Sant'Elisabetta della Trinità

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Sant'Elisabetta della Trinità, O.C.D.
Religiosa
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al secolo Maria Giuseppina Elisabeth Catez
Santa
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Titolo
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Età alla morte 26 anni
Nascita Avor
18 luglio 1880
Morte Digione
9 novembre 1906
Sepoltura
Appartenenza
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Professione religiosa 2 agosto 1901
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° vescovo di Roma
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Fine del
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerata da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 25 novembre 1984, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione 16 ottobre 2016, da Francesco
Ricorrenza 9 novembre
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrona di malati e degli orfani
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 9 novembre, n. 12:
« A Digione in Francia, beata Elisabetta della Santissima Trinità Catez, vergine dell'Ordine delle Carmelitane Scalze, che sin dalla fanciullezza cercò e contemplò nel profondo del cuore il mistero della Trinità e, ancora giovane, tra molte tribolazioni, giunse, come aveva desiderato, all'amore, alla luce, alla vita. »

Sant'Elisabetta della Trinità, al secolo Maria Giuseppina Elisabeth Catez (Avor, 18 luglio 1880; † Digione, 9 novembre 1906) è stata una religiosa francese.

Biografia

Primi anni

Nacque nel campo militare di Avor (presso Bourges in Francia) il 18 luglio 1880, dal capitano Francesco Giuseppe Catez e da Maria Emilia Rolland. Fu battezzata il 22 luglio con i nomi di Maria Giuseppina Elisabetta. Trascorse un'infanzia serena a Digione, dove nel 1882 era stato trasferito suo padre, il quale morì nel 1887 quando lei aveva sette anni.

La piccola "Sabeth", come era chiamata, aveva un temperamento fin troppo vivace. Dopo aver ricevuto la prima comunione nel 1891 si fece più moderata e aperta al rapporto con Dio (soprattutto con la Trinità) e con il mondo. Cominciò a prestare servizio nel coro parrocchiale e a fare gesti di carità concreta, quale l'assistenza ai malati e insegnare il catechismo ai bambini che lavoravano in fabbrica.

Carmelo

Presto Elisabetta, nonostante la forte opposizione materna e rifiutando numerose proposte di matrimonio, seguì la vocazione che la invitava a entrare fra le Carmelitane scalze, nel monastero che si trovava a duecento metri dalla sua abitazione a Digione.

Il 2 agosto del 1901 entrò in convento. L'8 dicembre dello stesso anno, alla presenza del suo confessore padre Vallée e del vescovo di Digione Albert-Léon-Marie Le Nordez vestì l'abito religioso prendendo il nome di Elisabetta della Trinità. L'11 gennaio del 1903, terminato il noviziato, pronunciò i voti religiosi. Uno solo era il suo proposito: vivere con assoluta fedeltà la sua vocazione di contemplazione, tendendo alla più intima unione con la Trinità.

Il 21 novembre del 1904 giorno della Presentazione della Beata Vergine Maria scrisse di getto la preghiera Ô mon Dieu, Trinité que j'adore (O mio Dio, Trinità che adoro), preghiera che diverrà simbolo della sua spiritualità.

Al Carmelo non ebbe uffici di rilievo ma visse una vita in piena unione con Dio. In guardaroba, in portineria, nei più semplici uffici conventuali, cercava la contemplazione della Trinità, che avvertiva presente nella sua anima. Nel compimento di tutti i suoi doveri, al lavoro in cella o in lavanderia, come in cappella, era immersa in un atteggiamento di orazione continua.

« Dal momento che egli e sempre con me, l'orazione, il cuore a cuore, non può finire. Lo sento così vivo nella mia anima, che non ho che da raccogliermi per incontrarlo dentro di me, e qui sta tutta la mia felicità. »

Come comune nelle esperienze di intensa spiritualità, momenti di grande fervore si alternavano a periodi di estrema aridità. Elisabetta nei suoi scritti tenne un resoconto della sua articolata situazione spirituale.

Alla fine della sua vita cominciò a riferirsi a se stessa come Laudem Gloriae: voleva essere una continua "Lode di gloria" per il Signore. Questo nuovo nome che si era data era legato al rapporto che lei stessa aveva instaurato con San Paolo, sua guida illuminativa sulle strade del Signore. Soleva dire:

« Io penso che in Paradiso la mia missione sarà di condurre le anime oltre se stesse, al fine di slanciarsi a Dio con un movimento semplice d'amore, e di mantenerle in quel fertile silenzio che permette a Dio di comunicare Se stesso a loro e di trasformarle in Lui. »

Elisabetta della Trinità morì a ventisei anni in seguito al morbo di Addison, che all'inizio del XX secolo non era ancora curabile. Benché la sua morte fosse sicura, Elisabetta non si scoraggiò e accettò di buon grado quello che - diceva lei - era un grande dono. Le sue ultime parole furono:

« Vado verso la Luce, l'Amore, la Vita! »

Culto

Fu beatificata da papa Giovanni Paolo II il 25 novembre 1984. La sua memoria liturgica si celebra il 9 novembre. La sua preghiera più nota è "Mio Dio Trinità che adoro",[1] preghiera in cui profuse il suo amore alla Trinità. Il 16 ottobre 2016 è stata canonizzata da papa Francesco. Elisabetta della Trinità è una dei patroni dei malati e degli orfani.

Note
Biografia
  • Antonio Sicari, Elisabetta della Trinità, Milano, Jaca Book, 2000, 88-16-30362-X
  • (EN) Elisabetta della Trinità, Complete Works, due volumi (trad. Alethia Kane e Anne Englund Nash), Washington, DC: ICS Publications, 1984, 1995.
  • (EN) Jennifer Moorcroft, He Is My Heaven: The Life of Elizabeth of the Trinity. Washington, DC: ICS Publications, 2001. ISBN 0-935216-25-1
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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