Scandalo

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Nella sinagoga di Nazareth Gesù è occasione di scandalo per i suoi concittadini, che non vogliono riconoscere in lui l'inviato di Dio (Lc 4,16-30)

Scandalo (dal greco skándalon) è un termine dai vari significati[1]:

  • nel linguaggio biblico indica la parola e l'azione svolta da Dio nella storia della salvezza, parola e azione che tendono di per sé alla salvezza dell'uomo, ma che, data la loro incomprensibilità, lo pongono nella necessità di prendere una decisione, con il pericolo che l'uomo non creda e si decida contro Dio[2];
  • nella teologia morale indica la spinta al male provocata da azioni ed esempi cattivi[3];
  • nel linguaggio odierno indica una notizia che sorprende, per esempio qualcosa di infamante che riguarda una persona di cui si aveva stima;
  • si usa il termine anche per indicare un atteggiamento lascivo e sconcio, che suscita più disgusto che voglia di imitarlo.

In generale scandalo è "tutto ciò che può costituire difficoltà nell'esercizio del bene od essere diretto incentivo al peccato, ossia al male morale"[4]. Scandalizzare significa quindi far cadere, essere per qualcuno occasione di caduta.

Con il variare dei costumi ciò che poteva far scandalo in un'epoca potrebbe non farlo in un'altra, in forza dell'assuefazione[5], o viceversa, a causa della maturazione di valori morali in precedenza non così significativi.

Nella Bibbia

Nel campo morale e religioso vi sono parecchi modi di "far cadere" qualcuno: nella Bibbia sono scandali la tentazione che esercitano Satana o gli uomini, come anche la prova in cui Dio pone il suo popolo o il suo Figlio[6].

La parola scandalo indica originariamente il paletto della trappola per gli animali, e si riferisce quindi in concreto all'insidia che si pone sulla strada del nemico per farlo cadere.

I termini ebraici soggiacenti sono[7]:

In greco sono due le famiglie di vocaboli che, pur avendo originariamente significati diversi, hanno finito per sovrapporsi, già nei LXX[7]:

  • πρόσκομμα (próskomma): il significato originario è alla forma attiva "urtare" e alla forma passiva "inciampare", "cadere in fallo"; in senso traslato "dare scandalo" o "prendere scandalo"; nei LXX traduce i vocaboli ebraici moqèsh, mikshòl, nagàp;
  • σκάνδαλον (skándalon): la radice significa l'azione di "scattare" della molla della trappola; nei LXX traduce moqèsh e mikshòl.

Dio come causa di scandalo nell'Antico Testamento

L'Antico Testamento rivela che Dio può essere causa di scandalo per Israele:

« Egli sarà insidia e pietra di ostacolo
e scoglio d'inciampo per le due case d'Israele,
laccio e trabocchetto per gli abitanti di Gerusalemme.
Tra di loro molti inciamperanno, cadranno e si sfracelleranno. »
(Is 8,14-15, citato nel Nuovo Testamento da Rm 9,32 e da 1Pt 2,8)

Ciò avviene perché YHWH, con il suo modo di agire, mette alla prova la fede del suo popolo:

Cristo, scandalo per l'uomo

Gesù è apparso come un segno di contraddizione: pur essendo stato mandato per la salvezza di tutti, di fatto è occasione di indurimento per molti: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione" (Lc 2,34).

Nella persona di Gesù e nella sua vita tutto costituisce scandalo:

Gli stessi discepoli si oppongono a lui come Satana (Mt 6,22-23) e, scandalizzati, abbandonano il loro maestro (Gv 6,66). Ma Gesù risorto li raduna (Mt 26,31-32).

L'evangelista Giovanni mette in rilievo il carattere scandaloso del Vangelo: Gesù è in tutto un uomo simile agli altri (Gv 1,14), del quale si pensa di conoscere l'origine (Gv 1,46; 6,42; 7,27) e del quale non si può comprendere il disegno redentore mediante la croce (Gv 6,52) e mediante l'ascensione (Gv 6,62). Gli uditori inciampano tutti nella rivelazione del triplice mistero dell'incarnazione, della redenzione e dell'ascensione; ma i discepoli sono rialzati da Gesù, mentre altri si ostinano, e il loro peccato è senza scusa (Gv 15,22-24).

Presentandosi agli uomini, Gesù li ha posti in condizione di optare per lui o contro di lui: "Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo" (Mt 11,6; Lc 7,23). La comunità apostolica ha quindi applicato a Gesù in persona l'oracolo di Is 8,14 che si riferiva a Dio: Gesù è la "pietra di scandalo" e nello stesso tempo "la pietra d'angolo" (1Pt 2,7-8; Rm 9,32-33; Mt 21,42); Cristo è ad un tempo fonte di vita e causa di morte (cfr. 2Cor 2,16).

Paolo ha dovuto affrontare lo scandalo generato da Cristo sia nel mondo greco che nel mondo giudaico, cosa di cui peraltro aveva fatto egli stesso l'esperienza prima della sua conversione. Per Paolo Cristo, e in particolare la sua croce, è "stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio" (1Cor 1,18). Cristo crocifisso è "scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani" (1Cor 1,23). La sapienza umana non può comprendere che Dio voglia salvare il mondo per mezzo di un Messia umiliato, sofferente, crocifisso. Soltanto lo Spirito di Dio permette all'uomo di superare lo scandalo della croce, o meglio, di riconoscervi la suprema sapienza (1Cor 1,25; 2,11-16).

Lo stesso scandalo, la stessa prova della fede continuano attraverso tutta la storia della Chiesa. La Chiesa è sempre nel mondo un segno di contraddizione, e l'odio, la persecuzione sono per molti un'occasione di caduta (Mt 13,21; 24,10), benché Gesù abbia annunciato tale realtà affinché i suoi discepoli non soccombano davanti ad essa (Gv 16,1).

Il peccato dello scandalo

L'uomo è scandalo per il proprio fratello quando cerca di allontanarlo dalla fedeltà a Dio. Chi abusa della debolezza del fratello, o del potere ricevuto da Dio su di lui, per allontanarlo dall'alleanza, è colpevole verso il proprio fratello e verso Dio[9].

L'Antico Testamento conosce lo scandalo generato dal peccato dell'uomo. Dio ha in orrore i re che hanno portato Israele verso l'idolatria: Geroboamo (1Re 14,16; 15,30.34), Acab e Gezabele (1Re 21,22.25), e quanti hanno portato avanti il processo di ellenizzazione di Israele, allontanandolo dalla fede dei suoi padri (2Mac 4,7).

Sono invece degni di lode coloro che resistono allo scandalo per mantenere la fedeltà all'alleanza (Ger 35).

Gesù, che non voleva che venisse turbata la fede delle persone semplici, fa trovare miracolosamente a Pietro la moneta con cui pagare il tributo del Tempio, per evitare scandalo (Mt 17,26); lo stesso Gesù è implacabile verso i fautori di scandalo: "Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare!" (Mt 18,6). Ma Gesù sa che questi scandali sono inevitabili: falsi dottori (2Pt 2,1) o seduttori, come l'antica Gezabele (Ap 2,20), sono sempre all'opera.

Lo scandalo può venire anche dallo stesso discepolo; Gesù esige quindi con forza e determinazione la rinuncia a tutto ciò che può creare ostacolo al Regno di Dio:

« Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna»

Sull'esempio di Gesù, Paolo vuole che si eviti di scandalizzare le coscienze deboli e poco formate: pur essendo convinto che non vi sia in sé nulla di male nel cibarsi di carni sacrificate agli idoli, lo vieta al cristiano tutte le volte che ciò può essere motivo di scandalo (1Cor 8-10; Rm 14,13-15.20). La libertà cristiana non è autentica se non è pervasa di carità (Gal 5,13); la fede non è vera se non sostiene la fede dei fratelli (Rm 14,1-23).

Di fronte al caso dell'incestuoso di Corinto, Paolo esige la misura energica dell'espulsione (o scomunica, secondo il linguaggio odierno) per impedire che quella comunità ne subisca scandalo e sia così spinta alla licenziosità dei costumi (1Cor 5,1-8).

Dio come fonte di scandalo nella cultura odierna

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Male e Teodicea.

Nella cultura odierna Dio continua ad essere fonte di scandalo nell'uomo a causa della creazione del cosmo e della presenza in esso del male[8]. Da tale presenza alcuni ne deducono che Dio non può esistere. Per altri la spiegazione sta nell'ipotizzare la coesistenza, accanto al principio del bene, di un principio del male, che tenga in scacco l'opera del primo.

È questa la fonte di molto ateismo dell'epoca contemporanea: l'impossibilità di superare lo scandalo costituito dalla presenza del male.

La risposta della teologia

Di fronte allo scandalo suscitato da Dio e dallo stesso Cristo il credente rimane perplesso: come è possibile attribuire a Dio che è Bontà infinita la volontà di far cadere, cioè di fare del male a qualcuno?[8]. La risposta che la teologia morale offre parte dalla considerazione che le vie di Dio non sono quelle degli uomini (cfr. Is 55,8-9). Egli ha diritto di andare per la propria via, sia come Creatore che come Salvatore. Quando gli uomini vogliono percorrere cammini trasversi, è comprensibile che inciampino con i sentieri di Dio, e che Cristo divenga per loro pietra d'inciampo e di scandalo.

In particolare, di fronte allo scandalo generato dal problema del male, occorre riflettere sul fatto che, se Dio non avesse creato il mondo, non ci sarebbe che lui, sommo ed infinito Bene, e il male semplicemente sarebbe stato impossibile. Ora, creando, Dio non poteva creare un altro se stesso: poteva soltanto trarre dal nulla dei riflessi della propria bontà, riflessi limitati di bene, segnati quindi dal nulla da cui sono tratti. Di fatto Dio non era obbligato neppure ad impedire il male: Egli non può volere il male per se stesso, ma è perfettamente libero di permetterlo. Lo scandalo di Dio si supera rispettandone la libertà e gustandone la bontà creatrice, amando Dio per se stesso.

« Noi crediamo fermamente che Dio è Signore del mondo e della storia. Ma le vie della sua provvidenza spesso ci rimangono sconosciute. Solo alla fine, quando avrà termine la nostra conoscenza imperfetta e vedremo Dio "a faccia a faccia" (1Cor 13,12), conosceremo pienamente le vie lungo le quali, anche attraverso i drammi del male e del peccato, Dio avrà condotto la sua creazione fino al riposo di quel Sabato[10] definitivo, in vista del quale ha creato il cielo e la terra»

La Chiesa e lo scandalo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Peccato e Casta meretrix.

La Chiesa, corpo di Cristo, comunità dei suoi discepoli, convocata da lui e fatta strumento della sua presenza sociale e mistica, è chiamata a rendere testimonianza al suo Sposo, a manifestare il suo nome agli uomini e a immergerli nella comunione di vita e di amore della Trinità (cfr. Mt 28,19-20). Tale testimonianza è però soggetta a suscitare un duplice scandalo[11]:

  • quello dovuto alle cattive disposizioni degli uomini, che rifiutano il suo messaggio come rifiutarono quello di Cristo;
  • quello dovuto alla frequente condotta peccaminosa dei suoi membri.

Si può dire perciò che sono doppiamente beati quanti non si scandalizzano della condotta della Chiesa nel corso della storia; essa, peraltro, così come lascia intravedere segni di peccato, è ricca anche di figure di nobile condotta e di sublime santità di vita; e se la Chiesa è deturpata dalla miserevole e scandalosa colpevolezza di molti suoi membri, che fanno bestemmiare il nome cristiano (cfr. Gc 2,7), arrivando perfino a servirsi della Chiesa di Dio per i propri fini, invece di farsi servitori di essa, la stessa Chiesa mostra al mondo la bellezza dei suoi martiri e dei suoi santi: i primi confessano la grandezza del progetto di Dio con il sacrificio della loro vita, a imitazione del Maestro, i secondi testimoniano con la vita vissuta nell'amore di Dio e dei fratelli a somiglianza di Gesù.

Alla coesistenza di santità e di scelleratezza si riferisce la parabola della zizzania (Mt 13,24-30): buon grano e zizzania, nell'insegnamento di Gesù, cresceranno insieme nel campo di Dio. Nel corso della storia il Risorto continua ad essere pietra d'inciampo per chi dall'interno oscura con i propri peccati il fulgore della sua gloria e per chi dall'esterno non vuol capirne ed accettarne la presenza nella vita degli uomini.

Particolare contrasto presenta contro la testimonianza della Chiesa il vizio dell'ipocrisia: essa vela la cattiveria del cuore umano con i paludamenti dell'onestà apparente, e maschera con un'esteriore ricerca di Dio nella verità i propositi di peccato e di male.

La valutazione morale del peccato di scandalo

I criteri fondamentali desunti della Parola di Dio

Di fronte al peccato dello scandalo la parola di Gesù è sobria ma chiarissima (Mt 18,6). Cristo vuole una reazione energica, ipotizzando che ci si strappino le membra del corpo quando queste divenissero impedimento per la salvezza (Mt 18,8-9). E, anche ammessa l'inevitabilità degli scandali, Gesù esprime una netta condanna contro chi li provoca (Mt 18,7).

L'Apostolo Paolo ha poi indicato alla teologia morale di tutti i tempi criteri che possono guidare il comportamento dei fratelli "forti" il cui comportamento poteva scandalizzare altri fratelli "deboli" (1Cor 8,13; cfr. Rm 14,1-23).

Il motivo fondamentale per cui bisogna evitare lo scandalo è quello della carità: l'uomo è chiamato ad amare il prossimo come se stesso, evitando perciò quello che lo può danneggiare, e procurando il suo bene[12].

La presentazione nel Catechismo della Chiesa Cattolica

Il Catechismo della Chiesa Cattolica tratta dello scandalo all'interno del quinto comandamento, nella sezione dedicata al rispetto della dignità delle persone; lo scandalo ha a che fare precisamente con il rispetto dell'anima altrui (nn. 2284-2287).

« Lo scandalo è l'atteggiamento o il comportamento che induce altri a compiere il male. Chi scandalizza si fa tentatore del suo prossimo. Attenta alla virtù e alla rettitudine; può trascinare il proprio fratello alla morte spirituale. Lo scandalo costituisce una colpa grave se chi lo provoca con azione o omissione induce deliberatamente altri in una grave mancanza. »
(n. 2284)

La gravità dello scandalo si fa particolare "a motivo dell'autorità di coloro che lo causano o della debolezza di coloro che lo subiscono". "Lo scandalo è grave quando a provocarlo sono coloro che, per natura o per funzione, sono tenuti ad insegnare e ad educare gli altri" (n. 2285).

Sul versante sociale parla di scandali provocati "dalla legge o dalle istituzioni, dalla moda o dall'opinione pubblica". E spiega:

« [..] si rendono colpevoli di scandalo coloro che promuovono leggi o strutture sociali che portano alla degradazione dei costumi e alla corruzione della vita religiosa, o a "condizioni sociali che, volutamente o no, rendono ardua o praticamente impossibile una condotta di vita cristiana, conformata ai precetti del Sommo Legislatore"[13]. La stessa cosa vale per i capi di imprese i quali danno regolamenti che inducono alla frode, per i maestri che "esasperano"[14] i loro allievi o per coloro che, manipolando l'opinione pubblica, la sviano dai valori morali»
(n. 2286)

Trattando poi dell'ottavo comandamento, in merito alla comunicazione della verità, insegna che "il dovere di evitare lo scandalo spesso esige una discrezione rigorosa" (n. 2489).

Parlando poi di giustizia sociale, rileva che le disuguaglianze inique che colpiscono milioni di uomini e di donne [..] sono in aperto contrasto con il Vangelo: [..] suscitano scandalo e sono contrarie alla giustizia sociale, all'equità, alla dignità della persona umana, nonché alla pace sociale ed internazionale" (n. 1938).

Nell'ambito del sesto comandamento, insegna che "la fornicazione [..] è un grave scandalo quando vi sia corruzione dei giovani" (n. 2353). Anche la prostituzione si connota di scandalo quando colpisce bambini o adolescenti (n. 2355). Infine tocca l'argomento della pedofilia, che descrive come "gli abusi sessuali commessi da adulti su fanciulli o adolescenti affidati alla loro custodia". Il giudizio è netto:

« In tal caso la colpa è, al tempo stesso, uno scandaloso attentato all'integrità fisica e morale dei ragazzi, i quali ne resteranno segnati per tutta la loro vita, ed è altresì una violazione della responsabilità educativa. »
(n. 2389)

Chiarificazione del concetto morale

Vi è scandalo in ciò che spinge al peccato, non nel peccato a cui si spinge[4]. Perché vi sia scandalo occorre e basta un atto o fatto esterno, cattivo in effetto o in apparenza, capace, in concreto, di esercitare un influsso moralmente deleterio sugli altri. Solo in tali condizioni potrà esserci scandalo.

La spinta al male, inclusa nel concetto di scandalo, può derivare[12]:

  • dalla natura stessa dell'atto che si pone e del fenomeno esteriore che ne consegue[15];
  • dalla condizione del soggetto su cui l'atto esercita la sua influenza[16].

Nel primo caso lo scandalo avrà valore universale; nel secondo caso invece avrà tale connotazione solo per alcune persone.

Guardando le cose dalla parte di colui che dà scandalo, a seconda dell'atteggiamento della volontà di colui che suscita lo scandalo si distingue[17]:

  • lo scandalo diretto (scandalum directum), che si ha quando il suo autore mira intenzionalmente ad agire in maniera scandalosa e, in fondo, a provocare la caduta del prossimo; quando l'intenzione esplicita è quella della caduta dello scandalizzato si parla di scandalo diabolico; in caso contrario si parla di scandalo intenzionale (simpliciter directum), il che si verifica quando l'autore dello scandalo vuole questo come mezzo per raggiungere un altro scopo[18];
  • lo scandalo indiretto (scandalum indirectum), che si ha quando colui che agisce vuole soltanto qualcosa di buono, ma si rende conto che la sua azione susciterà scandalo, ed egli non lo vuole, così come non vuole l'eventuale peccato dello scandalizzato;
  • c'è ancora un terzo caso: chi agisce suscita scandalo, ma non ne ha minimamente coscienza; tale scandalo è estraneo al campo della moralità; tuttavia altre persone possono essere tenute a richiamare la sua attenzione sulle conseguenza dell'azione che sta compiendo, soprattutto quando ne derivassero danni gravi a terzi.

Guardando invece dalla parte dello scandalizzato[19]:

  • c'è lo scandalo reale, dato e ricevuto (datum et acceptum), quando qualcuno ha dato effettivamente e realmente scandalo e qualcuno ne è rimasto di fatto scandalizzato;
  • si parla invece di scandalo solo ricevuto (mere acceptum) quando non esiste un motivo oggettivo per scandalizzarsi, ma lo scandalo nasce unicamente a causa dell'atteggiamento interiore di chi si scandalizza; si tratterà allora di:
    • scandalo dei piccoli (scandalum pusillorum), quando chi si scandalizza è un individuo ignorante, dalle idee ristrette, ingenuo, infantile;
    • scandalo farisaico (scandalum pharisaicum), quando invece si tratta di un individuo maligno, sospettoso, pieno di pregiudizi.

Giudizio morale

Il giudizio morale va articolato secondo i vari tipi di scandalo[20]:

  • Lo scandalo provocato da un'azione realmente peccaminosa va condannato già a motivo della malizia insita nel comportamento che genera lo scandalo. Alla stessa maniera risulta peccaminoso anche ogni scandalo diretto, cioè lo scandalo perseguito e voluto intenzionalmente. Esso offende l'amore del prossimo e la responsabilità per la sua salvezza.
  • Di per sé bisogna evitare anche lo scandalo provocato da un'azione non effettivamente cattiva, ma solo apparentemente tale, cosa che si verifica quando l'elemento decisivo non è costituito dall'azione in se stessa, ma da determinate circostanze in cui essa viene posta[21]. Di per sé bisogna evitare anche di provocare lo scandalo dei piccoli e lo scandalo farisaico, perché anche in questi casi si può mettere in pericolo o ostacolare la salvezza dello scandalizzato (cfr. 1Cor 8,13).
  • In determinate circostanze, quando c'è un motivo sufficiente per farlo, si può permettere lo scandalo dei piccoli e lo scandalo farisaico, e anche lo stesso scandalo indiretto; qualche volta può essere necessario correre il rischio di dare uno scandalo del genere allo scopo di non omettere azioni buone e necessarie (cfr. Gal 2,11)[22]. si suppone che colui che prevede lo scandalo non ponga alcuna azione in sé moralmente cattiva, e che riguardo allo scandalo si limiti a permetterlo e non lo persegua intenzionalmente. Di fatto nel caso dello scandalo dei piccoli e di quello farisaico egli ne è occasione solo in maniera molto remota, perché sono appunto i piccoli e i farisei a montare lo scandalo. Nel caso dello scandalo indiretto, in vece, il soggetto offre sì un'occasione effettiva, però lo scandalo risulta dalla sua azione solo come fenomeno secondario e collaterale, e si applicano quindi i criteri del volontario indiretto.

Riguardo allo scandalo indiretto, è importante precisare quali azioni buone possono essere tralasciate nel caso che possano provocare scandalo e quali invece non possono essere tralasciate[23]:

  • le norme essenziali della legge morale naturale: vanno osservate, anche se qualcuno dovesse per questo scandalizzarsi; ciò vale tanto per le norme positive (obblighi) che per quelle negative (proibizioni)[24];
  • le norme della legge divina e umana positiva, che non sono di importanza fondamentale: in certe circostanze è moralmente lecito non osservarle, quando ciò fosse necessario per evitare uno scandalo notevole; in questo caso la legge morale naturale, che comanda di non danneggiare per quanto possibile il prossimo prevale sull'osservanza di una legge positiva[25].

Gravità

La gravità dello scandalo varia secondo la natura dello stimolo incluso nello scandalo, secondo la persona che lo esercita e secondo la persona su cui cade; sarà cioè tanto più grave quanto maggiore è la spinta al peccato per la natura stessa dell'atto posto, o per la qualità della persona che lo pone, o per la persona che viene scandalizzata[26].

Nello scandalo diretto alla colpa contro la carità si aggiunge una colpa rispetto alla virtù contro la quale, mediante lo scandalo, si spinge a peccare.

L'obbligo della riparazione

Chi ha recato danno spirituale o materiale al prossimo con lo scandalo è tenuto a riparare. È obbligato a tale riparazione colui che ha dato volontariamente scandalo o che ha permesso lo scandalo come effetto collaterale senza un motivo sufficiente[27].

Non si può invece parlare di un dovere di riparazione nel caso dello scandalo dei piccoli o di quello farisaico, perché in questi casi l'occasione vera e propria di scandalo non proviene dal di fuori, ma è originata dall'atteggiamento interiore dello scandalizzato.

La riparazione consisterà soprattutto nel far sapere allo scandalizzato d'aver agito in maniera sbagliata e di avergli arrecato danno, e che per questo gli porge le sue scuse. È necessario anche che chi ha dato scandalo cerchi di riedificare lo scandalizzato con l'esempio di una vera conversione, nonché con la preghiera e il buon esempio.

Note
  1. Cfr. Antonio Di Marino (1990) 1152.
  2. * Anselm Günthör (1987) 365.
  3. Cfr. San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 43, a. 1: "Dictum vel factum minus rectum praebens alteri occasionem ruinae spiritualis", "un discorso o un atto sconveniente, che costituisce per il prossimo occasione di perdere la salvezza".
  4. 4,0 4,1 Giovanni Battista Guzzetti (1953) 11.
  5. Il latino usa l'espressione proverbiale ab assuetis non fit passio, "Le cose a cui ci si assuefa non suscitano alcuna reazione".
  6. Charles Augrain (1971) 1163.
  7. 7,0 7,1 Joachim Guhrt (1976) 1684, 1686.
  8. 8,0 8,1 8,2 Antonio Di Marino (1990) 1153.
  9. Charles Augrain (1971) 1164.
  10. Cfr. Gen 2,2.
  11. Antonio Di Marino (1990) 1155.
  12. 12,0 12,1 Giovanni Battista Guzzetti (1953) 12.
  13. Pio XII, Messaggio radiofonico (1º giugno 1941): AAS 33 (1941) 197.
  14. Cfr. Ef 6,4; Col 3,21.
  15. Ad esempio: una persona rispettabile che si ubriaca in pubblico).
  16. Ad esempio: una persona che vede per la prima volta un sacerdote intento a fumare essendo convinta che ciò non potesse succedere.
  17. Anselm Günthör (1987) 368.
  18. Un esempio potrebbe essere quello di chi mette in luce le mancanze di un concorrente, mancanze che susciterebbero certamente scandalo e che avrebbero dovute essere taciute, ma lo fa con il fine di eliminare la sua concorrenza screditandola davanti alla pubblica opinione.
  19. Anselm Günthör (1987) 369.
  20. Anselm Günthör (1987) 370.
  21. Per esempio, quando un cristiano si fa vedere con frequenza in compagnia di un ateo, se gli altri possono pensare che rischierà di diventare ateo pure lui.
  22. Un esempio attuale potrebbe essere la necessità di denunciare comportamenti gravemente peccaminosi da parte di persone costituite in autorità, pur sapendo che molti ne rimarranno scandalizzati, se tale azione si dovesse rendere necessaria per evitare mali molto peggiori.
  23. Anselm Günthör (1987) 372.
  24. Ad esempio: si è tenuti a denunciare chi minacciasse gravemente il bene comune, anche se qualcuno dovesse scandalizzarsi di questo; un medico non può mai effettuare un aborto, anche se qualcuno dovesse scandalizzarsene giudicandolo crudele o irresponsabile.
  25. Ad esempio: un cristiano può non essere tenuto in certe circostanze a confessare la propria fede, qualora tale confessione dovesse riuscire di scandalo a qualcuno; non per questo però egli potrebbe negare la propria fede.
  26. Così Giovanni Battista Guzzetti (1953) 12. Invece Jean-Marie Aubert (1989) afferma più semplicemente: "La gravità dello scandalo è proporzionata alla colpa a cui si incita".
  27. Anselm Günthör (1987) 374.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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