Papa Pio XII

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Venerabile Pio XII
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Papa
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al secolo Maria Giuseppe Giovanni Eugenio Pacelli
Venerabile
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Opus iustitiae pax
Titolo
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Età alla morte 82 anni
Nascita Roma
2 marzo 1876
Morte Castel Gandolfo
9 ottobre 1958
Sepoltura Grotte vaticane
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Ordinazione sacerdotale PARAMETRO OBSOLETO! Modifica questa pagina e correggilo in base a queste istruzioni.
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Ordinazione presbiterale Roma, 2 aprile 1899 da mons. Francesco di Paolo Cassetta
Appartenenza Diocesi di Roma
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nominato arcivescovo 23 aprile 1917 da Benedetto XV
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Consacrazione arcivescovile 13 maggio 1917 dal card. Giacomo della Chiesa
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Creazione
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a Cardinale
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Creazione
a Cardinale
16 dicembre 1929 da Pio XI (vedi)
Cardinale elettore
Ruoli ricoperti
prima dell'elezione
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pseudocardinale
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
260° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
2 marzo 1939
Consacrazione 12 marzo 1939
Fine del
pontificato
9 ottobre 1958
(per decesso)
Segretario Robert Leiber
Predecessore papa Pio XI
Successore papa Giovanni XXIII
Extra Encicliche
Immagini
Anni di pontificato
Nomine Vescovi
Cardinali 56 creazioni in 2 concistori
Proclamazioni Venerabili Beati Santi
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Eventi Giubileo del 1950

Iter verso la canonizzazione

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Venerabile il 19 dicembre 2009, da Benedetto XVI
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza [[{{{ricorrenza}}}]]
Altre ricorrenze
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Attributi {{{attributi}}}
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
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Collegamenti esterni
Biografia su vatican.va
Dati su gcatholic.org
Dati su catholic-hierarchy.org
(EN) Scheda su Salvador Miranda
Scheda su santiebeati.it
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Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra.
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(Dal discorso radiofonico del papa del 24 agosto del 1939)
Il Venerabile Pio XII, al secolo Maria Giuseppe Giovanni Eugenio Pacelli (Roma, 2 marzo 1876; † Castel Gandolfo, 9 ottobre 1958) è stato il 260° Vescovo di Roma e papa italiano a partire dal 2 marzo 1939 fino alla morte.

Biografia

Nascita e studi

Eugenio Pacelli all'età di 6 anni

Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876, terzogenito dell'avvocato della Sacra Rota Filippo Pacelli (1837-1916) e di Virginia Graziosi (1844-1920). I titoli nobiliari della famiglia Pacelli (nobili di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado, titoli concessi alla famiglia nel 1853 e 1858 erano recente conseguenza dei tempi della seconda Repubblica Romana (1848-1849) quando il papa-re Pio IX fu esiliato a Gaeta e Marcantonio Pacelli (1804-1890) da Onano (Viterbo), nonno paterno di Eugenio, che aveva seguito il Papa nella cittadina laziale, fu premiato con i titoli di principe e di marchese sia per la sua fedeltà che per aver operato dopo la fine della Repubblica, nel ruolo di Sostituto del Ministro dell'Interno, una feroce repressione nei confronti dei patrioti italiani che si opponevano al governo papalino. Lo stesso Marcantonio fu, successivamente, tra i fondatori dell'Osservatore Romano (1861).

Dopo le elementari frequentate in una scuola privata cattolica e la frequenza al liceo di Stato "Ennio Quirino Visconti", Eugenio Pacelli entrò nel Collegio Capranica e poi, dal 1894 al 1899, studiò teologia alla Gregoriana presso cui si dottorò nel 1901, quando già da due anni era stato ordinato sacerdote (1899). Del 1902 è la laurea in giurisprudenza in utroque iure (vale a dire, sia in diritto civile, sia in quello canonico), anche se non ebbe mai modo di praticare l'avvocatura, strada che seguì suo fratello Francesco, giurista per la Santa Sede e uno dei principali negoziatori dei futuri Patti Lateranensi del 1929. Eugenio sentì sin da piccolo la "vocazione": pare che nei momenti liberi amasse far finta di celebrare la Messa. Determinante per la sua formazione fu l’influenza che ebbe, a partire dall’età di 8 anni, il reverendo Giuseppe Lais, scienziato astronomo, discendente da una storica famiglia romana di origine sassone, per molti anni precettore e mentore del futuro papa Pio XII, in seguito insignito da papa Benedetto XV della medaglia d’oro pontificia.

Servizio ecclesiale

Dietro raccomandazione del cardinale Vincenzo Vannutelli, che più tardi sarebbe diventato decano del Sacro Collegio, Pacelli iniziò una rapida carriera nella Curia romana come segretario del cardinale Pietro Gasparri (futuro segretario di Stato), all'epoca sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici straordinari. Nel 1904, dopo la specializzazione accademica in relazioni fra Stato e Chiesa, fu promosso e divenne monsignore-ciambellano del papa Pio X. Pacelli vide con favore l'introduzione del Giuramento Antimodernista da parte di Pio X, preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano, e si applicò con zelo alla stesura di un nuovo codice di diritto canonico e, a partire dal 1911, alla carica di consultore presso il Sant'Uffizio e nello stesso anno divenne sottosegretario della congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari.

Eugenio Pacelli da giovane prete

In questa veste fu artefice del concordato stipulato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede il 24 giugno del 1914, pochissimi giorni prima dell'inizio della Grande Guerra. Se da un lato tale accordo garantiva finanziamenti statali all'episcopato cattolico in Serbia, dall'altro fu una delle cause dell'accentuarsi delle tensioni tra quello Stato e il confinante impero austro-ungarico, che culminarono poi nello scoppio del conflitto bellico.

Il 13 maggio 1917 (lo stesso giorno della prima apparizione della Madonna a Fatima), Benedetto XV lo ordinò vescovo elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile col titolo di arcivescovo titolare di Sardi e lo nominò nunzio apostolico in Baviera. Dopo la consacrazione, il neovescovo disse che mentre passeggiava nei Giardini Vaticani avrebbe assistito stupefatto al "miracolo del sole". Questa fu una delle cause della forte devozione di Papa Pacelli nei confronti della Madonna di Fatima.[1]

Il 15 novembre 1917, a Pacelli pervenne una richiesta urgente della comunità ebraica della Svizzera per un suo intervento volto a scongiurare un possibile massacro degli ebrei in Palestina da parte dell'Impero Ottomano. Pacelli riuscì allora ad ottenere la protezione degli ebrei da parte del governo tedesco, alleato degli Ottomani, “anche con l'uso delle armi”[2]

Dal 1925 Pacelli fu anche nunzio apostolico in Prussia. In tale veste egli concluse i concordati con i due Länder: in Baviera nel 1924, in Prussia nel 1929.

Sempre nel 1929, l'11 febbraio, Benito Mussolini e il cardinal Gasparri firmarono i Patti Lateranensi, frutto della mediazione di Domenico Barone e di Francesco Pacelli.

Contemporaneamente, dal 1920, fu primo nunzio per l'intera Germania con sede nella nuova nunziatura di Berlino. Durante questi dodici anni Pacelli si avvicinò molto al mondo tedesco e conobbe bene la realtà politica della Repubblica di Weimar.

Il 19 aprile 1919, durante la cosiddetta rivoluzione promossa dalla Lega spartachista, di ispirazione comunista, la nunziatura di Monaco di Baviera fu accerchiata da un gruppo di rivoluzionari, che intendevano farvi irruzione. Il leader del gruppo,Siedl, estrasse una pistola e la puntò al petto di Pacelli, il quale si era personalmente posto a difesa dell'entrata della nunziatura. Sebbene scosso, il nunzio non intendeva cedere, affiancato da una coraggiosa suora tedesca, Pascalina Lehnert che si era interposta tra i rivoluzionari e il nunzio. Siedl non se la sentì di andare avanti e ordinò agli spartachisti di ritirarsi. Pacelli scriverà a riguardo: "Sono dei veri e propri russi bolscevichi"[3].

Cardinale e segretario di Stato

Cardinale Pacelli in visita al Governatore di Roma 15 giugno 1932

Eugenio Pacelli fu nominato cardinale da Pio XI il 16 dicembre 1929; il 7 febbraio 1930 divenne segretario di Stato.

Al fine di regolare le relazioni tra la Santa Sede e gli altri Stati, difendere le attività di scuole e ospedali cattolici, garantire le tasse ecclesiastiche e i beni materiali della Chiesa, negoziò diversi concordati con il Baden nel 1932, l'Austria nel 1933, la Regno di Jugoslavia nel 1935.

Il più discusso tuttavia fu quello firmato a Roma il 20 luglio 1933 con la Germania del cancelliere Adolf Hitler, il Reichskonkordat. Questo concordato, che seguiva di pochissimi giorni la sigla del Patto a quattro, avvenuta sempre a Roma, fu particolarmente discusso in quanto insieme all'altro dava - pochi mesi dopo l'ascesa di Hitler al potere (30 gennaio 1933), la fine di ogni vita democratica in Germania e la proibizione di tutti i partiti politici, compreso quello cattolico del Centro (Zentrumspartei) - un ulteriore riconoscimento internazionale al regime nazista.

Secondo molte testimonianze, Pacelli avrebbe ricercato con costanza un concordato sin dal periodo della sua nunziatura, negli anni venti. Heinrich Brüning, leader della Deutsche Zentrumspartei, partito cattolico di centro, dichiarò nelle sue memorie che Pacelli, in occasione di un incontro del 1931 (quando Brüning era cancelliere), avrebbe insistentemente premuto per la dissoluzione dell'accordo di coalizione con il partito socialdemocratico, ponendola quasi come una condizione per la stipula del concordato, ma il cancelliere avrebbe respinto la sollecitazione considerando che il prelato fosse in grave errore di valutazione sulla situazione politica tedesca e, in particolare, sul peso del nascente partito nazista.

In ogni caso il Reichskonkordat, malgrado le apparenti garanzie per la Chiesa (soppresse nell'Ottocento per il Kulturkampf) e i fedeli tedeschi, fu sistematicamente violato dai nazisti e Pacelli stesso inviò 55 note di protesta per la violazione da parte del Reich nel periodo 1933-1939: la Chiesa cattolica nella Germania nazista avrebbe lamentato di dover agire in condizioni difficili. Questo tentativo fallito di venire a patti con il nazismo (sono del 1936 le pressioni fatte anche dalla Chiesa verso Hitler perché aiutasse i falangisti di Francisco Franco a rovesciare il governo marxista in Spagna[4]) condusse Pio XI a stilare un'ammonitoria enciclica nel 1937, dal titolo Mit brennender Sorge (Con viva preoccupazione).

Tra il 1937 e il 1939 si esplicita pienamente una differenza tra Pio XI e il suo segretario di Stato, Eugenio Pacelli, il quale è sempre deciso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista – via che, del resto, cercherà di recuperare ansiosamente appena salirà al soglio pontificio – mentre le posizioni di papa Ratti sembrano propendere per la rottura.[5] Come Segretario di Stato, fu spesso in viaggio sia con una serie di importanti missioni diplomatiche negli Stati Uniti nel 1936, sia con la partecipazione a una serie di congressi eucaristici in Ungheria e Argentina, o a manifestazioni religiose a Lourdes o Lisieux, viaggi che gli permisero, tra l'altro, di farsi conoscere dalle gerarchie cattoliche esterne alla Curia Romana. Pacelli fu tra i primi prelati ad usare l'aereo per i suoi spostamenti e per questo un giornale americano lo soprannominò il "cardinal volante".

Pontificato

Pio XII, foto ufficiale a colori

Pio XI morì il 10 febbraio 1939. In qualità di camerlengo, toccò proprio a Pacelli dirigere il conclave che ne seguì. Il 2 marzo 1939, dopo solo tre scrutini e un giorno di votazioni, la scelta ricadde sullo stesso Pacelli, che si impose il nome di Pio XII, a simboleggiare la continuità dell'operato con il precedente capo della Chiesa. Fatto insolito per un conclave, fu eletto colui che, alla vigilia, aveva le migliori possibilità di diventare papa. In effetti Pacelli rappresentava un'ottima scelta politica in quanto era il più esperto in diplomazia tra i cardinali del Collegio. Pacelli fu il primo segretario di Stato dal 1667 (Clemente IX) e il secondo camerlengo (dopo Leone XIII) a venir eletto papa.

L'elezione e l'incoronazione di Pacelli ebbero un'accoglienza mista in Germania. Da parte di alcuni settori della stampa tedesca, giunsero commenti alquanto ostili: il Berliner Morgenpost scrisse che «l'elezione di Pacelli non è accolta favorevolmente in Germania poiché egli è sempre stato ostile al nazionalsocialismo»; la Frankfurter Zeitung scrisse che «molti dei suoi discorsi hanno dimostrato che non comprende del tutto le ragioni politiche e ideologiche che hanno iniziato la loro marcia vittoriosa in Germania».[6] D'altra parte l'elezione è accolta favorevolmente in ambienti diplomatici: il capo del Dipartimento degli Affari vaticani presso il Ministero degli Affari esteri del Reich, il consigliere Du Moulin, redige un memorandum sulle tendenze politiche e sulla personalità del nuovo pontefice ove si descrive il neo eletto come «molto amico della Germania». A Berlino ci si ricorda che Pacelli fu il promotore del Concordato fra la S. Sede e il Terzo Reich e che quando le relazioni fra Chiesa e regime nazionalsocialista si fecero tese, l'atteggiamento del segretario di Stato fu sempre, secondo i dispacci dell'ambasciatore Bergen, molto più conciliante di quello di Pio XI. Il giorno stesso della elezione del nuovo pontefice, il conte Galeazzo Ciano, ministro italiano degli Affari esteri, annotava nel suo diario che alla vigilia, Pignatti di Custoza, ambasciatore d'Italia presso la S. Sede, gli aveva detto essere Pacelli il cardinale favorito dai tedeschi.[7]

Uno dei primi atti di Pio XII dopo la sua elezione fu, nell'aprile del 1939, quello di togliere dall' Indice i libri di Charles Maurras, animatore del gruppo politico di estrema destra, antisemita e anticomunista, Action Française (che aveva molti simpatizzanti e seguaci cattolici), ai cui aderenti revocò, tra l'altro, anche l'interdizione dai sacramenti irrogata da Pio XI. Alcuni storici tendono a leggere questo episodio non tanto in chiave antisemita quanto pragmaticamente anticomunista, stante la necessità di favorire gruppi e aggregazioni che sapessero competere, quanto a organizzazione e rapidità di azione politica, con quelli di ispirazione marxista, la cui capacità di mobilitazione nelle Brigate Internazionali nella recente Guerra di Spagna era chiaramente emersa. Altri storici, comunque, sono del parere che il provvedimento sarebbe stato in linea con una minore riprovazione nei confronti del pregiudizio antisemita, in un periodo storico in cui anche l'Italia iniziava a dar concreta applicazione alle cosiddette leggi per la difesa della razza.[8] Secondo la sociologa e storica francese Jeannine Verdès-Leroux, i discorsi antisemiti divulgati da L'Action Française hanno contribuito «a rendere "possibile", "accettabile" l'introduzione dello statuto degli ebrei nell'ottobre 1940;[9] l'assuefazione ai discorsi di Maurras e dei suoi accoliti – discorsi che si erano diffusi, avevano oltrepassato la cerchia degli adepti – ha attenuato, in qualche modo, il carattere mostruoso di quelle misure».[10]

Nella sua prima enciclica Summi Pontificatus (1939), Pio XII attaccò qualsiasi forma di totalitarismo.
Sempre nel 1939, proclamò san Francesco d'Assisi e santa Caterina da Siena patroni d'Italia.
Nel 1940 riconobbe definitivamente le apparizioni di Fatima e consacrò nel 1942 il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria. Inoltre incontrò più volte suor Lucia e le ordinò di trascrivere i famosi segreti di Fatima diventando quindi il primo pontefice a conoscere il famoso terzo segreto che ordinò però di far restare nascosto.

La seconda guerra mondiale

Eletto in un periodo di grandi tensioni internazionali, con il regime nazista che iniziava ad occupare molti territori europei, il Papa tentò invano di scongiurare il rischio di una nuova guerra mondiale con diverse iniziative fra cui la più famosa è il discorso alla radio del 24 agosto 1939 in cui pronunciò la frase simbolo del suo pontificato: "Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra". Tuttavia furono inutili. Il 1º settembre, la Germania invade la Polonia e il 3, Francia e Gran Bretagna rispondono all'attacco: è la seconda guerra mondiale. Papa Pacelli tentò con altri appelli di far cessare le ostilità e organizzò aiuti alle popolazioni colpite e creò l'ufficio informazioni sui prigionieri e sui dispersi. Cercò, inoltre di distogliere il fascismo dall'idea di far entrare in guerra l'Italia, ma nonostante ciò il 10 giugno del 1940 anche l'Italia entrò in guerra.

Vari e ripetuti furono gli appelli del Papa in favore della pace. Vanno ricordati in particolare i radiomessaggi natalizi di Pio XII del 1941, 1942 e 1943, in cui Pacelli delineava anche un nuovo ordine mondiale basato sul rispetto reciproco fra le Nazioni e i popoli.

Nel 1942, nel tentativo di fermare la guerra, appoggiò l'operazione "Orchestra Nera", formata da dissidenti nazisti, esponenti democratici, sacerdoti cattolici, pastori protestanti con l'obiettivo di assassinare Adolf Hitler e fermare la guerra. Pio XII, si fece garante presso gli Alleati e chiese loro di sostenere l'Orchestra Nera. Tuttavia i britannici non appoggiarono l'operazione e questa naufragò.[11]

Nel 1941 trasforma la Commissione delle Opere Pie, nata nel 1887, nell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), diventando un istituto di credito. Una delle accuse più gravi che si rivolgono a Pio XII è di non aver mai condannato né di essersi impegnato per fermare le deportazioni degli Ebrei nei campi di concentramento, di cui era forse a conoscenza; tale critica sostenuta solo dopo molti anni dagli eventi, ha però il vizio di essere affermata solo da esponenti anticattolici e anticlericali. In effetti, secondo stime indipendenti e ampiamente documentate da numerosissime testimonianze, la Chiesa cattolica durante il pontificato di Pio XII è stata la principale sostenitrice nei fatti nel contrastare il genocidio ebraico, pagando anche con la vita di molti religiosi; una stima imprecisa valuta che circa 600.000 ebrei siano stati salvati dall'Olocausto, un numero molto superiore a quello ottenuto da altre organizzazioni umanitarie e chiese cristiane messe insieme; questo grazie all'opera nascosta di sacerdoti, frati, suore, laici, i quali operarono sicuramente con la benedizione segreta di papa Pio XII.[12] Si ricordi che i futuri papi Roncalli, Luciani e Wojtyla salvarono e nascosero ai Tedeschi gruppi e famiglie ebraiche. Il Papa stesso offrì rifugio a numerosi Ebrei nei palazzi del Vaticano e nelle chiese romane. [13]

La controversia sul ruolo di Pio XII durante le persecuzioni naziste nei confronti degli ebrei è, comunque, tuttora lungi dall'essere chiusa: lo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto di Gerusalemme, ospita dal 2005 una fotografia di Pio XII, la cui didascalia in calce ne definisce «ambiguo» il comportamento di fronte allo sterminio degli ebrei. A seguito di formale richiesta di modifica di tale didascalia nel 2006 i responsabili del museo si mostrarono disposti a riesaminare la condotta di Pio XII a condizione che ai propri ricercatori venisse concesso di poter accedere agli archivi storici del Vaticano; tale permesso non fu mai accordato. Più recentemente, il nunzio apostolico mons. Antonio Franco dapprima declinò, poi decise di accettare, l'invito a partecipare alla commemorazione della Shoah tenutasi al museo il 15 aprile 2007. Nell'occasione il direttore del museo stesso, Avner Shalev, promise che avrebbe riconsiderato la maniera in cui Pio XII era descritto nella didascalia[14]. Al momento tuttavia la didascalia non ha mai subìto alcuna modifica.

A proposito delle persecuzioni contro gli ebrei, va certamente citato il radiomessaggio Con sempre nuova freschezza nella vigilia del Natale 1942[15], con la sua chiara denuncia in difesa di quelle "centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento". Il messaggio venne sentito dalle autorità germaniche come un diretto attacco al nazismo.

Durante l'occupazione nazista dell'Italia, dopo l'8 settembre, offrì asilo politico presso la Santa Sede a molti esponenti politici antifascisti tra cui Alcide De Gasperi e Pietro Nenni, appellandosi al fatto che la Città del Vaticano era uno Stato sovrano. Non sempre i Tedeschi rispettarono l'extraterritorialità di alcune altre aree a Roma, di pertinenza della Santa Sede: nell'inverno del 1943 i Tedeschi fecero irruzione nella Basilica di San Paolo fuori le mura dove arrestarono chi vi si era rifugiato, ed è stato scoperto di recente un piano segreto di Adolf Hitler che prevedeva l'occupazione del Vaticano e l'arresto di Pio XII, il quale secondo il dittatore nazista ostacolava i piani della Germania [13]. A questo proposito, per evitare che Hitler tenesse prigioniero il Papa, Pacelli preparò una lettera di dimissioni da utilizzare in caso di propria cattura, dando istruzioni di tenere un successivo Conclave a Lisbona. Nel 1943, quando i tedeschi imposero agli Ebrei romani di versare oro in cambio di una effimera e temporanea salvezza, il Vaticano contribuì fornendo 20 dei 50 chili d'oro richiesti[16]. Secondo molti storici, i tedeschi avrebbero poi organizzato il rastrellamento nel ghetto di Roma proprio per affronto a papa Pacelli[13].

Papa Pio XII in visita al quartiere San Lorenzo il 20 luglio 1943

Il 19 luglio 1943, durante la Seconda guerra mondiale, Roma viene bombardata per la prima volta dagli aerei degli Alleati, causando 617 morti ed il danneggiamento della Basilica di San Lorenzo. Il giorno successivo (20 luglio), il papa Pio XII uscirà dalla Città del Vaticano per visitare i quartieri colpiti e soccorrere le vittime; questa fu un uscita eccezionale dal Vaticano, poiché all'epoca il pontefice si allontanava dal suo Stato solo in casi estremamente rari.

Il 4 giugno 1944, dopo la liberazione ricevette in Vaticano i soldati alleati. La domenica successiva i Romani si recarono in massa a Piazza San Pietro a salutare e a festeggiare il Papa, che, di fatto, era l'unica autorità rimasta nella capitale dopo l'8 settembre[17][18].

Il dopoguerra

Neutrale durante il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che sancì la nascita della Repubblica Italiana, dovette a guerra finita fronteggiare la nascita della guerra fredda e della divisione del mondo in due blocchi contrapposti. In questo caso, però, il Papa non si mantenne sopra le parti ma si schierò decisamente contro il comunismo, di cui fu un fermo oppositore. Nelle elezioni del 1948 si schierò con determinazione a favore della Democrazia Cristiana, favorendone la schiacciante vittoria, e appoggerà sempre con slancio questo partito anche se non condivise alcune scelte di Alcide De Gasperi, tra cui il rifiuto di quest'ultimo di collaborare con i partiti di destra. Nel 1949, dimostrò un certo interesse alle opere di carità - ricevette in visita il sacerdote Giulio Facibeni, noto per aver fondato l'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa - e tolse la sospensione a divinis a Don Zeno Saltini, fondatore della comunità di Nomadelfia. Inoltre, impose al Sant'Uffizio di "lasciar stare Padre Pio".

L'anno successivo, con un atto clamoroso a livello mondiale, scomunicò tutti i comunisti e, in seguito alle persecuzioni dei cristiani nell'Europa dell'Est, i capi di governo ad essi riferiti. Inoltre cercò di attivare contatti e di salvare i cattolici dalle deportazioni nei gulag sovietici, pur senza riuscirci. Ma in un mondo ancora segnato dalle ferite della guerra, intuì che più che un Papa politico, la gente aveva bisogno di un "pastore angelico che porta il suo gregge sulle vie della pace"[senza fonte]. Con questi intenti, Pio XII proclamò il Giubileo del 1950, cui molti si dichiararono contrari. In tanti, sostenevano che l'Italia ancora distrutta dalla guerra non era in grado di reggere ad una manifestazione di respiro mondiale. Invece, il Giubileo con il suo messaggio di riconciliazione, speranza e pace fu un vero trionfo con oltre un milione e mezzo di pellegrini che tra l'altro contribuì a far conoscere le bellezze italiane all'estero, favorendo i primi boom turistici. Durante il Giubileo con la bolla Munificentissimus Deus istituì il dogma dell'Assunzione di Maria ricorrendo per l'unica volta in tutto il Novecento all'infallibilità papale.
Inoltre, venendo incontro alle numerose richieste dei fedeli, proclamò santa Maria Goretti, sebbene fossero passati solo due anni dalla sua beatificazione (all'epoca il diritto canonico prevedeva che passassero almeno vent'anni).

Nel frattempo, secondo la Fondazione Raoul Wallenberg, Pio XII favorì il voto favorevole, nel novembre del 1947, dei Paesi cattolici membri delle Nazioni Unite sul progetto della spartizione della Palestina, allo scopo di far sorgere lo Stato di Israele. Conseguentemente, infatti, il Vaticano incoraggiò la Spagna a riconoscere lo Stato ebraico nel 1955[19].

Gli anni cinquanta

Pio XII in preghiera
Negli anni successivi, Pio XII, anche per il suo carattere schivo e introverso, s'isolò molto, non convocando più nuovi concistori e ridusse all'osso l'organizzazione della Curia Romana (dal 1944 non nominò nessun nuovo Segretario di Stato). Tuttavia fu un Papa particolarmente amato dalla gente: istituì l'Angelus domenicale dalla finestra di Piazza San Pietro e fu il primo Papa ad essere trasmesso in televisione (sul cui uso emise anche un'enciclica). Grazie alle sue numerose conoscenze linguistiche fu uno dei primi a rivolgersi in lingua straniera ai pellegrini che venivano a Roma. Nel 1951 affermò nella Humani Generis la compatibilità tra fede cattolica ed evoluzionismo. Nel 1952 in un famoso discorso alle ostetriche ammise che i coniugi avessero rapporti sessuali durante il periodo di sterilità naturale della donna che è ancora oggi l'unico mezzo di contraccezione riconosciuto dalla Chiesa. Inoltre in molti discorsi ai giovani sposi, rilanciò il ruolo della famiglia e del matrimonio e indicò la Sacra Famiglia come modello di santità per le famiglie.

Il 1° agosto 1952 pubblica la Costituzione apostolica Exul Familia che è considerata la Magna Charta della pastorale dei migranti. Rappresenta, infatti, l'impegno della Chiesa nei confronti del fenomeno delle migrazioni , il cui flusso in quegli anni andava assumendo proporzioni sempre più rilevanti.

Venendo incontro alle richieste del mondo moderno autorizzò diversi provvedimenti, preludio delle riforme del Concilio Vaticano II: permise la celebrazione della Messa nelle ore serali, apportò modifiche alla lettura dei Salmi nel Breviario dei sacerdoti, riorganizzò l'ufficio del digiuno eucaristico riducendolo a tre ore per i cibi solidi, a un'ora per le bevande, a zero ore per l'acqua e i medicinali.

Consapevole dei benefici apportati dal progresso, ma anche dei pericoli insiti in esso, aggravati dall'instabilità della situazione internazionale dovuta alla guerra fredda, Pio XII era convinto che la vera pace avrebbe potuto scaturire solo da un nuovo ordine cristiano del mondo. Un tale ordine gli sembrava minacciato dalla perdita del senso di responsabilità individuale, schiacciato dalla massificazione sociale, in cui ognuno era come diventato una semplice ruota di organismi privi di consapevolezza, e in cui la libertà risultava dunque svuotata:

« È però un fatto doloroso che oggi non si stima e non si possiede più la vera libertà. [...] Questa è la condizione dolorosa, la quale inceppa anche la Chiesa nei suoi sforzi di pacificazione, nei suoi richiami alla consapevolezza della vera libertà umana [...] Invano essa moltiplicherebbe i suoi inviti a uomini privi di quella consapevolezza, ed anche più inutilmente li rivolgerebbe ad una società ridotta a puro automatismo. Tale è la purtroppo diffusa debolezza di un mondo che ama di chiamarsi con enfasi "il mondo libero". Esso si illude e non conosce se stesso. »
(Radiomessaggio di Pio XII del Natale 1951[20])

La salute di Pio XII si aggravò durante la fine del decennio: fu afflitto per molto tempo da un singhiozzo continuo, dovuto forse ad una gastrite. Poi nel 1956 una malattia lo portò in fin di vita ma sopravvisse. Secondo alcune testimonianze, durante la malattia ebbe un'apparizione di Cristo che lo avrebbe miracolosamente guarito. Pare che papa Pacelli gli abbia chiesto di "portarlo via" ("Voca me") ma Gesù abbia replicato che "non è ancora arrivato il momento". L'Osservatore Romano confermò la notizia dell'apparizione.

Tra i suoi ultimi atti ufficiali, l'enciclica Fidei Donum (1957) con la quale invitò la Chiesa intera a riprendere lo slancio missionario soprattutto condividendo i sacerdoti con le giovani chiese.

Morte

Sacello di Pio XII nelle Grotte Vaticane

Pio XII morì a Castel Gandolfo alle 3:52 del 9 ottobre 1958 a seguito di un'ischemia circolatoria e di collasso polmonare, all'età di 82 anni. L'archiatra papale, Riccardo Galeazzi Lisi, scattò di nascosto delle fotografie al Papa agonizzante e le vendette a prezzo d'asta ai giornali, insieme al resoconto degli ultimi giorni di vita del Pontefice. Fu uno scandalo e il collegio cardinalizio lo licenziò in tronco ma le foto avevano già fatto il giro del mondo. La salma di Pio XII fu trasportata in Vaticano con un carro funebre del Comune di Roma.

Per l’imbalsamazione della sua salma, lo stesso Galeazzi Lisi decise di adottare un nuovo metodo. La tecnica applicata sul corpo del pontefice, che era già in stato di decomposizione, si rivelò invece un completo fallimento.
Per rimediare, venne convocato davanti alla salma, che giaceva ancora nella basilica, un gruppo di medici legali esperti nel campo dell'imbalsamazione. Gli esperti eseguirono una nuova imbalsamazione utilizzando ovatta e formalina, riuscendo a rallentare il processo di decadimento organico. Ma nonostante il nuovo intervento la situazione era oramai compromessa; ciò costrinse gli addetti a posare sul volto del papa una maschera di cera (cerone mischiato a composti alcalini).

Eugenio Pacelli è sepolto nelle Grotte Vaticane vicino alla tomba di Pietro, che egli contribuì a individuare. Il 18 ottobre 1967, otto anni dopo la sua morte, Paolo VI ne aprì il relativo processo diocesano per la causa di beatificazione e canonizzazione. In tempi più recenti la Congregazione delle Cause dei Santi ha dato, come prevede l'iter, il nulla osta al riconoscimento dell'eroicità delle virtù esercitate da Pio XII, il quale ha ricevuto il titolo di Venerabile[21].

Critiche e aspetti controversi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Controversia storiografica sulla figura di Pio XII e l'Olocausto.
Statua in memoria di Pio XII nella Basilica di San Pietro

Il pontificato di Pio XII coincise con alcuni degli eventi storici più gravi e significativi del XX secolo. Salito al soglio pontificio nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale, egli - in ragione della peculiarità del suo ufficio - si trovò in una posizione particolare nel quadro della grande tragedia costituita dall'Olocausto perpetrato dalla Germania nazista. A guerra finita fu uno dei protagonisti - sia a livello mondiale, sia relativamente alla politica italiana - della forte contrapposizione ideologica (simboleggiata dalla cosiddetta Cortina di Ferro) sviluppatasi nell'ambito della Guerra Fredda. Sopravvisse per cinque anni a Stalin (†1953), del quale fu, in virtù del suo anticomunismo, uno dei più fieri avversari tra i leader occidentali.

Le difficoltà e l'importanza cruciale delle scelte connaturate all'attraversamento, durante il suo pontificato, d'un periodo storico caratterizzato da scontri ideologici e militari tra i più duri che la storia ricordi, non potevano che porre Pio XII al centro d'una controversia storiografica - ben lungi dall'esser conclusa - e d'aspre critiche e polemiche relative al suo operato (vedi bibliografia), sorte già alla fine del secondo conflitto mondiale.

In particolare, a seguito dell'uscita di parte dei documenti ufficiali della Santa Sede nel periodo bellico e della loro controversa interpretazione, sono stati mossi rilievi a Pacelli circa la sua presunta connivenza con i regimi nazi-fascisti - e, ultimamente, di organica collaborazione alla fuga di gerarchi nazisti al termine della seconda guerra mondiale - specialmente per quanto riguarda il suo presunto «colpevole silenzio» di fronte all'Olocausto, anche se l'opinione di alcune personalità ebraiche, talora di rilievo, parrebbe smentire i documenti ufficiali e accreditare a Pio XII e alla Chiesa cattolica lo svolgimento, durante la guerra, di attività caritatevoli e umanitarie a salvaguardia e protezione di coloro che erano minacciati dalla prospettiva dei campi di sterminio (in stragrande maggioranza ebrei). Anche la conversione al Cattolicesimo del rabbino capo di Roma durante il periodo della II Guerra Mondiale Eugenio Pio Israel Zolli è legata a Eugenio Pacelli; significativamente Zolli si fece battezzare nel 1945 con il nome di Eugenio Pio[22][23].

In tal senso andrebbe poi l'emanazione da parte di Pio XII all'indomani del rastrellamento del Ghetto di Roma, il 25 ottobre del 1943, di una direttiva riservata a tutti gli ecclesiastici italiani in cui si indicava come necessario «ospitare gli ebrei perseguitati dai nazisti in tutti gli istituti religiosi, ad aprire gli istituti o anche le catacombe».[24]

Encicliche di Pio XII

Genealogia episcopale

Successione apostolica

Onorificenze

Onorificenze della Santa Sede

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo
Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro
Gran Maestro dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Piano
Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno
Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa
Gran Maestro e Cavaliere di Collare dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di Collare dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Onorificenze italiane

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1932
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1932

Altri riconoscimenti

Successione degli incarichi

Predecessore: Pro-segretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari Successore: Emblem Holy See.svg
Pietro Gasparri
(segretario)
20 giugno 1912 - 1º febbraio 1914 se stesso come segretario I
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Pietro Gasparri
(segretario)
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Predecessore: Segretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari Successore: Emblem Holy See.svg
se stesso come pro-segretario 1º febbraio 1914 - 20 aprile 1917 Bonaventura Cerretti I
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se stesso come pro-segretario {{{data}}} Bonaventura Cerretti
Predecessore: Nunzio apostolico per la Germania Successore: Emblem Holy See.svg
Giuseppe Aversa 20 aprile 1917 - 8 giugno 1925 Alberto Vassallo-Torregrossa I
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Giuseppe Aversa {{{data}}} Alberto Vassallo-Torregrossa
Predecessore: Arcivescovo titolare di Sardi Successore: ArcbishopCoA PioM.svg
Giuseppe Aversa 23 aprile 1917 - 16 dicembre 1929 Arthur Hinsley I
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Giuseppe Aversa {{{data}}} Arthur Hinsley
Predecessore: Nunzio apostolico nella Repubblica di Weimar Successore: Emblem Holy See.svg
- 22 giugno 1920 - 16 dicembre 1929 Cesare Orsenigo I
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- {{{data}}} Cesare Orsenigo
Predecessore: Nunzio apostolico in Prussia Successore: Emblem Holy See.svg
- 22 giugno 1926 - 19 agosto 1929 Cesare Orsenigo I
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- {{{data}}} Cesare Orsenigo
Predecessore: Cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo Successore: CardinalCoA PioM.svg
Giuseppe Francica-Nava de Bontifè 19 dicembre 1929 - 2 marzo 1939 Francis Joseph Spellman I
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Giuseppe Francica-Nava de Bontifè {{{data}}} Francis Joseph Spellman
Predecessore: Cardinale Segretario di Stato Successore: Emblem Holy See.svg
Pietro Gasparri 9 febbraio 1930 - 10 febbraio 1939 Luigi Maglione I
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Pietro Gasparri {{{data}}} Luigi Maglione
Predecessore: Prefetto della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari Successore: Emblem Holy See.svg
Pietro Gasparri 9 febbraio 1930 - 2 marzo 1939 Luigi Maglione I
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Pietro Gasparri {{{data}}} Luigi Maglione
Predecessore: Presidente della Pontificia Commissione per l'Amministrazione dei Beni della Santa Sede Successore: Emblem Holy See.svg
Pietro Gasparri 9 febbraio 1930 - 2 marzo 1939 Luigi Maglione I
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Pietro Gasparri {{{data}}} Luigi Maglione
Predecessore: Arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano Successore: StPetersDomePD.jpg
Rafael Merry del Val 25 marzo 1930 - 2 marzo 1939 Federico Tedeschini I
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Rafael Merry del Val {{{data}}} Federico Tedeschini
Predecessore: Presidente della Fabbrica di San Pietro Successore: StPetersDomePD.jpg
Rafael Merry del Val 25 marzo 1930 - 2 marzo 1939 Federico Tedeschini I
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Rafael Merry del Val {{{data}}} Federico Tedeschini
Predecessore: Camerlengo della Camera Apostolica Successore: Sede vacante.svg
Pietro Gasparri 1º aprile 1935 - 2 marzo 1939 Lorenzo Lauri I
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Pietro Gasparri {{{data}}} Lorenzo Lauri
Predecessore: Cardinale protettore della Pontificia Accademia Ecclesiastica Successore: Emblem Holy See.svg
Gaetano Bisleti 13 dicembre 1937 - 2 marzo 1939 Luigi Maglione I
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Gaetano Bisleti {{{data}}} Luigi Maglione
Predecessore: Camerlengo del Collegio Cardinalizio Successore: Emblem Holy See.svg
Lorenzo Lauri 13 dicembre 1937 - 2 marzo 1939 Raffaele Carlo Rossi, O.C.D. I
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Lorenzo Lauri {{{data}}} Raffaele Carlo Rossi, O.C.D.
Predecessore: Prefetto della Sacra Congregazione del Sant'Uffizio Successore: Emblem Holy See.svg
Papa Pio XI 2 marzo 1939 - 9 ottobre 1958 Papa Giovanni XXIII I
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Papa Pio XI {{{data}}} Papa Giovanni XXIII
Predecessore: Prefetto della Congregazione per i Vescovi Successore: Emblem Holy See.svg
Papa Pio XI 2 marzo 1939 - 9 ottobre 1958 Papa Giovanni XXIII I
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Papa Pio XI {{{data}}} Papa Giovanni XXIII
Predecessore: Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali Successore: Emblem Holy See.svg
Papa Pio XI 2 marzo 1939 - 9 ottobre 1958 Papa Giovanni XXIII I
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Predecessore: Gran Maestro dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme Successore: Croix de l Ordre du Saint-Sepulcre.svg
Papa Pio XI 2 marzo 1939 - 16 luglio 1940 Nicola Canali I
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Predecessore: Papa Successore: Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Pio XI 2 marzo 1939 - 9 ottobre 1958 Papa Giovanni XXIII I
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Note
  1. Giovanni Serafini "I Papi e la Madonna di Fatima"
  2. Pio XII appoggiò la creazione di una patria ebraica in Palestina
  3. La Grande Storia; puntata del 29 dicembre 2006 Pio XII Il Principe di Dio. Il video
  4. Il Vaticano fece pressioni affinché Franco, che garantiva il ripristino delle proprietà della Chiesa in Spagna, fosse aiutato da Italia e Germania. Dirà Hitler, dopo l'instaurazione della dittatura franchista, che quello spagnolo era «un regime di plutocrati sfruttatori in combutta con i preti» per poi aggiungere: «In Spagna, tra i cosiddetti "rossi" c'erano pochissimi comunisti [...] Se fossi stato al corrente della realtà dei fatti non avrei mai consentito che nostri aerei venissero usati per uccidere degli affamati e per ripristinare i privilegi medievali dell'aristocrazia e del pretume spagnolo» (M.A. Rivelli. Dio è con noi!. Milano 2002).
  5. Emma Fattorini, Pio XI, Hitler e Mussolini, Einaudi, Torino, 2007
  6. John Cornwell, Il Papa di Hitler, Garzanti, Milano, 2000
  7. Saul Friedländer, Pio XII e il Terzo Reich, Feltrinelli, Milano, 1965. Secondo Friedländer, è possibile che tali reazioni contrastanti siano dovute a una divergenza di opinioni tra Goebbels e Ribbentrop in merito all'atteggiamento che il segretario di Stato di Pio XI avrebbe assunto verso il Reich, nel caso fosse stato eletto papa.
  8. Michael Phayer, La chiesa cattolica e l'olocausto, Newton & Compton, Roma, 2001, pp.35-36.
  9. Fin dall'indomani della sua costituzione, il governo di Vichy emanò alcuni decreti che facevano chiaramente presagire le sue intenzioni riguardo gli ebrei. Tra il luglio e l'agosto del 1940 infatti fu disposta la revisione delle naturalizzazioni accordate dopo il 1927 e venne abrogato il decreto Marchandeau che puniva l'ingiuria "verso un gruppo di persone che, per la loro origine, appartengono a una determinata razza o religione". Nell'ottobre del 1940 il governo di Vichy avvia una politica antiebraica con lo Statuto degli ebrei e la Legge sugli stranieri di razza giudaica. Gli ebrei vengono allontanati dalla scuola, dalla pubblica amministrazione e dalle professioni liberali, i loro beni sono "arianizzati", cioè espropriati. Gli israeliti stranieri vengono internati nei campi di concentramento. In seguito, previo accordo con i tedeschi, il governo di Vichy permetterà la deportazione degli ebrei, stranieri e francesi, nei campi di sterminio, ove ne saranno massacrati 75.000 (Roberto Finzi, L'antisemitismo: dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio, Giunti, Firenze, 1997; Giovanni Miccoli, I dilemmi e i silenzi di Pio XII, Rizzoli, Milano, 2000).
  10. Jeannine Verdès-Leroux, Refus et violences: politique et littérature à l'extrême droite des années trente aux retombées de la Libération, Gallimard, Parigi, 1996, pag.55; Giovanni Miccoli, I dilemmi e i silenzi di Pio XII, Rizzoli, Milano, 2000, pag.297.
  11. La Grande Storia, puntata del 29 dicembre 2006; "Il Principe di Dio"
  12. Terenzio Bosco "Terra pianeta che sanguina" Ed. SEI
  13. 13,0 13,1 13,2 La Grande Storia; puntata del 29 dicembre 2006 "Il Principe di Dio"
  14. «Nunzio apostolico, sì a cerimonia su Shoah». il Corriere della Sera, 16-4-2007. URL consultato in data 16/7/2008.
  15. http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/speeches/1942/documents/hf_p-xii_spe_19421224_radiomessage-christmas_it.html#fn1
  16. Il Piccolo di Trieste, 15/10/2007, "Gli ebrei e l'olocausto a Trieste - La ricostruzione storica degli anni terribili - della guerra nella morsa nazifascista - Gli ebrei e l'olocausto a Trieste In esclusiva per «Il Piccolo»: i documenti inediti di Londra" di Fabio Amodeo e Mario J. Cereghino, citato in "Rassegna Stampa" dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
  17. Enzo Biagi "Racconto di un secolo" 1999 Ed. Rai-Eri.
  18. Emilio Ranzato, Il Pio XII raccontato dalla fiction televisiva "Sotto il cielo di Roma". Solitario protagonista della storia, in «L'Osservatore Romano», 2-3 novembre 2010.
  19. Pio XII appoggiò la creazione di una patria ebraica in Palestina
  20. Il testo del radiomessaggio
  21. Si veda, tra gli altri
  22. Time Magazine, necrologio in memoria di Eugenio Zolli
    (EN) (IT)
    « Died. Eugenio Zolli, 74, onetime (1940-45) Chief Rabbi of Rome, who became a Roman Catholic after World War II, changed his first name from Israel to Eugenio as a gesture of gratitude to Pope Pius XII (Eugenio Pacelli) for his sympathetic attitude toward the Jews during the Nazi and Fascist persecutions; in Rome. » « Morto. Eugenio Zolli, 74 [anni d'età], già (1940-45) Rabbino capo di Roma, che divenne cattolico dopo la seconda guerra mondiale, cambiando il suo nome da Israel a Eugenio come gesto di gratitudine verso papa Pio XII (Eugenio Pacelli) per il suo atteggiamento affettuoso verso gli ebrei durante le persecuzioni naziste e fasciste; a Roma [luogo della morte]. »
    (Time Magazine, 12 maggio 1956 )
  23. Borrelli, Antonio. Eugenio Pio Zolli (Israel Zoller) Rabbino, cattolico convertito. Enciclopedia dei Santi
  24. (EN). Directive from Pius XII ordered shelter for Rome's Jews (19 aprile 2007) dal sito web «Catholic World News». Riportato il 16 maggio 2007.
Bibliografia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bibliografia su Pio XII.
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