Ultima Cena (Tintoretto)

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Venezia ChS.GiacomoMagggiore Tintoretto UltimaCena 1592-94.jpg
Tintoretto, Ultima Cena (1592 - 1594), olio su tela
Ultima Cena
Opera d'Arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Veneto
Regione ecclesiastica Triveneto
Provincia Venezia
Comune

Stemma Venezia

Località
Diocesi Venezia
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Basilica di San Giorgio Maggiore, presbiterio
Uso liturgico quotidiano
Comune di provenienza Venezia
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto dipinto
Soggetto Ultima Cena
Datazione 1592 - 1594
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Tintoretto (Jacopo Robusti)

Altre attribuzioni
Materia e tecnica olio su tela
Misure h. 365 cm; l. 568 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni
Virgolette aperte.png
21Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. 23Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 24Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. 25Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 26Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota.
Virgolette chiuse.png

L'Ultima Cena è un dipinto, realizzato tra il 1592 ed il 1594, ad olio su tela, da Jacopo Robusti, detto Tintoretto (1518 - 1594), collocato nel presbiterio della Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Descrizione

Soggetto

La scena dell'Ultima Cena è ambientata in un osteria veneziana del XVI secolo, parzialmente rischiarata dalla luce che proviene dalla lampada ad olio (in alto a sinistra) appesa al soffitto, dove compaiono intorno ad una tavola imbandita:

  • Gesù Cristo, in piedi, rischiarato dalla luce dell'aureola, distribuisce la comunione agli Apostoli secondo la prescrizione tridentina dell'unica specie, e dunque trionfo del pane e delle caraffe vuote.
  • Giuda Iscariota, l'unico senza aureola, grifagno, malvestito e imberrettato, è relegato in solitudine dal lato lontano della tavola, ed è qualificato come eretico, oltre che traditore, dal momento che chiede le due specie, in modo esplicito, aprendo il pollice e l'indice.
  • Apostoli si comunicano l'un l'altro la propria sorpresa, creando un movimento in cui risuona la rivelazione dell'evento mistico.
  • Due donne, alle spalle degli Apostoli, sembrano servire a tavola anche se in effetti non hanno nulla da offrire: queste sono figure allegoriche della chiesa degli Ebrei e della chiesa dei Gentili che si pongono "al servizio" della nuova Chiesa cristiana.
  • Angeli, che prendono forma grazie al fumo che proviene dalla lampada, osservano la scena dall'alto, aleggiando sospesi tra il mondo terreno e l'ineffabile mondo celeste.
  • Servi e locandieri affaccendati in attività varie, tra i quali si notano:
    • Due inservienti, in fondo a destra, stanno togliendo un paiolo dal focolare;
    • Garzona, inginocchiata, s'affanna intorno ad una cesta di stoviglie e porge all'oste un'alzata con bianchi "confetti",[1] ma che in realtà è ricolma di manna che, per la tradizione cristiana, rappresenta un precedente veterotestamentario della comunione, quale cibo della Provvidenza che si manifesta per salvare la vita e l'anima di chi ha fede;
    • Oste, visto di spalle, mostra la splendida frutta sul tavolo di servizio;
    • Mendicante, in basso a sinistra, appena sopraggiunto, chiede l'elemosina, ma viene trattenuto da un apostolo che interpellato è pronto a spiegare con i gesti che non è questo il momento: la carità materiale cede il passo a quella spirituale.

Inoltre, nella scena sono presenti alcuni dettagli, resi con grande cura, spesso di valore simbolico, come:

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • In questa opera, Tintoretto sperimenta una prospettiva molto ardita dello spazio interno in cui è collocata la scena. Invece di rappresentare la mensa in posizione frontale, la colloca trasversalmente in posizione di scorcio. In tal modo apre lo sguardo dell'osservatore sul resto del cenacolo, in cui si vedono inservienti affaccendati in attività varie, come doveva di solito avvenire in una taverna veneziana del Cinquecento. L'attualizzazione temporale finisce per coinvolgere lo spettatore in una scena che gli risulta sicuramente più familiare, e quindi più coinvolgente.
  • L'ambiente è dominato dall'oscurità, che viene parzialmente rischiarata da due fonti di luce: la lampada posta in alto che così direzionata, crea effetti molto realistici, dando alla maggior parte delle figure una illuminazione in controluce; l'aureola di Gesù, che non è un semplice nimbo quanto piuttosto una fonte luminosa autonoma e fortissima che, contrastando con la penombra circostante, conferisce alla figura di Cristo un rilievo divino. Ma ciò che risulta ancora più suggestivo è il fumo che proviene dalla lampada e che dà forma ad una serie di angeli. Questa insolita soluzione crea una sensazione inedita, quella cioè di una stanza chiusa, ma animata da presenze invisibili, che si nascondono nella penombra e nel fumo che si spande nel cenacolo.

Notizie storico-critiche

Il dipinto è l'ultima opera di Tintoretto collocata sul presbiterio della Basilica di San Giorgio Maggiore alla quale aveva finito di lavorare nel 1594, anno della sua morte.

Note
  1. Questi, infatti, sono apparentemente identici alla manna raffigurata nel dipinto con Mosè e la raccolta della manna (1592 - 1594 ca), olio su tela, opera dello stesso Tintoretto, collocato sulla parete sinistra del presbiterio nella medesima chiesa: cfr. [1]
Bibliografia
  • Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 3, Editore Electa-Bruno Mondadori, Milano 1991, p. 236 - ISBN 9788842445234
  • Mariella Carrossino, Mangiare con gli occhi. Iconografie del cibo nell'Arte, Sagep, Genova, 2016, pp. 126-127
  • Giorgio Cricco et. al., Itinerario nell'arte, vol. 2, Editore Zanichelli, Bologna 1999, pp. 468 - 469 ISBN 9788808079503
  • Rodolfo Pallucchini, Paola Rossi, Tintoretto: le opere sacre e profane, vol. I, Editore Alfieri, Venezia 1982, p. 234
  • Paola Rossi, Tintoretto, col. "Art e Dossier", Editore Giunti, Firenze 1994 - ISBN 9788809761855
  • Paola Rossi e Lionello Puppi (a cura di), Jacopo Tintoretto nel quarto centenario della morte, Editore Il Poligrafo, Padova 1996
  • Rolf Toman (a cura di), Arte italiana del Rinascimento: architettura, scultura e pittura, Editore Könemann, Colonia 1998, pp. 408 - 409 ISBN 9783829020404
  • Stefano Zuffi, Tintoretto, col. "Pockets", Editore Electa, Milano 1993 - ISBN 9788843543660
  • Stefano Zuffi, La pittura italiana, Editore Mondadori-Electa, Milano 1997, p. 226 - 227 ISBN 9788843559114
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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