Pascendi Dominici Gregis

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Pascendi dominicis gregis
Lettera enciclica di Pio X
XI di XVI di questo papa
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Data 8 settembre 1907
(V di pontificato)
Traduzione del titolo Pascolare il gregge del Signore
Argomenti trattati Modernismo
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(IT) Testo integrale sul sito della Santa Sede.

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Pascendi Dominici gregis ("Pascolare il gregge del Signore") è un'enciclica di Papa san Pio X pubblicata l'8 settembre del 1907, rivolta contro gli "errori del modernismo", che definisce con la forte espressione di "sintesi di tutte le eresie".

Reinterpretata in termini contemporanei e in estrema sintesi, mentre "la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità" (Fides et ratio, 1998, incipit) l'enciclica accusa il modernismo di svalutare la fede e la rivelazione, che sarebbero solo espressioni di un sentimento interiore, e anche la ragione non sarebbe una ferma guida alla verità, ma una semplice riformulazione dottrinale del sentimento religioso.

Attribuendo un forte ruolo a fede e ragione nella ricerca della verità, l'enciclica non è in disaccordo col magistero precedente e seguente. Altri aspetti del modernismo condannati dall'enciclica, come in particolare lo studio critico dei testi biblici e la mutevolezza del modo di vivere la religione, sono stati in parte rivalutati e accolti dal magistero ecclesiale successivo al CVII. In effetti l'enciclica descrive il modernismo come un insieme compatto e organico di teorie e pensatori, mentre "è discutibile" che "il modernismo abbia avuto effettivamente quel carattere di unità e sistematicità attribuitogli dall'enciclica", e "non è sempre facile scoprire fino a che punto l'enciclica descriva il pensiero effettivo degli autori più rappresentativi del movimento" (Martina, pp. 96-97).

Contesto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Modernismo.

Negli ultimi anni dell'800 e di inizio '900 si andarono diffondendo tra vari studiosi cattolici diverse tendenze, poi indicate col complessivo titolo di "modernismo". In campo teologico, morale, sociale venivano ridimensionati elementi come la soprannaturalità del cattolicesimo a favore di una maggiore attenzione al dato soggettivo e personale, in un'ottica che era giudicata dagli avversari come filo-protestante. Veniva contestato il metodo principalmente deduttivo proprio della neoscolastica, rivalutando il metodo induttivo proprio del metodo scientifico.

In campo biblico ed esegetico, le istanze moderniste puntavano su un'interpretazione storico-critica della scrittura, la quale non doveva essere intesa letteralmente ma contestualizzata e interpretata. Anche in questo caso l'accusa era di essere vicini all'interpretazione diretta della Bibbia, senza interpretazione di un magistero, propria del protestantesimo.

Come esponenti del movimento sono indicati Antonio Fogazzaro, Ernesto Buonaiuti, George Tyrrell, Friedrich von Hügel, Romolo Murri, e il più noto Alfred Loisy.

Dai papi e da vari uffici romani vennero promulgati più documenti intesi a contrastare le derive moderniste, dei quali la Pascendi Dominici Gregis rappresenta l'esempio più autorevole, noto e articolato:

  • 17 aprile 1907: lettera di Pio X ai nuovi cardinali
  • 29 aprile 1907: lettera della Congregazione dell'Indice all'arcivescovo di Milano Andrea Carlo Ferrari, circa la rivista giudicata filomodernista Il Rinnovamento.
  • 6 maggio 1907: lettera di Pio X all'Istituto cattolico di Parigi
  • 3 luglio 1907: decreto del Sant'Uffizio Lamentabili Sane Exitu
  • 28 agosto 1907: ingiunzione del Sant'Uffizio Recentissimo
  • 8 settembre 1907: enciclica Pascendi Dominici gregis
  • 2, 10 ottobre, 5 novembre 1907: lettere del Cardinale segretario di stato a incaricati delle università ecclesiali e secolari
  • 29 ottobre 1907: condanna del Vicario di Roma del pamphlet "Il programma dei modernisti"
  • 18 novembre 1907: motu proprio Praestantia Scripturae, conferma delle decisioni dei precedenti Lamentabili Sane Exitu e Pascendi Dominici gregis
  • 16 dicembre 1907: discorso al concistoro
  • 13 febbraio 1908: decreto del Sant'Uffizio di condanna dei periodici "La Justice sociale" e "La Vie Catholique"
  • 26 maggio 1910: enciclica Editae Saepe
  • 1° settembre 1910: motu proprio Sacrorum Antistitum, che imponeva un giuramento antimodernista a tutti i candidati al lavoro pastorale e di insegnamento

Redazione

Come per tutte le encicliche, promulgate a firma papale, non è chiaro se e in quale misura il papa Pio X si sia avvalso della collaborazione di altri. In questo caso è possibile che larga parte del testo derivi dalla stesura di padre Giuseppe Lemius (Oblati di Maria Immacolata), con la collaborazione del padre gesuita Louis Billot.[1]

Contenuto e sintesi

L'enciclica presenta toni fortemente accesi e polemici. Dopo una prima parte di esposizione delle dottrine attribuite al modernismo, la seconda parte descrive i rimedi per contrastare il fenomeno.[2]

1. Introduzione.

Compito dei papi è guidare il gregge del Signore, e questo comporta custodire "il deposito della fede trasmessa ai santi, ripudiando le profane novità di parole e le opposizioni di una scienza di falso nome", contrastando "i nemici della croce di Cristo".

2-3. Gravità della situazione.

Questi nemici, negli ultimi tempi, "si celano nel seno stesso della Chiesa", si ritengono "riformatori della Chiesa medesima" e considerano Cristo "un puro e semplice uomo". I modernisti sono "fra i nemici della Chiesa i più dannosi", dato che operano dentro di essa, e danneggiano l'albero della Chiesa non nei rami o nei germogli "ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde". Anche se i vari pensatori presentano opinioni distinte e in vari ambiti ("sparse e disgiunte l'una dall'altra"), si tratta di un "artificio astutissimo dei modernisti", "allo scopo di passare essi per dubbiosi e come incerti, mentre di fatto sono fermi e determinati".

4. Struttura dell'enciclica

ANALISI DELL'INSEGNAMENTO MODERNISTA

5. Il modernista è poliedrico e si presenta come: filosofo, credente, teologo, storico, critico, apologista, riformatore.

6. L'agnosticismo è il suo fondamento filosofico

Come filosofo, il modernista è agnostico: la ragione umana si limita ai fenomeni e non può conoscere la realtà in sé (cf. Kant), inclusa l'esistenza di Dio e le sue caratteristiche. Questo è in contrasto con la dottrina cattolica (cita il CVI, DS 3026).

7-8. Immanenza vitale

Una volta eliminata la possibilità di una teologia naturale (cioè la possibilità di giungere a Dio con l'uso della ragione), "la spiegazione di essa (la religione) dovrà ritrovarsi appunto nella vita dell'uomo" (immanenza vitale). La fede viene intesa dai modernisti come un sentimento che ha origine "nella subcoscienza, ove la sua radice rimane occulta ed incomprensibile". Dunque per loro la rivelazione è "l'apparire, benché in confuso, che Dio fa agli animi in quello stesso sentimento religioso".

9-10. Conseguenza della deformazione della storia religiosa

Dato che il religioso e il divino sono solo esperienze soggettive, "dalla storia di essa deve cancellarsi tutto quanto sa di divino". Per esempio nel caso della persona di Gesù, "fa d'uopo spogliarla di tutto ciò che la innalza sopra le condizioni storiche". Inoltre, dato che il sentimento religioso è all'origine di tutte le religioni, queste "altro non sono che semplici esplicazioni dell'anzidetto sentimento", e la religione cattolica è "in tutto pari alle altre".

11-12. Origine dei dogmi

Per i modernisti il ruolo dell'intelletto nell'atto di fede, che è principalmente un sentimento confuso e generico, subentra in un secondo momento: "L'intelletto adunque, sopravvenendo al sentimento, su di esso si ripiega e vi fa intorno un lavorio somigliante a quello di un pittore che illumina e ravviva il disegno di un quadro svanito per la vecchiaia".

13. Loro evoluzione

Le verità di fede dei dogmi dunque vengono scemate di importanza: "Non è lecito pertanto in niun modo sostenere che esse esprimano una verità assoluta: essendoché, come simboli, sono semplici immagini di verità, e perciò da doversi adattare al sentimento religioso in ordine all'uomo". Il fondamento sentimentale dei dogmi li rende mutevoli, come mutevoli sono i sentimenti.

14. Il modernista come credente: esperienza individuale e certezza religiosa

Riconducendo l'esperienza religiosa a sentimento, i modernisti si allontanano dal razionalismo e "cadono nell'opinione dei protestanti e dei pseudomistici". E se la fede è solo un generico sentimento del divino insito nella coscienza, ne consegue che per i modernisti tutte le religioni sono vere, come concedono "altri velatamente altri apertissimamente".

15. Esperienza religiosa e tradizione

Ricondurre l'esperienza religiosa a sentimenti personali priva di valore la tradizione, che è il riproporre il ricordo di fatti accaduti, e la predicazione.

16. Fede e scienza

I modernisti distinguono nettamente fede e scienza: "l'oggetto dell'una è affatto estraneo all'oggetto dell'altra e da questo separato". "La scienza è tutta nella realtà dei fenomeni, ove non entra affatto la fede: questa al contrario si occupa della realtà divina che alla scienza è del tutto sconosciuta". Per esempio nel caso di Cristo, se "abbia fatto veri miracoli e vere profezie, se veramente sia risorto ed asceso al Cielo; la scienza agnostica lo negherà, la fede lo affermerà; né perciò vi sarà lotta fra le due".

17. Fede oggetto della scienza

In realtà, contro quanto dicono i modernisti, la fede non è del tutto indipendente dalla scienza. Quando questa studia i fatti religiosi, che ricadono nel campo dei fenomeni, studia anche la scienza. Il credente non può uscire dal mondo e "non potrà mai sottrarsi, lo voglia o no, alle leggi, all'osservazione, ai giudizi della scienza e della storia".

18. Metodi dei modernisti

La scissione tra fede e scienza si ripercuote nella condotta dei modernisti: "scrivendo storia, non fanno pur menzione della divinità di Cristo; predicando invece nelle chiese, l'affermano con risolutezza".

19-20. Il modernista come teologo: suoi principi, immanenza e simbolismo

La teologia del modernista si basa sui principi dell'immanenza e del simbolismo. Sulla base di questi principi, per i modernisti i sacramenti "non si devon credere come istituiti da Cristo stesso", poiché Cristo è solo uomo, e l'esperienza religiosa è solo immanente e non ammette "esterne applicazioni".

21. Dogma e sacramenti

Ancora sulla relatività e provvisorietà sia dei dogmi che dei sacramenti, che devono essere ancorati più al sentimento che alla ragione e ai fatti storici.

22. Le sante scritture

Per i modernisti i libri della bibbia sono manifestazioni di sentimenti ed esperienze degli autori. Viene negato valore all'ispirazione divina: "non si distingue, se non forse per una certa maggiore veemenza, dal bisogno che sente il credente di manifestare a voce e per scritto la propria fede".

23. La Chiesa

La Chiesa per i modernisti è "un parto della coscienza collettiva, ossia collettività di coscienze individuali". Non ha un'autorità propria che le deriva da un mandato divino.

24. Relazione tra stato e Chiesa

Per i modernisti "lo Stato e la Chiesa sono l'uno all'altra estranei pel fine a cui tendono, temporale per lo Stato, spirituale pella Chiesa". Come per la distinzione tra fede e scienza, una persona come cattolica può avere certe opinioni, e come cittadino può agire diversamente.

25. Il magistero della Chiesa

Per i modernisti, "nelle cose temporali la Chiesa ha da soggettarsi allo Stato", "e che sarà dopo ciò dell'autorità ecclesiastica?".

26-28. L'evoluzione della dottrina

Dato che per i modernisti la religione e la fede sono espressione di un sentimento interiore, "è lor principio generale che in una religione vivente tutto debba essere mutevole e mutarsi di fatto". Per i modernisti "nulla vi deve essere di stabile, nulla di immutabile nella Chiesa".

29-33. Il modernista come storico e critico

Poiché per il modernista la storia si occupa solo dei fenomeni, bisogna rimuovere il divino dalla sua trattazione. Per esempio quanto a Gesù, si risale a "un doppio Cristo: l'uno reale, l'altro che veramente non mai esisté ma appartiene alla fede".

34. Come è considerata la Bibbia

Per i modernisti, la formazione dei testi biblici è avvenuta gradualmente: i testi "son venuti man mano crescendo per aggiunte o interpolazioni, sia a maniera di interpretazioni o teologiche o allegoriche, sia a modo di transizioni che unissero fra sé le parti". E le prove di questa evoluzione sarebbero rilevabili tramite il metodo storico critico.

35-36. Il modernista come apologeta

Nella trattazione della dottrina e della storia della Chiesa, l'apologeta modernista agisce con la "storia reale composta a seconda dei moderni precetti e con metodo moderno", lasciando in secondo piano gli elementi soprannaturali.

37. Argomenti soggettivi

Oltre a una trattazione storica e oggettiva, l'apologeta modernista fa sostegno sul bisogno soggettivo e immanente di religione proprio di ogni uomo.

38. Il modernista come riformatore

Il modernista chiede la riforma in particolare degli studi dei seminari, in particolare abbandonando la filosofia scolastica a favore delle filosofie moderne e positive. Inoltre "chiedono che il clero ritorni all'antica umiltà e povertà", e alcuni modernisti chiedono l'abbandono del celibato sacerdotale.

39. Il modernista e tutte le sue eresie

Il pensiero modernista non è costituito da "vaghe dottrine non unite da alcun nesso, ma di un unico corpo e ben compatto", "sintesi di tutte le eresie". La concezione della religione come puro sentimento umano è una conseguenza del sola fide protestante: "L'errore dei protestanti diede il primo passo in questo sentiero; il secondo è del modernismo: a breve distanza dovrà seguire l'ateismo".

CAUSA DEL MODERNISMO

40-41.

Cause remote del modernismo sono la curiosità e la superbia, alle quali si aggiunge l'ignoranza, in particolare della filosofia scolastica.

42-43. Metodi di propaganda

I modernisti avversano in particolare "il metodo scolastico di ragionare, l'autorità dei Padri con la tradizione, il magistero ecclesiastico". Le loro sedi operative sono soprattutto i seminari e le università.

44. Rimedi

45-47. I. Studio della filosofia scolastica
48-49. II. Applicazione pratica
50-51. III. Vigilanza dei vescovi sulle pubblicazioni
52-53. IV. Censura
54. V. Congressi
55. VI. Comitati diocesani di controllo
56-58. VII. Rapporti triennali
Note
  1. Cf. Martina, p. 96, che cita Jean Rivière, "Qui redigea l'Encyclique Pascendi?", in Bulletin de Litterature Ecclesiastique, 1946, pp.146-161.
  2. La numerazione e i titoli dei paragrafi qui riportati sono presenti nella versione inglese, mentre il testo latino è privo di entrambe, e quello italiano è privo della numerazione e con meno titoli.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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