San Cesario di Arles

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San Cesario di Arles (Caesarius Arelatensis)
Vescovo
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Santo

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Reliquiario del XII secolo
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte circa 73 anni
Nascita Chalon-sur-Saône
470 ca.
Morte Arles
27 agosto 543
Sepoltura
Appartenenza
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Ordinazione sacerdotale PARAMETRO OBSOLETO! Modifica questa pagina e correggilo in base a queste istruzioni.
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Ordinazione presbiterale Arles, 499
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Consacrazione vescovile Arles, 502
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Elevazione ad Arcivescovo
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Proclamazioni
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Eventi
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Ricorrenza 27 agosto
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
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Collegamenti esterni
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 27 agosto, n. 7:
« Ad Arles in Provenza, san Cesario, vescovo: dopo aver condotto vita monastica nell'isola di Lérins, fu elevato all'episcopato contro la sua volontà; scrisse e raccolse in un corpo unico sermoni per le festività destinati alla lettura dei sacerdoti, perché fossero loro d'aiuto nella catechesi al popolo; compose inoltre regole sia per gli uomini che per le vergini allo scopo di disciplinarne la vita monastica. »

San Cesario di Arles (Caesarius Arelatensis) (Chalon-sur-Saône, 470 ca.; † Arles, 27 agosto 543) è stato un vescovo e monaco burgundo. Figura tipica di vescovo che esercita il ministero in un consapevole e costante rapporto con i suoi fedeli, per trasmettere la fede e influenzarne la mentalità e il costume, in un contesto ancora ampiamente pagano, con testimonianze di operosa e concreta carità.

Nacque tra il 469 e il 471 a Chalon-sur-Saône, nella provincia della Gallia Lugdunensis I allora territorio dei Burgundi. Prima dei vent'anni entrò nel clero di Chalon, ma dopo 2 anni si trasferì come monaco nel monastero di Lérins. Fu accolto a Arles da Sant'Eonio, arcivescovo della città e suo parente. Qui poté progredire negli studi sotto la guida di Giuliano Pomperio. In questa città ricevette, nel 499, da Eonio l'ordinazione sacerdotale e l'incarico di dirigere una comunità monastica. Probabilmente fu lo stesso vescovo a designarlo come suo successore.

Divenuto vescovo nel 503 ottenne dal re visigoto Alarico II[1] il permesso di convocare il concilio d'Agde[2]. Con i goti, di fede ariana, ebbe anche molte difficoltà e conflitti. Per due volte fu accusato di tradimento e costretto a all'esilio nel 505, a Bordeaux e nel 513 a Ravenna. Qui acquistò la fiducia del nuovo re, l'ostrogoto Teodorico. La fiducia del monarca gli permise di stabilire con l'autorità civile ariana rapporti ispirati a realismo ed equità. Dopo l'esilio ravennate e prima di rientrare in diocesi, Cesario si recò a Roma da Papa Simmaco per ottenere la riconferma, per la sua diocesi, della dignità di sede metropolita per tutta la Gallia, contro le pretese di sant'Avito vescovo di Vienne. Anche da questo nacque il suo impegno nell'organizzare e nel presiedere vari concili e sinodi. Tenne i concili di Arles (524),[3] di Carpentras (527),[4] di Orange (529),[5] importante per la riflessione sulle dottrine agostiniane sulla grazia, i canoni di quel concilio furono approvati da Papa Bonifacio II nel 531. Tenne poi altri concili a Vaison (529)[6] e a Marsiglia (533)[7]. Sotto i Franchi ebbe parecchie delusioni pur senza perdere influenza.

Morì il 27 agosto 543. Fu sepolto nel monastero Saint-Jean, poi dedicato a lui, nella cappella funeraria dedicata alla Santa Vergine a Alyscamps. Il suo sarcofago di marmo, oggi è nella chiesa di Saint-Blaise. Il monastero e la sepoltura furono distrutte durante le incursioni saracene e restaurate nell'883. In quel periodo o poco dopo le reliquie furono raccolte in un sarcofago per bambini del IV secolo e depositate sotto l'altare della chiesa abbaziale di Saint-Blaise[8].

Scritti e omelie

Il testamento di Cesario, la cui autenticità è ormai riconosciuta; due regole monastiche, per i monaci e per le monache, quest'ultima redatta per la comunità monastica diretta dalla sorella santa Cesaria, in essa si utilizzano testi più antichi, tra cui l'epistola 211 di sant'Agostino; alcune lettere e trattatelli teologici sulla Trinità e contro i semi-pelagiani; alcuni testi canonici, tra cui probabilmente gli Statuta ecclesiae antiqua; infine è forse opera sua il cosiddetto simbolo atanasiano Quicumque. L'opera critica di Jean Morin è riuscita a ricostituire in gran parte la collezione dei numerosissimi sermoni del vescovo di Arles, il quale rimaneggiò sermoni altrui e compose parecchie raccolte che ebbero larga diffusione.

Note
  1. Fu re dei Visigoti, di fede ariana, dal 484 al 507 quando fu ucciso nella battaglia di Vouillé dal re franco Clodoveo. Da quel momento i Visigoti persero il dominio sulla parte orientale della Francia meridionale fino ad Arles. La diocesi di Arles passò sotto il controllo del re ostrogoto Teodorico, per poi passare sotto dominio franco nel 536.
  2. Mansi 8,325.329, online.
  3. Conciliorum Galliae tam editorum quam ineditorum collectio p. 917 e seg. online
  4. Conciliorum Galliae tam editorum quam ineditorum collectio p. 925 e seg. online
  5. Conciliorum Galliae tam editorum quam ineditorum collectio p. 935 e seg. online
  6. Conciliorum Galliae tam editorum quam ineditorum collectio p. 953 e seg. online
  7. (LA) Concilia aevi merovingici vol. 1 online
  8. (FR) Patrimoine de la ville d'Arles online
Fonti
Bibliografia
  • Cesario di Arles, in Il Grande libro dei Santi, s.v., 1998, vol. I, p. 414-418
  • Alberto Pincherle, Enciclopedia Italiana (1931) online

Suggerimenti



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