Storie di santo Stefano (Beato Angelico)

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Roma MuVa AppGiulioII Cap.Niccolina B.Angelico S.StefanoordinatoDiacono part. 1447-1449.jpg
Beato Angelico, Santo Stefano ordinato diacono da san Pietro (1447 - 1449), affresco
Storie di santo Stefano
Opera d'arte
Stato

bandiera Città del Vaticano

Regione [[]]
Regione ecclesiastica [[|]]
Provincia
Comune

bandiera Città del Vaticano

Località
Diocesi Roma
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Appartamento di Giulio II, Cappella Niccolina, registro superiore
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto ciclo di dipinti murali
Soggetto Storie della vita di santo Stefano
Datazione 1447 - 1449
Datazione
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Ambito culturale ambito fiorentino
Autore

Beato Angelico (Guido di Pietro)

Altre attribuzioni
Materia e tecnica affresco
Misure
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni


Le Storie di santo Stefano sono un ciclo di tre dipinti murali, eseguito tra il 1447 ed il 1449, ad affresco, da Guido di Pietro, detto Beato Angelico (1395 ca. – 1455), realizzato sul registro superiore delle pareti (nord, est ed ovest) nella Cappella Niccolina dell'Appartamento di Giulio II, attualmente parte integrante dei Musei Vaticani.

Il registro inferiore è decorato con le Storie di san Lorenzo, opera dello stesso di Angelico.

Descrizione

Il ciclo è formato da tre dipinti murali ad affresco che raffigurano, entro altrettante lunette due episodi, della vita di santo Stefano, divisi nel campo pittorico tramite l'espediente di un muro di separazione verticale al centro, ma anche se l'ambientazione generale è la medesima. Le scene della vita del Santo sono:

Soggetti

I dipinti illustrano gli eventi di maggior rilievo della vita di santo Stefano, dalla consacrazione alla distribuzione di elemosine, fino alla condanna al martirio.

Parete occidentale

Beato Angelico, Santo Stefano ordinato diacono da san Pietro e Santo Stefano distribuisce le elemosine ai poveri (1447 - 1449), affresco

Nel dipinto murale sono presentati due episodi della vita del Santo:

  • a sinistra: Santo Stefano ordinato diacono da san Pietro apostolo [1]si svolge in una basilica scoperchiata, dalla precisa architettura che raccorda elementi paleocristiani (colonne con architrave della navata centrale) con quelli gotici (transetto con le volte a crociera), illuminata da sinistra verso destra, dove compaiono:
  • a destra: Santo Stefano distribuisce le elemosine ai poveri [2] è ambientata sul sagrato della stessa chiesa, dove si affacciano un giardino murato ed alcune abitazioni, mentre in alto si levano suggestive torri e campanili. Nella scena compaiono:
    • santo Stefano mentre offre, traendole da una bisaccia, alcune monete ai poveri della comunità;
    • frate che controlla la lista delle offerte;
    • donna, accompagnata da un bambino con la mano tesa, riceve l'elemosina da del Santo;
    • uomo in preghiera;
    • pellegrino con il bordone ed il cappello a falde larghe;
    • donna con un paniere, che se ne va, dopo aver ricevuto l'aiuto dal Santo.

Parete settentrionale

Nel dipinto murale sono presentati due episodi della vita del Santo[3]:

  • a sinistra: Predica di santo Stefano si svolge in una piazza, dove compaiono:
    • a destra: santo Stefano su di un gradino, che spiega con tanto di gesti la parola di Gesù Cristo, riferendosi forse - nelle dita che indicano il numero due - al duplice comandamento dell'amore a Dio e al prossimo (Mt 22,35-40).
    • a sinistra: folla composta di donne sedute - una con il proprio bambino davanti – e di uomini in piedi sullo sfondo ascolta attentamente il Santo. Originale è l'uso di tutta la profondità dell'affresco per la disposizione dei personaggi.
Beato Angelico, Santo Stefano distribuisce le elemosine ai poveri (part. Pellegrino), 1447 - 1449, affresco
  • a destra: Disputa nel Sinedrio si svolge in un ambiente basso e scuro, descritto esteriormente da un pilastro scanalato, decorato con il motivo di un fiore rampicante, che sorregge un architrave, mentre all'interno un pavimento con lastre di marmo in prospettiva. Nella scena compaiono:
    • Santo Stefano alla presenza dei dottori della Legge, si sta difendendo dalle accuse di blasfemia e fomentazione di disordini, attraverso un lungo discorso riportato negli Atti degli apostoli (At 7,1-53). La sua figura si staglia monumentale grazie all'uso della luce e del chiaroscuro, che la fa apparire rotonda e plastica come una statua dipinta. Il gesto della sua mano destra alzata è rafforzato dalle linee parallele del pavimento,
    • Sommo Sacerdote, seduto su seggio, posto davanti ad una parete coperta da uno splendido drappo dorato.

Parete orientale

Nel dipinto murale sono presentate due scene della vita del Santo, separate tra loro dalle mura di una città che si snodano descrivendo una curva e si prolungano nella profondità spaziale. L'opera raffigura [4]:

  • a sinistra: Santo Stefano espulso dalla città di Gerusalemme si svolge all'interno delle mura, dove compaiono:
    • Santo Stefano;
    • tre uomini minacciosi spingono con prepotenza il Santo, trascinandolo fuori della città, tra i quali quello sulla sinistra, con passo veemente, tiene già in mano una pietra per la lapidazione;
    • due uomini (a sinistra) assistono in disparte alla scena.
  • a destra: Lapidazione di santo Stefano si svolge, ambientata appena fuori delle mura, dove si vedono:
    • Santo Stefano, inginocchiato di spalle, rivolto all'estremità destra, che subisce impassibile il martirio, mentre prega;
    • carnefici hanno vesti simili a quelle dei personaggi nel lato sinistro, ma non sono i medesimi.
    • giovane riccamente abbigliato con in mano un mantello è Saulo[5], che secondo gli Atti degli Apostoli (At 7,58; At 8,1) assistette al martirio.

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

Beato Angelico, Predica di santo Stefano nel Sinedrio e Disputa nel Sinedrio (1447 - 1449), affresco
  • Le lunette sono divise in due episodi tramite l'espediente di un elemento architettonico (pilastri o mura civiche) di separazione verticale al centro, ma l'ambientazione generale è la medesima.
  • Sulle pareti della cappella sono illustrati gli episodi della vita dei due Santi diaconi, che sono due coraggiose testimonianze di vita cristiana, espressi in parallelo, secondo la legge retorica delle corrispondenze: santo Stefano, ordinato da san Pietro apostolo, che rimproverò gli anziani di Gerusalemme la loro ignoranza delle Sacre Scritture; san Lorenzo, uno dei più venerati martiri di Roma. Le storie dei due Santi comprendono le rispettive ordinazioni diaconali, la distribuzione delle elemosine ai poveri e la generosa testimonianza di fede, culminata nel martirio.
  • Le composizioni si svolgono su due registri – superiore ed inferiore – delimitati da una sporgenza del muro: uno dedicato a santo Stefano, l'altro a san Lorenzo; gli episodi raffigurati si snodano su tre pareti (ovest, nord, est), mentre la parete meridionale è priva di apparato decorativo ed è occupata da un altare.[6]
  • Gli affreschi della Cappella Niccolina sono profondamente diversi da quelli del Convento di San Marco a Firenze (1440 - 1445 ca.), in particolare per la ricchezza dei dettagli, delle citazioni colte e della struttura compositiva, ma, com'è stato sottolineato dallo storico dell'arte inglese John Pope-Hennessy (19131994), le differenze non sono da imputare ad uno sviluppo dello stile pittorico di Beato Angelico, quanto piuttosto alla diversa destinazione della decorazione: infatti, mentre nel Convento fiorentino i dipinti erano concepiti per accompagnare il raccoglimento e la meditazione dei monaci, quelli presenti in Vaticano illustrano scene di carattere narrativo tratte dalle vite dei due diaconi, santo Stefano e san Lorenzo.
Beato Angelico, Santo Stefano espulso dalla città di Gerusalemme e Lapidazione di santo Stefano (1447 - 1449), affresco
  • I dipinti murali della Cappella Niccolina sono profondamente diversi da quelli del Convento di San Marco a Firenze (1440 - 1445 ca.), in particolare per la ricchezza dei dettagli, delle citazioni colte e della struttura compositiva, ma, com'è stato sottolineato dallo storico dell'arte inglese John Pope-Hennessy (19131994), le differenze non sono solo da imputare ad uno sviluppo dello stile pittorico di Beato Angelico, quanto piuttosto alla diversa destinazione della decorazione: infatti, mentre nel Convento fiorentino i dipinti erano concepiti per accompagnare il raccoglimento e la meditazione dei monaci, quelli presenti in Vaticano illustrano scene di carattere narrativo tratte dalle vite dei due diaconi, santo Stefano e san Lorenzo.
  • I due periodi di permanenza del Beato Angelico a Roma (1446 - 1450, 1453 - 1455) introdussero il pittore in una clima culturale, profondamente differente da quello fiorentino, al quale egli si adeguò prontamente. Sicuramente papa Niccolo V vide in lui l'interprete artistico più qualificato per fondere i nuovi principi dell'Umanesimo con quelli della fede. Influenzato dall'ambiente ed anche dalla visione diretta dei monumenti antichi, lo stile del Beato Angelico acquistò un inedito piglio classico. Nelle Storie di san Lorenzo e di santo Stefano
    • l'affabile narrativa fiorentina lascia il campo ad una nobile retorica oratoria;
    • le figure si fanno più ferme e monumentali;
    • il paesaggio naturale è sostituito da strutture architettoniche imponenti, ricche di allusioni classiche.

Notizie storico-critiche

Il 6 marzo 1447 veniva eletto al soglio pontificio Niccolò V, il quale, nell'autunno dello stesso anno, affidava al Beato Angelico la decorazione di un modesto sazio, all'interno di una torre del XIII secolo, che aveva poco prima trasformato in una cappella privata e uno studiolo nel proprio appartamento, situato al secondo piano del Palazzo Apostolico. Tale commissione è attestata da due ordini di pagamento, che documentano la decorazione ad affresco della Cappella Niccolina:

La cappella ha subito, nell'arco dei secoli, diversi danneggiamenti seguiti da rifacimenti, talvolta anche inopportuni. Si deve arrivare al 1947, quando importanti restauri – protrattasi per circa quattro anni – hanno rimosso le notevoli ridipinture, facendo venire alla luce la decorazione pittorica originale e restituendo una migliore comprensione iconografica ed estetica.

Note
  1. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  2. Ibidem
  3. Ibidem
  4. Ibidem
  5. Saulo è san Paolo di Tarso, prima della sua conversione.
  6. L'altare sicuramente non è più quello originale, in cui era dipinta una Deposizione di Gesù Cristo, sempre di Beato Angelico, menzionata da Giorgio Vasari, Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri (1568).
  7. ASV, Introitus et Exitus Cam. Apost., n. 414, apr - ago. 1448
  8. ASV, Diversorum Nicolai V, 1447 - 1452, fol. 68
Bibliografia
  • AA.VV., Guida ai Musei e alla Città del Vaticano, Editore Scala, Firenze 1989, pp. 83 - 84
  • Gabriele Bartz, Beato Angelico, col. "Maestri dell'Arte italiana", Editore Konemann, Colonia 2000, pp. 94 - 97 ISBN 9783829045476
  • Francesco Buranelli (a cura di), Il Beato Angelico e la Cappella Niccolina. Storia e restauro, col. "Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie", Editore Istituto Geografico De Agostini, Novara 2001
  • Guido Cornini, Beato Angelico, col. "Art Dossier", Editore Giunti, Firenze 2000, pp. 40 - 43 ISBN 9788809016026
  • John Pope-Hennessy, Fra' Angelico, Editore Scala, Firenze 1974, pp. 212 - 214
Voci correlate
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 2 agosto 2013 da Teresa Morettoni, esperta in museologia, archeologia e storia dell'arte.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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