Nicola Eimeric

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Incarichi attuali
Età alla morte 79 anni
Nascita Gerona
1320
Morte Gerona
4 gennaio 1399
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Vestizione Gerona, 1334
Professione religiosa [[]]
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Collegamenti esterni

Nicolas Eymerich, in catalano Nicolau Aymerich (Gerona, 1320; † Gerona, 4 gennaio 1399), è stato un religioso e teologo spagnolo appartenente all'ordine dei Predicatori, fu inquisitore generale dell'inquisizione della Corona d'Aragona nella seconda metà del XIV secolo. È ricordato principalmente per avere scritto il Directorium inquisitorum (completato nel 1376).

"Directorium inquisitorum" di Nicholas Eymerich

La vita

Nicholas Eymerich nacque a Gerona nel 1320. Entrò nel locale convento dei Domenicani, il 4 agosto 1334. Qui, durante il suo noviziato fu istruito in teologia dal frate Dalamau Moner. Al fine di completare i suoi studi, si recò a Tolosa e poi a Parigi, dove ottenne il dottorato nel 1352. Poi tornò al convento di Girona dove sostituì Moner come maestro di teologia.

Nel 1357 Eymerich sostituì Nicola Roselli come inquisitore generale d'Aragona, essendo Roselli stato nominato cardinale. Un anno dopo aver ottenuto la carica, a Eymerich venne dato il titolo onorifico di Cappellano del Papa come riconoscimento della sua diligenza nel perseguire gli eretici e blasfemi. Tuttavia questo eccessivo zelo comportò per l'inquisitore parecchi nemici, tra cui il re Pietro IV d'Aragona, che lo rimosse dal suo incarico nel 1360, a causa dell'interrogatorio al quale aveva sottoposto lo spirituale francescano Nicola di Calabria. Eclatante fu anche l'episodio del processo all'ebreo Astruc Dapiera nel 1370, nativo di Barcellona e accusato di stregoneria. Egli fu condannato dall'inquisitore generale d'Aragona a pentirsi pubblicamente in una cattedrale e poi al carcere a vita.

Eymerich venne eletto vicario generale dei domenicani di Aragona nel 1362, tuttavia, questa elezione venne contestata da un certo Padre Bernardo Ermengaudi che, intrapresa una lunga disputa con lo stesso Eymerich, venne politicamente sostenuto da Pietro IV. Quando i due vennero chiamati a risolvere la questione, papa Urbano V, invalidò l'elezione Eymerich sulla base del fatto che l'ufficio di vicario generale fosse in contrasto con l'ufficio di inquisitore generale. Tuttavia il pontefice decise di non confermare Padre Ermengaudi, ma optò in modo neutrale per Jacopo Dominici.

L'ostilità di Pietro IV nei confronti di Eymerich si intensificò nel 1366 quando l'inquisitore iniziò a contestare le opere di Raimondo Lullo e a perseguitare i suoi seguaci, che erano conosciuti come Lulliani. Il re proibì così a Eymerich di predicare nella città di Barcellona. Questi gli disobbedì di nascosto e, successivamente, sostenne la rivolta della diocesi di Tarragona contro il monarca. Questo conflitto terminò intorno al 1376 quando il governatore locale radunò 200 cavalieri e circondò il convento domenicano dove Eymerich risiedeva, che però riuscì a scappare rifugiandosi alla corte di Gregorio XI ad Avignone.

Durante la permanenza in Avignone, Eymerich scrisse e completò la sua opera più famosa, il Directorium inquisitorum. Nel 1377, accompagnò Gregorio XI a Roma, dove rimase fino alla morte del papa nel 1378. Nello scisma che si venne a creare dopo la morte di Gregorio XI, Eymerich si schierò con l'antipapa Clemente VII, per poi tornare ad Avignone verso la fine del 1378. Mentre viveva in Avignone, Eymerich entrò in conflitto con San Vincenzo Ferreri, poiché credeva che il sacerdote francescano avesse cominciato a simpatizzare per papa Urbano VI, il papa in opposizione a Clemente VII.

Eymerich tornò in Aragona nel 1381, dove scoprì che in sua assenza Bernardo Ermengaudi aveva assunto l'incarico di inquisitore generale. Eymerich si rifiutò di riconoscere a Ermengaudi tale ufficio e nel 1383, in qualità di inquisitore generale, vietò il possesso agli abitanti di Barcellona delle opere di Raimondo Lullo. Furioso, Pietro IV condannò Eymerich alla pena di morte per annegamento, ma la regina Eleonora di Sicilia riuscì a fargli commutare la pena in esilio permanente. Ancora una volta Eymerich ignorò la sentenza del sovrano e rimase nella sua terra natale, grazie soprattutto al sostegno del figlio di Pietro, Giovanni I di Aragona.

Pietro IV morì nel 1386 e gli successe Giovanni I il cacciatore, che riconobbe l'autorità di Eymerich come inquisitore generale. In un primo momento il re favorì la repressione dei lulliani fino al 1388, quando Eymerich accusò l'intera città di Valencia di eresia. Giovanni I dovette intervenire per liberare il Cancelliere dell'Università (il segretario del comune), che era stato imprigionato. Il re chiese poi alla Chiesa di arginare la violenza di Eymerich e che le opere di Raimondo Lullo fossero riabilitate.

Dopo la vicenda di Valencia, Eymerich cercò riparo dalle rappresaglie di Giovanni I di Aragona in una chiesa, ma due anni più tardi si ritirò di nuovo ad Avignone, dove rimase fino alla morte di Giovanni I. Lì, Eymerich si dedicò alla difesa della legittimità di Clemente VII come papa e alla morte di questi, nel 1394, diede il suo sostegno al successore di Clemente, l'antipapa Benedetto XIII. Dopo la morte di Giovanni I di Aragona nel 1396, Eymerich tornò al monastero domenicano di Girona, dove rimase fino alla sua morte avvenuta il 4 gennaio 1399. Il suo epitaffio lo descrive come "veridicus praedicator, intrepidus inquisitore, egregius medico".

Opere

  • Directorium Inquisitorium (1376); traduzione italiana L. Sala-Molins (a cura di), Il manuale dell'inquisitore, Roma 2000.
  • Tractatus contra doctrinam Raymundi Lulli.
  • Dialogus contra Lullistas.
  • Tractatus de potestate papali (1383).
Bibliografia
  • E. Grahit, El inquisidor fray Nicolas Eymerich, Gerona 1875.
  • J. Brugada I Gutiérrez-Ravé, Nicolau Eymerich i la polèmica inquisitorial, Barcellona 1998.
  • Sara Muzzi, Da Raimondo Lullo a Nicola Eimeric: storia di una falsificazione testuale e dottrinale, Roma 2010.
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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