Transito di Maria Vergine (Andrea Mantegna)

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Andrea Mantegna, Transito di Maria Vergine (1462 ca.), tempera su tavola
'Morte di Maria Vergine o Dormitio Virginis
Opera d'arte
Stato

bandiera Spagna

Comunità Escudo de Madrid.svg Madrid
Regione ecclesiastica [[|]]
Provincia Madrid
Comune

Escudo de Madrid.svg Madrid

Località
Diocesi Madrid
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Museo del Prado, sala 56
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Mantova
Luogo di provenienza Castello di San Giorgio, cappella
Oggetto dipinto
Soggetto Transito di Maria Vergine
Datazione 1462 ca.
Datazione
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Ambito culturale Ambito veneto
Autore

Andrea Mantegna

Altre attribuzioni
Materia e tecnica tempera su tavola
Misure h. 54,5 cm; l. 42 cm; p. 7 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni

Il Transito di Maria Vergine (Morte di Maria Vergine o Dormitio Virginis) è un dipinto, eseguito nel 1462 circa, a tempera su tavola, da Andrea Mantegna (1431 ca. - 1506), proveniente dalla cappella del Castello di San Giorgio a Mantova ed attualmente conservato presso il Museo del Prado a Madrid (Spagna)

Fonte letteraria

Nel dipinto viene rappresentata la Morte di Maria Vergine come raccontata nel testo apocrifo del Transitus Mariae (IV secolo), attribuito a san Melitone di Sardi e ripreso nella Leggenda Aurea (1260-1298) dal beato Jacopo da Varagine. Infatti, gli apostoli sono undici, poiché manca san Tommaso che secondo questo testo, durante la veglia funebre, si trovava in India per operare la conversione delle popolazioni locali.

Descrizione

Ambientazione

La scena è ambientata all'interno di una stanza racchiusa da pilastri che originariamente reggevano delle arcate a tutto sesto (in parte visibili nel frammento dipinto con Gesù Cristo con l'animula della Madonna[1]) e con un pavimento marmoreo a scacchiera a piastrelle quadrate bianche e ocra. Nel muro di fondo, davanti al quale si trova il cataletto coperto da un pesante telo color porpora, si apre un'ampia finestra con una profonda veduta del fiume Mincio e del ponte di San Giorgio a Mantova,[2] come dovevano apparire all'epoca dal castello dove l'opera era originariamente ubicata.

Andrea Mantegna, Transito di Maria Vergine (part.), 1462 ca., tempera su tavola

Soggetto

Nel dipinto compaiono:

  • Maria Vergine, distesa sul cataletto e avvolta in un abito monacale, è appoggiata ad un cuscino porpora con le mani incrociate sul grembo.
  • Undici apostoli, disposti intorno alla Madonna, fra i quali si nota san Pietro con i paramenti sacri e il messale, mentre uno degli apostoli con una mano benedice la Vergine. Un terzo apostolo, di schiena, si sporge verso il corpo per incensarlo con un turibolo. Gli altri apostoli si allineano in due file, a destra e sinistra della scena, con in mano le candele - tranne san Giovanni, il primo a sinistra, che porta una palma - mentre cantano l'Exit Israel de Aegypto, alleluia, come narrato nella Legenda Aurea.

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • Le fisionomie degli apostoli sono nette e precise, ed anche i panneggi delle loro vesti sono tracciati con una linea chiara ed incisiva. Questo tipo di modellato è l’impronta stilistica caratteristica di Andrea Mantegna molto utilizzata anche nella costruzione dei paesaggi naturali. Un esempio di questo modellato si può osservare nel dipinto raffigurante la Madonna delle Cave (1488-1490) conservato presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.[3]
  • La scena è illuminata dalla luce naturale che penetra dalla grande finestra aperta sulla parete di fondo. La scelta di inondare la scena con una luce di questo tipo nasce, probabilmente, dalla vicinanza artistica con il cognato di Andrea Mantegna, Giovanni Bellini (1433 ca.–1516).
  • La scena è costruita all'interno di una rigorosa prospettiva geometrica centrale, al quale concorrono notevolmente, nel creare lo spazio e la profondità, le piastrelle ordinatamente alternate, formando così una griglia prospettica, nel quale anche le figure degli apostoli disposte su due file, ai lati della scena, si inseriscono ordinatamente. Infatti, in questo dipinto troviamo uno sviluppo interessante dell’arte del pittore: non è più solo l'architettura a definire la prospettiva, ma lo sono anche le figure umane. Questa possibilità di applicare la prospettiva non solo all'architettura ma anche al corpo umano, sarà incessantemente sperimentata dal Mantegna, fino alla sua creazione più celebre: il Compianto su Gesù Cristo morto (1500 ca.). Inoltre, anche lo spazio naturale, al di là della finestra, continua la resa prospettica iniziata all'interno della stanza: questa è, quindi, da considerarsi come l'elemento di collegamento ottico tra interno ad esterno.
  • La struttura compositiva è strettamente simmetrica con l'asse verticale e centrale che divide esattamente in due metà il pavimento, percorrendo la linea centrale del lastricato, attraverso la figura di san Pietro e divide in due metà simmetriche la finestra della parete di fondo. I due grandi candelieri alle opposte estremità del cataletto contribuiscono a consolidare la simmetria del dipinto e creano una specie di altare che celebra la morte della Madonna, lungo le cui diagonali si dispongono, in basso, a destra e a sinistra, gli apostoli. L'opera può essere suddiviso in tre zone orizzontali sovrapposte: il pavimento decorato che crea una griglia spaziale; il gruppo di Maria con gli apostoli; la finestra con il paesaggio.

Notizie storico-critiche

L'opera faceva parte del ciclo dipinto da Andrea Mantegna per la cappella di Ludovico III Gonzaga nel Castello di San Giorgio a Mantova, la cui sistemazione architettonica e decorazione fu la prima commissione ufficiale del pittore dal 1460, ma in trattativa già dal 1457. La tavola, che originariamente aveva dimensioni verticali maggiori, venne completata intorno al 1462 .

Nel corso del XVI secolo la cappella venne ristrutturata e ridecorata, con la dispersione delle decorazioni quattrocentesche, per poi venire in seguito distrutta, tanto che oggi si ignora la sua ubicazione, forse sotto la Camera degli Sposi.

Il dipinto con il Transito della Madonna fu portato a Ferrara da Margherita Gonzaga quando andò sposa ad Alfondo II d'Este, nel 1579. Infatti, lo troviamo menzionato in un inventario del 1588, che lo elenca tra i dipinti presenti nella cappella privata della duchessa, che forse proprio per adattarla alla nuova collocazione fu decurtata della parte superiore raffigurante Gesù Cristo con l'animula della Madonna. Rimasta vedova, tornò a Mantova nel 1597, riportando con sé il Transito, mentre il frammento restò a Ferrara, dove ancora oggi si conserva alla Pinacoteca Nazionale.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Gesù Cristo con l'animula della Madonna (Andrea Mantegna).

Nel 1639, l'opera venne acquistata da Carlo I d'Inghilterra (16001649) e poi comprata ad un asta bandita da Oliver Cromwell, dopo la morte del re inglese, da Filippo IV di Spagna (16051665). Entrata così nelle collezioni reali spagnole, è approdato al Prado nel 1829.

Fu storico dell'arte Roberto Longhi (18901970) nel 1934 a connettere il Transito di Maria Vergine del Prado con Gesù Cristo con l'animula della Madonna di Ferrara, ma anche ad ipotizzare che l'opera potesse essere stata un quarto scomparto del Trittico degli Uffizi,[4] costituito da:

Il Longhi dimostrò che le dimensioni del dipinto erano esattamente quelle dei due scomparti laterali con l’Ascensione e la Circoncisione e che, prima di essere sostituito dal secondo, il Transito fosse en pendant con il primo.

Note
  1. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  2. Nel dipinto si nota il celebre ponte di San Giorgio con il camminamento coperto, come si presentava nel 1462, mentre oggi è scoperto ed asfaltato, con le arcate tamponate e il borgo omonimo atterrato. L'unica sopravvivenza: la rocca detta di Sparafucile notevolmente degradata.
  3. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  4. Ibidem
Bibliografia
  • Giovanni Agosti et al., Mantegna, Editore Hazan, Parigi 2008 - ISBN 9782754103107
  • Alberta De Nicolò Salmazo, Mantegna, Editore Electa, Milano 1997
  • Francesca Marini, Mantegna, col. "I Grandi Maestri dell'Arte", Editore Skira, Milano 2003, pp. 116-117
  • Jane Martineau, Andrea Mantegna, Editore Olivetti-Electa, Milano 1992
  • Tatjana Pauli, Mantegna, col. "Art Book", Editore Leonardo Arte, Milano 2001 - ISBN 9788883101878
  • Stefano Zuffi, Episodi e personaggi del Vangelo, Editore Mondadori-Electa , Milano 2002, p. 363 - ISBN 9788843582594
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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