Servizio Missionario Giovani

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Mi telefona don Tony, un mio amico sacerdote di Alba, e mi dice: «Ernesto, se ci fai trovare i mattoni noi sabato e domenica veniamo con dieci muratori e tiriamo su tutti i muri che vuoi». Io non avevo un solo mattone, ma dico: «I mattoni li ho: venite pure!».
[...] Al martedì sera lancio un appello nella preghiera: «Amici miei: abbiamo bisogno di 50.000 mattoni. Qualcuno di voi può aiutarci?». Durante la notte sogno mattoni dappertutto.
Quando mi sveglio, vado a lavorare al San Paolo di via Monte di Pietà e alle prime cinque persone che incontro dico: «Guardi, avrei bisogno di 10.000 mattoni. Può farmeli avere in Piazza Borgo Dora 61?».
Nel giro di poche ore arrivano 50.000 mattoni.
[...] Un sabato e una domenica: 10 muratori, 120 ragazzi, 50.000 mattoni e i muri dell'Arsenale che crescono rapidamente, sotto gli occhi incuriositi di una piccola folla che si è radunata per assistere a quello spettacolo inconsueto.
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"La bontà è disarmante", installazione posta nell'atrio dell'Arsenale della Pace, aprile 2010

Il Servizio Missionario Giovani (meglio noto come Sermig) è un'istituzione torinese di ispirazione cattolica nata grazie all'impegno di un gruppo di giovani con lo scopo di "sconfiggere la fame con opere di giustizia e di sviluppo, vivere la solidarietà verso i più poveri e dare una speciale attenzione ai giovani cercando insieme a loro le vie della pace"[1].

Storia

Le origini

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ernesto Olivero.

Il nome Sermig fu scelto il 23 maggio 1964 per identificare un piccolo gruppo missionario nato su intuizione di Ernesto Olivero, un bancario ventiquattrenne molto impegnato nel volontariato cattolico, e composto all'inizio da lui, dalla moglie Maria Cerrato e da altre sei persone.

Il gruppo trovò la propria sede presso l'ufficio delle Pontificie Opere Missionarie; pur iniziando in sordina ad operare al fianco dei poveri vicini e lontani, ben presto aumentò di numero, suscitando anche invidia e malumori, in un periodo difficile per la Chiesa italiana e anche per il Sermig stesso. Una grande amarezza che per poco non portò allo scioglimento del gruppo arrivò nel 1969 dalla Curia diocesana con una lettera che praticamente decretava lo sfratto del gruppo dalla propria sede. Ma dopo un mese di silenzio e preghiera, Olivero chiese ed ottenne udienza al cardinale della città padre Michele Pellegrino per proporgli di ripartire da zero con un nuovo gruppo: il prelato, dopo aver preso visione della lettera, lo congedò, per poi concedergli qualche tempo dopo la chiesa dell'Arcivescovado[2].

In un periodo come il Sessantotto, in cui molti cattolici impegnati finirono per politicizzarsi, i volontari del Sermig preferirono non lasciarsi influenzare dal clima culturale imperante continuando a presentarsi come "semplici cristiani", senza alcuna etichetta politica, e soprattutto senza mai trascurare il Vangelo per i libri di Karl Marx.

Gli anni '70

Ernesto Olivero ed i suoi continuarono nella loro opera a favore dei poveri, vicini e lontani, anche con l'organizzazione di concerti, mostre, mercatini e di serate di sensibilizzazione coinvolgendo personaggi del mondo del sociale, del cattolicesimo, dello spettacolo, e ottenendo risultati in termini sempre più clamorosi. A partire dal 23 febbraio del 1969, quando riuscirono a riempire il Palazzetto dello Sport di Torino per un concerto di Adriano Celentano: diecimila spettatori quando quest'ultimo all'epoca non ne aveva mai raccolti più di tremila. Il concerto tra l'altro fu in forse fino all'ultimo momento a causa della fiscalità della SIAE[3][2]. Nel 1970 altro clamoroso successo con un concerto dei Nomadi e il duo Al Bano e Romina.

Nel 1972 il Sermig riuscì di nuovo a raggiungere il tutto esaurito al palazzetto per l'incontro con dom Luciano Mendes, sacerdote brasiliano prossimo alla nomina a vescovo, noto per la sua attività a favore dei poveri, e futuro grande sostenitore delle attività del Sermig.

Negli anni la Fraternità della Speranza, così si definirono i volontari del Sermig, era diventato un grande gruppo di giovani, coppie di sposi e famiglie, monaci e monache che si dedicvano a tempo pieno al servizio ai poveri, alla formazione dei giovani, con il desiderio di vivere il Vangelo e di essere segno di speranza.

I locali dell'Arcivescovado iniziarono a essere stretti: in quel periodo Olivero e i suoi scoprirono il vecchio arsenale militare a Borgo Dora, e iniziarono a fare pressione presso le istituzioni per ottenere in gestione almeno una parte della struttura, in totale abbandono. I membri della Fraternità iniziarono a recarsi giornalmente a turno davanti alla struttura per pregare senza sosta: dopo i primi tentativi andati a vuoto, Olivero si recò fino a Palazzo Chigi, a Roma, nel gennaio del 1979 a chiedere aiuto al capo del governo Giulio Andreotti. Furono coinvolti nell'operazione anche altri importanti politici cattolici, a partire da Giorgio La Pira.

Nel 1983 ci fu finalmente la svolta: il Comune di Torino deliberò la cessione, la quale però venne attuata soltanto dopo l'intervento, da Roma, dei vertici del Partito Comunista Italiano che all'epoca guidava la giunta comunale torinese, e del generale Lodi, capo dell'Esercito italiano, ente proprietario della struttura.

L'Arsenale della Pace

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Arsenale della Pace.

Il 2 agosto 1983 quindi la Fraternità entrò quasi abusivamente nel vecchio arsenale militare di Torino, il quale fu ribattezzato Arsenale della Pace: una superficie di quarantamila metri quadrati che migliaia di giovani, di donne e uomini, con il loro lavoro gratuito e i con contributi volontari, trasformarono in una casa di accoglienza per i poveri, offrendo rifugio per la notte, pasti, cure sanitarie, sostegno a persone che vogliono cambiare la loro vita; una casa di formazione per i giovani (Università del Dialogo per l'educazione alla convivenza tra culture, alla pace e per affrontare i grandi temi dell'esistenza; Scuola per Artigiani Restauratori, Laboratorio del Suono per il perfezionamento musicale); una casa dove "ognuno può ritrovare silenzio e spiritualità, se stesso e il respiro del mondo".

Da allora l'Arsenale, definito "un monastero di laici", ha dato assistenza a immigrati, tossicodipendenti, alcolizzati, malati di AIDS e senza tetto nell'ordine delle centinaia di migliaia persone.

Un luogo dove si totalizzano ogni giorno millecinquecento ore di volontariato e che possiede spazi per la spiritualità, il silenzio e la preghiera, spazi di incontro e di dialogo, oltre ad una scuola di restauro e un laboratorio di musica riconosciuti dal Ministero della Pubblica Istruzione italiano. In quarant'anni ha portato avanti 2100 progetti di sviluppo a servizio delle comunità più povere in 88 paesi del mondo, azioni continue di solidarietà, di ricerca di dialogo, di incontro tra culture e religioni diverse. A partire dagli anni '90, l'Arsenale si è aperto all'incontro con giovani provenienti da tutta Italia, proponendo esperienze di condivisione, di solidarietà, di sensibilizzazione sulle tematiche care al Sermig. Questi giovani, ispirandosi alla spiritualità e al metodo del Sermig, diedero vita al movimento internazionale dei Giovani della Pace.

L'Arsenale della Speranza

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Arsenale della Speranza.

Nel 1996 i giovani del Sermig poterono finalmente realizzare il sogno di aprire una seconda casa in un'altra zona del mondo: a San Paolo, in Brasile, ottengono dal governo federale locale la gestione dell'"Hospedaria dos Imigrantes", il quale diventa lArsenale della Speranza, un luogo di accoglienza per il numeroso "popolo della strada" della città.

L'Arsenale dell'Incontro

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Arsenale dell'Incontro.

Nel 2003, su invito del Patriarcato di Gerusalemme, la fraternità della Speranza aprì una terza casa a Madaba, in Giordania. L'Arsenale dell'Incontro, questo il nome scelto per la struttura, da allora si occupa dell'accoglienza e dell'inserimento nel mondo del lavoro di persone disabili, e di promuovere attività ricreative e culturali per favorire l'incontro e il dialogo tra le varie componenti sociali della zona.

La bandiera della pace

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bandiera della pace del Sermig.
Sala incontri all'Arsenale della Pace, aprile 2010. Sullo sfondo la Bandiera della Pace del Sermig.

Il Sermig ha ideato, in collaborazione con l'agenzia Armando Testa, una particolare bandiera della pace diventata simbolo dell'Arsenale.

Il 9 novembre 2007 la bandiera è stata adottata dalla Regione Piemonte nell'ambito dell'iniziativa "Regine di Pace", ed è stata apposta in un cartello presso i principali punti di entrata della regione[4].

Iniziative del Sermig

I pellegrinaggi

Tra il 24 maggio e il 6 giugno 1987 il Sermig organizzò la prima edizione del pellegrinaggio a piedi di 687 km[2], con lo scopo di avvicinare la gente ai problemi dei poveri del Terzo Mondo: si tratta di una delle iniziative più importanti, a livello nazionale, organizzate dal gruppo. È ormai celebre anche la fiaccolata che ogni 31 dicembre collega l'Arsenale al Duomo di Torino.

Il premio Artigiano della Pace

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Premio Artigiano della Pace.

Si tratta di un riconoscimento che il Sermig assegna annualmente a uomini o istituzioni che hanno saputo operare per la pace con onestà, fermezza e volontà di dialogo. Nel 1981, anno della prima edizione, il premio fu assegnato al presidente della Repubblica Sandro Pertini e all'ex cardinale di Torino Michele Pellegrino. Da allora il premio è stato assegnato a prelati cattolici (tra cui papa Giovanni Paolo II), politici, pensatori anche di area laica, personalità del mondo del volontariato. La storia del premio presenta anche assegnazioni simboliche come il premio alla città di Gerusalemme o ai paesi in via di sviluppo.

Nuovo Progetto

È la testata ufficiale del gruppo. Nata nel 1978, esce a cadenza mensile e viene realizzato grazie al contributo gratuito di giornalisti, scrittori e fotografi. Non contiene inserti pubblicitari; direttore della testata è Ernesto Olivero in persona; la redazione ha sede nell'Arsenale della Pace, mentre la stampa viene affidata ad una ditta esterna. È disponibile in abbonamento, il cui prezzo copre in parte le spese per la carta, la stampa e la spedizione.

Note
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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