebrei

In una prospettiva un po' diversa, la Lettera agli Ebrei compie una sintesi parallela degli stessi elementi.

Per mezzo della croce, il Cristo-sacerdote è entrato nel santuario del cielo, dove sta per sempre dinanzi a Dio, intercedendo per noi ed inaugurando la nostra comunione con lui. Si realizza così la nuova alleanza annunziata da Geremia (Eb 8,8-12; Ger 31,31-34); un'alleanza "migliore", stante la qualità eminente del suo mediatore (Eb 8,6; 12,24); un'alleanza suggellata nel sangue come la prima (Eb 9,20; Es 24,8), non più nel sangue degli animali, ma in quello di Cristo stesso, versato per la nostra redenzione (Eb 9,11-12).

Questa nuova disposizione era stata preparata dalla precedente, ma l'ha resa caduca, e sarebbe vano attaccarsi a ciò che è destinato a sparire (Eb 8,13).

Come una disposizione testamentaria entra in vigore con la morte del testatore, così la morte di Gesù ci ha messi in possesso dell'eredità promessa (Eb 9,15-17).

L'alleanza antica era quindi imperfetta, poiché stava sul piano delle ombre e delle figure, assicurando solo imperfettamente l'incontro degli uomini con Dio. Invece la nuova è perfetta perché Gesù, nostro sommo sacerdote, ci assicura per sempre l'accesso presso Dio (Eb 10,1-22).

Cancellazione dei peccati, unione degli uomini con Dio: questo è il risultato ottenuto da Gesù Cristo, che "mediante il sangue d'un'alleanza eterna è diventato il grande pastore delle pecore" (Eb 13,20).

Altri testi

Senza bisogno di citare esplicitamente l'Antico Testamento, gli altri libri del Nuovo Testamento evocano i frutti della croce di Cristo in termini che ricordano il tema dell'alleanza.

In forma migliore che non Israele al Sinai, noi siamo divenuti "un sacerdozio regale ed una nazione santa" (1Pt 2,9; cfr. Es 19,5-6).

Questo privilegio si estende ora ad una comunità di cui fan parte uomini "di ogni razza, lingua, popolo e nazione" (Ap 5,9-10).

Tuttavia quaggiù la realizzazione della nuova alleanza implica limitazioni. Bisogna quindi contemplarla nella prospettiva escatologica della Gerusalemme celeste: in questa "dimora di Dio con gli uomini", "essi saranno il suo popolo, ed egli, Dio-con-loro, sarà il loro Dio" (Ap 21,3).

La nuova alleanza culmina nelle nozze dell'agnello e della Chiesa, sua sposa (Ap 21,2.9).

Note
  1. Jean Giblet, Pierre Grelot, Alleanza, in Xavier Léon-Dufour (a cura di), Dizionario di Teologia Biblica, Marietti, Casale Monferrato, 1971, ISBN 9788821173028, coll. 27.
  2. Tale rituale sembra riprodurre una tradizione liturgica conservata nei santuari nel Nord.
Bibliografia
Voci correlate

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