Cattedrale di Maria Santissima Assunta (Teramo)

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Duomo di Teramo o Cattedrale di Maria Santissima Assunta
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Duomo di Teramo - facciata principale.jpg
Teramo, Cattedrale di Maria Santissima Assunta (1155 - 1176)
Altre denominazioni
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Abruzzo


Regione ecclesiastica Abruzzo-Molise

Provincia Teramo
Comune Stemma Teramo
Località
Diocesi Teramo
Religione Cattolica
Indirizzo
Telefono
Fax
Posta elettronica [mailto: ]
Sito web

Sito ufficiale

Sito web 2
Proprietà
Oggetto tipo Chiesa
Oggetto qualificazione Cattedrale
Dedicazione Maria Vergine
Vescovo
Fondatore
Data fondazione
Architetto
Stile architettonico romanico
Inizio della costruzione 1155
Completamento 1176
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
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Data di inaugurazione {{{AnnoInaugur}}}
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Data di consacrazione
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Titolo
Strutture preesistenti
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore {{{Nome scopritore}}}
Datazione scavi {{{Datazione scavi}}}
Scavi condotti da {{{Scavi condotti da}}}
Altezza Massima
Larghezza Massima
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Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
42°39′31″N 13°42′13″E / 42.658478, 13.703706 bandiera Italia
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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La Cattedrale di Maria Santissima Assunta, detta anche Duomo di Teramo, è la chiesa episcopale, dove ha sede la cattedra del vescovo di Teramo, situata nel cuore della città; è il punto di convergenza delle principali vie cittadine e delimita i quattro storici quartieri: San Giorgio, Santo Spirito, Santa Maria a Bitetto e San Leonardo.

Storia

Tutta la vita religiosa della città per molti secoli ha avuto come centro la cattedrale, e faceva capo al vescovo e ai Canonici del Capitolo Aprutino, fra i quali aveva un particolare rilievo l'Arcidiacono, che fino al Concilio Lateranense IV (1215) aveva anche potere di giurisdizione; quel concilio poi riconobbe ai vescovi la facoltà di scegliersi persone di fiducia e amovibili, che li coadiuvassero nel modo da loro ritenuto più opportuno.

Il Concilio di Trento[1] privò poi l'Arcidiacono d'ogni potere giurisdizionale, riducendone l'ufficio ad una semplice dignità onorifica nel Capitolo, e istituì la figura del Vicario Generale.

La vita pastorale della città di Teramo rimase tuttavia affidata ancora al Capitolo Aprutino, e solo tardi furono istituite quattro Vicarie, corrispondenti ai quattro quartieri cittadini. Monsignor Alessandro Zanecchia, nel 1907, trasformò le Vicarie in parrocchie: la parrocchia del rione San Giorgio, che conservò il titolo di vicaria della Cattedrale, la parrocchia del rione Santo Spirito, la parrocchia del rione Santa Maria a Bitetto, e la parrocchia del rione San Leonardo.

La cattedrale con la sua mole imponente e col suo alto campanile, oltre ad essere tra le opere religiose ed architettoniche più importanti dell'Abruzzo, rimase il centro visibile della vita religiosa di Teramo ed anche il simbolo della città.

Dal Concilio Lateranense IV al Concilio di Trento

Dopo la distruzione di Teramo nel 1155-1156 il vescovo Guido II iniziò la costruzione della nuova cattedrale, ultimata poi nel 1176 e intitolata alla Vergine Maria.

Nella prima metà del XIV secolo il vescovo Niccolò degli Arcioni trasformò la cattedrale di Guido II, allungandola nella parte settentrionale (chiesa superiore), che si trova ad un livello più alto della costruzione di Guido (chiesa inferiore), e dotò la cattedrale di un elegante portale, realizzato nel 1332, firmato da Deodato Romano, della scuola cosmatesca.

Le trasformazioni (secc. XVIII-XX)

Il vescovo monsignor Tommaso Alessio De' Rossi (1731-1749) trasformò l'interno della cattedrale secondo la corrente barocca dell'epoca.

Monsignor Alessandro Zanecchia (1902-1920) ebbe l'idea di ridare uno stile più corretto al tempio massimo della città, e così il suo successore, monsignor Settimio Quadraroli (1922-1927) affidò all'architetto Pio Ferretti l'incarico di redigere un progetto, che non venne però realizzato, perché le esigenze dell'arte avrebbero sacrificato quelle del culto.

Monsignor Antonio Micozzi (1927-1944) decise di abbandonare ogni progetto provvisorio e di riportare la mole arcioniana alle sue forme originarie, spogliandola di ogni orpello improprio.

Il 29 settembre 1933 la cattedrale fu riaperta al culto e riconsacrata da monsignor Micozzi, che la intitolò a Santa Maria Assunta.

Descrizione

La cattedrale si presenta con due stili: il romanico nella parte più antica e il gotico nella parte più recente. La facciata ha di fronte il Palazzo Comunale e Piazza Orsini e vi si distinguono due parti una inferiore del XII secolo e una superiore del XIV secolo con una merlatura che fu fatta erigere per ricordare la dignità di principe spettante al vescovo della città.

Campanile

Il campanile, alto 48 metri, di forma romanica e con ornamenti gotici, si compone di due parti: la parte più bassa, costruita nel XII secolo, e l'altra, opera di Antonio da Lodi (1493).

La campana grande, detta Aprutina, è opera dell'artefice teramano Attone di Ruggero; essa fu rifusa nel 1483 dal francese Nicola di Langres, e rifusa nuovamente ai tempi di Monsignor Micozzi, con un maggiore peso (45 quintali) e un maggiore diametro.

Interno restaurato

L'interno della cattedrale è molto suggestivo: si presenta diviso in tre navate che vanno a confluire in un tiburio ottagonale verso il quale si apre anche la cappella di San Berardo.

Mediante una scalinata si accede dalla chiesa inferiore a quella superiore, nella quale sono situati il coro ligneo e l'organo, fatto costruire di recente da Monsignor Stanislao Battistelli. Verso l'abside arcioniana si affaccia una cappella con altare di marmo, fatta costruire da Monsignor Pirelli (1786) e restaurata da Monsignor Battistelli.

All'interno della cattedrale vi sono alcune opere di grande interesse:

  • una Madonna in trono col Bambino (XII secolo);
  • un busto d'argento di San Berardo (rifacimento del 1482) con il braccio argenteo di San Berardo (rifacimento del XVII secolo);
  • un crocifisso ligneo trecentesco;
  • il pulpito è collocato lungo la scalea verso l'altare maggiore risale al XII secolo. Le formelle che lo decorano sono provenienti da elementi di spoglio di età romana. C'è anche un bassorilievo del '300 raffigurante il patrono San Berardo.
  • il candelabro per il cero pasquale in pietra;
  • pitture su tele dell'esule Sebastiano Majewschi (1622);
  • un quadro del pittore teramano Giuseppe Bonolis (1800-1860);
  • le stazioni della Via Crucis;
  • bassorilievi di Ulderico Conti.
  • sacrestia: vi si trova un altare del '500, già con alcuni influssi barocchi, alcune tele e gli scanni del '700, oggi usati come armadi di sagrestia.

Paliotto e polittico

Gli ornamenti principali della cattedrale sono il paliotto argenteo di Nicola da Guardiagrele e il polittico di Iacobello del Fiore.

Il paliotto, collocato sotto l'altare maggiore, autentico capolavoro, fu eseguito tra il 1433 e il 1448 su ordinazione di Giosia d'Acquaviva duca di Atri (1400-1462). Realizzato in oro, argento e smalti, è composto da 60 parti tra formelle e rombi che narrano la vita di Cristo, il Redentore, al centro, e la serie di profeti ed evangelisti nei rombi. Nella prima formella, quella dell'Annunciazione, è presente la data di inizio dell'opera (1433), mente nell'ultima, la Deposizione, vi sono il nome del committente, la firma e la data di completamento. L'opera lascia vedere le varie influenze che l'artista ha avuto, dal Ghiberti a Donatello. Non tutto però è opera di Nicola: molte formelle, infatti, sono opera di aiuti.

Il polittico, collocato sull'altare della cappella di San Berardo, capolavoro del pittore veneziano Iacobello del Fiore,(1370ca.-1439), risale alla prima metà del XV secolo. È firmato e datato 1439. Il polittico era stato realizzato su commissione degli Agostiniani per la loro chiesa, approfittando del fatto che il pittore era venuto dalle Marche in Abruzzo e in quel momento era in città. I frati commissionarono al pittore le 16 tavole, e ad un ignoto scultore la ricca carpenteria lignea. Jacobello del Fiore realizzò molto in fretta le tavole, consegnandole agli Agostiniani, dopodiché ripartì in fretta e furia per Venezia senza nemmeno vedere l'opera incorniciata ed esposta in chiesa. Soppresso il convento agostiniano nel 1652, il vescovo de' Rossi (XVIII secolo) pensò bene di trasferire il polittico nel rinnovato duomo e di esporlo nel cappellone di San Berardo, dove si trova tutt'ora.

Il polittico è composto da 16 tavole: nella parte bassa vi sono i santi a figura intera: al centro l'incoronazione della Vergine (con sotto la rappresentazione della città di Teramo, la più antica, circondata dei fiumi Vezzola e Tordino, mentre ai lati vi sono gli Agostiniani, il duca di Atri Giosia I Acquaviva, Francesco Sforza, Nicola da Guardiagrele e forse lo stesso Jacobello. A destra i santi Berardo, Celestino V (?) e Nicola da Tolentino. A sinistra un santo vescovo, San Girolamo e Sant'Agostino. Nella parte alta si trovano invece i busti dei santi: al centro una Pietà con i dolenti, a sinistra i santi Reparata, Giovanni e Pietro, a destra i santi Monica e altri due non identificabili.

Galleria fotografica

Note
  1. Sess. XXIV, cap. 20, novembre 1563; Sess. XXV, cap. 3, dicembre 1563.
Bibliografia
  • Gabriele Orsini, La diocesi di Teramo-Atri, Teramo 1999
Voci correlate
Collegamenti esterni

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