Chiesa dei Santi Giovanni Evangelista e Petronio dei Bolognesi (Roma)

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Chiesa dei Santi Giovanni Evangelista e Petronio dei Bolognesi
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Roma Ch.SS.GiovanniEvangelista+Petronio.jpg
Roma, Chiesa dei Santi Giovanni Evangelista e Petronio dei Bolognesi
Altre denominazioni
Stato bandiera Italia
Regione bandiera Lazio


Regione ecclesiastica Lazio

Provincia Roma
Comune Stemma Roma
Località
Diocesi Roma
Vicariatus Urbis
Religione Cattolica
Indirizzo Via del Mascherone, 61
00186 Roma (RM)
Telefono +39 06 68808647
Fax
Posta elettronica [mailto: ]
Sito web

[http:// Sito ufficiale]

Sito web 2
Proprietà Arciconfraternita delle Stimmate dei Bolognesi
Oggetto tipo Chiesa
Oggetto qualificazione Rettoria
Dedicazione San Giovanni evangelista
San Petronio
Vescovo
Fondatore
Data fondazione XI secolo, inizio
Architetto

Ottaviano Mascherino

Stile architettonico Barocco
Inizio della costruzione XI secolo, inizio
Completamento 1701
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di inaugurazione {{{AnnoInaugur}}}
Inaugurato da {{{InauguratoDa}}}
Data di consacrazione
Consacrato da {{{ConsacratoDa}}}
Titolo
Strutture preesistenti
Pianta croce greca
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore {{{Nome scopritore}}}
Datazione scavi {{{Datazione scavi}}}
Scavi condotti da {{{Scavi condotti da}}}
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima {{{LunghezzaMassima}}}
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni DIVIS IOANNI EVANGELISTAE / ET PETRONIO DICATUM MDCC
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
41°53′39″N 12°28′14″E / 41.89424, 12.47055 bandiera Italia
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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Scheda UNESCO
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La Chiesa dei Santi Giovanni Evangelista e Petronio dei Bolognesi è un edificio di culto di Roma, situato lungo via del Mascherone, nel rione Regola; questa è la chiesa regionale dei bolegnesi.

Storia

La chiesa, originariamente dedicata a san Tommaso e fondata probabilmente all'inizio dell'XI secolo, è menzionata per la prima volta nella bolla di papa Urbano III del 1186 tra le dipendenze di San Lorenzo in Damaso. L'edificio primitivo si presentava a tre navate con abside semicircolare.

Nei documenti del basso Medioevo era detta "San Tommaso de Spanis" o "Ispanis", perché affidata a sacerdoti spagnoli, mentre in quelli dell'inizio del XVI secolo è ricordata anche come "San Tommaso della Catena".[1]

Nel 1575 papa Gregorio XIII decise di toglierne la cura agli spagnoli, probabilmente per motivi di trascuratezza e negligenza.[2] Nel 1581, lo stesso pontefice la concesse all'Arciconfraternita delle Stimmate dei Bolognesi, che la dedicò ai santi patroni della città emiliana, san Petronio e san Giovanni evangelista, e incaricò Ottavio Mascherino (1536 - 1606) di restaurarla.

Durante l'occupazione francese, la chiesa fu profanata e privata di alcune importanti opere d'arte, fra cui il celebre dipinto raffigurante Madonna con Gesù Bambino in trono con san Giovanni evangelista, san Petronio e angeli (1626 - 1629), olio su tela del Domenichino: l'opera originariamente ubicata sull'altare maggiore, fino al 1953 era conservata nella Pinacoteca Nazionale di Brera a Milano,[3] mentre attualmente è esposta alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.

Nel 1892 con le leggi eversive post-unitarie l'edificio fu confiscato dallo Stato italiano e in seguito restituito all'autorità ecclesiastica con Regio Decreto del 16 ottobre 1940.

La chiesa è luogo sussidiario di culto della Parrocchia di San Lorenzo in Damaso. Inoltre, è sede del titolo cardinalizio di Santi Giovanni Evangelista e Petronio, istituito da papa Giovanni Paolo II il 25 maggio 1985: l'attuale titolare è il cardinale Baltazar Enrique Porras Cardozo.

Chiesa dei Santi Giovanni Evangelista e Petronio dei Bolognesi, altare maggiore;
Francesco Gessi, Morte di san Giuseppe (secondo quarto del XVII secolo), olio su tela

Descrizione

Esterno

La facciata, edificata tra il 1696 e il 1701, si presenta divisa da due paraste corinzie in tre ordini verticali: nei due laterali vi sono, in basso, due ingressi minori (che immettono all'annesso oratorio, secondo un progetto dello stesso Mascherino) sormontati da altrettante finestre quadrate inferriate, mentre in alto sono aperte da altre quattro rettangolari incorniciate e due oculi.

L'ordine centrale presenta un portale con timpano semicircolare, sormontato dall'iscrizione dedicatoria nella quale si legge:

(LA) (IT)
« DIVIS IOANNI EVANGELISTAE / ET PETRONIO DICATUM MDCC » « Dedicata ai santi Giovanni evangelista e Petronio 1700 »

Nella parte superiore si apre una finestra a balcone incorniciata, sormontata un timpano spezzato triangolare con croce apicale.

Interno

L'interno, a pianta a croce greca con un braccio allungato nella zona absidale, presenta di particolare interesse storico-artistico:

Note
  1. La strada, dove affaccia la chiesa un tempo era detta "della Catena", secondo alcuni studiosi perché le famiglie nobili (i Rubeis prima e i Farnese dopo) utilizzavano a loro piacimento una catena per chiudere la via considerandola come una loro proprietà privata, mentre secondo altri qui aveva sede una confraternita di penitenti i cui membri usavano andare in processione con le catene.
  2. La relazione della visita pastorale del 1566, infatti, così documenta:
    « Questa chiesa sta dietro il palazzo di Farnese alle stalle e la metà di detto palazzo è sua parrocchia, l'altra metà di s. Caterina, suole stare serrata generalmente per negligenza di chi la governa. Il cappellano si chiama messer Bonifacio et ha uno scudo al mese et egli esercita la cura: non vi è tabernacolo pel sacramento, ma si guarda nel muro in una finestrella di legno con chiave et con un velo innanzi e la lampada vi suole stare accesa. »
    (M. Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Roma 1891, p. 426)
  3. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri" . URL consultato il 31.08.2019
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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