San Pacomio

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San Pacomio
Monaco
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Santo

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Titolo
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Età alla morte 56 anni
Nascita Tebe
292
Morte Monastero di Pebu
9 maggio 348
Sepoltura
Appartenenza
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Professione religiosa [[]]
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° vescovo di Roma
Elezione
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Fine del
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Nomine
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Proclamazioni
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Eventi
Venerato da Chiesa cattolica, Chiesa copta, Chiesa ortodossa
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Ricorrenza 9 maggio
Altre ricorrenze 15 maggio Chiesa ortodossa
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Attributi
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Patrono di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 9 maggio, n. 3:
« Nella Tebaide, in Egitto, san Pacomio, abate, che, ancora pagano, spinto da un gesto di carità cristiana nei confronti dei soldati suoi compagni con lui detenuti, si convertì al cristianesimo, ricevendo dall'anacoreta Palémone l’abito monastico; dopo sette anni, per divina ispirazione, istituì molti cenobi per accogliere fratelli e scrisse per i monaci una regola divenuta famosa. »

San Pacomio (Tebe, 292; † Monastero di Pebu, 9 maggio 348) è stato un monaco e fondatore egiziano. Ex militare e pagano, si convertì al cristianesimo. È considerato fondatore del monachesimo cenobitico.

Biografia

Ebbe i primi contatti con i cristiani a Esneh durante la sua vita militare. Lasciato l'esercito di Massimino, avvicinò diversi eremiti, fra cui Palemone; ricevette il battesimo e praticò l'ascetismo.

Recatosi a Tabennisi, sulla riva destra del Nilo, incominciò a costruire un monastero e a riunire alcuni compagni di ascetismo. Appena il loro numero crebbe (circa 1300), compose una regola e organizzò la vita comunitaria con uffici ben distinti e con un orario in cui si alternavano la preghiera in comune, il lavoro, le conferenze spirituali, ecc.

Presto si vide obbligato a fondare nuovi monasteri; a Pbōw, a Šenesēt, quindi a Temusson e a Thebīu, poi più a nord a Panopolis (Akhmīm) e più a sud a Phenum[1]. Durante la sua vita ne sorsero nove per uomini e due per donne.

Alla sua morte gli successe il discepolo Teodoro.

Scritti

Conosciamo i tratti della vita di Pacomio dalle testimonianze dei visitatori e dalle molte biografie sulla vita di Pacomio; alcune di esse sono idealizzate, altre realistiche.

Di Pacomio ci rimangono molti scritti ascetici:

  • la Regola di Pacomio (detta dell'angelo)
  • i Precetti
  • le Lettere
  • le esortazioni" (verba mystica) di Pacomio e di Teodoro
  • i Frammenti di Pacomio e dei suoi successori, Teodoro e Orisiesi.

Molti dei testi di Pacomio sono stati tradotti in latino da San Girolamo.

I primi precetti furono tramandati oralmente secondo una prassi ampiamente attestata tra i padri del deserto; il primo discepolo, Psentaesi, percepì che la prima regola di vita della Koinonia paconiana è quella del servizio, regola incarnata nell'attegiamento di Pacomio verso i discepoli, infatti Pacomio si sobbarcava i lavori più faticosi esonerando i discepoli da qualsiasi lavoro.

Costoro, diceva, sono dei nuovi che non hanno ancora raggiunto quella condizione che permette di servire gli altri e li invitava a meditare le Scritture. E così li formava spiegando la parola di Dio ed esortandoli allo zelo per le opere buone.

Le regole sono norme ricavate dalle Sante Scritture, perché secondo Basilio l'unica regola di vita per un monaco e per ogni cristiano è la Scrittura, è la Parola di Dio.

Nell'Historia Lausiaca Palladio, che dedica due capitoli della sua opera a Pacomio e ai Tabennesioti, riporta la cosiddetta regola dell'Angelo un tempo considerata la sintesi più autentica della più antica regola monastica cristiana. La cronaca palladiana sui Tabennesioti conobbe in effetti una grande popolarità tanto che su questo testo si fonda l'iconografia paconiana che dipinge il fondatore della vita cenobitica mentre sta ricevendo un rotolo con la regola dalle mani di un angelo. La critica moderna pone però dubbi sul valore dell'opera palladiana.

In copto possediamo alcuni frammenti di Lefort corrispondenti ai precetti della "Pachomiana Latina". Gli Excerpta greci, pubblicati da Lefort in appendice alla Pachomiana Latina, sono una riedizione della regola paconiana adattata ad ambienti monastici non paconiani.

Il documento più importante è il testo latino di Girolamo che raccoglie quattro collezioni di regole: i Praecepta, i Praecepta et Instituta, i Praecepta atque Iudiciae i Praecepta ac Leges.

Le regole erano già stata tradotte in greco, forse perché vi erano tanti discepoli greci che erano entrati a far parte della Koinonia pacomiana ed è in questa la lingua che Girolamo ha ricevuto i testi di Pacomio, Teodoro e Orsiesi e dal presbitero Silvano.

I Praecepta atque Iudicia costituirebbero la raccolta più antica, redatta da Pacomio stesso in un tempo in cui la Koinonia, ancora composta da pochi membri, viveva in un'unica casa.

Più tardi vennero composti i Praecepta et Instituta per mano di Pacomio ormai anziano o forse di Orsiesi; I Praecepta ac Leges sono composti in una fase intermedia in cui la comunità, ormai numerosa, procede rapidamente lungo una via di progressiva istituzionalizzazione che si compie con i Praecepta che è la raccolta più estesa di 144 precetti. Il primo primo gruppo formato da 7 precetti, è una specie di direttorio per il postulante.

Il secondo gruppo tratta della sinassi festiva e delle catechesi tenute dai prepositi delle singole case e dal padre del monastero.

i due blocchi successivi trattano dell'ebdomadario, del comportamento da tenersi in refettorio, la cura dei malati, i rapporti con l'esterno e con il monastero delle sorelle. L'ultima parte viene considerata un'aggiunta tardiva in quanto tratta degli stessi temi precedenti.

La vita nei monasteri pacomiani

Nei monasteri paconiani regnavano la disciplina e l'ordine fra pratiche ascetiche regolate con equilibrio e con grande senso di moderazione.

I testi di Pacomio, oltre al suo esempio e a quello degli altri anziani, il lavoro manuale, la preghiera opportunamente suddivisa in ore diverse, sono le basi della spiritualità paconiana.

Importantissima era la lettura della Bibbia: per questo Pacomio esigeva che tutti imparassero la leggere.

Il santo era molto attento ed esigente prima di accogliere un nuovo postulante, e richiedeva un periodo di prova da passarsi sotto la guida di monaci sperimentati.

Al principio nei monasteri pacomiani non c'erano presbiteri; per la liturgia i monaci si recavano al sabato nella chiesa del villaggio, mentre la domenica erano i preti del villaggio ad andare a ufficiare nella chiesa del monastero.

In seguito compaiono anche monaci sacerdoti.

La rete dei monasteri

L'organizzazione era unitaria o centralizzata; non solo i singoli gruppi dipendevano dal superiore, il pater monasterii o princeps e dal suo vicario o aiutante, che vigilavano sull'intera comunità e si riservava alcune funzioni particolari: accoglienza dei novizi, sovrintendere all'attività lavorativa del monastero, regolamentare le uscite dal villaggio per il lavoro dei campi, gli acquisti e le vendite, le visite dei parenti o al monastero femminile; sulla preghiera comune e sulla povertà dei singoli. Ma il compito principale del superiore era quello di spezzare il pane della Parola per i fratelli a lui affidati.

Il sabato e la domenica tutte le case si radunavano nella sinassi per ascoltare le catechesi. Ogni casa era presieduta da un preposito (praepositus) o "uomo della casa" (rem-en-ei)

Anche i singoli monasteri erano in contatto fra loro e su tutti si estendeva l'autorità del superiore di Tabennisi, che appare come un vero superiore generale.

Note
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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