Sant'Alberto Chmielowski

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Sant'Alberto Chmielowski, T.O.R.
Religioso
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al secolo Adamo Bernardo Ilario
Santo
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Età alla morte 71 anni
Nascita Igołomia
20 agosto 1845
Morte Cracovia
25 dicembre 1916
Sepoltura
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Professione religiosa 25 agosto 1887
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Creazione
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Fine del
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

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Venerabile il 25 gennaio 1977, da Paolo VI
Beatificazione 25 giugno 1983, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione 12 novembre 1989, da Giovanni Paolo II
Ricorrenza 25 dicembre
Altre ricorrenze
Santuario principale
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Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 25 dicembre, n. 9:
« A Cracovia in Polonia, sant'Alberto (Adamo) Chmielowski, religioso, che, illustre pittore, si consacrò ai poveri, proponendosi di essere disponibile in tutto verso di loro e fondò le Congregazioni dei Frati e delle Suore del Terz'Ordine di San Francesco al servizio dei bisognosi. »

Sant'Alberto Chmielowski, al secolo Adamo Bernardo Ilario (Igołomia, 20 agosto 1845; † Cracovia, 25 dicembre 1916) è stato un religioso, pittore e fondatore polacco delle congregazioni dei Fratelli del Terz'Ordine di San Francesco Servi dei Poveri e delle Suore albertine.

Cenni biografici

Adamo nacque il 20 agosto 1845 a Igołomia, presso Cra­covia, in Polonia, al tempo sotto dominazione zarista. Era primogenito dei quattro figli di Adalberto Chmielowski, funzionario doganale e Giuseppina Borzysławska, terziaria francescana.

Ricevette in famiglia un'ottima educazione, ma era di salute cagionevole. La ma­dre, animata da viva fede, fece voto che si sarebbe recata in pellegrinaggio al santuario di Gesù Crocifisso di Mogiła, se il figlio fosse guarito. Ottenuta la guarigione, il 19 settembre 1851 lo portò al santuario dinanzi alla miracolosa immagine del Crocifisso e lo offrì al Signore.

In seguito all'aggravarsi della salute del padre, la madre fu costretta a vendere la tenuta di Czernice e la famiglia si trasferì a Varsavia. Il 25 agosto 1853 morì il padre, amato e rispettato. Il 29 agosto 1859 Adamo perse anche la madre e fu affidato alle cure della zia paterna Petronilla.

Quando nel 1863 in Polonia scoppia l'insurrezione contro il potere zarista, Adamo, che frequentava la Scuola Agraria di Pulawy, si unì agli insorti. Durante una battaglia nei pressi di Melchow, il 30 settembre, rimane gravemente ferito dallo scoppio di una bomba a mano. Fu fatto prigioniero dai russi e gli viene amputata una gamba. Due mesi dopo, con l'aiuto di parenti e amici, riuscì a fuggire ma dovette lasciare la Polonia per rifugiarsi in Francia.

A Parigi si interessò di pittura e frequentò la scuola di Belle Arti di Botignolle. Nel 1865 la Russia promulgò l'amnistia per quanti avevano partecipato all'insurrezione. Adamo ritornò a Varsavia e si iscrisse alla Scuola delle Belle Arti che fu chiusa però l'anno seguente. Allora andò a Gand in Belgio per frequentare la facoltà d'ingegneria. Scoprendo però in sé notevoli capacità artistiche, si dedicò, dal 1867, agli studi di pittura a Parigi per completarli dall'autunno 1869 all'Accademia delle Belle Arti a Monaco di Baviera.

Nel 1874 Adamo tornò in patria. Alla ricerca di un nuovo ideale di vita, si pose la domanda:

« Servendo l'arte si può servire anche Dio? »

La sua produzione artistica, che comprendeva per lo più soggetti profani, fu continuata poi con soggetti sacri. Uno dei migliori suoi quadri religiosi, l'Ecce Homo, fu il risultato di una profonda esperienza sull'amore misericordioso di Cristo verso l'uomo che condusse Adamo ad una metamorfosi spirituale. Convinto che per servire Dio bisogna dedicare a lui l'arte ed il talento, nel 1880 entrò nella Compagnia di Gesù come fratello laico, ma dopo sei mesi, 5 aprile 1881, dovette lasciare il noviziato per motivi di salute.

Pochi giorni dopo Adamo fu ricoverato nell'ospedale di Kulparków e vi rimase ricoverato fino al 22 maggio 1882, attraversando una notte oscura di sofferenza e riflessione. Uscito dalla casa di cura e mentre era ospite del fratello, era tutto immerso nella tristezza, stava tutto il giorno nella sua camera, in silenzio, abbattuto, senza mangiare e bere, tutto preso da tremende sofferenze spirituali. Adamo stesso dichiarò:

« Ero lucido, avevo piena coscienza, ma attraversavo atroci sofferenze, scrupoli e spaventosi tormenti. »

Superata la crisi spirituale riprese la sua attività pittorica e dedicò gran parte del suo tempo al bene del prossimo. Quando gli capitò tra le mani il libro della Terza Regola di san Francesco d'Assisi e dei Terziari laici, provò un tale interesse per il suo contenuto, che non si limitò a dare soltanto la propria adesione a quest'Ordine, ma ne divenne apostolo infaticabile. Avvicinatosi alla miseria materiale e morale dei senza tetto e dei derelitti nei dormitori pubblici di Cracovia, decise di rinunciare all'arte, di abitare assieme a loro, di condurre una vita povera e di dedicare a loro tutto se stesso.

I1 25 agosto 1887 indossò un saio di color grigio e prese il nome di fratel Alberto. Un anno dopo, il 25 agosto 1888, pronunciò i voti religiosi nelle mani del vescovo di Cracovia Albin Dunajewski ed iniziò il suo apostolato nel ricovero cittadino. Visse nello stesso ricovero, partecipando in tutto alla vita dei poveri. In quel periodo pubblicò anche un volumetto Guida alla Regola del III° Ordine Serafico di S. Francesco.

Aiutato da alcuni collaboratori, promosse la nascita della Congregazione dei Fratelli del Terz'Ordine di san Francesco dei Servi dei Poveri, poi chiamati in suo onore Albertini. Il 29 giugno 1889 i suoi collaboratori indossarono l'abito del neocostituito istituto.

La sua attività di fondatore fu instancabile, nonostante la menomazione fisica. In pochi anni oltre alla congregazione maschile diede vita a quella femminile, detta delle Suore Albertine, che affidò a Suor Bernardina Jabłońska.

Secondo fratel Alberto, le due fondazioni si sono realizzate per volontà di Dio e non per merito proprio. Disse:

« Non mi era mai passata per la testa l'idea di fondare un Istituto religioso. Cercavo solo di trovare un aiuto per soccorrere i poveri, ma Dio ha disposto diversamente. Sia fatta la volontà di Dio, io non voglio metterci le mani, per non guastare l'opera di Dio. »

Nel corso della sua vita aprì 21 case religiose con 40 frati e 120 suore. Organizzò ovunque, in Polonia, ricoveri per i più bisognosi, asili, orfanotrofi, case per anziani e malati incurabili, cucine per il popolo. La morte, a causa di un tumore allo stomaco, lo colse proprio nel ricovero per i poveri di Cracovia il giorno di Natale del 1916. Venne sepolto nel cimitero di Rakowice. Il 31 maggio 1949 la sua salma fu traslata nell'atrio della chiesa dei Padri Carmelitani Scalzi di Cracovia e in seguito, il 18 giugno 1983, nella chiesa dell'Ecce Homo, nella Casa Generalizia delle Suore Albertine a Cracovia.

Culto

La causa di beatificazione fu introdotta a Roma il 28 marzo 1952, l'eroicità delle virtù fu approvata il 20 gennaio 1977, la beatificazione di fratel Alberto avvenne in concomitanza con quella di Josef Kalinowski il 22 giugno 1983, nel corso del secondo viaggi di Papa Giovanni Paolo II in Polonia. La canonizzazione è avvenuta il 12 novembre 1989.

Bibliografia
  • Alberto Chmielowski, in Il Grande libro dei Santi, s.v., 1998, vol. I, p. 62-63
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