Chiesa Cattolica in Venezuela

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Anno 2005
Cristiani
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Cattolici 25 milioni
Ebrei
Protestanti
Anglicani
Luterani
Pentecostali/carismatici
Ortodossi
Mussulmani sunniti
Mussulmani sciiti
Altri
Animisti
Buddisti
Induisti
Lamaisti
Scintoisti
Taoisti
Sikh
Atei & agnostici
Popolazione 28 milioni
Parrocchie
Presbiteri 1500
Seminaristi
Diaconi Permanenti
Religiosi
Religiose
Primate Jorge Liberato Urosa Savino
Presidente della Conferenza Episcopale
Nunzio apostolico Pietro Parolin
Rappresentante apostolico non residente
Codice VZ
Venezuela-Pos.png
classifica - nazione su Catholic Hierarchy


La Chiesa Cattolica in Venezuela conta circa 25 milioni di fedeli pari al 90% della popolazione del paese.

L'evangelizzazione del territorio dell'attuale Venezuela[1] cominciò agli inizi del XVI secolo contemporaneamente al processo di conquista coloniale da parte della Spagna.

Attualmente (2011) la Chiesa cattolica è presente in Venezuela con nove sedi metropolitane, ventiquattro diocesi suffraganee, tre vicariati apostolici, un ordinariato militare e due esarcati apostolici.

Sede primaziale è Caracas. Il nunzio apostolico è l'arcivescovo Pietro Parolin.

La "Croce di San Clemente" (Cruz de San Clemente) a Coro. Secondo la tradizione si tratta della croce che Juan de Ampíes piantò al momento della fondazione della città. È diventata il simbolo dell'identità cristiana del Venezuela

Indice

Storia

Dal XVI al XVIII secolo

Il Monumento Alegórico a los 450 años de la Fundación de Cumaná comunemente chiamato Monumento al indio y al misionero, opera dello scultore italo-venezuelano Hugo Daini, fu inaugurato il 13 dicembre 1968
I Vescovi del Venezuela
Papa Giovanni Paolo II durante il suo primo viaggio in Venezuela nel 1985

Giovanni Paolo II il 26 gennaio 1985 nel suo discorso ai Vescovi del Venezuela a Caracas ripercorse la storia della Chiesa venezuelana facendo particolare riferimento a molti Vescovi che erano stati "figure nobili e degne di encomio":

«Venerabili e cari fratelli nell'episcopato, (...) siete gli eredi e i continuatori di quell'opera evangelizzatrice (...) iniziata da infaticabili e zelanti missionari venuti da altre Chiese, e continuata, non senza grandi difficoltà e sacrifici, per quasi mezzo millennio. Un'opera colossale, realizzata con scarsità di mezzi e di persone, il cui frutto è penetrato così profondamente nell'indole nazionale che ha fatto della fede cattolica un segno essenziale dell'identità venezuelana. (...) In voi, fratelli, che siete continuatori di una ricca eredità ecclesiale, desidero rendere omaggio, esprimere ammirazione e riconoscenza ai vescovi che vi hanno preceduto, cominciando da Rodrigo de Bastidas (1532-1542), primo vescovo del Venezuela, che dalla sede episcopale di Santa Ana de Coro apre la serie dei pastori di queste Chiese di Dio, coi quali siete uniti dai vincoli di un destino comune e della legittima e ininterrotta successione apostolica. Vorrei nominarli tutti, ma sarebbe troppo lungo; mi accontenterò quindi di segnalare alcuni nomi tra tante figure nobili e degne di encomio. Desidero ricordare il dotto fra Pedro de Agreda (1561-1579) che, dinanzi alla urgente necessità di ministri per la predicazione del Vangelo e la conversione degli indios, incomincia personalmente le lezioni di latino e di teologia. Con uguale preoccupazione, il vescovo fra Antonio González de Acuña (1670-1682) fonda più tardi e organizza il seminario di Santa Rosa da Lima a Caracas. Ricordiamo pure Diego de Baños y Sotomayor (1682-1714), che celebra il più importante Sinodo della Chiesa in Venezuela, le cui costituzioni sono state in vigore fino al principio di questo secolo. Diego Antonio Díez Madroñero (1756-1769), di grande pietà e zelo, devotissimo alla Vergine sotto il suggestivo titolo di Nostra Signora della Luce, che volle dare nomi mariani alle strade di Caracas. Mariano Martí (1770-1792), il vescovo itinerante, civilizzatore e fondatore di paesi. Nell'arco di tredici anni compie a cavallo la visita pastorale del suo immenso vescovado, oggi smembrato in quindici diocesi, e lascia della sua minuziosa visita a più di 300 città e paesi una dettagliata relazione, che costituisce una fonte unica e inesauribile per la storia e la sociologia coloniale. Francesco de Ibarra (1792-1806), il primo prelato nativo del Paese, primo vescovo di Guayana e primo arcivescovo di Caracas. Rafael Lasso de la Vega (1815-1828), vescovo di Mérida, insigne per aver contribuito col suo prestigio e la sua mediazione a normalizzare le relazioni delle nascenti repubbliche con la Sede di Pietro. Ramón Ignacio Méndez (1827-1839), eroe dell'indipendenza e intrepido difensore dei diritti e delle libertà della Chiesa, per cui fu espulso due volte dal Paese e morì in esilio. Silvestre Guevara y Lira (1852-1876), che non esita ad opporsi alle indebite ingerenze del potere temporale e subisce ugualmente un duro esilio. E già nel secolo presente, citiamo Antonio Ramón Silva (1894-1932), vescovo di Mérida, uno dei grandi artefici dell'organizzazione della Chiesa nelle Ande venezuelane. Juan Bautista Castro (1905-1915), anima eucaristica, che celebra il primo Congresso eucaristico del Venezuela, consacra la repubblica al Santissimo Sacramento e fonda la benemerita congregazione delle Serve del Santissimo. Francisco Antonio Granadillo (1923-1927), primo vescovo di Valencia, educatore di esemplari sacerdoti. Lucas Guillermo Castillo (1923-1955), primo vescovo di Coro e poi arcivescovo di Caracas e primate del Venezuela, zelante e umile pastore, che con predilezione dedica la sua attenzione pastorale alla gente semplice. José Humberto Quintero, cultore di letteratura e primo cardinale venezuelano, di cui ancora lamentiamo la recente scomparsa. L'opera che questi e altri vescovi venezuelani hanno realizzato con l'aiuto insostituibile dei sacerdoti e col valido contribuito degli ordini e delle congregazioni religiose, specialmente nel campo dell'educazione religiosa della gioventù, può ben essere definita insigne, manca tuttavia ancora molto perché possa considerarsi conclusa. Tocca a voi continuarla e completarla nel nuovo contesto storico».

(Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi del Venezuela, Caracas 26 gennaio 1985)

L'insediamento della Chiesa nei territori dell'attuale Venezuela andò di pari passo con l'opera di colonizzazione spagnola. Cristoforo Colombo prese contatti con gli indigeni della zona costiera già nel 1498 durante il suo terzo viaggio[2]; questi contatti furono inizialmente frustrati dalla difficoltà di comunicazione. In ogni caso il metodo che usò lui e i primi esploratori della zona (Alonso de Ojeda, Vicente Yáñez Pinzón, Diego de Lepe, Cristóbal Guerra, Rodrigo de Bastidas) per prendere possesso delle scoperte territoriali fu di piantare una grande croce. Amerigo Vespucci scrisse nel 1504 che durante il suo primo viaggio (1499?) si fermò anche lui sulle coste venezuelane e lì furono battezzati moltissimi indigeni[3].

L'evangelizzazione cominciò, grazie al clero secolare che accompagnava gli spagnoli, lungo il corso del fiume Orinoco per diffondersi poi verso la zona di Cumaná a est e quelle di Coro ed El Tocuyo ad ovest. Quasi contemporaneamente l'insediamento della Chiesa interessò l'interno grazie a spedizioni missionarie compiute da regolari che dalle Ande raggiunsero Mérida e Trujillo e che dalle pianure di Casanare e Meta arrivarono fino all'Orinoco.

Cumaná fu la prima città ad essere fondata nel 1521 e fu anche il luogo in cui si mise in atto un tentativo, durato solo pochi anni, di "evangelizzazione pura", senza cioè soldati o commercianti spagnoli. Ben presto fu la città di Coro, fondata nel 1527 da Juan de Ampíes, a diventare la base commerciale e logistica dei colonizzatori[4].

Diego de Baños y Sotomayor, Vescovo di Caracas dal 1683 al 1706, celebrò il più importante Sinodo della Chiesa in Venezuela, le cui costituzioni rimasero in vigore fino al principio del XX secolo

Coro fu eretta diocesi il 21 giugno 1531 con la bolla Pro Excellenti Praeminentia di papa Clemente VII. Originariamente era suffraganea dell'arcidiocesi di Siviglia. Dal 12 febbraio 1546 entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Santo Domingo.

A Coro furono celebrati, nel 1561 e nel 1610 i primi due sinodi della chiesa venezuelana.

Caracas, fondata nel 1567 con il nome di Santiago de León de Caracas, diventò progressivamente punto di riferimento sia civile che religioso del territorio: nel 1578 divenne sede della Provincia de Venezuela e nel 1636 vi fu traslata la sede della diocesi di Coro che assunse così il nome di diocesi di Santiago in Venezuela.

L'espansione missionaria fu opera soprattutto degli Ordini mendicanti, in particolare i Francescani e i Cappuccini. Una Real Cédula del 1622 riconobbe il lavoro realizzato dai missionari e consolidò il loro apostolato suddividendo il territorio in cinque zone di evangelizzazione: Llanos de Caracas (dall'imboccatura del fiume Tuy fino al lago Maracaibo), Alto Orinoco Río Negro, Guayana (estremità orientale dell'odierno Venezuela), Trinidad e Maracaibo.

Nella seconda metà del XVIII secolo i domenicani servivano 18 villaggi nella zona di Barinas e Río Chico, i Francescani osservanti 80 villaggi nella zona di Barcelona e Guayana, i Cappuccini 108 nella zona di Caracas, 43 in quella di Cumaná, 34 in quella di Caroní, 26 in qualla di Maracaibo e 19 in quella dell'Alto Orinoco, i gesuiti 6 villaggi nella zona di Meta e lungo l'Orinoco.

Nel 1687 durante l'episcopato di Diego de Baños y Sotomayor si celebrò il terzo sinodo che fu molto importante perchè facendo riferimento al Concilio di Trento (1545-1563), al terzo Sinodo di Lima (1582-1583) e al Concilio Provinciale di Santo Domingo (1622-1623) fu punto di riferimento della Chiesa venezuelana fino al 1904, anno della prima Instrucción Pastoral della Venezuela. Il Sinodo si pronunciò sulla riforma del clero, la rettitudine nella amministrazione, la difesa degli indigeni e degli schiavi neri, l'incremento della catechesi e della predicazione.

Nel 1778 fu eretta la diocesi di Mérida-Maracaibo e nel 1790 quella di Guayana; nel 1803, poi, Caracas fu elevata al rango di Arcidiocesi.

XIX secolo

Il vescovo Rafael Lasso de la Vega (1764-1831), in alto, ed il generale rivoluzionario Simón Bolívar (1783–1830). La Santa Sede fu inizialmente ostile di fronte ai movimenti rivoluzionari e di liberazione che si svilupparono in America latina agli inizi del XIX secolo. Simon Bolivar fu considerato l'«incarnazione della filosofia dei Lumi e dei suoi pregiudizi. Da uomo di Stato, tuttavia, fu desideroso della pace civile e giudice realista circa il ruolo del cattolicesimo nel continente sudamericano»[5].  Rafael Lasso de la Vega, invece, fu dapprima fermamente fedele alla monarchia spagnola; dopo che, nel 1815, fu nominato vescovo di Mérida de Maracaibo, diventò un fervoroso difensore della causa repubblicana. Grazie alla sua personale amicizia con Simon Bolivar, dal 1821 cominciò ad essere il ponte tra i governi rivoluzionari e Roma riuscendo finalmente a far accettare alla Santa Sede le nuove repubbliche sudamericane[6].
 
Il vescovo Rafael Lasso de la Vega (1764-1831), in alto, ed il generale rivoluzionario Simón Bolívar (1783–1830). La Santa Sede fu inizialmente ostile di fronte ai movimenti rivoluzionari e di liberazione che si svilupparono in America latina agli inizi del XIX secolo. Simon Bolivar fu considerato l'«incarnazione della filosofia dei Lumi e dei suoi pregiudizi. Da uomo di Stato, tuttavia, fu desideroso della pace civile e giudice realista circa il ruolo del cattolicesimo nel continente sudamericano»[5].  Rafael Lasso de la Vega, invece, fu dapprima fermamente fedele alla monarchia spagnola; dopo che, nel 1815, fu nominato vescovo di Mérida de Maracaibo, diventò un fervoroso difensore della causa repubblicana. Grazie alla sua personale amicizia con Simon Bolivar, dal 1821 cominciò ad essere il ponte tra i governi rivoluzionari e Roma riuscendo finalmente a far accettare alla Santa Sede le nuove repubbliche sudamericane[6].
Il vescovo Rafael Lasso de la Vega (1764-1831), in alto, ed il generale rivoluzionario Simón Bolívar (17831830). La Santa Sede fu inizialmente ostile di fronte ai movimenti rivoluzionari e di liberazione che si svilupparono in America latina agli inizi del XIX secolo. Simon Bolivar fu considerato l'«incarnazione della filosofia dei Lumi e dei suoi pregiudizi. Da uomo di Stato, tuttavia, fu desideroso della pace civile e giudice realista circa il ruolo del cattolicesimo nel continente sudamericano»[5]. Rafael Lasso de la Vega, invece, fu dapprima fermamente fedele alla monarchia spagnola; dopo che, nel 1815, fu nominato vescovo di Mérida de Maracaibo, diventò un fervoroso difensore della causa repubblicana. Grazie alla sua personale amicizia con Simon Bolivar, dal 1821 cominciò ad essere il ponte tra i governi rivoluzionari e Roma riuscendo finalmente a far accettare alla Santa Sede le nuove repubbliche sudamericane[6].

Nel periodo coloniale le relazioni tra la Chiesa e i poteri civili erano stati regolati nei territori dell'odierno Venezuela, come in tutta l'America ispanica, dal sistema del Patronato regio.

Nei primi decenni dell'XIX secolo i movimenti indipendentisti delle colonie spagnole crearono tensione tra la Santa Sede e i nascenti governi autonomi. Pio VII con il breve Etsi longissimo del 30 gennaio 1816 definì i movimenti indipendentisti "sediziosi" e "ribelli", tessendo invece gli elogi del "re cattolico" Ferdinando VII.

L'atteggiamento della Santa Sede nei confronti della nuova situazione in America latina iniziò a mutare a partire dal 1820 quando i rapporti con la Spagna divennero problematici. I nuovi Stati allora cercarono di prendere contatti diretti con Roma sia perchè un accordo con la Santa Sede sarebbe stato un aiuto prezioso ai fini del riconoscimento internazionale, sia perchè desideravano risolvere alcuni gravi problemi in materia ecclesiastica[7].

Per quel che riguarda il Venezuela, allora parte della República de Colombia (o Gran Colombia), dal 1821 al 1823 i vescovi Narciso Coll y Prat di Caracas e Rafael Lasso de la Vega di Mérida si impegnarono a far presente alla Santa Sede la necessità di riconoscere una situazione ormai irreversibile, cioè l'indipendenza delle colonie sudamericane. Lasso de la Vega, in particolare, grazie alle sue personali relazioni con Simón Bolívar, il leader dei movimenti indipendentisti, contribuì all'avvicinamento diplomatico tra questi e Pio VII.

All'inizio la República de Venezuela ebbe un approccio corretto al problema del Patronato regio: si dichiarò, infatti, la necessità di chiedere alla Santa Sede, attraverso un Concordato, la continuità dei privilegi concessi ai re di Spagna e che erano automaticamente revocati con il cambio di regime[8]. Con la legge del 18 luglio 1824 del Congreso de Bogotá, però, si impose la tesi che la realtà del Patronato fosse insita nella stessa sovranità dello Stato.

La Constitución del Estado de Venezuela de 1830 scritta nello stesso anno in cui il Venezuela si rese indipendente dalla Gran Colombia non riconosceva la religione cattolica come religione di Stato, tuttavia nella dichiarazione del Congresso costituente si parlava del «prezioso vincolo di unione che stringeva i venezuelani alla religione Cattolica, Apostolica e Romana che avevano ereditato dai loro progenitori e della quale si gloriavano»[9]. Questa Costituzione non faceva nessun cenno alla questione del Patronato essendo chiaro che fosse valida la legge sul Patronato del 1824.

In questo contesto l'arcivescovo di Caracas Ramón Ignacio Méndez nel 1830 fu espulso per un anno e mezzo dal paese per aver posto obiezioni al sistema del Patronato. Dopo che, al suo ritorno, continuò a protestare opponendosi al governo che limitava la libertà della Chiesa, nel 1836 fu definitivamente espulso.

Questa situazione politica, unita alla carenza di clero e alla confusione conseguente all'indipendenza, accentuò uno stato di crisi per la Chiesa cattolica del Paese. Nel frattempo, nel 1834, fu promulgata la legge sulla libertà di culto in conseguenza della quale iniziarono ad entrare nel paese missionari protestanti. L'altalenante atteggiamento nei confronti della Chiesa cattolica si esplicitò anche nelle varie Costituzioni che si susseguirono in Venezuela in questi decenni: quella del 1857 assicurava la protezione e il sostegno dello Stato alla religione cattolica[10], mentre quella del 1858 non aveva nessun riferimento alla religione[11]; le Costituzioni del 1864 e del 1874, poi, riconoscevano il principio della libertà religiosa, ma solo alla Chiesa cattolica veniva concesso l'esercizio pubblico del culto[12].

Nonostante il clima politico generalmente avverso, il cammino della istituzionalizzazione ecclesiastica avanzò con l'erezione, nel 1863, delle diocesi di Barquisimeto e di Calabozo.

Nel XIX secolo il periodo di maggiore difficoltà per la Chiesa furono gli anni che andarono dal 1870 al 1888 durante i quali fu presidente per ben tre volte Antonio Guzmán Blanco (1829-1899), un liberale che governò il Paese in modo dittatoriale.

La prima vittima dell'anticlericalismo di Guzmán Blanco fu, nel 1870, l'arcivescovo di Caracas Silvestre Guevara y Lira il quale fu espulso per aver differito la recita del Te Deum in cattedrale decretata dal governo per celebrare il trionfo militare che poi portò al potere lo stesso Guzmán Blanco. Dopo sei anni di conflitto con il governo l'arcivescovo si dimise. Nel frattempo la supremazia del Presidente Guzmán Blanco raggiunse livelli tali da voler addirittura rivendicare la creazione di una chiesa scismatica nazionale: depose, incarcerò ed espulse molti sacerdoti accusati di essere fedeli al loro vescovo, soppresse i corsi di teologia del seminario trasferendoli presso l'Università statale, chiuse le case religiose incamerandone i beni, decretò la estinzione di tutti i seminari, promulgò la legge sul matrimonio civile ed espulse anche il vescovo di Mérida Juan Hilario Bosset.

Dopo questo periodo burrascoso, anche se le misure anticlericali di Guzmán Blanco non furono revocate, tuttavia furono applicate diversamente, e in senso favorevole alla Chiesa, durante i governi successivi, soprattutto con Juan Pablo Rojas Paúl (Presidente dal 1888 al 1890)[13]. Tra il 1888 e il 1908 ci fu quindi un tempo di relativa tranquillità per la Chiesa che riuscì a riorganizzarsi nell'opera missionaria e di evangelizzazione[14]: oltre alla rivitalizzazione delle confraternite laicali e all'incremento dell'associazionismo, dal 1889 al 1909 furono fondate 7 congregazioni femminili venezuelane[15] e altre congregazioni straniere furono fatte entrare nel Paese[16]; nel 1890 nacque il periodico La Religión che polemizzava, in consonanza con le indicazioni del Magistero pontificio, contro gli errori e lo spirito positivista del tempo; nel 1894 i municipi di Maracaibo (che sarà elevato a diocesi nel 1897) e Mérida si consacrarono al Sacro Cuore di Gesù e il 2 luglio 1899 fu consacrata la Repubblica al Santissimo Sacramento; nel 1900 Cipriano Castro (Presidente dal 1899 al 1908) autorizzò la riapertura dei seminari; in conseguenza del Concilio Plenario Latinoamericano del 1899 celebrato a Roma, fu organizzata la prima Assemblea dei Vescovi venezuelani che diede come risultato una importante Instrucción Pastoral nel 1904; nel 1906 fu rifondato il Seminario metropolitano di Caracas; nel 1907, poi, sempre a Caracas, si celebrò un Congresso Eucaristico Internazionale, il primo in America Latina.

XX secolo

Juan Bautista Castro, arcivescovo di Caracas dal 1904 al 1915

L'opera restauratrice della Chiesa che era stata possibile compiere a cavallo tra il XIX e il XX secolo trovò una figura di riferimento per il suo consolidamento in Juan Bautista Castro che fu Vescovo, prima coadiutore e poi residenziale, di Caracas tra il 1903 e il 1916; Castro era stato al tempo del Presidente Blanco uno dei tanti sacerdoti espulsi per le prese di posizione di fronte all'anticlericalismo di quel governo, fu anche uno dei fondatori del periodico La Religión e la sua grande preparazione culturale si intrecciò con la profonda convinzione che la rinascita della Chiesa venezuelana passasse attraverso una rinascita anzitutto morale e spirituale.

La Instrucción Pastoral dell'Episcopato venezuelano approvata durante l'Assemblea dei Vescovi del 1904 (e sostanzialmente ispirata proprio dal Vescovo Castro[17]), adattò le disposizione del Concilio Plenario Latinoamericano del 1899 e il magistero di Leone XIII al contesto e alla situazione della Chiesa del Venezuela per poterla "sollevare dalla prostrazione nella quale giaceva"[18].

La Chiesa venezuelana e Hugo Chávez
Il cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, arcivescovo di Caracas e Primate del Venezuela, con il Presidente Hugo Chávez nel 2006

Hugo Chávez è dal 1999 Presidente del Venezuela. Fin dall'inizio della sua Presidenza e soprattutto dalla sua Riforma costituzionale e dal suo progetto politico denominato Revolución bolivariana, i rapporti con la Chiesa cattolica e in particolare con l'episcopato venezuelano sono stati molto conflittuali[19]. Nella visita ad limina del 2009 così il Presidente della Conferenza Episcopale del Venezuela, Ubaldo Ramón Santana Sequera, descriveva al Papa Benedetto XVI la situazione politica del suo Paese e la posizione dell'episcopato:

«In Venezuela si è imposto da un decennio un nuovo progetto politico chiamato "socialismo del XXI secolo", di aspetto rivoluzionario, che ha introdotto profonde modifiche in tutte le dimensioni della vita del Paese, ha contato per la sua affermazione su ingenti entrate provenienti dal petrolio e ha provocato crescenti polarizzazioni economiche, sociali e culturali. La progressiva esecuzione di questo progetto ha polarizzato il Paese e lo ha diviso in gruppi contrapposti. Questo confronto che si è risolto attraverso numerosi eventi elettorali, ha causato una crescente polarizzazione politica, ha aumentato la violenza, l'insicurezza e l'odio mettendo a serio rischio la convivenza democratica. Di fronte a queste minacce, e sapendo che la gran parte della popolazione è profondamente religiosa e cattolica, ci siamo sentiti chiamati come pastori a diffondere numerosi messaggi, lettere ed esortazioni pastorali. In questi pronunciamenti abbiamo agito all'unanimità, ci siamo stretti alla nostra missione religiosa ed evangelizzatrice, abbiamo esortato tutti i settori all'intesa, al dialogo e alla riconciliazione, abbiamo fatto appello alle radici cristiane della nostra Nazione, abbiamo ricordato a governanti e governati i principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa, abbiamo difeso i più poveri, abbiamo sempre cercato il bene comune e la costruzione della convivenza democratica. Non abbiamo cercato né prebende né privilegi, ma soltanto la gloria di Dio, il bene della Chiesa e la vita abbondante del nostro popolo. L'esercizio di questo ministero profetico ci ha portato non poche incomprensioni e attacchi da parte di alcuni settori della società e del Governo, ma contiamo sulla luce e sulla forza dello Spirito del Signore Gesù per continuare a dare testimonianza con fedeltà e gioia. La storia della nostra Chiesa, in questi ultime due secoli, ci ha insegnato che stringere la comunione e consolidare l'unità "cum Petro et sub Petro" sono beni particolarmente preziosi visto che abbiamo vissuto sulla nostra carne la minaccia da parte di Governi anticlericali di separarci dalla roccia romana creando Chiese nazionali sottoposte ai poteri di turno. Vogliamo che sappia che in Venezuela i pastori e i cattolici la amano, la rispettano e la seguono. Conti sempre sulla nostra fedeltà e sulle nostre preghiere».

(Ubaldo Ramón Santana Sequera, Discorso in occasione della visita ad limina, 8 giugno 2009[20])

I contenuti di questa Istruzione furono importantissimi per la storia della Chiesa venezuelana nel primo trentennio del XX secolo[21]. In questo documento i Vescovi sostennero la sovranità assoluta della Chiesa e la sua totale autonomia dallo Stato; ribadirono la potestà propria della Chiesa di legiferare in materia spirituale e di possedere beni in funzione della propria missione; esplicitarono che la natura gerarchica della Chiesa e che l'esercizio dell'autorità suprema sopra di essa, senza nessuna interferenza, fosse affidato al Papa; propugnarono l'impegno dei cristiani nella società affinchè informassero dei principi cristiani la vita pubblica.

L'Istruzione condannò pure esplicitamente i principali errori del mondo moderno: il panteismo, il materialismo, il razionalismo, il liberalismo filosofico, il protestantesimo. Condannò inoltre la teoria che propugnava la separazione tra Chiesa e Stato così come l'indifferentismo delle autorità civili in materia religiosa; allo stesso modo si condannavano le teorie sulla libertà d'insegnamento. Di fronte a questi errori e a queste teorie i Vescovi proposero una concentrazione degli sforzi nella educazione e nell'insegnamento cattolici e nel reclutamento e formazione del clero.

Importante in questa Istruzione fu anche l'organizzazione delle istituzioni ecclesiastiche (diocesi e parrocchie) e delle persone giuridiche (vescovi, clero e religiosi) come pure la regolamentazione pastorale dei sacramenti.

Nel 1916 fu stabilita la Internunziatura che diventò, nel 1920 Nunziatura. Nel 1922 furono erette le diocesi di Valencia, Coro, Cumaná, San Cristóbal e il Vicariato del Caroní. Nel 1923 Mérida fu elevata ad Arcidiocesi.

Nonostante la libertà di cui potè godere la Chiesa nella sua riorganizzazione, furono sempre presenti tensioni con il potere civile; ad esempio il vescovo di Valencia Salvador Montes de Oca (1895-1944) fu espulso nel 1929 dal Paese per la sua totale opposizione a tutti gli abusi della dittatura di Juan Vicente Gómez (Presidente, per tre volte, dal 1908 al 1935). Il fatto, poi, che nel 1930 il Governo prese in considerazione l'espulsione di tutti i vescovi del Venezuela dimostrò la tenacità dell'episcopato di questa Chiesa che si collocò sempre in prima linea per la difesa della libertà e della dignità del popolo venezuelano. La posizione di "opposizione" dei Vescovi continuò ancora fino agli inizi degli anni '50.

Il vescovo Rafael Ignacio Arias Blanco (1906-1959) alla metà del XX secolo fu una delle figure più significative della Chiesa venezuelana. Nel solco dello stile profetico dell'episcopato di questo Paese, contribuì con la sua opera alla fine della dittatura di Marcos Pérez Jiménez (Presidente dal 1952 al 1958) il quale, pur avendo trasformato economicamente il paese nella più moderna nazione dell'America Latina, non esitò a perseguitare ferocemente qualunque opposizione al suo regime. Nonostante il fatto che la Chiesa avesse inizialmente appoggiato il regime militare di Jiménez, successivamente l'episcopato venezuelano si oppose con fermezza ai metodi dittatoriali. Durante il regime di Jiménez furono erette le diocesi di Barcelona e Guanare nel 1954, quella di Trujillo nel 1957 e quelle di Maturín e Maracay nel 1958.

A partire dalla seconda presidenza di Rómulo Betancourt (1959-1964) e grazie alla partecipazione di molti esponenti democristiani al governo, la Chiesa assunse un ruolo determinante nella società civile soprattutto nell'istruzione e in campo sociale.

Il 6 marzo 1964 furono formalizzati i rapporti tra il Venezuela e la Santa Sede attraverso la firma di un Concordato chiamato "Modus Vivendi" che finalmente sostituì la Legge sul Patronato della Gran Colombia del 1824 ratificata dalla Republica de Venezuela nel 1833[22].

La Presidenza della Conferenza Episcopale Venezuelana durante una sua riunione nel gennaio 2011

Il Concilio Vaticano II (1962-1965) fu vissuto anche dalla Chiesa venezuelana con particolare intensità sia nella celebrazione che nella applicazione: furono incrementate le istituzioni educative ecclesiali, fu sollecitato il laicato e fu promosso l'associazionismo cattolico. Il frutto di questo rinnovamento pastorale fu l'aumento delle vocazioni sacerdotali e religiose autoctone e la diminuzione dei missionari stranieri. In questo periodo furono anche erette le diocesi di Barinas, Cabimas e Los Teques nel 1965, quella di San Felipe nel 1966 e quella di Margarita nel 1969.

Dagli anni '70 in poi la Chiesa venezuelana continuò il suo cammino di crescita sia istituzionale che spirituale. Particolarmente significative furono questi avvenimenti: la nascita della Conferenza Episcopale Venezuelana tra il 1972 e il 1973, l'erezione di nuove diocesi[23], le due visite pastorali di Giovanni Paolo II nel 1985 e nel 1996[24], il Concilio Plenario de Venezuela dal 1997 al 2005[25] e, infine, il 14 gennaio 2009 l'inizio della Misión Continental Evangelizadora del Venezuela in linea con la Missione Continentale promossa dalla Conferenza di Aparecida[26].

Circoscrizioni ecclesiastiche

Mappa politica del Venezuela

La Chiesa cattolica è presente sul territorio con 9 sedi metropolitane, 24 diocesi suffraganee, 3 vicariati apostolici, 1 ordinariato militare e 2 esarcati apostolici.

Provincia ecclesiastica di Barquisimeto
Provincia ecclesiastica di Calabozo
Provincia ecclesiastica di Caracas
Provincia ecclesiastica di Ciudad Bolivar
Provincia ecclesiastica di Coro
Provincia ecclesiastica di Cumaná
Provincia ecclesiastica di Maracaibo
Provincia ecclesiastica di Mérida
Provincia ecclesiastica di Valencia en Venezuela
Vicariati apostolici

I Vicariati apostolici della Chiesa venezuelana sono immediatamente soggetti alla Santa Sede:

Esarcati apostolici
Altro

Beati e Servi di Dio venezuelani

Cardinali venezuelani

Santuari mariani[27]

Chiese

Arte cristiana

Note
  1. I territori che costituiscono l'attuale Venezuela (il nome ufficiale in spagnolo è, dal 1999, República Bolivariana de Venezuela) si costituirono come entità politica e amministrativa nel 1777 quando fu costituita la Capitanía General de Venezuela che univa le provincie di Venezuela (chiamata anche di Caracas), Cumaná, Barinas, Mérida-Maracaibo, Guayana, Trinidad e Margarita; prima del 1777 le singole province fecero parte o del Virreinato de Nueva Granada o della Real Audiencia de Santo Domingo. Nel 1810, con l'indipendenza e la costituzione della Repubblica, il territorio fu denominato Estados Unidos de Venezuela o Provincias Unidas de Venezuela. Dal 1821 lo stesso territorio fece parte della República de Colombia (o, come gli storici preferiscono, Gran Colombia), fino al 1830, anno durante il quale si rese autonomo con il nome di República de Venezuela.
  2. La flotta spagnola, con a capo Colombo, partì il 30 maggio 1498, si diresse verso le isole di Capo Verde e di lì raggiunse, il 31 luglio, Trinidad. Nell'agosto dello stesso anno Colombo esplorò il Golfo di Paria ed il delta dell'Orinoco.
  3. Cfr. Giuseppe Sergio Martini (a cura di), Lettera a Pietro Soderini. Lisbona settembre 1504, secondo il codice II.IV.509 della Biblioteca Nazionale di Firenze, Firenze 1957.
  4. La regione di Coro era abitata dalla popolazione degli indios Caquetíos che siglarono con il fondatore della città, Juan de Ampíes, un patto di non belligeranza. Purtroppo tutta la regione coriana fu ceduta, nonostante la ferma opposizione di Juan de Ampíes, il 27 marzo 1528 in concessione dall'imperatore Carlo V d'Asburgo alla famiglia Welser, banchieri bavaresi originari di Augusta, con i quali l'Imperatore aveva un grosso debito. Coro diventò la base di partenza di tutti i viaggi degli esploratori in caccia della mitica città di El Dorado. I Welser, però, non avendo rispettato i patti che i Caquetíos avevano stretto con gli spagnoli, provocarono una sollevazione da parte degli indios e il conseguente ritorno di Coro, nel 1545, nelle mani degli spagnoli i quali ne fecero la prima capitale della Provincia de Venezuela.
  5. Guy Bedouelle, Storia della Chiesa, Milano 1993, 137.
  6. Cfr. Pedro de Leturia, Relaciones entre la Santa Sede e Hispanoamérica. 1493-1835, vol. II: Epoca de Bolívar. 1800-1835, Roma-Caracas 1959, 95-323.
  7. Cfr. Pedro De Leturia, Relaciones entre la Santa Sede e Hispanoamérica (1493-1835). II. Época de Bolívar (1800-1835), Università Gregoriana-Sociedad Bolivariana de Venezuela, Roma-Caracas 1959, 83-87.
  8. La Constitución Federal para los Estados de Venezuela del 1811, la prima del Venezuela, dichiarava quella cattolica religione di Stato e prevedeva Accordi con la Santa Sede: «Artículo 1. La Religión, Católica, Apostólica, Romana, es también la del Estado y la única y exclusiva de los habitantes de Venezuela. Su protección, conservación, pureza e inviolabilidad será uno de los primeros deberes de la Representación nacional, que no permitirá jamás en todo el territorio de la Confederación, ningún otro culto público, ni privado, ni doctrina contraria a la de Jesucristo. Artículo 2.- Las relaciones que en consecuencia del nuevo orden político deben entablarse entre Venezuela y la Silla Apostólica, serán también peculiares a la de Confederación, como igualmente las que deban promoverse con los actuales Prelados Diocesanos, mientra no se logre acceso directo a la autoridad Pontificia» (Constitución Federal para los Estados de Venezuela de 1811). Anche la Ley fundamental de Angostura con la quale fu dichiarata nel 1819 la nascita della Gran Colombia della quale il Venezuela fece parte, aveva un chiaro riferimento alla religione cattolica dichiarando che la proclamazione solenne del nuovo Stato si sarebbe festeggiato «el 25 del corriente diciembre en celebridad del nacimiento del Salvador del Mundo, bajo cuyo patrocinio se ha logrado esta deseada reunión, por la cual se regenera el Estado» (Ley Fundamental de Colombia). La Constitución de Cúcuta del 1821, la prima Costituzione della Gran Colombia, confermò il riconoscimento del legame che la nuova entità politica aveva con la Chiesa cattolica dichiarando che la legislazione era in tutto conforme al pensiero della Chiesa cattolica che era religione dello Stato: «lo que vuestros representantes han tenido siempre a la vista, y lo que ha sido el objeto de sus más serias meditaciones, es que las mismas leyes fuesen enteramente conformes con las máximas y los dogmas de la Religión Católica Apostólica y Romana, que todos profesamos y nos gloriamos de profesar: ella ha sido la religión de nuestros padres, y es y será la Religión del Estado; sus ministros son los únicos que están en el libre ejercicio de sus funciones, y el Gobierno autoriza las contribuciones necesarias para el Culto Sagrado» (Constitución de Cúcuta).
  9. La dichiarazione del Congresso Costituente del 1830 così si espresse a proposito della Chiesa: «Que los venerables prelados y virtuosos sacerdotes de una religión de paz y clemencia se esfuercen en conservar el orden, la moral y la justicia, únicos apoyos firmes y durables de todo gobierno; que hagan hablar el evangelio al corazón de los pueblos y recordarles sin cesar el respeto, el amor y la confianza hacia los mismos que han elegido y establecido para mandarlos; que elevando constantemente sus almas a la profunda veneración del soberano del universo, las habitúen a venerar al soberano legislado del estado obra de sus espontánea elección, que manteniendo intacto el precioso vínculo de unión que estrecha a los venezolanos por la religión Católica, Apostólica y Romana que han heredado de sus progenitores, y de que siempre se glorían, inculquen sin cesar el espíritu de conciliación y amor fraternal entre todos, de hospitalidad franca y adhesión cordial a todos los extranjeros que vengan a aumentar la familia venezolana, de obediencia y sumisión a la ley y a los poderes que ésta constituye, y el horror a la sedición y a los proyectos criminales que comprometan la paz y el bien del estado» (Constitución del Estado de Venezuela de 1830).
  10. «El Estado protegerá la Religión Católica, Apostólica y Romana, y el Gobierno sostendrá siempre el Culto y sus Ministros, conforme a la ley» (Constitución de 1857).
  11. Cfr. il testo della Constitución de 1858.
  12. «La Nación garantiza a los venezolanos (...) la libertad religiosa, pero sólo la Religión Católica, Apostólica y Romana, podrá ejercer culto público fuera de los templos» (Constitución de 1864 e Constitución de 1874). Dalla Costituzione del 1881 in poi, però, si farà riferimento solo ad una generica libertà religiosa garantita ai cittadini.
  13. Carlos Felice Cardot, La renovación eclesial a partir de la administración Rojas Paúl (1888), in Comisión para el Estudio de la Historia de la Iglesia en América Latina y el Caribe, Historia General de la Iglesia en América Latina, vol. VII: Colombia y Venezuela, Salamanca 1981.
  14. Alcuni storici hanno parlato di questo periodo come di una Restauración de la Iglesia en Venezuela: cfr. Rodrigo Conde, El renacer de la iglesia: las relaciones Iglesia-Estado en Venezuela durante el Gobierno de Cipriano Castro (1899-1908), Caracas 2005, 24.
  15. Hermanitas de los Pobres de Maiquetía (1889, Hermanas Franciscanas del Sagrado Corazón de Jesús (1890), Siervas del Santísimo Sacramento (1896), Hermanas Dominicas de Santa Rosa de Lima (1900), Hermanas Agustinas Recoletas del Corazón de Jesús (1901), Hermanas Carmelitas Venezolanas (1902) e infine le Hermanas Catequistas de Nuestra Señora de Lourdes (1909).
  16. Tra gli istituti femminili le Sœurs de Saint Joseph de Tarbes arrivarono dalla Francia nel 1889 e le Hermanas de la Caridad de Santa Ana dalla Spagna nel 1890. Dei maschili, invece, i Cappuccini entrarono nel 1891, i Salesiani di don Bosco e i Fratelli delle Scuole Cristiane nel 1894, gli Agostiniani Recolletti nel 1899 e i Figli di Maria Immacolata e i Domenicani nel 1903.
  17. «La Instrucción Pastoral (...) fue la culminación del trabajo doctrinal de Juan Bautista Castro y el punto de arranque definitivo de la restauración de la Iglesia venezolana»: Rodrigo Conde, El renacer de la iglesia: las relaciones Iglesia-Estado en Venezuela durante el Gobierno de Cipriano Castro (1899-1908), Caracas 2005, 32.
  18. «Nos hemos reunido (...) para levantar la Iglesia Venezolana de la prostración en que yace, y ponerla, con el divino auxilio, en aptitud de llenar la misión que le corresponde en el remedio de nuestras desgracias y en la salvación de nuestra Patria»: Juan Bautista Castro, Carta al Venerable Capítulo Metropolitano, Clero y Fieles de la Arquidiócesis, in Instrucción Pastoral del Episcopado Venezolano al Clero y Fieles de la República, Caracas 1905, XXI.
  19. Per approfondimenti sul rapporto tra la Chiesa cattolica del Venezuela e il Presidente Hugo Chávez cfr. Antonella Borghi, Il controllo di Chavez, in Il Regno attualità 18(2001)629 ed anche Mauro Castagnaro, Speranza e fallimento, in Il Regno attualità 10(2003)337.
  20. Gli estratti del discorso sono stati pubblicati dall'agenzia di informazione internazionale Zenit a questo indirizzo:[1].
  21. L'Istruzione fu vigente fino al 1928, quando in occasione della terza Assemblea Episcopale, fu promulgata una seconda "Istruzione Pastorale" adatta alle esigenze del Codice di Diritto Canonico del 1917.
  22. Il testo del Modus vivendi in Erminio Lora (a cura di), Enchiridion dei concordati: due secoli di storia dei rapporti Chiesa-Stato, Bologna 2003, 1276-1283.
  23. La Guaira nel 1970, San Carlos nel 1972, San Fernando de Apure nel 1974, Ciudad Guayana nel 1979, Valle de la Pascua e Carora nel 1992, Puerto Cabello nel 1994, El Vigía-San Carlos del Zulia nel 1994, Guarenas nel 1996, Punto Fijo nel 1997, Carúpano nel 2000, Acarigua-Araure nel 2002 e, infine, Machiques nel 2011.
  24. Giovanni Paolo II visitò il Venezuela dal 26 al 29 gennaio 1985 e dal 9 all'11 febbraio 1996; i testi dei discorsi e delle omelie di questi due viaggi si trovano a questi indirizzi:[2][3]
  25. I documenti del Concilio Plenario si trovano a questo indirizzo:[4].
  26. Materiali e documenti sulla Missione Continentale in Venezuela si trovano a questo indirizzo sul sito della Conferenza Episcopale del Venezuela.
  27. In Venezuela ci sono più di 40 santuari mariani di rilevanza nazionale.
Bibliografia
  • Carlos Sanchez Espejo, El patronato en Venezuela, Caracas 1955
  • Isidoro Alonso (a cura di), La Iglesia en Venezuela y Ecuador. Estructuras eclesiásticas, Madrid-Friburgo 1962
  • Pedro de Leturia, Relaciones entre la Santa Sede e Hispanoamérica (1493-1835), 3 voll., Roma-Caracas 1959-1960
  • Rodrigo Conde, El renacer de la iglesia: las relaciones Iglesia-Estado en Venezuela durante el Gobierno de Cipriano Castro (1899-1908), Caracas 2005[5]
  • Baltazar E. Porras Cardozo (a cura di), El Patrimonio Eclesiástico Venezolano. Pasado y Futuro, 3 voll., Mérida 2006
Voci correlate
Collegamenti esterni
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