Beato Bartolomeo Fernandes

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Beato Bartolomeo Fernandes des Martires, O.P.
Vescovo
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte 76 anni
Nascita Lisbona
2 maggio 1514
Morte Viana do Castelo
16 luglio 1590
Sepoltura
Appartenenza
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Vestizione 1528
Professione religiosa [[]]
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Consacrazione vescovile 3 settembre 1559
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il 23 marzo 1845, da Gregorio XVI
Beatificazione 4 novembre 2001, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 16 luglio
Altre ricorrenze
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Coniuge

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Consorte

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Figli
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Collegamenti esterni
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 16 luglio, n. 10:
« A Viana do Castelo nel monastero di Santa Cruz in Portogallo, beato Bartolomeo dei Martiri Fernandes, vescovo di Braga, che, insigne per integrità di vita, si adoperò con somma carità pastorale per le necessità del suo gregge e ornò di sana dottrina i suoi numerosi scritti. »
(Santo di venerazione particolare o locale)

Beato Bartolomeo Fernandes des Martires (Lisbona, 2 maggio 1514; † Viana do Castelo, 16 luglio 1590) è stato un arcivescovo portoghese. Fu proclamato beato da papa Giovanni Paolo II nel 2001.

L'appellativo "dei Martiri" ricorda la chiesa di Santa Maria dei Martiri dove fu battezzato e sostituì quello di Vale adottato in memoria del nonno.

Biografia

Bartolomeo Fernandes ricevette l'abito domenicano l'11 novembre 1528 e compì il noviziato nel convento della città natale, concludendo gli studi filosofici e teologici nel 1538. Passò alla docenza nei conventi di Lisbona, da Batalha e Èvorà (1538-1557); divenne quindi priore del convento di Benefica a Lisbona (1557-1558).

La regina del Portogallo, Caterina di Spagna, lo designò a succedere all'arcivescovo di Braga, il carmelitano Baltesar Limpo e venne confermato da papa Paolo IV con la bolla "Gratiae divinae praemium" datata 27 gennaio 1559. L'ordinazione episcopale gli venne conferita il 3 settembre nella chiesa di San Domenico a Lisbona. Aveva accettato la carica per ubbidienza al suo priore provinciale, il venerabile Luigi di Granata, il quale, designato in un primo tempo dalla regina, l'aveva invece consigliata di presentare il suo confratello.

Il 4 ottobre 1559 inaugurò nella vastissima arcidiocesi la sua missione apostolica, che si fece molteplice, con visite pastorali, impegno per l’evangelizzazione del popolo e composizione di opere dottrinali: redasse a questo scopo un "Catechismo o dottrina cristiana e pratiche spirituali (15ª edizione nel 1962). Ebbe sollecitudine per l'educazione e la santificazione del clero, con l'istituzione scuole di teologia morale in molti luoghi della diocesi e la composizione di opere dottrinali.

La sua produzione letteraria conta trentadue opere, tra le quali lo "Stimulus Pastorum" (22 edizioni, offerto ai padri partecipanti ai concili Vaticano I e II.

Nel 1560 affidò ai Gesuiti gli studi pubblici favorendo l'istituzione del collegio di San Paolo. Dal 1561 al 1563 prese parte al concilio di Trento, presentando 268 petizioni, sintesi di interpellanze per la riforma della Chiesa. Per attuare le disposizioni del concilio, organizzò nel 1564 un sinodo diocesano, seguito nel 1566 da un sinodo provinciale. Nel 1570 si impegnò perché il rito di Braga non fosse abrogato e, anche grazie al suo interessamento, la Costituzione apostolica Quo primum di papa Pio V che promulga il Messale romano, nel capitolo V ammette i riti che avessero più di duecento anni di antichità[1]. Nel 1571 iniziò la costruzione del "Seminario conciliare" in Campo Vinha.

Il 23 febbraio 1582 rinunciò all'ufficio di arcivescovo e si ritirò nel convento domenicano di Viana do Castelo, sorto per sua iniziativa nel 1561, per dedicarsi agli studi ecclesiastici. Alla sua morte il 16 luglio 1590, venne acclamato dal popolo con l'appellativo di "arcivescovo santo, padre dei poveri e degli infermi". Il suo sepolcro è venerato nell'antica chiesa della Santa Croce.

Note
  1. Capitolo V.
    « Non intendiamo tuttavia, in alcun modo, privare del loro ordinamento quelle tra le summenzionate Chiese che, o dal tempo della loro istituzione, approvata dalla Sede Apostolica, o in forza di una consuetudine, possono dimostrare un proprio rito ininterrottamente osservato per oltre duecento anni. Tuttavia, se anche queste Chiese preferissero far uso del Messale che abbiamo ora pubblicato, Noi permettiamo che esse possano celebrare le Messe secondo il suo ordinamento alla sola condizione che si ottenga il consenso del Vescovo o dell'Ordinario, e di tutto il Capitolo. (Costituzione apostolica Quo primum»
Voci correlate
Bibliografia
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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