Gesù Cristo in trono tra angeli, Crocifissione di san Pietro e Decapitazione di san Paolo (Giotto)

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Polittico stefaneschi, retro.jpg
Giotto di Bondone, Gesù Cristo in trono tra angeli, Crocifissione di san Pietro apostolo e Decapitazione di san Paolo apostolo (1320 ca.), tempera su tavola
Trittico Stefaneschi
Opera d'arte
Stato

bandiera Città del Vaticano

Regione [[]]
Regione ecclesiastica [[|]]
Provincia
Comune

bandiera Città del Vaticano

Località
Diocesi Roma
Vicariato Generale dello Stato della Città del Vaticano
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Pinacoteca Vaticana, seconda sala
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Città del Vaticano
Luogo di provenienza antica Basilica di San Pietro in Vaticano, altare maggiore
Oggetto trittico
Soggetto Lato A: Gesù Cristo in trono tra angeli, Crocifissione di san Pietro apostolo, Decapitazione di san Paolo apostolo; Madonna con Gesù Bambino in trono tra angeli, ed apostoli;

Lato B: San Pietro apostolo in cattedra tra angeli e san Giorgio che presenta il donatore; Santo Stefano tra san Luca evangelista e San Giacomo

Datazione 1320 ca.
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Giotto di Bondone e bottega

Altre attribuzioni
Materia e tecnica tempera su tavola
Misure h. 220 cm; l. 245 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni
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21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai»....
23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». 24Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
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Il trittico con Gesù Cristo in trono tra angeli, Crocifissione di san Pietro e Decapitazione di san Paolo, detto anche Trittico Stefaneschi, è un dipinto, eseguito nel 1320 circa, a tempera su tavola da Giotto di Bondone (1267 ca. - 1337) e bottega, proveniente dell'altare maggiore dell'antica Basilica di San Pietro in Vaticano ed oggi è conservato nella seconda sala della Pinacoteca Vaticana, presso i Musei Vaticani.

Descrizione

Il trittico è dipinto su entrambi i lati, ma non è sicuro quale fosse il lato anteriore (recto) e quale il posteriore (verso), ma l'ipotesi più accreditata dagli studiosi è che la facciata con Gesù Cristo in trono fosse il recto, cioè il lato destinato alla visione dei canonici dall'altare quando officiavano nel presbiterio, mentre il verso, con San Pietro doveva essere visto dai fedeli nella navata.

Lato anteriore

Giotto di Bondone, Trittico Stefaneschi (part. Crocifissione di san Pietro apostolo), 1320 ca., tempera su tavola

Nel lato anteriore compaiono:

  • al centro, Gesù Cristo in trono tra angeli ed il committente (cardinale Stefaneschi) ingionocchiato ai suoi piedi
  • a sinistra, Crocifissione di san Pietro apostolo: il martirio di san Pietro viene rappresentato secondo l'iconografia tradizionale, appeso ad una croce rovesciata. Soldati e dolenti si accalcano sotto la croce, mentre l'anima del Santo già l'anima (nel medaglione in alto) sta prendendo il volo. La scena si svolge tra due edifici identificati nella Piramide Cestia e nella cosidetta Meta Romuli:[1], il primo è un mausoleo piramidale tuttora esistente, l'altro monumento era ancora visibile all'epoca di Giotto in prossimità del Vaticano. I due edifici sono tradizionalmente legati al martirio di san Pietro.
  • a destra, Decapitazione di san Paolo apostolo: in primo piano si vede, al centro del dipinto, il boia che divide il gruppo dei dolenti con il decapitato da una parte e i soldati che si ritirano dall'altra. La scena è ambientata in un paesaggio tra due colli:
    • a sinistra, si nota un'ancella alla quale l'anima alata del Santo (in alto) le lancia, in segno di consolazione, il fazzoletto con cui fu raccolto il suo sangue;
    • a destra si vede una piccola costruzione a pianta centrale, probabilmente il Faro di Ostia.

Lato posteriore

Nel lato posteriore compaiono:

Predella e cornice

Nella predella compaiono:

Giotto di Bondone, Trittico Stefaneschi, lato posteriore (1320 ca.), tempera su tavola

Gli scomparti mancanti della predella e la cornice originaria nel corso del tempo andarono perduti. La carpenteria gotica originale la possiamo, comunque, riconoscere nel modellino che il cardianale Stefaneschi porge a san Pietro in cattedra.

Lettura iconografica

La tematica centrale del trittico è la glorificazione del papato, argomento che spiega l'intonazione sontuosa e simbolica dell'opera, fino all'adozione di soluzzioni arcaizzanti nella concezione delle singole figure e dell'impianto nel suo complesso.

Notizie storico-critiche

Il trittico deve il suo nome al cardinale Jacopo Caetani degli Stefaneschi (1270 ca. - 1343), che lo commissionò a Giotto di Bondone, insieme al ciclo di affreschi per la tribuna dell'abside dell'antica Basilica di San Pietro in Vaticano che è andato perduto. Il cardinale era uno dei membri più influenti della curia pontificia, oltreché fine letterato, che aveva contatti con gli artisti più importanti dell'epoca: da Pietro Cavallini, Simone Martini, ecc.

Il trittico venne ideato dal maestro, ma dipinto probabilmente principalmente dagli aiuti della sua bottega,[2] ed è caratterizzato da una grande varietà cromatica a scopo decorativo, ma da minor evidenza plastica rispetto ad altre opere di Giotto; l'importanza del luogo a cui era destinato imponeva l'uso del fondo oro dal quale le figure monumentali si stagliano con grande evidenza. Nell'opera le forme sono solide e solenni, dimostrando l'incontro con la scuola di pittura locale e con la statuaria classica, e non mancano alcune citazioni dell'antico, come la Piramide di Caio Cestio nell'episodio della Crocifissione di san Pietro apostolo.

Note
  1. Arturo Carlo Quintavalle, Giotto architetto, l'antico e l'Île de France, in "Giotto e il Trecento", catalogo a cura di Alessandro Tomei, 2009
  2. Liana Castelfranchi Vegas, L'arte medioevale in Italia e nell'Occidente europeo, 1993
Bibliografia
  • AA.VV., Guida ai Musei e alla Città del Vaticano, Scala Editore, Firenze 1989, p. 105
  • Sandra Baragli, Il Trecento, Editore Electa, Milano 2005 ISBN 883702987X
  • Anne Mueller von der Haegen, Giotto, Editore Konemann, Colonia 2000, pp. 80 - 85 ISBN 382904559X
  • Monica Girardi, Giotto. La fiducia nell'uomo e nella storia, Editore Leonardo Arte, Milano 1999, pp. 118 - 119 ISBN 9788878131101
  • Angelo Tartuferi, Giotto. Vita d'artista, Giunti Editore, Firenze 2007, pp. 118 - 123 ISBN 9788809056091
  • Timothy Verdon, La bellezza nella Parola. L'arte a commento delle letture festive. Anno B, Edizioni San Paolo, Milano 2008, pp. 268 - 271 ISBN 9788821560361
  • Stefano Zuffi, Cesare Brandi, Giotto, Editore Mondadori Electa, Milano 2006, pp. 288 - 289 ISBN 9771824505019
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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