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Dante Alighieri

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Dante Alighieri (Firenze, 22 maggio - 13 giugno 1265Ravenna, 14 settembre 1321) è stato un poeta italiano, autore della Divina Commedia, è il sommo padre della lingua italiana.

Indice

Biografia

A Firenze

Nato da una famiglia della piccola nobiltà fiorentina, figlio di Alighiero di Bellincione e di donna Bella, fu allievo di Brunetto Latini. Si dedicò presto alla poesia, stringendo amicizia con i poeti stilnovisti Guido Cavalcanti, Lapo Gianni e Cino da Pistoia.

Nella politica cittadina, allora dominata dalla lotta fra Bianchi e Neri (rappresentanti gli uni della nuova classe emergente, la borghesia mercantile, gli altri della vecchia nobiltà terriera, appoggiata apertamente dalla Curia romana nell'ambito della politica teocratica di papa Bonifacio VIII), si schierò con i Bianchi e raggiunse nel 1300 la carica di Priore, cioè di membro del collegio preposto al governo della città. Il suo impegno per l'indipendenza di Firenze dall'ingerenza curiale lo portò, quando i Neri prevalsero, con l'appoggio del papa, nel 1301, all'esilio.

Gli anni dell'esilio e la morte

Durante l'esilio, Dante fu ospite di diverse corti e famiglie della Romagna, fra cui gli Ordelaffi, signori ghibellini di Forlì, dove probabilmente si trovava quando l'imperatore Enrico VII di Lussemburgo entrò in Italia. Qui è possibile che abbia conosciuto le opere del famoso pensatore ebreo Hillel ben Samuel da Verona, che era da poco morto, dopo aver trascorso a Forlì gli ultimi anni della sua vita.

Dopo i falliti tentati colpi di mano del 1302, Dante, in qualità di capitano dell'esercito degli esuli, organizzò insieme a Scarpetta Ordelaffi, capo del partito ghibellino e signore di Forlì, un nuovo tentativo di rientrare a Firenze. L'impresa, però, fu sfortunata: il podestà di Firenze, un altro forlivese (nemico degli Ordelaffi), Fulcieri da Calboli, riuscì ad avere la meglio nella battaglia di Castel Puliciano.
Dopo la prima esperienza forlivese, Dante si spostò in varie corti d'italia, fra cui Verona.

Dante, deluso, tornò a Forlì ancora nel 1310-1311 e nel 1316 (data incerta, quest'ultima), ma decise di fare "parte per se stesso" e di non contare più sull'appoggio dei ghibellini per rientrare nella sua città.

Dante terminò le sue peregrinazioni a Ravenna, dove trovò asilo presso la corte di Guido Novello da Polenta, signore della città,[1] tuttavia i rapporti con Verona non cessarono, come testimoniato dalla sua presenza nella città veneta il 20 gennaio 1320, per discutere la Quaestio de aqua et terra, ultima sua opera latina.

Morì a Ravenna il 14 settembre 1321 di ritorno da un'ambasceria a Venezia. Passando dalle paludose Valli di Comacchio contrasse la malaria.
Venezia era all'epoca in attrito con Ravenna ed in alleanza con Forlì: gli storici pensano che sia stato scelto Dante per quella missione in quanto amico degli Ordelaffi, signori di Forlì, e quindi in grado di trovare più facilmente una via per comporre le divergenze. I funerali, in pompa magna, vennero officiati nella chiesa di San Francesco a Ravenna, dove, sotto un portico laterale, venne posto il primo sarcofago del poeta. Intorno al sarcofago nel 1483 venne costruita una cella, su progetto dello scultore Pietro Lombardo; nel 1780 Camillo Morigia, su incarico del cardinale legato Luigi Valenti Gonzaga, progettò il tempietto neoclassico tuttora visibile. Per sottrarre i resti del poeta a un possibile trafugamento da parte dei fiorentini, i Francescani tolsero le ossa dal sepolcro, nascondendole dietro a una porta murata nel convento; questo episodio fece nascere la leggenda che la tomba fosse in realtà un cenotafio, ossia una tomba vuota. Le ossa furono rinvenute casualmente da un muratore durante i lavori di restauro del 1865, condotti in occasione del VI centenario della nascita di Dante, e quindi riportate all'interno del tempietto del Morigia.

Opere

Oltre alla Divina Commedia, Dante ha composto numerose opere in poesia e in prosa: la Vita nova, le Rime, il Convivio, il De vulgari eloquentia, il De monarchia, le tredici Epistole.

Opere di Dante

  • Edizione Nazionale a cura della Società Dantesca Italiana:
    • La Commedia secondo l'antica vulgata (a cura di G. Petrocchi), Milano 1966-67, Firenze 1994
    • Il Convivio (a cura di F. Brambilla Ageno), Firenze 1995
    • La Monarchia (a cura di P. G. Ricci), Milano 1965

Per tutte le altre opere, la migliore e più largamente commentata edizione oggi disponibile è quella della collana Letteratura italiana. Storia e testi di Ricciardi, nel volumi:

  • Dante Alighieri, Opere minori, I, 1 (Milano-Napoli 1984): Vita Nuova (a cura di D. De Robertis); Rime (a cura di G.Contini).
  • I, 2 (1988): Convivio (a cura di C. Vasoli e D. De Robertis);
  • II (1979): De Vulgari Eloquentia (a cura di P. V. Mengaldo); Monarchia (a cura di B. Nardi); Epistole (a cura di A. Frugoni e G. Brugnoli); Egloghe (a cura di E. Cecchini); Quaestio de aqua et terra (a cura di F. Mazzoni).

Dante nella cultura cristiana

Nell'enciclica In praeclara summorum, scritta nel 1921, in occasione del sesto centenario della morte del poeta, papa Benedetto XV esorta a studiare e ad amare Dante, "che Noi non esitiamo a definire il cantore e l'araldo più eloquente del pensiero cristiano".

Note
  1. Sembra su diretto consiglio della moglie Caterina.
Bibliografia
  • M. Barbi, Problemi fondamentali per un nuovo commento alla Divina Commedia, Firenze 1956
  • E. Auerbach, Studi su Dante, Milano 1963
  • R. Guardini, Studi su Dante, Brescia 1967
  • G. Contini, Un'idea di Dante. Saggi danteschi, Torino 1970
  • C. Gizzi, L'astronomia nel poema sacro, Napoli 1974, voll. 2
  • Anna Maria Chiavacci Leonardi, La guerra de la pietate. Saggio per una interpretazione dell'"Inferno" di Dante, Napoli 1979
  • Anna Maria Chiavacci Leonardi, Dante Alighieri. Invito alla lettura, Edizioni San Paolo 2001
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